Yates batte Porte a Leysin © Keystone.ch
Yates batte Porte a Leysin © Keystone.ch

Simon e Richie: non si Leysina spettacolo

In Romandia successo spettacolare per Simon Yates, Porte scava margine in salita. Felline regge e lotta per il podio, mistero Froome

Sarà una cosa che sentirete sempre più spesso, ma dobbiamo dirlo: questi gemelli Yates ci piacciono sempre di più. “Siamo uguali, ma siamo diversi” potrebbero dire di sé stessi, parafrasando Nanni Moretti, e difatti è sempre più intrigante cercare di capire cosa differenzi due atleti che ci sono sempre stati presentati come tecnicamente diversi, eppure tendono a sovrapporsi, magari a interscambiarsi, chissà che un giorno non provino a farlo davvero (che sia questo il vero doping genetico?).

Ma scherzi a parte, una qualche differenza c’è. Ad esempio Simon Yates non sembra avere il fondo e la continuità del gemello, che ne fanno un ideale uomo da corse a tappe e classiche dure, in compenso ha una certa fantasia e una bella sparata, oltre che un discreto spunto veloce. E così capita che si inventi azioni come quella odierna, un attacco in discesa sottovalutato dagli altri uomini di classifica, che lo ha portato a giocarsi un testa a testa con Richie Porte, e a conquistare il sesto successo in 10 mesi.

Un Porte che non recrimina affatto, vista la bella azione in salita, ed il fatto che comunque domani sui 18 km a cronometro di Losanna metterà le cose in chiaro per quanto riguarda la classifica, salvo sorprese. La sua condizione è confortante in vista Tour, e considerato che l’anno scorso ha finalmente dimostrato di potersela giocare per il podio di un GT, nulla osta che quest’anno passi ai fatti.

Chi invece dovrebbe preoccuparsi, e parecchio, è Chris Froome: terza corsa a tappe stagionale, non ingrana affatto e arriva 33esimo a 1’15”. Sembrava partito con la solita azione sorniona, invece non ha mai ingranato. Magari è pretattica, ma non è mai andato così male al Romandia, crocevia da sempre fondamentale per la sua stagione.

Pasqualon in fuga, ma non tiene in salita
La tappa odierna, la Domdider – Leysin, era la più impegnativa di un Romandia tutto sommato piuttosto morbido, e difatti non ha prodotto una grande selezione. Benché la neve copra a bordostrada i passi più alti, un bel sole bacia finalmente la carovana. E sotto questo sole è bello pedalare per otto di loro, che al km 28, salendo verso Zumholz, prendono il largo. Ben 3 uomini della Lotto-Soudal, Tosh Van Der Sande, Thomas De Gendt e Sander Armée, decisi a traghettare quest’ultimo verso la conquista della maglia di miglior scalatore per dare un senso alla loro corsa. E poi Pavel Kotchenkov (Katusha), Mikäel Cherel (Ag2r), Andrea Pasqualon (Wanty), Simon Clarke (Cannondale-Drapac) e Youcef Reguigui (Dimension Data), vantaggio massimo 4’29” ai piedi del Jaunpass, primo GPM di giornata.

Qui ci lasciano le penne il volitivo (ma poco adatto a questi terreni) Reguigui, nonché Pasqualon, mentre De Gendt esaurisce la sua funzione di pesce pilota. Restano così in cinque al comando, con 3 passi in vista ancora da affrontare.

Ulissi e altri provano l’azione da lontano
Sul secondo GPM, il Saanenmöser, qualcuno prova a sorprendere BMC e Sky che cercano di controllare la testa del gruppo; vanno via in 6, tra i quali Diego Ulissi (UAE Team Emirates), in cerca di riscatto dalle legnate delle Ardenne, Michael Albasini (Orica-Scott), che invece la gamba delle Ardenne la conserva bene, Tanel Kangert, possibile capitano dell’Astana al Giro, Alexis Vuillermoz (Ag2r), Winner Anacona (Movistar) e David De La Cruz (Quick Step Floors). Insomma, un sestetto molto bene assortito, eppure non riesce ad aumentare il suo margine di più di 30″ di un gruppo con un Felline sempre nelle prime posizioni, deciso a tenere il più a lungo possibile.

