Geraint Thomas tira per Chris Froome © Bettiniphoto
Geraint Thomas tira per Chris Froome © Bettiniphoto

Capotreno Chris, senti cigolii nel convoglio?

Bene Froome a La Planche, ma il treno Sky è parso meno inquietante di altre occasioni

Il primo confronto diretto in salita tra i favoriti per la vittoria finale del Tour de France ha messo in evidenza un Fabio Aru brillantissimo, ma la salita di La Planche des Belles Filles non è certo quella ideale per trarre indicazioni molto affidabili per il prosieguo della corsa: è vero che nel 2012 e nel 2014 vinsero rispettivamente Froome e Nibali che poi furono protagonisti per tutto il Tour, ma resta comunque un’ascesa di appena sei chilometri al termine di una tappa percorsa a buon ritmo ma priva di grandi asperità. Una cosa però questa tappa l’ha detta in maniera incontrovertibile: quando la strada sale la squadra più forte di tutte è ancora una volta il Team Sky, una superiorità oggi netta ma che comunque si porta dietro qualche interrogativo.

I passisti risparmiano energie
La tappa di oggi, con una salita secca all’arrivo senza altre asperità in precedenza, era l’idea per vedere in azione il treno del Trek Sky, almeno per come lo squadrone britannico ci ha abituati negli anni passati: oggi Chris Froome e compagni hanno anche potuto beneficiare del fatto che, pur avendo in squadra la maglia gialla, a farsi carico del lavoro in testa al gruppo è stata la BMC che voleva a tutti i costi tenere sotto controllo la fuga per provare a giocarsi la vittoria di tappa con l’ex di turno, l’australiano Richie Porte che tanto aveva impressionato all’ultimo Delfinato.

A risparmiare qualche energia che in una gara di tre settimane può sempre tornare utile sono stati quindi il tedesco Christian Knees, il bielorusso Vasil Kiriyenka ed il gallese Luke Rowe, ossia i tre corridori a cui spetta il compito di lavorare nelle battute iniziali delle varie tappe o comunque quando la strada è in pianura: il fatto che questi tre corridori oggi non abbiano dovuto prendere vento in faccia, o che l’abbiano comunque preso in modo abbastanza limitato nei 150 chilometri che precedevano l’ascesa finale, ha influito praticamente nulla sulla prestazione dei loro compagni una volta che la strada ha iniziato a salire.

Ottimo Kwiatkowski, bene anche Nieve
Verso La Planche des Belles Filles il treno della Sky, per quest’anno in maglia bianca, è tornato quello forte, compatto e capace di incutere timore in tutti gli avversari che aveva già ammazzato il Tour de France negli scorsi anni: nei primi chilometri di salita in testa al gruppo dei migliori si sono schierati uno dietro l’altro Michal Kwiatkowski, Mikel Nieve, Sergio Henao, Mikel Landa, Geraint Thomas e Chris Froome ed effettivamente con un tale spiegamento di forze servivano solo delle gambe super, come quelle che aveva oggi Fabio Aru, per trovare il coraggio di fare qualcosa per rompere la monotonia della corsa. Se non ci fosse lo scatto di Aru, probabilmente la Sky li avrebbe portati tutti a spasso fino all’ultimo chilometro: non un bel segnalo per lo spettacolo futuro.

Dopo un 2016 parecchio negativo, Michael Kwiatkowski quest’anno ha ritrovato la brillantezza dei giorni migliori ed oggi è stato il più forte tra i gregari di Chris Froome, mettendosi a tirare per primo a inizio salita e facendo grande selezione in gruppo: il polacco ha scremato il gruppo facendo fuori corridori come i francesi Barguil, Pinot e Rolland ma soprattutto isolando molti degli altri capitani. Agli ultimi tre chilometri Mikel Nieve ha dato il cambio al compagno di squadra e la velocità è aumentata ancora: il basco, però, non ha avuto alcuna reazione al momento dello scatto di Fabio Aru e ha continuato con il suo ritmo elevato ma regolare fino ai meno 2 quando, per seguire un allungo di Simon Yates, s’è dovuta muovere la maglia gialla Geraint Thomas.

Giornata positiva per Froome, ma Henao e Landa?
Alla fine Chris Froome può essere accreditato come uno dei vincitori del giorno: ha guadagnato terreno su tutti gli avversari ad eccezione di Fabio Aru e Daniel Martin che però pagheranno tanto nella cronometro di Marsiglia, ha conquistato la maglia gialla e ha subito messo bene in chiaro quali siano le gerarchie interne al Team Sky pur tenenendosi un compagno di squadra come Geraint Thomas ancora vicinissimo in classifica generale. Probabilmente Froome non poteva chiedere di più dalla prima salita di questo Tour de France, per quanto adattissima a lui: non sarà stato dominante, ma dopo soli cinque giorni di corsa è già davanti a tutti alla faccia di chi lo vedeva in calo dopo un avvio di stagione oggettivamente non felicissimo.

Nella forza del Team Sky, però, ci sono alcuni elementi da valutare. Uno è il solito enigmatico Mikel Landa che è sparito dalla fila quando ancora era Michal Kwiatkowski a dettare il ritmo in testa: alla fine, però, il basco l’abbiamo ritrovato al 15° posto dell’ordine d’arrivo a pari con Fuglsang a 1’07” da Aru. Landa ha fatto perdere le proprie tracce abbastanza presto senza avere tirato un metro, ma al traguardo è stato il terzo uomo della Sky dopo Froome e Thomas: riuscirà il buon Mikel, che cambierà squadra a fine anno, a spendersi anima e corpo per il suo capitano ma futuro rivale? Un altro che non ha convinto del tutto oggi è stato Sergio Luis Henao che, secondo i piani, avrebbe dovuto dare il cambio a Nieve ma si è staccato prima di poterlo fare: insomma, la Sky è fortissima ma forse meno di quanto possa sembrare in apparenza quanto si schiera davanti in blocco.

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