La vittoria di Valverde alla Liegi, con la dedica a Scarponi © letour.fr
La vittoria di Valverde alla Liegi, con la dedica a Scarponi © letour.fr

Embatido y Caballero, questo è Don Alejandro

Non c’è storia neanche alla Liegi: premio devoluto alla famiglia Scarponi. È di Formolo l’attacco più bello

Non c’è tantissimo da dire sulla Liegi-Bastogne-Liegi 2017, almeno a livello tecnico; non ce ne sarebbe stato anche senza il lutto di Michele Scarponi, ce n’è ancora meno quando la corsa passa in secondo piano. L’edizione odierna è in linea con le recenti, tutte manifestanti la grossa crisi d’identità che versa la Doyenne, incapace di risultare spettacolare non tanto per delle mancanze del percorso, che resta durissimo, quanto per la sistematica assenza di uomini di fondo da corse a tappe, quelli realmente capaci di fare la differenza su un percorso del genere.

Chi ci sguazza benissimo in questa situazione è Alejandro Valverde, il quale oggi avrebbe vinto 90 volte su 100; nell’ultimo chilometro è apparso evidente come la sua condizione fosse tra le migliori di sempre, e nei chilometri precedenti si è palesata la convinzione che qualunque mossa facessero i rivali, comunque Valverde avesse tutto sotto controllo.

Una grande testa, superiore a quasi tutte le altre, quella che gli permette da 15 anni interrotti solo dal’Operacion Puerto di essere sulla cresta dell’onda con la costanza di nessun altro, e di conseguire gli obiettivi in qualunque condizione nervosa, anche una difficilmente gestibile come quella di oggi, nella quale si ritrovava a mantenere la promessa di portare a casa il premio del vincitore e devolverlo alla famiglia Scarponi. Detto fatto, e anche con una facilità impressionante: ma dopo il traguardo, anche Alejandro non si vergogna a sciogliersi nel più umano e sincero dei pianti, per un amico.

Per gli altri, non c’è eccessivamente da recriminare, visto che sono sembrati più i mezzi tecnici a fare il gap, più della tattica. Anche qui, come in tante altre classiche di quest’annata, il pedale italiano può dirsi soddisfatto, pur senza risultati, e stavolta sono i ragazzi della Cannondale a darci emozioni: Davide Formolo, autore di un notevole attacco dopo Saint Nicolas e ripreso solo nell’ultimo chilometro, dopo che Davide Villella aveva provato due volte ad aprirgli la strada. Un salto di qualità per il veronese, atteso dopo l’ottimo Tour of The Alps, ed una conferma per il bergamasco, apparso un po’ troppo appannato a inizio stagione.

Tanta Francia nella fuga iniziale
Si parte da una Liegi molto fredda alle 10 di mattina, tutti gli atleti son costretti a indossare le manicotte. Tempo 7 km e vanno via in 8: sono Thiago Machado (Katusha), Anthony Perez, Stephane Rossetto (Cofidis), Fabien Grellier (Direct Energie), Mekseb Debesay (Dimension Data), Nick Van Der Lijke (Rompoot), Bart De Clercq (Lotto Soudal) e Aaron Gate (Aqua Blue Sport). Da segnalare in particolare la presenza di quest’ultimo, se non altro per il fatto che la settimana scorsa si trovava sull’anello di Hong Kong, per impegnarsi nell’Omnium a conquistare un argento mondiale: e sì che per il neozelandese si tratta della prima stagione “seria” su strada, da neoprofessionista, e quindi della prima classica monumento, affrontata senza alcun timore reverenziale.

Ad animare la prima parte di tappa ci pensa Oliver Pardini (Wb Veranclassic), col suo “dramma” sportivo: partito all’inseguimento dei fuggitivi, che il gruppo non aveva lasciato andare con troppa facilità nelle fasi iniziali, si è trovato a dover colmare un margine di quasi 3′. Sembrava in procinto di rientrare, ma la prima côte, la Roche-en-Ardenne, gli è stata fatale, ed il vallone ha mancato l’aggancio per pochi secondi, trovandosi ad essere mestamente riassorbito.

