Il podio del 28° Giro Rosa © Flaviano Ossola
Il podio del 28° Giro Rosa © Flaviano Ossola

Longo Borghini brilla tra le olandesi

Le pagelle del Giro Rosa: Van der Breggen perfetta, rimpianto Van Vleuten. Il percorso non ha convinto del tutto

Anna Van der Breggen – 9.5
Parte davanti a tutte già dalla cronometro a squadre di Grado, anche se lascia per un giorno (festa nazionale del Canada) la maglia rosa alla compagna di squadra canadese Karol-Ann Canuel: da lì in avanti è impeccabile, non perde un metro in salita, è attenta in discesa, lavora il giusto e ha il colpo d’occhio per notare subito l’errore di Van Vleuten e mettere la squadra a tirare per distanziare quella che era forse l’unica rivale in grado di impensierirla, come poi si è visto nella cronometro. Finora quest’anno la campionessa olimpica in carica ha vinto Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi, Tour of California e Giro d’Italia: adesso aspettiamo l’assalto al Campionato del Mondo, praticamente l’unico grande successo che ancora le manca nel palmarès.

Elisa Longo Borghini – 8.5
Alla vigilia del Giro si poteva pensare che questo percorso senza grande salite fosse stato disegnato proprio per favorire il bronzo olimpico di Rio, vedendo invece come sono andate le cose forse non è stato così: Longo Borghini ha sì chiuso sul podio ed il secondo posto è il suo miglior risultato in carriera, ma l’impressione è che le sia mancano il terreno (soprattutto in termini di pendenze) per almeno provare ad attaccare la maglia rosa di Anna Van der Breggen. Le migliori tre comunque avevano un livello molto simile tra di loro e sarebbe stato difficilissimo fare una grande differenza: però, a conti fatti, non c’è neanche quasi mai stata l’occasione per organizzare qualche attacco serio per ribaltare il Giro.

Annemiek Van Vleuten – 7
Difficile dare un voto a questo Giro Rosa di Annemiek Van Vleuten: abbiamo optato per un 7 come media tra 10 e 4. Il 10 lo diamo all’olandese perché era indiscutibilmente la più forte atleta in gara, ha vinto due tappe, la classifica a punti, la classifica dei gpm e ha fatto terza in classifica, primo podio in carriera nella gara a tappe più importante del calendario. D’altra parte, però, c’è un 4 proprio perché pur essendo la più forte e nonostante le ambiziose dichiarazioni della vigilia non ha vinto ed il motivo è la gravissima distrazione nella tappa di Occhiobello: perdere due minuti per un ventaglio (ma staccandosi da un centinaio di atlete) nella tappa più semplice è imperdonabile.

Megan Guarnier – 8
La statunitense campionessa uscente non è nella sua miglior stagione: in una caduta all’Omloop van het Hageland nel mese di febbraio ha riportato una commozione cerebrale che l’ha inevitabilmente costretta a rallentare la preparazione e lo stato di forma non è mai stato quello sperato nei grandi appuntamenti. In questo Giro Rosa comunque si è in parte ritrovata lavorando per la maglia rosa, chiudendo quarta in classifica generale e vincendo l’ultima tappa, secondo successo personale di questo 2017. Nel finale di stagione potrebbe ritagliarsi qualche altra soddisfazione.

Amanda Spratt – 7.5
La sorpresa più grande della corsa: la piccola australiana della Orica-Scott si issa fino al 5° posto in classifica, pareggiando il risultato ottenuto all’Emakumeen Bira. Dopo stagioni come generosa gregaria o fuggitiva, a quasi 30 anni Amanda Spratt ha fatto un grande salto di qualità e per poco non ha vinto la tappa conclusiva a Torre del Greco: in futuro sarà da tenere in considerazione come outsider per le gare a tappe.

