Bob Jungels riceve l'abbraccio di Fernando Gaviria dopo la vittoria Quick-Step Floors a Cagliari © Bettiniphoto
Bob Jungels riceve l'abbraccio di Fernando Gaviria dopo la vittoria Quick-Step Floors a Cagliari © Bettiniphoto

Ma la Quick-Step si è giocata malissimo Jungels

Bob grande protagonista nel finale di Cagliari. Ma se deve far classifica, doveva vincere lui oggi: e ne aveva l’occasione

Sul Giro d’Italia numero 100 si staglia oggi una figura maestosa: quella di Bob Jungels. Fasciato nel suo tricolore di campione luseemburghese, il 24enne della Quick-Step Floors è stato oggi protagonista assoluto del finale cagliaritano nel vento che ha massacrato il gruppo: e son bastati pochissimi chilometri esposti alle correnti laterali per dare al ragazzo la possibilità di tirare il collo a tutti.

Piccolo inciso: a volte ci vuole anche meteofortuna, per un organizzatore ciclistico. Se il vento di oggi fosse spirato nelle prime due tappe, anziché mettersi in senso contrario rispetto alla marcia del gruppo, staremmo parlando di un avvio di Giro ultraspettacolare, e invece abbiamo avuto due giorni a dir poco sonnacchiosi. Oggi si è visto come, alla prima occasione possibile, i corridori abbiano messo in strada tutta la loro animosità. E pazienza, vorrà dire che abbiamo acquisito – da appassionati e spettatori – un credito di punti-show che magari riscuoteremo nei prossimi giorni.

 

Uno Jungels incontenibile a Cagliari
Torniamo a Bob Jungels. Lo scorso anno fu una delle principali sorprese del Giro, si vestì di rosa per tre giorni e alla fine fu sesto della generale. Dopo un inizio di professionismo (in maglia Trek) in cui era suggerito come potenziale protagonista delle classiche fiamminghe – dato confortato ad esempio dalla sua vittoria nella Roubaix Under 23, quand’era dilettante – ha ritrovato col passaggio in Quick-Step antiche ispirazioni da uomo da gare a tappe: sempre da dilettante si era infatti imposto nel Triptyque des Monts et Châteaux, corsa belga che è una vera e propria fucina di futuri grangiristi.

Alla terza esperienza in un GT ha trovato, nel 2016, la giusta misura di sé. E quest’anno è tornato al Giro d’Italia con la consapevolezza delle proprie possibilità e con la responsabilità di vestire i panni di capitano di uno dei team più forti del ciclismo. Nelle nutrite griglie di favoriti per la corsa rosa, il suo nome è spiccato alla vigilia, tra quelli dei possibili outsider rispetto alla coppia superbig Quintana-Nibali.

Oggi, alla prima occasione in cui c’è stata la possibilità di vedere un po’ di lotta per la classifica, Jungels è emerso. Sul proprio terreno, la pianura da passistone, il vento che ne ha esaltato le doti. Ha partecipato con impressionanti trenate al capolavoro Quick-Step, ha portato via un drappello in cui gli uomini del suo team avevano totale preponderanza, e ha posto con la sua azione le basi per lo squillante successo di Fernando Gaviria.

Addirittura, non contento di aver distanziato il gruppo, ha pure frantumato ulteriormente il drappello che già si era avvantaggiato, riducendolo ai minimi termini. Bravi Giacomo Nizzolo, Nathan Haas, Rüdiger Selig e Kanstantsin Siutsou a resistere fino alla fine nella compagnia; ma, per loro stessa ammissione (di Nizzolo in particolare), gambe in croce per riuscire a non staccarsi dal furente treno lussemburghese.

Alla fine, vittoria con tanto di maglia rosa per Gaviria, quindi missione compiuta e festa per tutta la squadra. D’accordo? No, a dire il vero, siamo qui proprio per esplicitare un piccolo ma sostanziale disaccordo con la gestione del finale da parte del team di Patrick Lefévère.