Fuga a 13′ prima che qualcuno aiuti la Movistar
Non sembra un tentativo particolarmente pericoloso, ma è un primo test in gruppo per vedere chi ha voglia di fare la corsa: per molti brucia ancora il modo in cui Valverde è stato messo nelle condizioni di vincere la Freccia Vallone con facilità. La Movistar prende subito l’iniziativa dell’inseguimento, ma nessun altro team supporta ed il vantaggio si dilata fino a toccare i 13’25” all’altezza di Bastogne, dove si gira per poi tornare indietro verso nord. A questo punto anche la Sky mette avanti Kennaugh a tirare sulla Côte de Saint-Roch; dopo poco anche i Quick Step cominceranno a prendersi l’onere dell’inseguimento. In discesa, caduta di Daryl Impey: niente di grave ma il sudafricano della Orica è costretto ad abbandonare, lasciando una pedina in meno ad Albasini e agli Yates.

Il nuovo trittico fa danni solo a Debesay
La corsa entra nella sua fase più dura a 90 km dal termine, quando ci si trova ad affrontare un nuovo trittico di salite: Pont, Bellevaux e Ferme Libert. La prima côte è fatale a Mekseb Debesay, l’eritreo dell’azione, costretto a staccarsi. Il frangente che lo separa dal riassorbimento del gruppo spiega bene perché l’eritreo, pur essendo dotato di un buon motore, difficilmente avrà una lunga carriera tra i professionisti: affronta le discese in modo pauroso (per la sua incolumità), sbagliando percorso più di una volta. Fa il paio con la sua prima esperienza in Belgio, l’anno scorso ad Harelbeke, quando si perse e fu soccorso da un uomo del posto che lo ospitò a casa per una doccia, riaccompagnandolo dalla squadra alle 21 di sera.

In gruppo l’unico movimento lo fa Simon Gerrans sulla Côte de Bellevaux, con Mikël Cherel subito francobollo a ruota: ma il vincitore dell’edizione 2014, non trovando collaborazione del francese, non riesce a fare altro che restare al vento per qualche chilometro.

Movimenti sul Maquisard: ci sono De Marchi e Brambilla
La corsa si cristallizza su un inseguimento molto lento, che – si intuisce – permetterà ai fuggitivi di mettersi in luce fino agli ultimi chilometri. Bisogna fare un bel salto in avanti, fino al Col du Maquisard a 47 km dal termine, per vedere qualcosa muoversi dentro il gruppo: sono in 7 a evadere. Il promotore dell’iniziativa è il talentino Pierre Latour (Ag2r), sulla sua ruota di fondano Alessandro De Marchi (BMC), Cesare Benedetti (Bora), Gianluca Brambilla (Quick Step), un redivivo Carlos Betancur (Movistar), ed il duo della Dimension Data Omar Fraile e Natan Haas, con lo spagnolo che spingerà a tutta l’azione sulla successiva Redoute.

La reazione Sky, Matthews fa paura
Tocca così scalare la nobile decaduta Redoute, che vede Anthony Perez salutare la compagnia dei fuggitivi (che perde anche Gate)  e provare ad andare via tutto solo. Dietro, la Sky cerca di rimediare al sonnellino fatto sul Maquisard, e Sebastian Henao spinge, con Diego Ulissi (Uae) a rispondere, Alejandro Valverde in testa a controllare e soprattutto un temibile Michael Matthews (Sunweb), mai così forte in salita, capace di mettersi in testa al gruppo a fine salita, dando un segnale a tutti gli avversari. Le accelerazioni in gruppo permettono di rientrare sui contrattaccanti, mentre Perez e soci mantengono un margine di 3’30” che a questo punto comincia a essere ragguardevole.

Roche-aux-Faucons: in testa si forma il tandem Cofidis
Neanche la rupe che permise ad Andy Schleck di involarsi nel 2009 riesce a cambiare le sorti di una corsa che sembra destinata a decidersi nel finale, sebbene i tentativi ci siano; dopo Sebastian, è Sergio Henao in persona a tentare l’accelerazione, sulla quale rilancia un persistente Roman Kreuziger, fino a quel punto impiegato dal’Orica nel ruolo di stopper. Ma sono accelerazioni che non generano un evasione, e hanno il solo effetto di chiudere quasi del tutto il gap sulla fuga, della quale restano soltanto i Cofidis Perez e Rossetto, col secondo capace di cambiare passo sulla Roche per rientrare sul compagno. Il povero Perez non riuscirà ad aiutare più di tanto il compagno, che si gode il vento da solo ancora per un po’, in attesa che qualcosa dal gruppo si muova.