Katarzyna Niewiadoma – 6
Nella prima parte di stagione è arrivato un secondo posto alla Strade Bianche e poi un triplo podio nelle classiche delle Ardenne: nell’avvicinamento al Giro c’era stato il successo, onestamente un po’ casuale, al Women’s Tour ma in Italia ha sofferto già nella tappa di Montereale Valcellina ed anche in seguito non ha mai mostrato di poter raggiungere il livello delle migliori. In sesto posto in classifica generale non è comunque un risultato da buttare, ma non le basta a salvare la testa della classifica del Women’s World Tour.

Lucinda Brand – 7.5
Vince la tappa di Palinuro con una splendida fuga, andando a riprendere a superare Riabchenko nel finale nonostante una caduta. Non è certo una scalatrice, ma si è presentata al via in ottima forma ed il percorso non durissimo ha fatto sì che riuscisse a piazzarsi in settima posizione: era il massimo che poteva ottenere e l’ha ottenuto, bravissima.

Arlenis Sierra – 6.5
La cubana dell’Astana Women’s Team è alla sua prima stagione nel grande ciclismo internazionale e di conseguenza anche al suo primo Giro Rosa. Nonostante un gap di esperienza, Arlenis Sierra è una tra le maggiori sorprese di questa stagione: nella corsa rosa, cronosquadre compresa, si piazza tra le prime 10 in sei tappe su dieci (un 27° posto come peggior piazzamento) ed è decima in classifica generale. Una grande prestazione per un’atleta che può ancora crescere moltissimo.

Sabrina Stultiens – 6.5
Dopo un anno intero di inattività per un infortunio al ginocchio, torna ad affacciarsi ai piani alti della classifica la 24enne olandese del Team Sunweb: manca la top10 in classifica generale per appena 16″. Purtroppo finisce presto il Giro della britannica Molly Weaver, respinta dal muro di Ca’ del Poggio: un incidente in allenamento a febbraio le aveva lasciato fratture a clavicola, sterno e vertebre, oltre ad un trauma cranico.

Cecilie Uttrup Ludwig – 6
È la miglior giovane del Women’s World Tour e rispetta il pronostico vincendo la maglia bianca qui al Giro Rosa: in assoluto, però, ci si aspettava forse qualcosa di più di un 16° posto in classifica generale con quasi dieci minuti di ritardo, soprattutto dopo il ritiro di Moolman che l’ha portata ad essere la capitana della squadra per la classifica.

Hannah Barnes – 7
La velocista britannica sorprende sul traguardo di San Vendemiano ma solo fino ad un certo punto: in passato aveva già mostrato le sue qualità, si difende anche in salita e va forte a cronometro, in più era reduce da un’ottimo Women’s Tour chiuso al terzo posto. L’atleta della Canyon-SRAM ha solo 24 anni: un infortunio l’ha un po’ rallentata ma in futuro sarà davvero un osso duro.

Marta Bastianelli – 7.5
In casa Alé Cipollini si puntava molto sulle volate di Chloe Hosking, ed effettivamente l’australiana arriva ad un soffio dal successo nella frazione di Occhiobello: a regalare il successo, però, è l’ex campionessa del mondo Marta Bastianelli che a 30 anni riesce a conquistare la sua prima tappa sulle strade del Giro. Una grande soddisfazione, aumentata anche dal fatto che si tratta dell’unica vittoria italiana di questa edizione della corsa.

Sheyla Gutiérrez – 7
Per ritrovare una vittoria di tappa spagnola al Giro Rosa bisogna tornare indietro al 2006 quando Marta Vilajosana s’impose nella quinta tappa sul traguardo di Pescia. La 23enne della Cylance è attualmente la miglior rappresentante del ciclismo iberico e quest’anno, prima della fuga vincente a Baronissi, aveva conquistato anche il Campionato Nazionale ed il Le Samyn des Dames.

Jolien D’Hoore – 7
Terza partecipazione e primo successo di tappa per la campionessa belga Jolien D’Hoore che si conferma una velocista di razza: per vincere a Occhiobello, però, ha bisogno del fotofinish e del lavoro di una fantastica Giorgia Bronzini che si sacrifica per la vittoria di tappa. La due volte campionessa del mondo chiude senza successi parziali, ma è due volte terza a Roseto degli Abruzzi e Polla: e dire che sembrava dovesse ritirarsi dopo i Giochi Olimpici.

Lotta Lepistö – 7
Due mesi praticamente senza corse, si presenta per la prima volta ai nastri di partenza del Giro Rosa ed è tra le migliori negli arrivi in volata grazie al successo di Roseto degli Abruzzi e ai secondi posti a San Vendemiano e Polla: dopo il bronzo mondiale di Doha la finlandese continua a crescere ed ormai è una presenza fissa nelle volate in corse di alto livello.

Sofia Bertizzolo – 6.5
Dietro ad Elisa Longo Borghini, l’Italia non ha molte atlete in grado di fare classifica in una corsa a tappe come il Giro: Elena Cecchini è partita male ma è andata in crescendo nelle ultime tappe finendo comunque “solo” diciottesima, interessante in prospettiva futura la prestazione di Sofia Bertizzolo che, pur lavorando molto per la squadra, ha chiuso al 26° posto come terza tra le giovani. Molto generosa anche Soraya Paladin, ad un soffio dalla vittoria a Baronissi.

Elizabeth Deignan – 7.5
Ha vinto Mondiale, Coppa del Mondo e solo lei sa quante altre corse, ma il Giro Rosa le è quasi sempre risultato abbastanza indigesto in carriera: un’altra del suo parlmarès potrebbe scegliersi gli obiettivi più idonei alle sue caratteristiche, ma invece si presenta in Italia mettendosi a piena disposizione delle compagne per raggiungere l’obiettivo finale della vittoria della corsa.

Tatiana Guderzo – 4
Giro Rosa da dimenticare per Tatiana Guderzo e per tutta la Lensworld-Kuota: nella squadra belga, con ben quattro atlete italiane al via, gira tutto male tra cadute, forature, malanni e sfortune varie. Ci si aspettava comunque di più da Tatiana Guderzo, sesta in classifica l’anno scorso e mai della partita stavolta: troppo poco la fuga verso Baronissi che le ha portato un ottavo posto di giornata. Tutta la squadra deve lasciarsi questa corsa alle spalle il più in fretta possibile.

Ashleigh Moolman – 5
La sua corsa dura appena due tappe: la cronosquadre della Cervélo-Bigla è al di sotto delle attese, poi sul traguardo di Montereale Valcellina arriva al traguardo staccata di più di due minuti e mezzo dalle migliori. La 31enne sudafricana quindi non prende il via nella terza tappa lamentando problemi di stomaco che, evidentemente, devono averla condizionata già nelle giornate precedenti.

Kirsten Wild – 4
A 34 anni la possente velocista olandese sembra iniziare a sentire un po’ il peso dell’età: durante la stagione la quantità e la qualità delle sue vittorie è calata in maniera abbastanza netta, al Giro Rosa entra nella prime 10 solamente nella frazione di San Vendemiano dove è terza.

Percorso – 5.5
Non si può dire che sia stato un Giro Rosa facile, ma sicuramente non è stato neanche tra i più duri: negli ultimi anni il gruppo del ciclismo ha fatto grossi miglioramenti generali e quello che poteva essere un Giro molto selettivo fino a poche stagione fa stavolta (cronometro escluse) ha smosso poco. Altamente spettacolare ma forse fin troppo dura la cronometro marchigiana con pendenze fino al 30% ed estremamente difficile è stata anche la frazione di Montereale Valcellina con la salita (e anche la discesa!) di Forcella di Pala Barzana: si è sentita la mancanza di una o due salite vere, quelle lunghe ed impegnative, su cui si potesse fare la differenza e assistere a grandi attacchi, soprattutto nella seconda metà del Giro dove tra Van der Breggen, Longo Borghini e Van Vleuten è successo poco in fin dei conti.

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