La vittoria di Fernando Gaviria a Messina © ANSA
La vittoria di Fernando Gaviria a Messina © ANSA

Gaviria fatica lo Stretto necessario

Giro d’Italia, a Messina vince ancora il colombiano. Secondo un eccellente Mareczko. Domani si ritorna sulla Penisola

Domenica scorsa a Cagliari la Quick-Step Floors ed il vento avevano fatto fuori diversi velocisti di primissimo piano prima di servire la vittoria su un piatto d’argento a Fernando Gaviria: oggi a Messina il 22enne colombiano, debuttante in una grande corsa a tappe di tre settimane, si è andato a prendere la sua seconda vittoria personale di questo Giro d’Italia battendo tutti nello scontro diretto. Gaviria ha avuto bisogno di due sole tappe per prendere le misure con la corsa rosa: a Olbia e Tortolì, oggettivamente, non aveva convinto ma adesso alla quinta tappa il suo bottino conta due successi, un giorno in maglia rosa e da oggi anche la maglia ciclamino. Siamo certi che alla vigilia avrebbe firmato anche per qualcosa di meno.

Quattro minuti per Paterski e Shalunov
Nella tappa di oggi, l’ultima isolana di questo Giro, l’epilogo in volata era praticamente scontato e la fuga di giornata è partita subito dopo il via ufficiale da Pedara: a prendere vantaggio sono stati il polacco Maciej Paterski della CCC Sprandi ed il russo Evgeniy Shalunov della Gazprom-RusVelo, solo due corridori anche perché effettivamente oggi c’era poco per cui lottare. Le squadre Professional straniere invitate, tra diverse polemiche, a questo centesimo Giro d’Italia si stanno dimostrando le formazioni più attive per quanto riguarda le fughe: per i polacchi quello di oggi è stato il quarto tentativo di squadra, i russi invece sono andati all’attacco in tutte e cinque le tappa disputate finora con Shalunov in avanscoperta per la seconda volta.

Dopo soli 20 chilometri i due battistrada avevano già quattro minuti di vantaggio, ma il gruppo non ha lasciato molto di più: una decina di chilometri più avanti sono stati toccati per un attimo i 4’15”, poi la Quick-Step Floors, aiutata dalla Lotto Soudal e dalla Orica-Scott che hanno messo un uomo a testa a collaborare, ha aumentato il passo del gruppo iniziando un lento ma inesorabile recupero. Solo nei tratti in discesa, soprattutto se un po’ tecnica, c’è stato un cambio di scenario: al posto delle squadre dei velocisti, sono apparse in testa al plotone le maglie della Bahrain Merida per tenere Vincenzo Nibali lontano dai problemi, una tattica già adottata nella seconda tappa.

Ai traguardi volanti si vede Gaviria
In corsa c’è stato oggettivamente poco da segnalare. Al gran premio della montagna di quarta categoria di Andronico-Sant’Alfio (km 38.4) è transitato per primo Paterski con l’eritreo Teklehaymanot che è andato a prendersi l’unico punto in palio al passaggio del gruppo: tutto comunque ininfluente per la classifica della maglia azzurra visto che oggi la leader di Jan Polanc era matematicamente inattaccabile.

Qualcosa di un po’ più interessante, invece, si è visto ai traguardi volanti posizionati a Taormina (km 98.2) e Roccalumera (km 118.1): anche qui a transitare per primo è stato Maciej Paterski, mentre la terza posizione è andata in entrambe le occasioni a Fernando Gaviria. Già nella tappa di ieri il colombiano nella Quick Step era passato in testa al gruppo in occasioni dei traguardi volanti, salvo però non considerare il fatto che essendo tappa di montagna i punti in palio se li erano accaparrati tutti i fuggitivi: un brutto errore sebbene il dispendio di energie sia stato sostanzialmente nullo, oggi invece i punti c’erano e così già prima della volata finale Gaviria era diventato il virtuale possessore della maglia ciclamino. Fernando sembra molto interessato a questa classifica e questi mini sprint ci fanno capire che lui al momento non ha intenzione di tornarsene a casa prima di Milano.