Wellens prova senza successo il contropiede
Tra la Roche e Saint Nicolas si sviluppa un ulteriore contropiede piuttosto interessante, che vede protagonista Tim Wellens (Lotto Soudal), ancora alla ricerca di un’affermazione di peso. A lui si aggregano Alexis Vuillermoz (Ag2r), Davide Villella (Cannondale), Michael Woods (Cannondale), Damiano Caruso (BMC), Patrick Konrad (Bora), ancora Roman Kreuziger, ed il giovane e talentuoso Sam Oomen (Sunweb), ma gli otto non riescono a prendere grande margine sul gruppo, e neanche a riportarsi su un encomiabile Rossetto: è ancora la Sky costretta ad inseguire, mettendo alla frusta ancora lui, Gianni Moscon, instancabile anche quando si tratta di aiutare i compagni. Una volta ripresi, Wellens allunga ancora per riportarsi su Rossetto, col quale affronta le prime rampe di Saint-Nicolas: ma le sue energie sono ormai agli sgoccioli

Saint-Nicolas: l’azione migliore è di Formolo
Il primo a saltare Wellens (Rossetto è ormai andato) sul Saint-Nicolas è un non pago Davide Villella, che mostra decisamente un’ottima gamba. Non può però insistere quando lo saltano Sergio Henao e Michael Albasini, decisi nel tentare di sorprendere Valverde e tutti gli altri: un’ottima azione, non fosse che ad inseguire si ritrovano un sontuoso Ion Izagirre (che non è più un Movistar, ora corre nella Bahrain Merida, ma oggi è sembrato non ricordarselo) capace di riportare sotto il gruppo dei big, ormai ridotto a 25 unità. In cima alla Côte, Davide Formolo trova le energie per una importante stoccata: un’ottima scelta di tempo, che grazie a un momento di riorganizzazione generale gli permette di guadagnare 10″.

L’ultimo km: Martin azzecca i tempi, ma Valverde è di un’altra categoria
Tuttavia, per domare il finale di Ans, 10″ non sono sufficienti. Dopo aver esaurito le energie di Daniel Moreno, ultimo uomo di Alejandro Valverde, Formolo continua a stantuffare stancamente con i bigi alle sue spalle: Omar Fraile tenta di riportarsi sotto, ma si rende conto di aver chiesto già troppo al suo corpo. L’azione decisiva per il successo finale la fa Daniel Martin, che parte secco agli 800 metri, praticamente da metà gruppo (e verrebbe da chiedersi se sprecasse meno energie così, dove potrebbe arrivare….), per poi riportarsi sotto l’arco dei 500 su un sofferente Formolo. La reazione arriva prima dagli Orica, che non permettono a Martin di guadagnare troppo margine, e poi, con tempismo perfetto, Valverde evade dal gruppo e si aggancia in coda a Martin sull’ultima curva, ai 200 metri. 

A Kwiatkowski il terzo gradino del podio
A quel punto, è già chiaro come andrà a finire. Valverde salta con facilità il rivale condannandolo ad un altro secondo posto e va a prendersi la sua quarta Liegi, eguagliando Argentin, e la sua 108esima vittoria in carriera.
Per la terza piazza, il polacco Michal Kwiatkowski lancia un vincente sprint lungo, che lo porta così a concludere ancora sul podio la sua migliore primavera di sempre. Quarto posto per Michael Matthews, temibile allo sprint come nelle attese, ma cotto a sufficienza da San Nicolas per non risultare vincente. Poi Ion Izagirre (bravo, ma deve osare di più), Bardet, Albasini e Adam Yates per un’Orica poco lucida nel finale, un ancora bravissimo Michael Woods e Rafal Majka a chiudere la top ten.

Van Avermaet e gli italiani fuori dai 10
Undicesima piazza per Greg Van Avermaet, evidentemente troppo stanco per poter fare di meglio, nonostante il buon supporto di Teuns: dopo la sua primavera non gliene si può fare una colpa. Domenico Pozzovivo chiude 12esimo e migliore degli italiani: il Tour of The Alps aveva lasciato presagire un ritorno in buone condizioni, non ha avuto il cambio di ritmo per osare qualcosa, ma le ultime prestazioni lasciano buoni presagi per il Giro. Nel gruppo dei migliori anche Fabio Felline, 16esimo, e Formolo, 23esimo. Ancora deludente invece Diego Ulissi, 30esimo a 54″ in un gruppo comprendente Caruso, Brambilla, Villella, Gasparotto e un positivo Simone Petilli: aspettarsi di meglio da Ulissi nelle grandi classiche ormai è utopia.

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La vignetta di Pellegrini

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