Nibali supera Landa in volata a Bormo © LaPresse
Nibali supera Landa in volata a Bormo © LaPresse

Nibali sorriso d’Italia!

Giro100, Vincenzo attacca in discesa e vince il tappone dello Stelvio. Dumoulin in crisi intestinale, poi salva la rosa. Ma Quintana lo tallona

Quindici giorni senza una vittoria italiana al Giro d’Italia, una settimana con la convinzione di aver trovato un nuovo dominatore della corsa rosa, tre giorni di ansia dopo il mezzo disastro di Oropa, ed ecco che Vincenzo Nibali, in un colpo solo, spazza tutto via, azzera ogni contatore, e rimette tutto in gioco al Giro100.

Si poteva sperare di più dall’attesissimo tappone del doppio Stelvio? I tifosi dello Squalo dello Stretto diranno legittimamente che no, non potevano sperare di più: arriva la vittoria che li rassicura sulle condizioni di Vincenzo, e che conferma a tutti che il siciliano è ancora un fattore nella terza settimana di un GT, e che anzi quando si sale tanto, e si pedalata tanto, e si fatica tanto, frequenta più o meno le parti dell’imbattibilità.

Oggi a Bormio Nibali ha vinto, ha centrato un ambìto successo in uno sprint a due, in discesa, ma anche in salita era stato forse il più convincente. In una tappa che a lungo ha regalato poco allo spettacolo, ma moltissimo al pathos, le cose si sono infiammate nel momento in cui la maglia rosa Tom Dumoulin è andata in difficoltà a causa di problemi intestinali. Quei problemi che non vengono mai per caso, ma che sono la spia di qualcosa di rilevante (della serie: l’olandese non tiene benissimo certe distanze, certe altitudini, e il suo fisico reagisce malamente) o – bene che vada – di qualcosa di sbagliato (della serie: si è alimentato male).

In un grande giro non c’è tempo per aspettare di comprendere le mille motivazioni che possono sottendere a una débâcle, e anzi gli uomini di classifica hanno avuto pure un certo riguardo per Tom, non attaccandolo subito (si era a 30 km dalla fine, e loro non affondavano il colpo mentre il leader della generale era affaccendato per prati)… ma non si può aspettare in eterno.

Il Giro100 è iniziato oggi per Nibali, direbbe qualcuno. Tutti gli appassionati con un minimo di avvedutezza avrebbero dovuto aspettare in effetti questa giornata prima di lanciare i deprofundis, perché certe caratteristiche vengono estremizzate dal passare degli anni. La scarsa propensione alle one-shot-stages (le tappe da una sparata e via), la tendenza a dare il meglio di sé sul piano del fondo e della resistenza: oggi abbiamo visto proprio questo, abbiamo visto che il miglior Nibali emerge quanto più la fatica aumenta per tutti. Lui la sente meno di altri.

Anche meno di Quintana, forse, anche se Nairo è il secondo vincitore di giornata, visto che la maglia rosa è per lui di nuovo a portata di mano. Dipende dalla sua voglia (o capacità) di alzare un tantino il livello dello scontro, per lasciarsi dietro Dumoulin, per staccare Nibali, per mettersi al sicuro prima della crono di sabato. Può farlo; ma pure Nibali può rispondere da par suo. Di sicuro le promesse di questo Giro stanno venendo mantenute più o meno in pieno: c’è incertezza, c’è terreno per vedere spettacolo, c’è spazio per il coraggio e per qualche impresa.

Oggi la discesa di Vincenzo è stata spettacolare, molto. Adrenalinica, fatta a tutta, e se dovessimo giudicare piccoli dettagli (il salto della pozzanghera) che ci ricordano altri piccoli dettagli (il quasi-salto di Zeits caduto nella tappa del pavé) saremmo tentati di dire che anche stavolta Nibali è baciato dalla grazia. Staremo a vedere, magari il Giro non lo vincerà, ma c’è da scommettere che darà tutto fino all’ultimo centimetro per centrare la terza rosa in carriera. Il che sarebbe un risultato enorme.