 

L’errore tattico di Richeze ai 1200 metri
Che Maxi Richeze – pesce pilota di lungo corso – sia stato fondamentale per il successo di Fernando, nessuno lo può discutere. Ma non solo per il fatto di aver chiuso sull’anticipo di Haas ai 500 metri, e poi per aver sapientemente (di mestiere, in maniera un po’ “bastarda” ma del tutto lecita) chiuso Nizzolo che era alla sua ruota, mentre Gaviria partiva da dietro per andare a imporsi nettamente.

Richeze è stato fondamentale per il colombiano anche (forse: soprattutto) a 1.2 km dalla fine. Nell’occasione, un corridore del drappello si era trovato ad avere diversi metri di vantaggio sugli altri, e se l’argentino non fosse andato a chiudere su di lui, quello avrebbe avuto la possibilità di involarsi verso un successo in solitaria. E chi era quel corridore stoppato da Maxi? Esatto, avete intuìto bene: era proprio Jungels.

Bob veniva da un chilometro tirato a tutta con Nathan Haas a ruota, e già insieme all’australiano della Dimension Data aveva preso qualche metro di margine. Poi però la cosa non funzionava, perché giustamente Haas non poteva collaborare al livello del lussemburghese, sicché c’era stato un piccolo rallentamento dei due.

Nel rimescolamento dettato dal rientro degli altri, Jungels era comunque rimasto davanti, e ai 1300 metri si è spostato sul lato sinistro della strada, tutto solo, e con quell’azione ha preso 5 metri. Nel momento di disorientamento del drappello, quei metri stavano già diventando 10, quando ecco che Richeze si è fiondato alla ruota del compagno, bagnandone così le polveri e riportando la questione nell’alveo previsto della volatina finale.

 

Perché era il caso che vincesse Bob
È probabile che Jungels, in quel momento, non stesse tentando l’azione personale, ma si fosse trovato in quella posizione di sparo per via delle normali dinamiche di corsa. Ed è chiaro che Richeze non abbia certo voluto sfavorire il giovane compagno.

Semplicemente a Maxi è mancata la lucidità per capire che lì stava nascendo un finale extralusso per la sua squadra: per Jungels si profilava la possibilità di guadagnare ancora di più sui rivali di classifica, di vincere per la prima volta al Giro, di conquistare lui la maglia rosa (l’abbuono di 10″ gli sarebbe senz’altro tornato molto utile).

Nella remotissima ipotesi che gli avversari lì presenti (Haas, Siutsou, Nizzolo, Selig) trovassero le gambe per riportarsi su Bob, ci sarebbe stato sempre Gaviria in agguato, pronto a vincere comunque la volata. In caso contrario, apoteosi per il lussemburghese.

Sarebbe stato preferibile come finale per la Quick-Step perché, con tutta la simpatia per il (più che) velocista colombiano, ci dovrebbe essere una scala di priorità negli obiettivi di un team. Oggi Jungels andava una bellezza, ma ciò non vuol dire che non abbia speso. Ed è vero che domani potrà recuperare visto che si riposa, ma le energie sono state comunque investite nell’impresa, e non torneranno indietro per intero. Quindi sarebbe stato il caso che venissero spese per un guadagno maggiore.

Bob ha chiuso la giornata con un vantaggio di 10″ su tutti i big. Chiuderla con 20″ di guadagno, con una vittoria, con la maglia rosa sulle spalle, sarebbe stato un gran surplus, soprattutto sul piano del morale, oltre che su quello meramente aritmetico (e comunque importante) della classifica.

In ogni caso, i tifosi di Jungels si consolino: se volevano una conferma che il loro beniamino avesse tutte le carte in regola per fare un Giro da protagonista, oggi hanno avuto delle confortanti risposte. Aspettiamo – con loro – un paio di giorni per capire se anche la tenuta in salita del lussemburghese legittimi ambizioni da grande.

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