Elia Viviani e gli altri Sky festeggiano la vittoria delle Hammer Series © Hammer Series
Elia Viviani e gli altri Sky festeggiano la vittoria delle Hammer Series © Hammer Series

Hammer di crono, di sprint e d’anarchia

La Sky vince le Hammer Series battendo in un entusiasmante testa a testa la Sunweb. Caos scie, sei squadre penalizzate

Si è chiusa bene, si è chiusa male, in ogni caso si è chiusa, nel Limburgo, la prima edizione delle Hammer Series, nuovo format ciclistico che promette di tornare ancora a far parlare di sé in futuro.

Si è chiusa bene perché, indubitabilmente, in questi tre giorni olandesi ci siamo divertiti, e ci siamo divertiti – e molto – anche per la sfida secondo a secondo, metro a metro, tra la Sky e la Sunweb. Si è chiusa bene perché la formula del gran finale, con cronosquadre a inseguimento, è senz’altro vincente e c’è da scommettere che la rivedremo e soprattutto la attenderemo com un momento di ottimo spettacolo.

Si è chiusa male perché la giuria in corsa ha gestito malissimo la finale, non riuscendo a impedire che i vari team si mettessero uno in scia all’altro, con l’esito grottesco di ben sei squadre arrivate praticamente in gruppo alle spalle delle prime due. E fortuna che queste ultime non hanno attuato un’identica “tattica”: in tal modo possiamo dire che almeno la contesa per la vittoria è stata leale e il risultato non falsato.

 

La BMC e la maledizione delle forature
Le 16 squadre impegnate nelle Hammer Series si sono sfidate in due finali: una per il 9°-16° posto, l’altra per il 1°-8°. Nella prima delle due batterie tutto è filato liscio, la Trek-Segafredo partiva per prima ma è stata superata sia dalla BMC che dalla Quick-Step Floors. La BMC stava dominando la prova, ma a 10 km dalla fine è iniziata un’incredibile sequela di forature per il team americano: il primo a doversi fermare è stato Daniel Oss. Poco male, visto che il tempo veniva preso sul quarto dei cinque concorrenti per squadra, quindi gli altri componenti del team rossonero hanno proseguito più o meno come se nulla fosse.

I problemi sono iniziati a 6 km dalla fine, allorquando anche Stefan Küng ha forato. In tal caso, gli altri tre si son dovuti fermare per aspettare lo svizzero, visto appunto che bisognava arrivare al traguardo in quattro. E sia Quick-Step che Trek ne hanno ovviamente approfittato, ripiombando sui BMC e superandoli, una dopo l’altra.

La situazione ha virato verso il grottesco quando, ai -5, dopo il rientro di Küng ha forato Miles Scotson: nuovo stop per i BMC, cambio della bici per l’australiano, rientro sugli altri tre ed ecco che… fora Manuel Quinziato! A quel punto all’altoatesino non restava che prenderla con filosofia, sorridendo alla telecamera che lo inquadrava.

La Quick-Step Floors ha ben gestito il finale, respingendo il riavvicinamento della Trek-Segafredo e chiudendo in 52’38”, con 4″ sulla squadra di Luca Guercilena; la BMC è arrivata a 1’38”, quindi la Roompot-Nederlandse Loterij a 2’11”, e poi due volate, tra Bahrain-Merida e UAE Emirates (13esima e 14esima a 2’48” e 2’52”), e tra Caja Rural-Seguros RGA e Israel Cycling Academy (15esima e 16esima a 4’18” e 4’22”).

 

Una finale falsata per sei ottavi dei team coinvolti
Ecco che allora sono scese in strada le otto formazioni destinate a giocarsi il successo finale. La Sky è partita per prima, a 32″ s’è mossa la Sunweb, a 1’00” la Nippo-Vini Fantini, a 1’12” la Lotto Soudal, a 1’29” la Movistar, a 1’49” la Cannondale-Drapac, a 2’02” la Orica-Scott e a 2’16” la LottoNL-Jumbo.

La Lotto ha subito (dopo 3 dei 44.7 km totali) raggiunto e superato la Nippo, la quale però non ha mollato, restando a tiro della squadra belga. Nelle retrovie intanto LottoNL e Orica, molto molto competitive oggi, recuperavano a grandi falcate sui team che le precedevano. E qui è successo il pateracchio: i giudici non hanno badato a tenere immediatamente distinti i vari trenini, uno per lato della strada quando se ne incrociavano due. Sicché chi veniva raggiunto, anziché farsi da parte, si metteva comodamente a ruota di chi sopraggiungeva.

Tale andazzo, alla lunga e con tutte le squadre dalla terza all’ottava coinvolte, è risultato impossibile da bloccare, perché non c’era più spazio in strada per far affiancare i vari team. I quali, a quel punto, non solo si limitavano a stare tutti insieme, ma si davano pure ottimi cambi: prima tirava una squadra, poi un’altra, poi un’altra ancora…

Fortunatamente le prime due erano fuori portata, e tali sarebbero rimaste fino alla fine. Ovvio che poi le sei squaddre coinvolte nel gruppone malefico siano state penalizzate (cinque minuti per ciascuna), ma contava – più che una sanzione legata a un risultato del tutto platonico – che gli organizzatori di Velon non esibissero questo tipo di leggerezza alla prima uscita del loro innovativo format. Ci sarà modo di rimediare in seguito, di sicuro. Resta una piccola figura barbina in quest’occasione limburghese.

