Simone Petilli durante la fuga dell'undicesima tappa del Giro d'Italia © Bettiniphoto
Simone Petilli durante la fuga dell'undicesima tappa del Giro d'Italia © Bettiniphoto

Un Petilli a caccia di squlli

Il lecchese dell’UAE tra le rivelazioni del Giro: «Cerco di fare del mio meglio, spero nel successo di Nibali

Continua a tenere banco in queste giornate di Giro d’Italia la questione legata al digiuno di vittorie dei corridori italiani, che dopo ben 12 frazioni non sono ancora riusciti a lasciare il segno in questa edizione numero 100 della corsa rosa. Molteplici le cause ricercate: dall’assenza di alcuni possibili validi cacciatori di tappe e di contendenti al successo finale (i vari Aru, Ulissi, Colbrelli per dirne qualcuno), passando per il forzato abbandono di protagonisti annunciati (il campione italiano Nizzolo) fino alle annose diatribe circa la bontà del sistema giovanile nostrano, dove soprattutto a livello dilettantistico le gare a tappe continuano a scarseggiare.

Eppure, tralasciando il ruolo conclamato di salvatore della patria a cui è chiamato Vincenzo Nibali, si può dire che non sia proprio tutto da buttare per i colori italiani questo Giro d’Italia 2017 e se negli arrivi a ranghi compatti il talento di Jakub Mareczko era atteso alle prime importanti conferme, corroborate da due ottimi secondi posti, possiamo già dire che questa edizione ci ha regalato una gradita sorpresa nelle frazioni altimetricamente più impegnative. Una sorpresa che risponde al nome di Simone Petilli, corridore lecchese alla seconda esperienza in carriera al Giro d’Italia. Per i più attenti osservatori si potrebbe parlare di stupore relativo riguardo le prestazioni del 24enne dell’UAE Emirates, voluto dal team di Saronni dallo scorso anno dopo ottime prestazioni realizzate a livello giovanile, beneficiando anche dell’attività nelle file di formazioni Continental: proprio grazie alla militanza con Area Zero prima e Unieuro poi, Petilli ha potuto partecipare ad importanti gare a tappe nazionali e internazionali, conquistando per due volte la maglia bianca di miglior giovane alla Settimana Coppi&Bartali, salendo sul podio del Giro della Valle d’Aosta (terzo nel 2015) dopo aver vinto la classifica degli scalatori l’anno precedente, racimolando un’ottima top five al Tour de l’Avenir e soprattutto togliendosi la soddisfazione di diventare il secondo corridore italiano a conquistare l’impegnativa Ronde de l’Isard (sempre nel 2015).

Le risultanze di questo Giro, dove lo si è visto protagonista soprattutto sull’Etna (in cui ha chiuso a ridosso dei primi dieci) e nell’ostica tappa appenninica con conclusione a Bagno di Romagna (ottavo posto dopo aver speso gran parte della frazione in appoggio al proprio capitano Rui Costa) hanno inevitabilmente finito per metterlo sotto la lente d’ingrandimento dei suiveurs. Così, in occasione della partenza da Forlì della dodicesima tappa della corsa rosa, ne abbiamo approfittato per qualche minuto di piacevole chiacchierata, in cui sono emerse la volontà di poter essere ancora protagonista affrontando uno step per volta e l’impressione di un ragazzo con la testa ben piantata sulle spalle.

Simone, finora c’è stata un’ottima prima parte di Giro d’Italia per te. Sei stato protagonista anche nella tappa di mercoledì scorso con arrivo a Bagno di Romagna, per cui possiamo affermare che sei una delle sorprese di questo Giro.
«Quest’anno ci tenevo ad arrivare al Giro con una buona condizione per cercare di mettermi in mostra in qualche tappa. Con la squadra abbiamo programmato tutto bene, poiché io, Rui Costa e Polanc siamo stati in ritiro in altura nelle settimane precedenti il via della corsa e, dato che tutti e tre stiamo andando forte, significa che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti. Adesso bisogna continuare di questo passo, sperando di ottenere altri ottimi risultati poiché il Giro è ancora lungo».

Sabato c’è una tappa interessante con arrivo ad Oropa. Abbiamo visto che in un arrivo su salita secca come quello sull’Etna te la sei cavata molto bene, per cui ci stai facendo un pensierino anche alla frazione piemontese?
«Sull’Etna, nel primo arrivo in salita di questo Giro, sono riuscito a restare col gruppo dei migliori. Ad Oropa la tappa è simile, anche se rispetto all’altra è più corta e presenta solamente l’ascesa finale. Io proverò a dare il massimo e a vedere fino a dove riuscirò ad arrivare».

Comunque, al di là di questo Giro d’Italia, come ti stai trovando nel World Tour visto che sei alla seconda stagione nelle file del team di Giuseppe Saronni?
«Con la squadra mi sto trovando molto bene, poiché fin dallo scorso anno abbiamo iniziato un percorso di crescita graduale. Questo infatti è già il mio secondo Giro d’Italia, visto che già lo scorso anno mi diedero la possibilità di disputarlo, nonostante fossi uno degli atleti più giovani e già in questa stagione ne sto traendo un grosso vantaggio. Per questo non posso che ringraziare il team che sta credendo in me ed ora devo cercare di ripagare questa fiducia con dei buoni risultati».

Si sta parlando molto in questo Giro d’Italia delle difficoltà che stanno incontrando i corridori italiani nel cercare di vincere le varie tappe. Dato che si fa un gran parlare del nostro movimento, secondo te cosa va e cosa non va allo stato attuale?
«Sicuramente ho sentito anch’io tutte le varie discussioni che si sono fatte circa le mancate vittorie di tappa. Secondo il mio punto di vista il nostro livello è alto, per cui non è un problema di corridori italiani o meno. Semplicemente anno dopo anno sta crescendo sempre più la globalizzazione del ciclismo e di conseguenza diventa sempre più difficile vincere, poiché gli avversari diventano ancora più numerosi e più forti rispetto a prima. Credo quindi che sia solo questione di tempo, portando un po’ di pazienza sono convinto che torneremo a vincere anche noi italiani».

Tu sei un corridore che è sempre andato molto forte nelle gare a tappe fin dai tuoi esordi nel professionismo ed anche da dilettante ti eri messo in grande evidenza. Si dice che l’avere delle gare a tappe tra i dilettanti possa aiutare a far emergere i corridori di fondo. Basti pensare ad un corridore come Aru, emerso quando ancora si disputava il GiroBio e che si è messo in enorme evidenza al Giro della Valle d’Aosta. Tra l’altro proprio in questa stagione torna a disputarsi il Giro d’Italia Under 23 dopo qualche anno di assenza. Quanto è importante per il nostro movimento poter avere delle gare a tappe a livello giovanile?
«Secondo me è molto importante. Io negli scorsi anni ho avuto la fortuna di poter disputare alcune delle gare a tappe più importanti come il Giro della Valle d’Aosta o il Tour de l’Avenir, Grazie alla squadra in cui militavo fortunatamente ho potuto gareggiare anche all’estero, dove il confronto con gli stranieri, soprattutto nelle gare a tappe a livello internazionale mi ha dato quel qualcosa in più. Insomma credo che il ritorno del Giro d’Italia degli Under 23 vada accolto molto positivamente per il nostro futuro».

Oltre alla partecipazione a gare a tappe italiane credi che la formazione giusta per un giovane possa passare anche dall’essere al via di gare come la Ronde de l’Isard ad esempio? Corsa che tu hai vinto in passato.
«Si, sicuramente. La Ronde de l’Isard è una corsa che magari qui in Italia non è troppo conosciuta, però per il pubblico francese è senza dubbio paragonabile al nostro Giro della Valle d’Aosta. Si tratta quindi di una corsa che ha una partecipazione molto qualificata che innalza di molto il livello e di conseguenza farebbe molto bene anche ai nostri corridori poterla disputare».

L’altro giorno ti abbiamo visto molto attivo in appoggio a Rui Costa. Che cosa stai imparando da un campione come lui?
«Sto imparando davvero molto, perché per lui il palmarés già parla da sé ed è uno degli atleti più forti in circolazione. Sono stato in ritiro sull’Etna assieme a lui e anche quella è stata un’ottima occasione per apprendere il più possibile mentre in questo Giro sto cercando di supportarlo al meglio in modo da poter riuscire a conquistare un’altra vittoria di tappa come squadra».

Per concludere la domanda è d’obbligo: chi vedi favorito per questo Giro? Si parla di un Quintana che va fortissimo in salita, di un Dumoulin che ha dato davvero una grande dimostrazione di forza finora, sia in salita che a cronometro, di un Nibali che appare in ripresa. Qual è il tuo punto di vista in merito?
«Per adesso abbiamo assistito a grossi ribaltoni, poiché dopo la sua vittoria sul Blockhaus tutti sembravano dare per scontata la vittoria finale di Nairo Quintana. Dopo la cronometro invece sembra che sia Dumoulin ad avere la corsa in pugno ma secondo me Nibali può dire ancora la sua, soprattutto nel corso della terza settimana. Sarà una lotta molto dura ma da italiano spero che riesca a prevalere proprio lui».

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