Gorka Izagirre vince a Peschici davanti a Giovanni Visconti e LuisLe Sánchez © Bettiniphoto
Gorka Izagirre vince a Peschici davanti a Giovanni Visconti e LuisLe Sánchez © Bettiniphoto

Gorka miseria, che bella tappa!

A Peschici il Giro d’Italia finalmente si ravviva: gran fuga, vittoria di Izagirre su Visconti. Rimpianti per Valerio Conti, Landa fa capolino

Fiori rosa, fiori di Peschici: eccola qui, finalmente, la fioritura del Giro100. Dopo giorni d’attesa, o d’attendismo, comunque giorni di noia, la corsa è esplosa sul Gargano. È stata una detonazione controllata, gli artificieri erano tutti ai propri posti per verificare che nessuno si facesse male, e infatti la classifica, ancora una volta, non cambia di una virgola.

Ma è stata una giornata di spettacolo, di divertimento, non solo di paesaggi marini dal pianeta delle meraviglie, ma di agonismo spanto (grazie per il participio, Crusca) a piene mani. Il sabato garganico ci ha riconciliati con la corsa rosa, e che cavolo, ci voleva in fondo poco. Ora siamo pronti a guardare al prosieguo con molta più fiducia di quanta non ne avessimo stamattina, quando intravedevamo lo spettro della depressione da Tour 2016. E questo guizzo, a poche ore dall’appuntamento col Blockhaus, è quantomai provvidenziale.

Non siamo ancora qui per raccontare una vittoria italiana, la quale pure oggi è sfuggita (di poco, stavolta), ma possiamo se non altro narrare di una tappa in cui sono successe tante belle cosette. Si è imposto, a Peschici, Gorka Izagirre, il fratello (un po’) meno forte di Ion, che al Giro aveva invece timbrato nel 2012 a Falzes. Il basco è pure compagno di squadra di Nairo Quintana, e qualcuno vede in questa affermazione un preludio a quanto potrà accadere domani sulla montagna abruzzese. Ne riparleremo.

È stato il giorno in cui Conti&Visconti non hanno fatto solo rima, ma pure un gran bel lavoro, un ottimo pedalare, uno speranzoso perseguire l’obiettivo di giornata, per poi crollare miseramente all’ultimo chilometro (nel vero senso del termine!). Pazienza; l’uno potrà rifarsi in seguito, quantomeno gli resta la soddisfazione di aver dimostrato ancora una volta grandi qualità. L’altro si metterà invece al servizio di Vincenzo Nibali, che oggi ha concluso la tappa senza il minimo problema, e che continua a esibire una tranquillità che non gli vedevamo addosso da un bel po’ di tempo. Segnali.

 

Fuga? Grazie, più tardi
Partenza a rotta di collo da Molfetta alla volta di Peschici, per i 189 km dell’ottava tappa del Giro d’Italia 2017. La fuga non voleva saperne di partire, a nessuno andava bene nulla, sicché media a 55 nella prima ora, e azione buona che si è messa in moto solo dopo un bel po’, diciamo all’altezza del km 50. In essa dapprima 13 uomini: Vincenzo Albanese e Mirco Maestri (Bardiani-CSF), Alex Howes (Cannondale-Drapac), Chris Juul-Jensen (Orica-Scott), Roberto Ferrari (UAE Emirates), Kristian Sbaragli (Dimension Data), Laurent Didier (Trek-Segafredo), Jasper De Buyst (Lotto Soudal), Viatcheslav Kuznetsov (Katusha Alpecin), Iljo Keisse (Quick-Step Floors), Jan Barta (Bora-Hansgrohe), Branislau Samoilau e Maciej Paterski (CCC Sprandi Polkowice).

In seconda battuta (al km 64) sono riusciti a rientrare anche altri due Bora (Gregor Mühlberger e il sempre protagonista Lukas Pöstlberger) e un pezzo da 90 per questo tipo di azioni, Luis León Sánchez dell’Astana.

Ora, che gli uomini di Wilier-Selle Italia e Gazprom-Rusvélo avessero mancato sia la prima azione che l’esame di riparazione offerto da Luisle, poteva avere una sola conseguenza, e cioè che i rispettivi diesse li mettessero a tirare il gruppo per impedire che la fuga prendesse il largo senza di loro. Così è stato, e l’attacco dei 16 è stato tenuto col guinzaglio corto (diciamo un minutino abbondante) fino alla salita di Monte Sant’Angelo, che iniziava a 100 km dal traguardo.