Finita la discesa e verso il fondovalle che introduce alla penultima salita, il Col du Pillon, i sei cominciano a essere ripresi. Solo Michael Albasini continua con insistenza a spingere, venendo ripreso ai -26, quando il gruppo accusa ancora 2′ dai fuggitivi.

La fuga si spacca, Yates guida l’azione in discesa
Sul Col du Pillon si rompe la collaborazione tra i fuggitivi: Mikäel Cherel ha un altro passo, e comincia a seguire quello. Nel gruppo, che è ancora ben assortito, qualcosa si muove: è Ilnur Zakarin, che con un allungo non troppo convinto testa la gamba in vista del Giro; è l’unica cosa che si vedrà in gruppo per tutta la salita. Sarà invece la discesa a incidere particolarmente sulle sorti della gara, con l’attacco in cima di Simon Yates (Orica-Scott), Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe) ed il sempre più sorprendente Anass Ait El Abdia (UAE), che riescono ad arrivare a fondovalle con più di 30″ sul gruppo e i 4 fuggitivi staccati come riferimento e aiuto. In breve i 7 arrivano anche addosso a Cherel, precisamente ai -9, ed intanto il margine aumenta, fino a sfiorare il minuto: appare evidente a questo punto che l’azione porterà qualcuno al traguardo o molto vicino, anche se con una salita di 6 km al 7% di pendenza media ancora da completare.

Porte deciso, Froome imballato
La salita viene per questo presa a tutta dal gruppo, con i Bahrain in testa per Ion Izagirre; un ritmo che fa male soprattutto a Chris Froome, il quale manifesta la sua consueta melina nelle retrovie, uno spettacolo già visto altre volte. Ma in questo caso, sarà per la brevità della salita, il campione britannico non sembra proprio in grado di cambiare ritmo. Chi lo fa è Richie Porte, che attacca deciso a -4.5 km dall’arrivo, riportandosi nel giro di un chilometro e mezzo su Yates, Buchmann ed Ait El Abdia, rimasti prevedibilmente di nuovo soli al comando. Quando poi Porte si mette in testa, è il solo Yates ad avere la capacità di stare al suo passo. E a ruota resta, per i 2 (facili, per lo più) km finali.

Yates prende la tappa, Felline coi migliori a 52″
È chiaro l’andazzo del finale: Porte macina per aumentare il margine, disinteressandosi del fatto che il collega gli starà a ruota fino alla fine per poi scattargli in faccia. In fondo, il successo è più che meritato. Il distacco scavato è profondo: a 30″ si vede Buchmann, a 43″ un Tejay Van Garderen bello pimpante in vista del Giro (ma tanto non ci crediamo che terrà questa condizione tre settimane, ormai), a 52″ il resto dei big, guidati da Rigoberto Urán con un buono Diego Ulissi sesto; lo seguono tanti bei giovani, come Pierre Latour (Ag2r), l’altro UAE Louis Meintjes, Damien Howson (Orica) e David Gaudu (FDJ), a completare la top ten. E 17esimo c’è Fabio Felline, che più di così proprio non poteva fare: perde la maglia, ma conserva ancora la possibilità di salire sul podio.

Domani Porte ha 19″ da recuperare da Yates
Simon Yates diventa nuova maglia gialla, con 19″ di vantaggio su Richie Porte. Emanuel Buchmann è a 38″, ma in tanti hanno nel mirino il terzo gradino del podio: Fabio Felline a 44″, Primoz Roglic a 53″ (nel mezzo c’è Jesus Herrada a 52″), Ion Izagirre  e Bob Jungels a 56″, Diego Ulissi nono a 58″. È facile intuire che è una classifica che domani subirà un bello shake, nei 18,3 km a cronometro di domani: un circuito attorno a Losanna che porterà al Lac du Sauvablin, per poi ridiscendere a valle. Niente pendenze dure, solo salita e poi discesa: una crono adatta a corridori completi.

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