Michael Albasini vince a Champéry © Tour de Romandie
Michael Albasini vince a Champéry © Tour de Romandie

Albasini, la solita vecchia lenza

A Champéry lo svizzero vince la sua settima tappa al Tour de Romandie battendo Diego Ulissi. Fabio Felline resta leader

Il Tour de Romandie è da sempre uno dei terreni di caccia preferiti di Michael Albasini ed il corridore della Orica-Scott ha voluto mettere la propria firma anche in questa 71esima edizione della corsa elvetica: sul traguardo in quota di Champéry si è presentato allo sprint un gruppo ancora abbastanza numeroso e Albasini ha messo tutti in fila in volata andando a conquistare il settimo successo in carriera su queste strade. A 36 anni suonati Michael Albasini è reduce dalla miglior campagna delle Ardenne di sempre con il terzo posto all’Amstel che è stato seguito dal quinto alla Freccia e dal settimo alla Liegi: in Romandia cerca quindi di raccogliere i frutti del suo ottimo stato di forma e, dopo questa vittoria, attenzione a lui anche per le prossime due giornate che non saranno proprio da velocisti puri.

Freddo, ma niente neve sui gpm
Alla vigilia della tappa di oggi c’era un po’ di timore per condizioni meteo per via del freddo e dei due gran premi della montagna sopra i 1000 metri di quota, ma fortunatamente non si sono resi necessari dei tagli al percorso. Al primo chilometro questa prima tappa del Tour de Romandie abbiamo avuto subito il primo scatto in test al plotone: ad allungare sono stati il belga Sander Armée della Lotto Soudal e l’olandese Marco Minnaard della Wanty che hanno subito preso un certo margine. Capito che questo sarebbe stato il tentativo buono, altri corridori si sono messi all’inseguimento della testa della corsa: al chilometro 14 ci siamo quindi ritrovati con sei uomini in testa visto che Mekseb Debesay (Dimension Data), Marcus Burghardt (Bora), Matvey Mamykin (Katusha) e Oliviero Troia (UAE) sono riusciti a rientrare.

La fuga del giorno prende più di 8′
Purtroppo la presenza di Oliviero Troia nel drappello dei battistrada è duranta poco: il giovane atlete ligure, già in evidenza in numerose fughe nei suoi mesi d’esordio tra i professionisti, si è staccato sulla prima salita di giornata dopo poco più di 40 chilometri di tappa e si è fatto quindi riprendere dal gruppo. A metà dei 172 chilometri in programma oggi anche Marcus Burghardt ha ceduto e ha lasciato gli altri quattro fuggitivi: sulle rampe della salita di seconda categoria di Vax, che scollinava a quota 1035 metri, davanti hanno spinto forte ed al gran premio della montagna posto al chilometro 93.8 il ritardo del gruppo è salito a 7’35”. Ma quello non è stato il vantaggio massimo toccato da Armée, Debesay, Mamykin e Minnaard nei confronti del gruppo: dopo la discesa, nella zona del rifornimento fisso a poco più di 65 chilometri dall’arrivo, il gap tra attaccanti e inseguitori ha toccato addirittura gli 8’20”.

La LottoNL-Jumbo ci crede
A quel punto hanno iniziato a fare sul serio la Trek-Segafredo del leader Fabio Felline e anche il Team LottoNL-Jumbo che dopo il prologo di ieri ha nello sloveno Primoz Roglic il corridore meglio messo in classifica tra tutti i potenziali favoriti: nel giro di 30 chilometri il plotone ha più che dimezzato il proprio svantaggio dal quartetto di testa e poi sulla salita di La Rasse, una rampa di circa 3 chilometri all’8% posta a 26 chilometri dall’arrivo, il gap è sceso per la prima volta sotto ai due minuti. Da quel momento in avanti il gruppo ha sempre avuto la situazione pienamente sotto controllo e, dopo una decisa accelerazione degli uomini della BMC, ai piedi della salita finale Armée, Debesay, Mamykin e Minnard avevano solo più un minuto di vantaggio da gestire, una missione praticamente impossibile visto che al traguardo mancavano ancora 15 chilometri.

Salita finale troppo facile per fare selezione
L’ascesa verso il traguardo di Champéry è molto pedalabile con diversi tratti praticamente in falsopiano alternati da pendenze un poco più cattive concentrate principalmente della parte iniziale: la media totale del 4.4% rende bene l’idea del perché oggi fare selezione era praticamente impossibile. Davanti gli uomini con la gamba migliore erano Sander Armée e Mekseb Debesay ma il gruppo è andato inevitabilmente a raggiungerli quando mancavano 6.8 chilometri all’arrivo: proprio in quel momento Robert Gesink ha dato il via ad una segue di allunghi infruttuosi che nei tre chilometri successivi hanno visto per protagonisti diversi corridori.

Il Team LottoNL-Jumbo è stata una delle squadre più attive con Gesink prima e Van den Broeck e Roglic poi, ma anche la Orica-Scott ha fatto corsa dura muovendo a più riprese Damien Howson e Roman Kreuziger. Ma tra i tanti corridori che si sono mossi in prima persona o che hanno seguito gli allunghi degli altri si sono segnalati anche Ion Izagirre, Richie Porte, Tejay Van Garderen, Pierre Latour, Wilco Kelderman e Jarlinson Pantano: tanta generosità e voglia di rendere duro il percorso, ma con un gruppo forte ancora di una sessantina di corridori era praticamente impossibile andare via.

Albasini d’astuzia ed esperienza
Il gran premio della montagna era posto a 1200 metri dalla linea d’arrivo e, seppur al termine di una tappa abbastanza differente, già alla Volta a Catalunya Michael Albasini si era dimostrato un vero e proprio maestro in questi finali tortuosi ed in leggera discesa: e anche oggi l’esperto corridore svizzero della Orica-Scott ha gestito tutto alla perfezione, non si è fatto sorprendere da un insidioso spartitraffico ai 400 metri finale ed è andato a tagliare per primo il traguardo con quasi due lunghezze di vantaggio su Diego Ulissi che porta così a nove le top10 stagionali in gare del World Tour.

Lo spagnolo Jesús Herrada ha chiuso terzo davanti all’eritreo Natnael Berhane, mentre in quinta posizione si è visto Chris Froome che si è lanciato nello sprint per testarsi e per provare magari anche a recuperare alcuni dei secondi persi ieri nel prologo: il britannico della Sky ha mancato gli abbuoni e alle sue spalle non c’è stato neanche il minimo buco e quindi dovrà guardare alle tappe successive. Gli uomini di classifica sono arrivati tutti assieme senza alcun passaggio a vuoto rilevante, davanti c’era anche la maglia gialla di Fabio Felline che non è riuscito a sprintare come avrebbe voluto ma che è riuscito comunque a tenere la leadership nella generale con 8″ su Schachmann e Herrada, 9″ su Roglic e 12″ su Izagirre e Jungels.

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