Enorme come la resistenza di Dumoulin, a cui oggi vanno resi tutti gli onori per una resa che non c’è stata, per una reazione che lo tiene non solo ancora in gioco, ma pure sul gradino più alto, per il momento e ancora. Enorme come il coraggio di Kruijswijk, andato in fuga dal Mortirolo per provare a rientrare in classifica (impresa quasi fallita, ma non del tutto. Ci riproverà già domani, vedrete), o come la tenacia di Landa che ancora una volta risulta battuto nell’ordine d’arrivo, ma non nel sentimento che smuove in chi lo guarda. Bravi, bravi, bravi.

 

Inizio al fulmicotone e Mortirolo da fuga
Gli amanti del ciclismo sprint non potevano aspettarsi un avvio migliore per la 16esima tappa, Rovetta-Bormio di 222 km. Velocità altissima (50.3 di media la prima ora!), vari tentativi di attacco che però non trovavano modo di avere spazio, infine partita una fuga piena di nomi, ben 25, che evitiamo di riportare per non causare mal di testa precoci al lettore.

Il gruppo, tirato prima dalla Bahrain Merida e poi dalla Gazprom-Rusvélo, entrambe rimaste fuori dall’azione, è stato tenuto vicino agli attaccanti, e prima che si potesse dire ahi ohi si era già sul Mortirolo: versante da Monno, quindi più facile degli altri, ma pur sempre una signora salita, per di più intitolata alla memoria di Michele Scarponi (e con punteggi Gpm raddoppiati: ben 70 punti al primo).

Qui in tanti hanno perso le ruote dal drappello dei battistrada, e altrettanti son rientrati da dietro, fino ad andare a comporre un gruppo più o meno definitivo: Luis León Sánchez e Pello Bilbao (Astana), Manuel Senni (BMC), José Costa Mendes (Bora-Hansgrohe), Joe Dombrowski, Pierre Rolland e Michael Woods (Cannondale-Drapac), Felix Grossschartner e Jan Hirt (CCC Sprandi Polkowice), Omar Fraile, Natnael Berhane e Igor Antón (Dimension Data), Alexander Foliforov (Gazprom-Rusvélo), Andrey Amador, Winner Anacona e Gorka Izagirre (Movistar), Laurens De Plus (Quick-Step Floors), Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo), Mikel Landa, Philip Deignan, Sebastián Henao, Vasil Kiriyenka (Sky), Laurens Ten Dam (Sunweb), Rui Costa ed Edward Ravasi (UAE Emirates).

Notare la presenza di ben tre Movistar, dell’uomo di fiducia della maglia rosa Tom Dumoulin (Ten Dam), di uomini praticamente di classifica (Kruijswijk) e di altri favoriti di giornata (Landa, Fraile).

Sánchez ha tirato tutta la salita, e poi giustamente è transitato in testa al Gpm, senza che qualcun altro andasse a contestare il suo buon diritto di onorare la memoria del compagno di squadra scomparso un mese fa. Fraile, transitato secondo, ha comunque messo insieme un enorme bottino di punti, buoni per la classifica della maglia azzurra.

Il gruppo è transitato a 1’20”, poi in discesa qualcuno ha perso contatto dai primi (Rolland, Woods, Kiryienka) per poi rientrare nel fondovalle, qualcuno è rientrato da dietro (Carlos Verona della Orica-Scott) e qualcun altro ha tentato di riavvicinare i battistrada (soprattutto va citato Kanstantsin Siutsou, compagno di Vincenzo Nibali in Bahrain), senza mai riuscirci.

 

La fuga si sostanzia tra il fondovalle e lo Stelvio
Mentre tra gli attaccanti si è trovata una certa concordanza d’intenti tra Movistar e Sky (soprattutto con un Kiryienka inesauribile che ha tirato per gran parte del tempo nel fondovalle verso Bormio), lo stesso è successo in gruppo tra Sunweb e Trek-Segafredo, il che era anche abbastanza prevedibile, visto che Bauke Mollema (capitano rossonero) era quello maggiormente indiziato della volontà di far corsa parallela con il connazionale Dumoulin.

