Simon Spilak tra Damiano Caruso e Steven Kruijswijk sul podio finale del Tour de Suisse 2017 © Bettiniphoto
Simon Spilak tra Damiano Caruso e Steven Kruijswijk sul podio finale del Tour de Suisse 2017 © Bettiniphoto

Spilak, sorrisi e Cantoni

Tour de Suisse a Simon su Damiano Caruso, crono finale a Rohan Dennis. Ma la corsa ha un grande bisogno di rilancio

Abbiamo memoria sufficientemente radicata nel tempo per ricordare di quando il Giro di Svizzera era una delle gare più attese dell’anno, perlomeno tra quelle a tappe. Meno del Giro e del Tour, ovviamente, ma certo più della Vuelta e di tutti gli altri giri e giretti del globo (o meglio: d’Europa, visto che all’epoca – Tour DuPont a parte – era difficile che i professionisti trovassero simili competizioni fuori dal continente).

Poi un lungo declino, acuito senza dubbio dall’avvento del Pro Tour, poi World Tour, dalla concomitante crescita di importanza del Criterium del Delfinato, dall’architettura dei calendari, probabilmente anche da qualche scelta degli organizzatori, risultati incapaci di connotare in maniera forte la propria corsa, di aumentarne l’appeal. Sicché quella che un tempo era una sfida incrociata tra i big usciti dal Giro e quelli che si apprestavano a fare il Tour, è ridotta oggi a scontro di seconde linee, laddove i corridori più forti optano per il già citato Delfinato come tappa di avvicinamento alla Grande Boucle.

Ora che il TDS offre di sé un’idea di decadentismo che certo potrà piacere ai fan di Thomas Mann ma che mal si sposa all’immagine “smart” che una corsa vincente dovrebbe dare di sé, i suoi fautori hanno finalmente capito che serve qualche risposta. La prima che è venuta loro in mente è uno spostamento, un anticipo di calendario di una settimana, al fine di sovrapporla precisamente al Delfinato: l’occasione (o la scusa, come loro stessi ammettono tra le righe) sarà la volontà di evitare la concomitanza coi Mondiali di calcio del 2018… solo che la manifestazione pallonara si svolgerà in Russia, quindi la giustificazione appare debole. La palla (è il caso di dirlo) va all’UCI, che dovrà decidere in merito: acconsentire allo spostamento “provvisorio” (ma già passibile di diventare definitivo), o rispettare l’annunciata volontà di limitare in futuro sempre più questo tipo di sovrapposizioni? Lo scopriremo presto.

Un’altra via che gli organizzatori elvetici potrebbero battere è quella della possibile connotazione della loro corsa come appuntamento per classicomani: infatti, a fronte della sempre più marcata assenza di grandi nomi per la classifica, nel campo delle ruote veloci e dei finisseur non ci si può lamentare, vista la fedeltà riconosciuta ad esempio da un Peter Sagan (che dal 2011 non manca un’edizione del TDS). E Peter Sagan vale sempre, anche da solo, il prezzo del biglietto (poi tra l’altro vince a ripetizione: 15 tappe per lui in 7 anni, ancora 2 in questa settimana).

Ma non solo lo slovacco: ai nastri di partenza svizzeri c’erano Greg Van Avermaet e Philippe Gilbert, tanto per citarne due. E John Degenkolb e Tim Wellens e Zdenek Stybar, ad esempio. Alla tentazione di disegnare un percorso per classicomani anziché per GTisti, il Tour de Suisse aveva già ceduto alla fine degli anni Zero, allorquando le salite vennero molto addolcite (o escluse) per favorire l’idolo di casa Fabian Cancellara (che infatti vinse nel 2009). Ma poi non si insistette, si tornò indietro, si rimase un po’ carne e un po’ pesce, coi risultati che oggi vediamo.

Un’altra ipotesi – certo più radicale – sarebbe quella di trasformare il TDS in un Tour de l’Avenir di inizio estate: una gara riservata ai giovani più forti, che avrebbe sin da subito i crismi per diventare un obiettivo centrale della stagione degli Under (a patto di non sovrapporsi col rinato Giro d’Italia). Ma questo è fantaciclismo. Di sicuro il Tour de Suisse ha bisogno di un rilancio in grande stile. Vedremo se la società organizzatrice avrà la forza e la creatività per riuscire in quest’ambiziosa impresa.