 

La grande sfida Sunweb-Sky
Tornando alle prime due della classe, la Sunweb ha preso molto sul serio la gara. Schierando un quintetto eccellente con Zico Waeytens, Max Walscheid, Albert Timmer, Ramon Sinkeldam e uno scatenato Lennard Kämna, la squadra tedesca ha da subito macinato secondi ai danni dell’avversaria, che aveva meno cronoman nel suo quintetto (Owain Doull e Jonathan Dibben, molto tagliati per l’esercizio, ma poi anche Danny Van Poppel, Elia Viviani e Tao Geoghegan Hart).

Al primo passaggio dal traguardo (bisognava coprire tre giri da 14.9 km) il margine tra le due contendenti era sceso da 32″ a 24″. Al secondo passaggio la Sunweb aveva ulteriormente decurtato a 18″ il suo gap da una Sky che nel frattempo (ai -18) aveva pure perso per strada Dibben.

Gli ultimi chilometri sono stati esaltanti. A 3.5 km dal traguardo, la Sunweb ha infine coronato il lungo inseguimento, ha affiancato la squadra avversaria e l’ha superata a poco meno di 3 km dalla fine. Mettendo anche luce tra sé e gli avversari, i bianconeri (orfani di Tom Dumoulin, schierato nella prima delle tre prove ma non oggi) hanno iniziato ad assaporare il gusto della vittoria, anche se tra di loro Timmer non ce l’ha fatta più e si è staccato.

La Sky però non ha mollato. È rimasta pochi metri dietro alla Sunweb, e ha rinviato per l’ultimo chilometro la sparata finale. Lì, nei mille metri conclusivi, Van Poppel ha dato una trenata paurosa, riportando sotto i suoi compagni. Era testa a testa senza più mezzi termini. Le formazioni, ridotte in quartetti, si sono disunite: la Sky, sullo slancio di una bella finalizzazione di Viviani, è rimasta davanti con tre uomini, e con loro il solo Walscheid.

Gli altri tre Sunweb erano qualche metro dietro, con Geoghegan Hart: hanno avuto, i bianconeri, l’intero rettilineo conclusivo per superare il giovane britannico, ma questi ha resistito con una tenacia ammirevole, riuscendo addirittura a tenerseli tutti e tre alle spalle. Nel momento in cui Tao ha tagliato il traguardo, il tempo per la Sky si è fermato: 51’59”. La Sunweb è stata cronometrata a 1″ di distacco. Come dire: dopo tre giorni di battaglia e batti e ribatti, la contesa è stata decisa da un solo, misero secondino.

A poco più di mezzo minuto sono arrivate tutte le altre, il già citato ed esecrato “gruppone”: terza ha chiuso la Orica a 36″ sulla Lotto, a 37″ è stata cronometrata la Movistar, a 39″ la LottoNL, a 41″ la Cannondale, a 45″ la Nippo. Per tutte, nel post-gara, 5′ di penalizzazione che però non cambiano di una virgola la classifica.

 

Conclusioni: il giochino funziona, ma dovrà migliorare molto
Possiamo finalmente trarre le conclusioni al termine di questo interessante esperimento. O perlomeno, al momento lo consideriamo un esperimento, ma se Velon insisterà nel progetto, ci sta che le Hammer Series divengano un appuntamento fisso in calendario, anche con diverse tappe nel corso della stagione.

Ci sono ampie zone del mondo non baciate dalla fortuna (o dalla possibilità) di avere una classica o una gara a tappe sul proprio territorio; l’idea di ospitare per un weekend il grande ciclismo, strutturato nella maniera che abbiamo visto in questi giorni, solleticherà più di un appetito, anche perché tali manifestazioni potranno avere – dal punto di vista geografico – carattere episodico.

La formula, come abbiamo più volte scritto in questi giorni, è apprezzabile, a patto che vi siano degli aggiustamenti in futuro. La prova Climb, adatta a classicomani “da Liegi”, va sostanzialmente bene così com’è. La prova Sprint dovrebbe prevedere giri del circuito più brevi, e un più alto numero di volate, altrimenti rischia di trasformarsi in una sfida in cui non mancano i tempi morti. La cronosquadre a inseguimento (prova Chase) è poi la vera genialata del progetto, e funzionerà alla grande nel momento in cui si lavorerà per evitare le scie che abbiamo visto oggi nella seconda batteria.

Quello che nelle prime due giornate poteva sembrare un minus, ovvero il fatto che la sfida fosse tra squadre e non individuale, ha trovato oggi la migliore delle risposte sul campo: la gara conclusiva dà infatti senso al tutto, e ora che il pubblico familiarizzerà con tale “sistema”, verrà più naturale interpretare in maniera corretta anche le due prove in linea.

Grave mancanza, dal punto di vista televisivo, è stata una grafica piuttosto sparagnina. Assurdo che non venissero pubblicati gli ordini d’arrivo di ogni singolo sprint, fosse esso in salita o sul piano; e le classifiche tra i team avrebbero dovuto comparire in sovrimpressione con maggiore frequenza.

I punteggi, poi, sono quanto di più anti-interessante possa esserci: già il fatto che ci siano i decimali di mezzo li rende più ostici, ma poi sfugge del tutto – allo spettatore medio – la corrispondenza tra punteggi, bonus in secondi e classifica a tempo che funge poi da ordine di partenza della crono finale. Si dovrà trovare un sistema di punteggi che dia immediato riscontro della situazione dei tempi, in tempo reale. E poi, non sarebbe male che il sito della gara fornisse una serie di dati sulle varie gare e classifiche, anche intermedie: che di mezzo ci sia Velon, che teoricamente nei numeri dovrebbe sguazzarci, rende curiosa la povertà di tali contenuti che abbiamo sperimentato in questi giorni.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile