Megan Guarnier vince l'ultima tappa del Giro Rosa a Torre del Greco © Vélofocus
Megan Guarnier vince l'ultima tappa del Giro Rosa a Torre del Greco © Vélofocus

Megan e Anna, la festa è completa

Guarnier vince l’ultima tappa, Van Der Breggen fa suo il Giro Rosa per la seconda volta. Longo Borghini e Van Vleuten sul podio

Fino a ventiquattr’ore fa eravamo a chiederci se sarebbero stati sufficienti i poco più di 5 chilometri di ascesa, che da Ercolano avrebbero condotto le atlete al monumento del Vesuvio, per attuare il clamoroso ribaltone, dopo nove giornate vissute sotto il segno della Boels-Dolmans e di Anna Van Der Breggen. Ora che si è giunti all’epilogo possiamo tranquillamente dirlo: no, non erano sufficienti per scalfire la corazza e mettere in dubbio l’affermazione di un’atleta ormai pienamente giunta alla maturità atletica e psicologica, capace di vincere negli ultimi dodici mesi (con l’unica eccezione del mondiale. Anche se il 2017 non è ancora terminato…) tutto ciò che era possibile vincere nel panorama femminile.

Per la seconda volta in carriera quindi è Anna Van Der Breggen a trionfare nel Giro Rosa, dopo una primavera da straordinaria protagonista che l’ha vista realizzare l’ein-plein nel primo storico trittico delle Ardenne al femminile (sue Amstel, Freccia Vallone – questa per la terza volta in carriera – e Liegi-Bastogne-Liegi). Vincitrice più che degna quindi, così come degna si era mostrata finora di raccogliere il testimone da quella Marianne Vos per la quale era stata anche impagabile gregaria nelle scorse stagioni e da cui proprio in questo 2017 ha scelto di separarsi per andare a giocare le proprie carte nella Boels-Dolmans.

Tutto facile per Anna e tutto merito del suo grande talento quindi? In parte, poiché quando militi in una formazione che schiera al via anche la campionessa uscente (Megan Guarnier), la campionessa del mondo in carica (Amalie Dideriksen) e puoi contare sull’apporto di atlete fortissime quali Elizabeth Deignan o Chantal Blaak, come pure Karol-Ann Canuel e Nikki Brammeier, si può dedurre senza troppa difficoltà che, con una cronometro a squadre ad inaugurare le ostilità, la corsa la si possa indirizzare subito verso la strada che conduce all’Olanda.

Strada che avrebbe potuto intraprendere ugualmente la maglia rosa ma, giunti alla conclusione, non possiamo non interrogarci su quanto dovrà rimpiangere Annemiek Van Vleuten per il resto dei suoi giorni quei 2 minuti persi in maniera sciagurata nel vento che soffiava nel Polesine, andando verso Occhiobello. Considerata la grande cronometro in cui la leader dell’Orica aveva letteralmente fatto a pezzi tutte le avversarie, considerati i due successi di tappa conquistati, considerate le maglie ciclamino della classifica a punti e verde di miglior scalatrice portate a casa, possiamo ben affermare che con Annemiek in rosa dopo Sant’Elpidio a Mare ci saremmo sicuramente divertiti molto di più, soprattutto nel vedere in che modo la Boels si sarebbe mossa per renderle la vita difficile, visto che anche la Van Vleuten disponeva di una spalla più che valida (l’australiana Spratt). Un terzo posto dunque che le sta inevitabilmente stretto ma se pensiamo a quella terrificante caduta di quasi un anno fa a Rio de Janeiro, in cui rischiò di perdere ben più di un oro olimpico, non possiamo che rallegrarci per aver ritrovato a questi livelli una grande protagonista, a dispetto anche di una carta d’identità che la vuole già ben oltre la trentina.

In tutto questo strapotere straniero (e olandese nella fattispecie) non possiamo però non essere soddisfatti e guardare con fiducia al futuro vedendo Elisa Longo Borghini salire finalmente su quel podio tanto inseguito e oggi centrato. L’avevamo vista brillantissima ai campionati italiani in Piemonte, per poi proseguire col basso profilo nella prima parte di Giro Rosa, dove pure era già lì a lottare e a mostrarsi tra le più forti in salita. Vivendo alla giornata passo dopo passo, senza mai dare segni di cedimento, la campionessa di Ornavasso ha portato a termine la sua missione. In fin dei conti possiamo dire che a pesare sull’esito finale della sua corsa sono state proprio le prove a cronometro (a squadre e individuale) che pure una come lei ama e ci si chiede cosa sarebbe potuto accadere se il disegno di questo Giro atipico avesse previsto anche un arrivo su una salita vera.

Possiamo comunque dire che va benissimo così, visto che la Longo Borghini resta assolutamente il faro di un movimento che spera di poterle affiancare, nel giro di qualche anno, almeno un’altra atleta in grado di competere su determinati terreni e lottare per determinati traguardi. Obiettivamente allo stato attuale dietro Elisa da questo punto di vista c’è il vuoto ma qualche segnale confortante (la crescita continua di Elena Cecchini, quella attesa di giovani interessanti come possono essere Sofia Beggin, Sofia Bertizzolo o anche Elisa Balsamo, quest’ultima non presente in gara) comunque non manca, così come le belle prestazioni che hanno permesso alle nostre di cogliere vari buoni piazzamenti e una splendida vittoria con Marta Bastianelli appena un giorno fa.

In tutto questo la chiusura di questo Giro Rosa 2017 è vissuta con il più classico dei passaggi di testimone, con Megan Guarnier, vincitrice un anno fa e tornata in ottime condizioni di forma proprio alla vigilia di questa edizione della corsa rosa, che dopo essersi spesa per la causa della Van Der Breggen ha ricevuto da quest’ultima il fondamentale aiuto per poter suggellare anche quest’anno la propria corsa con un bel successo di tappa, nel mentre a poca distanza i bagnanti godevano di una bella giornata di sole in riva al Tirreno.

Ci provano in otto nel circuito iniziale, c’è la Valsecchi
Restava, pertanto, la sola Torre del Greco-Torre del Greco di 124 chilometri per concludere il 28esimo Giro Rosa della storia, con una tappa caratterizzata da un circuito iniziale di 11,1 chilometri da ripetere 9 volte, prima del giro finale caratterizzato dall’ascesa al Vesuvio limitata ai primi 5 chilometri dopo Ercolano.

Dopo un avvio relativamente tranquillo, la corsa si è animata al chilometro numero 42, nel corso del quinto dei nove giri di circuito, quando al comando si sono portate otto atlete con vari nomi interessanti: in fuga sono andate Coryn Rivera (Sunweb), Silvia Valsecchi (BePink), Lotta Lepistö (Cervélo), Alexis Ryan (Canyon SRAM), Malgorzata Jasinska (Cylance), Chloe Hosking (Alé Cipollini), Eugénie Duval (FDJ Nouvelle Aquitanie) e Anna Plichta (WM3 Pro Cycling).

Un drappello ben variegato con molte atlete veloci, capace di guadagnare oltre un minuto nei confronti di un gruppo da cui era uscita tutta sola all’inseguimento anche Marta Bastianelli, anche se l’atleta laziale, vincitrice ieri a Polla, non è riuscita nel suo intento di riagganciare le fuggitive. Dopo un vantaggio massimo che ha sfiorato i 2’30” il gruppo ha cominciato a diminuire il gap, riducendolo sensibilmente, fino al ricongiungimento avvenuto ai -19 dall’arrivo, ossia quando ormai ci si preparava alla sfida finale sulle rampe del Vesuvio.

Sul Vesuvio restano le prime 3, poi la Guarnier rientra e vince allo sprint
Si è così giunti all’ultima ascesa prevista da questo Giro Rosa, con i 5,5 chilometri del Vesuvio deputati a stabilire se i rapporti di forza sarebbero rimasti immutati o se invece si sarebbe giunti ad un clamoroso ribaltone. Puntualmente, quando le pendenze si sono fatte più arcigne, al comando si sono ritrovate in quattro, ovvero le prime in graduatoria: la maglia rosa Anna Van Der Breggen, Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten e Megan Guarnier.

Proprio la leader della generale si è messa in testa al drappello, ostentando una certa tranquillità e sicurezza d’azione; nell’ultimo chilometro di ascesa, con le pendenze prossime al 10%, è stata poi una nuova stilettata della Van Vleuten ad allungare lo sparuto drappello, causando il distacco della Guarnier e costringendo la Van Der Breggen ad uno sforzo supplementare per tenere le ruote, che invece manteneva agevolmente la Longo Borghini, rimasta alle calcagne della maglia ciclamino.

Con la Van Vleuten prima in vetta per consolidare anche la leadership nella maglia verde, il terzetto ha iniziato la discesa verso Torre del Greco, con un’andatura ben poco forsennata, volta a non prendere alcun tipo di rischio, considerando che le posizioni erano ormai consolidate (cosa divenuta più evidente nel nuovo ingresso nella città napoletana). L’atteggiamento prudente operato soprattutto da una Van Der Breggen con la vittoria ormai ipotecata ha così favorito lentamente il rientro del terzetto composto da Megan Guarnier, Katarzyna Niewiadoma e Amanda Spratt, riuscite a riaccodarsi alle prime proprio dopo aver superato il triangolo rosso dell’ultimo chilometro, dove la polacca della WM3 ha provato subito la sortita senza esito.

Grazie ad un ultimo sforzo ed in segno di gratitudine per il lavoro svolto, è stata proprio la Van Der Breggen a porsi in testa al gruppetto col chiaro intento di portare nella posizione migliore allo sprint la Guarnier. A cercare di anticipare le mosse ci ha provato Amanda Spratt, partendo sul lato destro della strada ma la statunitense della Boels non si è fatta sorprendere andando a prevalere nei metri conclusivi per andare ad ottenere la seconda affermazione stagionale.

Secondo posto quindi per la Spratt davanti alla Niewiadoma, quindi Van Vleuten, Van Der Breggen e Longo Borghini nell’ordine. A 46” ha ottenuto la settima posizione Lucinda Brand, autrice di un altro bel numero in discesa, non sufficiente però a conservare la quinta posizione nella generale mentre a 1’04” Arlenis Sierra si è aggiudicata la volata delle inseguitrici valevole per l’ottava posizione, con Janneke Ensing e Romy Kasper (entrambe dell’Alé Cipollini) a chiudere la top ten di giornata.

Per Van Der Breggen secondo successo, Elisa per la prima volta sul podio
Come già ampiamente ricordato per Anna Van Der Breggen si tratta quindi del secondo successo nella classifica finale del Giro Rosa, andandosi così ad affiancare nel computo dei successi ad altri tre nomi illustri come quelli di Joane Somarriba, Edita Pucinskaite e Mara Abbott e portando inoltre a quattro il numero di podi complessivi dopo i terzi posti del 2014 e del 2016. Primo podio assoluto invece per Elisa Longo Borghini, che ha chiuso a 1’03” indossando la maglia blu di miglior atleta italiana, con la speranza di poter migliorare ulteriormente il risultato nelle prossime annate.

Primo podio anche per Annemiek Van Vleuten, terza a 1’39” ma col già ricordato rammarico del pesante e decisivo gap accumulato nella quarta frazione. Quarto posto per Megan Guarnier a 2’57” davanti ad Amanda Spratt (quinta a 3’26”), vale a dire le migliori luogotenenti ammirate in questo Giro Rosa. Solo sesta, con un ritardo di 3’58”, Katarzyna Niewiadoma, che forse avrebbe necessitato di un tracciato diverso ma apparsa incapace di competere con le prime fin dalla prima frazione impegnativa, con anche una caduta nella cronometro di Sant’Elpidio a Mare a complicare le cose. Lucinda Brand (7ª a 4’12”, splendida vincitrice a Palinuro), Karol-Ann Canuel (8ª a 5’26” e con la soddisfazione di aver indossato la prima maglia rosa al termine della cronometro a squadre inaugurale), la sempre solida Claudia Lichtenberg (9ª a 6’09”) e l’interessante Arlenis Sierra, molto più che una sprinter (10ª a 6’19”) hanno completato la top ten di questa edizione. Unica altra italiana presente nelle prime venti posizioni Elena Cecchini, che ha concluso al 18° posto a 10’49”.

Nelle altre graduatorie, già ricordate le affermazioni della Van Vleuten nella classifica a punti e in quella dei Gran Premi della Montagna, ha potuto esultare anche la danese Cecilie Uttrup Ludwig, 16ª nella generale finale ma vincitrice della maglia bianca di miglior giovane, graduatoria in cui ha preceduto di 1’04” la ceca Nikola Noskova e di 3’28” Sofia Bertizzolo. Scontato invece il successo della Boels-Dolmans nella classifica a squadre.

Si è concluso così un Giro Rosa dal canovaccio subito ben delineato, in cui anche l’assenza di un arrivo posto al termine di una lunga salita ha finito col favorire il netto dominio della Boels-Dolmans, impossessatasi subito del simbolo del primato ed in grado di conservarlo agevolmente fino alla conclusione. Di certo, come già ricordato, i minuti persi dalla Van Vleuten si sono rivelati decisivi ma l’impressione è che, al netto di tappe in grado di favorire soluzioni interessanti e premiate da successi di pregevole fattura, servisse qualcosa in più per stimolare la lotta tra le primissime. Non è comunque mancato il proverbiale calore del Centro-Sud, abbondantemente premiato nel disegno del tracciato da questa edizione, dimostratosi anche particolarmente sensibile nei confronti di Claudia Cretti, la cui vicenda ha inevitabilmente condizionato queste ultime giornate e per la quale ora non resta che auspicare il tanto sospirato lieto fine.

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