Il gruppo ha comunque perso terreno rispetto ai battistrada, e a Bormio, ai piedi dello Stelvio, il distacco è arrivato a 2’50” per poi salire ancora sulle prime rampe della Cima Coppi del Giro100: 3’10” è stato il vantaggio massimo per gli attaccanti a 97 km dal traguardo. Kiryienka ha continuato a tirare fin quasi ai -90, poi ha lasciato spazio al compagno Deignan che ha aumentato il ritmo frantumando via via il gruppetto e facendo scalpi interessanti (tra gli staccati sotto i suoi colpi: Rolland, Rui Costa, Anacona).

Ai -85 erano rimasti davanti appena in 8: con l’irlandese della Sky, anche il suo capitano Landa, Kruijswijk, Sánchez, Amador e Izagirre, Antón e Hirt. In gruppo, un paio di minuti più indietro, si segnalava la morìa di compagni di Nibali e di Dumoulin: solo Franco Pellizotti per lo Squalo, nessuno per la maglia rosa (che però più avanti aveva Ten Dam).

 

Battaglia sulla Cima Coppi? No, rinviata
Verso la cima dello Stelvio un breve attacco di Tejay Van Garderen (BMC), piuttosto velleitario, e poi nient’altro per quanto riguarda il gruppo dei migliori, rimasto composto da una ventina di unità e tirato sempre dalla Trek di Mollema. Magari ci si aspettava maggiore battaglia tra gli uomini di classifica, ma lo Stelvio ha più che altro una funzione, storicamente: quella di rimanere nelle gambe in vista delle salite successive.

In discesa Amador ha tentato un allungo, poi rintuzzato da Landa (che era transitato per primo al Gpm-Cima Coppi), e i due sono stati ripresi in fondo, a 50 km dalla fine (molto attivo Kruijswijk in questa fase). La Movistar è stata invero piuttosto schizofrenica, prima aveva fermato Anacona, poi il colombiano si è rifatto sotto riportandosi sui battistrada ma in compenso dall’ammiraglia hanno dato lo stop a Izagirre. Amador che pareva andare per fatti suoi. Non quello che ci si aspetterebbe da una corazzata perfettamente oliata come dovrebbe essere il meccanismo padroneggiato da una vita da Eusebio Unzué.

Il ventosissimo fondovalle verso l’approccio al versante svizzero dell’UmbrailPass ha fiaccato parecchio i battistrada, mentre il gruppo – tirato da Orica-Scott (Rubén Plaza) e Katusha (JIM Gonçalves) – limava gap; ma a quel punto ogni cosa era demandata alla scalata finale. Iniziata quella, un allungo di Kruijswijk ha dissolto il drappello di testa: solo Landa e un sorprendente Hirt sono stati in grado di riportarsi sull’olandese.

Ma il sorpresone era dietro l’angolo, e riguardava l’altro olandese, quello che da una decina di giorni è su tutte le prime pagine ciclistiche. La vicenda stavolta non era da copertina, però, quanto da retro…

 

Dumoulin, il suo intestino e la corsa nei prati…
Proprio sulle prime rampe dell’UmbrailPass, a 32 km dal traguardo e quindi a 12 dalla vetta, Tom Dumoulin ha accostato, si è buttato giù dalla bici spogliandosi in pochi secondi. A vedere la scena, pareva che nel suo body fosse entrato uno sciame di api, e invece si trattava di altre punture, di altri morsi: quelli allo stomaco (anzi, all’intestino) che gli segnalavano un’imminente scarica di materiali reflui…

Che si fosse alimentato male sullo Stelvio (troppi gel, ci è parso di vedere), o che si tratti di un problema strutturale (non è la prima volta che gli capita in giornate di alta quota), sta di fatto che l’inconveniente ha rimesso tutto in gioco.