 

LL Sánchez se ne va, ma la tappa è ancora lunga
Sulla citata ascesa il drappello di testa si è sgranato come un rosario senza filo, perché LL Sánchez ha deciso da subito di salutare la compagnia. Sulle prime Samoilau è rimasto con lo spagnolo, poi pure lui ha mollato la presa. Dal gruppo gli attesi contrattacchi, poi: Giovanni Visconti (Bahrain Merida) è uscito forte con Davide Villella (Cannondale) e Valerio Conti (UAE) e in breve s’è riportato sui battistrada.

Dopo hanno fatto la stessa cosa altre tre coppie: Clement Chévrier (AG2R La Mondiale) con Julen Amézqueta (Wilier), quindi Gorka Izagirre (Movistar) con Ivan Rovny (Gazprom), infine i Bardiani Nicola Boem ed Enrico Barbin.

Sulla successiva discesa le varie particelle che gravitavano davanti al gruppo maglia rosa si sono ricomposte in un unicum, dal quale ovviamente mancavano gli uomini che si erano staccati dalla prima fuga. Diciamo che ai -65 avevamo nuovamente un gruppo nutrito al comando della corsa, composto da 15 unità: su Sánchez (che a un certo punto, dopo la discesa da Monte Sant’Angelo, ha ben pensato di rialzarsi visto che al traguardo mancava ancora troppa strada da coprire in solitaria) si son portati Visconti, Villella, Conti, Sbaragli, Mühlberger, Pöstlberger, Didier, Samoilau, Amézqueta, Chévrier, Izagirre e Rovny, poi sono arrivati pure Barbin e Boem, e il plotone – nell’attesa che qualche gregario della Quick-Step rientrasse dopo essersi staccato in salita – ha lasciato spago, tanto che gli attaccanti si sono portati a +4’30” ai -55.

 

Il gruppo fa l’elastico, Conti è scatenato
Alla Quick-Step stava anche bene che la fuga arrivasse a Peschici, ma quel margine era troppo ampio, e avrebbe permesso a Valerio Conti di strappare la maglia rosa a Bob Jungels (da cui il romano distava in classifica poco più di due minuti). Così il team belga si è messo d’impegno e in breve ha più che dimezzato lo svantaggio.

Ma sui continui saliscendi della litoranea garganica nulla poteva dirsi assodato una volta per tutte, men che meno una situazione di corsa tanto fluida. Ai -37 direttamente Conti ha rilanciato con decisione l’azione, partendo con Visconti. Sulla coppia sono rientrati solo in tre: l’immancabile Sánchez, il temibile Izagirre e l’apprezzabile Mühlberger.

Il nuovo drappello è risalito a tre minuti di vantaggio, approfittando anche del fatto che proprio Jungels a un certo punto è caduto (dopo il traguardo volante di Vieste, ai -29), e ciò ha indotto la Quick-Step a farsi nuovamente da parte, lasciando per un po’ le redini del gruppo alla Katusha.

 

Scatti a go-go nel finale verso Peschici
Nei 15 km conclusivi abbiamo assistito a una battaglia a viso aperto come da tempo non si vedeva. Il primo a muoversi è stato un incontenibile Valerio Conti, che ai -13 è scattato dal quintetto al comando, con Izagirre. Gli altri tre si son rifatti sotto e allora è partito in contropiede Visconti, ma il 24enne della UAE ha guidato l’inseguimento e ha chiuso sul siciliano insieme ai due spagnoli della compagnia, mentre Mühlberger perdeva definitivamente contatto.

Ai -9, sulla salita di Coppa del Fornaro, ci hanno provato prima Sánchez, poi Izagirre, in entrambi i casi con Visconti attaccato al mozzo; nella seconda occasione, la coppia ha funzionato e ha preso margine, ma un ancora grande Conti ha riportato sotto se stesso e Sánchez, ricomponendo il quartetto ai -5. Da qui in avanti, altre strappate, ma nessuno dei quattro è più riuscito a prendere margine.

Intanto il gruppo si avvicinava fortemente, sull’impulso di un’azione estemporanea di Mikel Landa: il basco della Sky ha tentato la sortita solitaria proprio sulla Coppa del Fornaro, ha preso una quindicina di secondi di vantaggio sul plotone (sempre più selezionato), ma non ha poi trovato terreno favorevole ed è stato raggiunto ai -4. Il gruppo, sulla spinta dell’inseguimento a Landa, aveva intanto abbattuto il gap dai quattro di testa (ripresi via via tutti gli altri intercalati) a mezzo minuto circa: se quelli si fossero fermati a guardarsi nel finale, ci sarebbe potuto essere il clamoroso riaggancio.

 

La caduta di Valerio, l’inseguimento di Giovanni, la vittoria di Gorka
Invece i battistrada non hanno commesso questo banale errore, e hanno proseguito di buona lena fino a Peschici. Uno sbaglio però c’è stato, quando meno ce l’aspettavamo, e l’ha fatto proprio il più gagliardo della compagnia: Valerio era al comando del quartetto, quando su un tornate praticamente all’ultimo chilometro, in salita, ha sbagliato la traiettoria ed è scivolato malamente.

Izagirre gli era subito a ruota ma non è stato minimamente coinvolto nel ruzzolone; Sánchez e ancor più Visconti, che erano dietro, sono stati invece rallentati dall’aver trovato sulla loro traiettoria l’ostacolo del laziale caduto. Giovanni ha proprio smesso di pedalare per un attimo, e ciò ha rappresentato un danno enorme nel momento in cui Gorka invece, trovatosi con questo insperato buchetto alle spalle, profondeva tutto se stesso nell’allungarsi verso il traguardo: un’azione da rapace d’area di rigore, pronto ad approfittare immediatamente dell’errore altrui (lo ribattezziamo Inzaghirre?)…

Lo spagnolo ha gestito molto bene la rampa d’arrivo, ha visto sì riavvicinarsi gli altri due alle sue spalle (soprattutto Visconti), ma ha tenuto un margine di sicurezza ed è andato a conquistare la vittoria. Il siciliano della Bahrain ha dato a un certo punto l’impressione di poter forse rientrare sull’avversario, ma ha dato realmente più di quello che aveva, e ai 50 metri è proprio scoppiato, con l’anima di fuori, respinto su un traguardo sul quale avrebbe potuto esultare se non ci fosse stato l’intoppo di Conti. 5″ ha sentenziato il cronometro per lui, rispetto al vincitore.

Sánchez ha chiuso al terzo posto a 10″, giusto davanti al primo pezzo di gruppo, arrivato proprio vicino, a 12″ da Izagirre: al quarto posto si è piazzato Enrico Battaglin (LottoNL-Jumbo), quindi a seguire Michael Woods (Cannondale), Thibaut Pinot (FDJ), Vincenzo Nibali (Bahrain), Adam Yates (Orica), Steven Kruijswijk (LottoNL) e Bob Jungels, a cui la caduta non ha lasciato grosse conseguenze. 26 uomini in questo drappellone a 12″, e al suo interno praticamente tutti gli uomini di classifica.

Una generale che continua a parlare lussemburghese, la lingua di Jungels che guida sempre con 6″ su Geraint Thomas (Sky), e 10″ su altri 11, nell’ordine Yates, Nibali, Domenico Pozzovivo (AG2R), Tom Dumoulin (Sunweb), Nairo Quintana (Movistar), Bauke Mollema (Trek), Pinot, Andrey Amador (Movistar), Tejay Van Garderen (BMC), Landa e Davide Formolo (Cannondale). A 14″ c’è Ilnur Zakarin (Katusha), a 23″ Kruijswijk e Wilco Kelderman (Sunweb), a 46″ Rui Costa (UAE), a 1’13” Tanel Kangert (Astana), a 1’18” Jan Polanc (UAE), a 1’32” Dario Cataldo (Astana), a 1’34” Simone Petilli (UAE), a 1’36” Michael Woods (Cannondale), e a 1’55”, 23esimo, il buon Valerio Conti.

Un riepilogo lungo ma utile per fare un punto della situazione a poche ore dall’arrivo del Blockhaus che promette di cambiare profondamente questa graduatoria. La prima parte del Giro è culminata oggi sulle belle strade del Gargano, e da domani si aprirà una nuova fase: chi sarà il più pronto a rispondere alle sollecitazioni degli Appennini?

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