Fuga ripresa ai meno 15
Il destino della fuga di Maciej Paterski ed Evgeniy Shalunov era segnato in partenza, ma il distacco di 1’50” a 30 chilometri ha completamente azzerato ogni minima speranza dei due battistrada. Il ricongiungimento definitivo è avvenuto proprio alle porte di Messina, un paio di centinaia di metri dopo lo striscione dei 15 chilometri al traguardo: alla fine i due est-europei hanno chiuso con un bottino di 143 chilometri in fuga. Nel circuito finale si sono subito messe davanti le squadre dei velocisti per tenere alta l’andatura: le curve e l’alta velocità hanno creato un po’ di problemi in code al gruppo, Visconti ha forato, Sutherland è caduto senza grosse conseguenze mentre Nizzolo ha alzato bandiera bianca e si è lasciato sfilare. Il campione italiano era già apparso in sofferenza nella prima tappa quando la strada saliva, ma è sempre riuscito a restare attaccato al plotone: la condizione del milanese della Trek-Segafredo è ancora deficitaria dopo la tendinite che l’ha tenuto fermo per mesi, e per lui in questo Giro d’Italia il rischio è che il maggiore accumulo di fatica abbia presto la meglio sui miglioramenti della gamba.

Pibernik vince… a un giro dalla fine!
A sei chilometri al traguardo il gruppo è transitato una prima volta sotto al traguardo e qui è avvenuto il “fattaccio del giorno”. A poco meno di 8 chilometri dal traguardo, in uscita da quella che poi sarebbe stata l’ultima curva della tappa, Luka Pibernik ha guadagnato qualche metri sul gruppo: il tempo di voltarsi una volta a controllare la situazione e lo sloveno della Bahrain-Merida ha spalancato il gas quando mancava circa un chilometro al passaggio.

Purtroppo, vedendo l’entità dello sforzo profuso da Pibernik e l’insistenza con cui il giovane sloveno si guardava alle proprie spalle, ben presto si è capito cosa sarebbe accaduto da lì a qualche centinaia di metri: forse un malfunzionamento della radio, forse la mancanza di lucidità, sicuramente uno studio decisamente approssimativo del Garibaldi, ma sotto al traguardo il corridore della Bahrain-Merida ha alzato le braccia al cielo per festeggiare una vittoria di tappa che in realtà non c’era, mancando ancora un giro intero. Una situazione già vista in passato e si vedrà in futuro, ma forse non basterà a consolare il povero Pibernik.

Gaviria implacabile, ottimo secondo Mareczko
Ripreso, ovviamente Pibernik, il gruppo si è organizzato per la volata con i treni di Lotto Soudal e Quick-Step Floors impegnati in uno spettacolare testa a testa ai due lati della carreggiata. L’ultima curva a U ai 1500 metri ha però scompigliato un po’ le cose e sul lungo rettilineo finale sono state prima la Orica-Scott e poi la Bora-Hansgrohe a prendere la testa. Gli uomini di Gaviria sono riusciti a riorganizzarsi ed a risalire quasi in extremis: Davide Martinelli ha dato un breve tirata ma si è spostato appena ha realizzato di avere gli uomini Bora in scia, poi Maximiliano Richeze ha provato a partire ma Fernando Gaviria ha scelto di non seguirlo e di resta a ruota di Sam Bennett.

La scelta del giovane talento colombiano è stata ottima: l’irlandese è partito, ma Gaviria l’ha saltato con facilità ed è andato a conquistare il suo secondo successo di tappa al Giro con un margine netto. Un grande applauso va fatto al bresciano Jakub Mareczko che finalmente è riuscito a mostrare tutto ciò di cui è capace in volata: il 23enne della Wilier-Selle Italia è partito da una posizione un po’ troppo arretrata, ma appena si è lanciato ha guadagnato velocemente posizioni, ha preso la scia di André Greipel e lo ha saltato negli ultimi metri andando a chiudere addirittura in seconda posizione davanti anche a Sam Bennett che aveva sprintato dall’altra parte del rettilineo.

Al quarto e quinto posto hanno chiuso i tedeschi Greipel e Bauhaus, mentre in top 10 oltre a Mareczko si sono piazzati altri tre italiani. Sesto è arrivato il toscano Kristian Sbaragli che ancora una volta ha fatto volata parallela con il giovane compagno di squadra Ryan Gibbons: l’italiano ha un sesto, un quinto e un altro sesto in questo Giro, il sudafricano ha fatto ottavo e poi due volte settimo. Per la UAE Team Emirates a sprintare è stato di nuovo Roberto Ferrari, oggi ottavo, mentre al decimo posto troviamo Enrico Battaglin. Non pervenuto Sacha Modolo, come pure Caleb Ewan che ha preso tanta aria già ai 500 metri dopo che la sua Orica-Scott che ha sbagliato i tempi del treno. In classifica generale tutto è rimasto invariato con Bob Jungels sempre in maglia rosa: domani si torna sul continente e attenzione all’arrivo di Terme Luigiane che può offrire qualche sorpresa.

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