Il gruppo avrebbe avuto la possibilità di fregarsene, e di dare il la alla mazurka degli assalti alla diligenza, ma con diligenza (pure troppa) i rivali di Tom hanno rallentato, concedendo al leader della classifica qualche minuto per espletare i suoi bisogni ed eventualmente riportarsi sotto. Il punto è che in certe tappe, e più ancora in certi momenti di certe tappe, non si può pretendere che la corsa venga neutralizzata del tutto (anche se Dumoulin pensava che ciò gli fosse dovuto, almeno a sentire le sue dichiarazioni a caldo dopo la tappa…).

Quindi, dopo un prolungato momento di traccheggio, la Bahrain Merida di Nibali ha preso in mano la situazione, e con Franco Pellizotti ha imposto un ritmo che ha tenuto a distanza il capitano della Sunweb (in quel momento ballava un minuto abbondante).

Major Tom ha trovato per strada Ten Dam, che lo aspettava e che gli ha fatto un po’ di trenata, prima di saltare e lasciare il capitano solo col suo destino. Qui ci si attendeva – per esperienze già vissute in tante occasioni – che la maglia rosa potesse andare completamente alla deriva, e invece, sorpresa, Dumoulin ha raschiato non si sa quale fondo di barile, ha trovato energie insospettate, si è rimesso il più possibile in sesto, ha preso a pedalare nel miglior modo che conosceva, e ha limitato al massimo i danni, riportando il gap dai rivali entro limiti non abnormi. Anzi, a tratti ha pure recuperato qualcosa, del resto il ritmo di Pellizotti, seppur discreto, non era certo tale da spaccare la corsa in due.

 

Sull’Umbrail si accende la bagarre vip
Con i problemi di Dumoulin, e la naturale selezione che una tappa del genere produce, il drappello dei migliori si era ridotto a poco più di 10 unità. 14, per la precisione: Nibali con Pellizotti, Quintana con Amador (raggiunto ai -30) e Anacona, Yates, Pinot con Reichenbach, Formolo, Pozzovivo, Mollema, Zakarin, Jungels e Cataldo.

Ancora selezione naturale sull’Umbrail: out Reichenbach ai -27, out Cataldo e Pellizotti ai -26, e finalmente a poco più di 25 km da Bormio (5 dalla vetta) Nibali ha pungolato gli avversari. È bastato uno scattino del messinese per chiamare la risposta di Nairo, e ci si è ritrovati con appena quattro uomini davanti: coi due, anche Zakarin e un grande Pozzovivo. È rientrato pure Formolo, ma solo per un attimo, perché sul successivo cambio di ritmo di Nibali e Quintana, Davide è saltato. Zakarin quasi, Pozzovivo no.

Intanto davanti Landa si era sbarazzato di Kruijswijk e Hirt; l’olandese è stato raggiunto e superato a 2500 metri dalla vetta dal quartetto Nibali-Quintana-Zakarin-Pozzovivo, il ceco ha subìto identico trattamento un chilometro più su. Entrambi hanno poi tenuto le ruote del drappello Pinot-Formolo-Mollema-Yates-Jungels fino al traguardo.

A 700 metri dal Gpm Nibali ha tentato un nuovo affondo, e Quintana – con qualche impaccio – ha risposto presente; al Gpm, a 20 km dal traguardo, sono rientrati anche Zakarin e Pozzovivo, mentre Landa conservava a quel punto appena 10″ di margine.

 

E in discesa Nibali torna Squalo!
In discesa Nibali è tornato quello dei giorni belli delle picchiate memorabili. Ha forzato il ritmo per rimettere Landa nel mirino, e ci è riuscito con Quintana ai -14, mentre Zakarin (bontà sua, un vero impiastro nell’esercizio) si disperdeva e pure Pozzovivo non era in grado di tenere le ruote degli altri tre.

Vincenzo non ha speso tutto nel primo tratto di discesa, in compenso è stato lucidissimo in ogni momento, ad esempio quando si è trattato di saltare (con tutta la bici) una pozzanghera prima di un tornante… Appena rientrato su Landa, il capitano Bahrain ha forzato ulteriormente, e ha messo distanza rispetto a Quintana.

