Zakarin esausto al termine dell'erta di Oropa © Bettiniphoto
Zakarin esausto al termine dell'erta di Oropa © Bettiniphoto

Zakarin, sarà la volta buona?

Il russo, tra i più imprevedibili di questo Giro, torna in lizza per il podio

Lì dove Fausto Coppi aveva i suoi natali e giungendo nel luogo dove Marco Pantani scrisse una vera e propria pagina leggendaria, scolpita per sempre nella storia del Giro d’Italia e non solo, la corsa rosa è giunta per riproporre un duello rusticano tra tutti i più attesi protagonisti di questa edizione, in attesa di giungere ai veri e propri fuochi d’artificio che da martedì infiammeranno l’ultima e decisiva settimana.

Si è molto discusso circa il disegno della Castellania-Oropa che, con un chilometraggio diverso e soprattutto con l’inserimento di un’asperità intermedia, avrebbe potuto garantire ancor più spettacolo e propositi battaglieri ma alla fine dei conti di risposte abbastanza eloquenti ne sono arrivate. Dumoulin ha impressionato per lucidità e capacità di affondare il colpo per guadagnare ulteriormente terreno in vista delle Alpi; Quintana aveva dato l’impressione di poter regalare un nuovo assolo per poi vedersi recuperare in vista dell’ultimo chilometro ed essere addirittura costretto alla difensiva per non perdere più secondi di quanti non ne abbia lasciati per strada proprio in vista del traguardo; Pinot e Nibali invece si sono visti respinti in maniera meno attesa del previsto, in una giornata che teoricamente sarebbe potuta risultare molto utile per recuperare terreno prezioso e costringere Dumoulin sulla difensiva, visto anche il gran lavoro dei rispettivi team proprio in vista dell’ascesa finale.

Chi però sornione qualcosina, in simili circostanze, continua a guadagnare è Ilnur Zakarin, uno degli atleti più solidi e meglio capaci d’interpretare tali ascese secche in questo Giro d’Italia. Pazienza se, proprio come sull’Etna, il longilineo atleta tartaro sia stato costretto ad accontentarsi della piazza d’onore (in quell’occasione ebbe buon gioco il fuggitivo della prima ora Polanc, stavolta invece nulla si è potuto contro la strapotenza di Dumoulin). Dopo aver cercato di limitare per quanto possibile i danni sul Blockhaus e aver disputato una cronometro così così in Umbria, il russo è stato trai primi ad accendere la miccia ieri, provando ad assecondare l’azione di Quintana nel primo tratto impegnativo dell’ascesa, per poi gestirsi in maniera oculata una volta ripreso dal gruppetto di Dumoulin, cercando di conservare energie preziose soprattutto in vista del finale.

Dove può realmente arrivare questo Zakarin? In realtà i limiti del russo non sono ancora del tutto evidenti, visto che lo scorso anno la rovinosa caduta giù dal Colle dell’Agnello, che gli costò la frattura di una clavicola, lo tolse di scena proprio quando occupava la quinta posizione in classifica in vista del gran finale. Ora che la situazione di presenta pressoché analoga (attualmente è quinto con un distacco di 4’24” da Dumoulin ma con un minuto scarso di ritardo da Thibaut Pinot, che occupa l’ultima posizione utile del podio virtuale) occorrerà vedere se per la prima volta avrà la giusta solidità psicofisica per concludere un grande giro nelle prime cinque posizioni o se addirittura potrà ambire a salire sul podio.

Zakarin: un avvicinamento similare, l’incognita è la tenuta
Andando ad osservare il percorso di avvicinamento del leader della Katusha, si può notare che le sue prestazioni siano state più o meno in linea con quelle degli scorsi anni, con un unico intoppo costituito dalla caduta che lo ha costretto al ritiro alla Vuelta Catalunya e che, in un certo senso, ha leggermente rallentato l’appropinquarsi del russo al via da Alghero (tuttavia non è detto che possa essere stato un male, soprattutto in vista dell’ultima impegnativa settimana di Giro). Pur senza ottenere successi parziali, Zakarin infatti si era mostrato in palla già nel mese di febbraio, chiudendo al secondo posto l’Abu Dhabi Tour, per poi proseguire con un sesto posto alla Parigi-Nizza. L’inconveniente del Catalunya e il conseguente rallentamento lo hanno portato al Romandia in condizioni meno brillanti rispetto a quelle del 2016 e soprattutto di due anni fa, quando proprio la vittoria in terra elvetica lo proiettò come possibile outsider in vista della corsa rosa.

Proprio le cadute continuano a rappresentare uno dei talloni d’Achille di Zakarin nella prospettiva della definitiva maturazione: i troppi scivoloni, compreso quello già ricordato giù dall’Agnello lo scorso anno, che spesso hanno esiti nefasti possono costituire un problema capace di segnare irrimediabilmente la carriera di atleti potenzialmente validi (basti pensare a Robert Gesink o Jurgen Van Den Broeck per citarne due), lasciando aperto qualche dubbio sull’efficacia della guida del mezzo. Allo stesso modo possono avere il loro peso gli episodi sfortunati che sopraggiungono sul più bello (si veda il finale di tappa a Tortolì, dove il gran lavoro del team in seguito alla foratura non fu sufficiente per evitare 20” di ritardo dai vari big).

Oltre a questo, è soprattutto la tenuta in tapponi contrassegnati da lunghe salite in sequenza a rappresentare ancora una delle incognite principali: nel 2016 il distacco accumulato da Zakarin prima della caduta fu figlio, oltre che della disastrosa giornata nella cronometro del Chianti, soprattutto delle difficoltà patite nel tappone dolomitico di Corvara, in cui i minuti di ritardo accusati da Chaves e Kruijswijk furono quasi 2 e mezzo e circa 2 quelli accusati da Nibali, pur terminando la frazione in settima posizione. Inevitabilmente la Rovetta-Bormio di martedì prossimo con Mortirolo, Stelvio e Umbrail Pass (previe modifiche di percorso che, facendo i debiti scongiuri, al momento non sembrano configurarsi) costituirà uno snodo cruciale per le proprie legittime ambizioni di podio.

Un controllo meno oppressivo tra i possibili punti a favore
Dovesse riuscire a superare indenne il tappone lombardo, Zakarin potrebbe sfruttare a proprio favore un controllo meno serrato rispetto a quello che potrebbe essere riservato ai vari Pinot o Nibali ed avere quindi la possibilità di prendere qualche secondo di margine sui diretti avversari, qualora la corsa dovesse risultare meno controllata del previsto. Così come un Dumoulin preoccupato soprattutto di limitare i danni dai possibili attacchi in serie di un Quintana deciso a far saltare il banco, potrebbe non impegnarsi allo spasimo per ricucire eventualmente su un allungo dell’atleta russo, che anzi, viste le caratteristiche più o meno similari, potrebbe addirittura divenire un prezioso alleato dell’olandese proprio nella prospettiva di conservare un posto tra le prime cinque posizioni.

Viceversa, qualora dovesse riconfigurarsi una situazione che lo vedrebbe tagliato fuori da ogni discorso inerente l’altissima classifica, l’obiettivo primario potrebbe divenire, ancora una volta, quello della conquista di una tappa, cosa che Ilnur ha già dimostrato di saper centrare alla grande, ricordando il bellissimo numero di Imola al Giro 2015 e la bella affermazione a Finaut ottenuta al Tour de France dello scorso anno. Chiaramente un Zakarin ancora pienamente coinvolto per la lotta per il podio potrebbe trovare altissime motivazioni per disputare anche una grande cronometro nella giornata conclusiva di questo Giro d’Italia: ricordiamo che il corridore tartaro ha sì sensibilmente migliorato il proprio rendimento in salita negli ultimi anni, perdendo qualcosa in potenza, ma in gioventù ha saputo essere un più che valido cronoman, come testimoniò il titolo europeo conquistato da juniores nel 2007.

In conclusione, alla luce di quel che ha detto fino ad oggi questo Giro d’Italia numero 100, le ambizioni di Zakarin risultano assolutamente intatte ed un grande giro concluso finalmente nelle prime dieci o meglio cinque posizioni potrebbe definitivamente far convincere il russo di poter dire la propria sulle tre settimane e alzare ulteriormente l’asticella nelle prossime stagioni. L’ostica tappa di Bergamo e il successivo riposo anticipano la settimana più attesa e impegnativa. Molto ancora potrà e dovrà accadere ed anche chi ha un ritardo importante ma di certo non incolmabile può ancora credere alla possibilità di poter salire sul podio a Milano. Ilnur Zakarin, possiamo scommetterci, rientra ancora perfettamente in questa schiera di atleti.

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