 

La crono finale: un campionato sociale BMC
Esattamente come quella iniziale, anche la cronometro finale del Tour de Suisse 2017 è stata dominata in lungo e in largo dalla BMC. E come a Cham nove giorni fa, anche a Sciaffusa si è imposto Rohan Dennis, che oggi sul percorso di 28.6 km comprendente una salita da rapporto nel finale, ci è andato letteralmente a nozze.

L’australiano ha completato la sua prova nel tempo di 36’30”, risultando irraggiungibile per il bravo compagno Stefan Küng, fermatosi a 36’59”, a 29″ dal più blasonato coéquipier. Al terzo posto, a 47″ dal primo, il terzo BMC di giornata, e di sicuro quello più atteso: Damiano Caruso, che partiva dalla seconda posizione della generale, e che aveva un doppio compito, ovvero da un lato respingere l’eventuale tentativo di scavalcarlo di Steven Kruijswijk (che lo seguiva a 13″ in classifica); dall’altro lato, valutare la possibilità di andare all’assalto della prima posizione di Simon Spilak, nel caso in cui lo sloveno desse l’idea di una giornata negativa.

Il siciliano ha ottimamente assolto al primo dei due compiti, ma ha dovuto prendere atto che non c’era niente da fare per l’altro. Partito in maniera piuttosto cauta ed emerso alla distanza, Damiano ha ben contenuto l’agitarsi di Kruijswijk alle sue spalle, ma non ha potuto rosicchiare più di 4″ a uno Spilak in pieno controllo dal primo all’ultimo chilometro. Il distacco in classifica era di 52″, per cui i conti sono presto fatti, e il capitano della Katusha-Alpecin si può così fregiare del secondo TDS in carriera, dopo quello conquistato nel 2015.

 

Simon Spilak conquista il secondo Tour de Suisse in carriera
Spilak ha chiuso la crono con lo stesso tempo di Ion Izagirre (Bahrain-Merida), a 51″ da Dennis, quarto lo spagnolo, quinto lui. In un centimetro quadrato di foglietto, anche gli altri principali protagonisti della generale, con Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo) che si è piazzato sesto a 54″ da Dennis, Marc Soler (Movistar) settimo a 58″, e Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale) ottavo a 1′ netto.

Il lucano, ad onta di una posizione tutta personale sulla bici da crono (sulla quale sembrava quasi scomparire, viste le misure), con la classica pedalata a gambe larghe e una seduta piuttosto avanzata sul mezzo, ha portato a casa una prova più che dignitosa, avendo buon gioco a difendere il quarto posto della generale rispetto a un Rui Costa che invece è apparso parecchio giù di tono: solo 17esimo il portoghese della UAE Emirates, a 1’25” dal vincitore.

La top ten di giornata è stata completata da Tejay Van Garderen (BMC) a 1’02”, e Patrick Bevin (Cannondale-Drapac) a 1’04”; undicesimo ha chiuso Fabio Felline (Trek-Segafredo) a 1’06”, 14esimo Valerio Conti (UAE) a 1’16”, 19esimo Salvatore Puccio (Sky) a 1’29”.

La classifica finale si va così a comporre senza scossoni per le prime cinque posizioni, rimaste invariate rispetto a quanto emerso due giorni fa in cima al Ghiacciaio di Sölden: l’imperturbabile e imperturbato Simon Spilak vince con 48″ su Caruso, 1’08” su Kruijswijk, 2’37” su Pozzovivo e 3’09” su Rui Costa.

Izagirre risale dall’ottava alla sesta posizione (invariato a 3’51” il suo ritardo da Spilak), Mathias Fränk (AG2R) scende dalla sesta alla settima (4′ il gap), Soler guadagna una posizione e chiude ottavo a 4’14”; Mikel Nieve (Sky) scivola dal settimo posto al nono a 4’47”, e Pello Bilbao (Astana) resta decimo a 5’30”, ma del resto il suo margine su Victor De La Parte (Movistar), undicesimo, era già in partenza abbastanza ampio. Interessante il dodicesimo posto di Valerio Conti, che chiude a 7’32” e si propone, per il futuro, come buon nome per questi giri di una settimana (o poco più, come nel caso della nove-giorni-svizzera).

In ottica Tour, si possono trarre ben poche conclusioni. La più sicura è che ancora una volta la lotta per la maglia verde in Francia ha un vincitore annunciato in Peter Sagan, apparso in forma già smagliante tra i Cantoni, e capace di conquistare la classifica a punti (premiata da un’elegantissima maglia nera) della corsa elvetica.

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