Il basco della Sky (che gran rimpianto quella caduta al Blockhaus, pensate che protagonista ci siamo giocati nella lotta per la rosa) ha collaborato con l’ex compagno di squadra in Astana, e ha fatto per intero la propria parte, anche se sarebbe stato legittimato a risparmiarsi, visto che era pur sempre in fuga da una vita, e che non aveva interessi diretti per la classifica. D’altro canto, anche a Landa non dispiaceva ridurre la contesa per il successo di giornata a sé e un solo altro avversario.

Ai 2 km lo spagnolo ha tentato una mezza fagianata, allungato di qualche metro, ma Nibali è stato sveglissimo, e ormai sentiva la possibilità di vittoria e si sa che in questi casi lo Squalo è vorace.

La volata a due è stata combattuta, ma Landa ha un po’ sbagliato l’ultima curva, prendendola all’esterno e lasciando all’interno lo spazio per l’italiano. Nibali non si è fatto pregare, ha affiancato l’amico-rivale e l’ha battuto praticamente al colpo di reni, mentre l’altro puntualmente se la prendeva col manubrio per sfogare la frustrazione della sconfitta.

 

I conti si fanno all’arrivo: Dumoulin salvo
Quintana ha chiuso a 12″ da Nibali-Landa, Pozzovivo a 24″, Zakarin a 34″. Formolo è stato bravo ad anticipare tutti gli altri, chiudendo sesto a 1’26”, e a 1’35” è arrivato un bel drappello con – nell’ordine – Mollema, Jungels, Yates, Pinot, Hirt e Kruijswijk. Tredicesimo, a 2’18”, un comunque enorme Dumoulin. Dopodiché il solco, col 14esimo (Jan Polanc) a 5’10”. Nei 20 Simone Petilli (16esimo a 5’19”) e Dario Cataldo (20esimo a 7’30”).

Tutto ciò significa che in classifica Tom Dumoulin resta in maglia rosa, ma ora gli avversari gli sono addosso: il più temuto, Nairo Quintana, è secondo a 31″; il più temuto, Vincenzo Nibali (sì, sono due e sono i più temuti a pari merito!), è terzo a 1’12”. A seguire troviamo Pinot a 2’38”, Zakarin a 2’40”, Pozzovivo a 3’05”, Mollema a 3’49”, Jungels a 4’35”, Kruijswijk a 6’20”, Yates a 7′ tondi. Giusto fuori dai dieci Davidino Formolo a 7’17”, con Amador rotolato in dodicesima posizione a 11’29”, Polanc 13esimo a 12’13”, Cataldo 14esimo a 13’26”. Petilli è 20esimo a 29’07”, Pellizotti 21esimo a 30’15”. Landa si consola con la maglia azzurra di migliore scalatore, detenuta ora con margine su Sánchez e Fraile (124 punti contro 108 e 85).

Per essere il tappone più atteso del Giro, diciamo che ha fatto pure sin troppo poca selezione, ma lo Stelvio viene sempre approcciato con grande rispetto (o timore reverenziale), per cui ci stava anche che la corsa avesse questo tipo di sviluppo oggi. Non la stessa cosa succederà nei prossimi giorni. Domani la frazione potrebbe pure passare senza sussulti (Tirano-Canazei, 219 km, Aprica e Tonale in avvio, poi tantissimo falsopiano all’insù nella seconda metà), anche se ci sarà battaglia in avvio, in salita, e in quei casi non si può mai giurare alla vigilia che nessuno si farà male.

Ma poi giovedì-venerdì-sabato non sarà un trittico da sconti, a partire dalla cavalcata dolomitica di dopodomani. L’uomo che volle farsi re e non è più re, Tom Dumoulin, fa meno paura rispetto a un paio di giorni fa, e i suoi avversari non si faranno pregare per attaccarlo. Che tenga fino a Milano è possibile (come tutto, nella vita), ma anche piuttosto improbabile. La lotta è Nairo-Vincenzo, quindi? Che dite, togliamo il punto interrogativo?

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La vignetta di Pellegrini

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