Marcel Kittel indica il numero di vittorie al Tour de France 2017 © Tim De Waele
Marcel Kittel indica il numero di vittorie al Tour de France 2017 © Tim De Waele

Kittel non si ferma neanche un Pau

Tour, il tedesco conquista la quinta in scioltezza, sesto Cimolai. Cadute per Bardet, Contador, Fuglsang e Cataldo (che va ko)

Pare tutto facile e anzi, probabilmente in parte lo è. Però se ad un Marcel Kittel in forma spaziale servi lo sprint su un piatto d’argento (e non una volta sola, ma cinque!), bè, forse è meglio porsi qualche domanda. In un Tour de France senza più Cavendish, Démare e Sagan, comunque tutti battuti nelle occasioni precedenti, e con l’assenza dei vari Ewan, Gaviria e Viviani, nessuno può fermare l’Ivan Drago della Turingia.

Se poi alla sua Quick Step Floors il lavoro viene facilitato dalle varie Cofidis, Solutions Crédits, Lotto Soudal e Team Katusha-Alpecin, allora tanto meglio. Le formazioni dei sin qui impalpabili Bouhanni, Greipel e Kristoff continuano indefessamente a collaborare con lo squadrone del dominatore, invece di provare, almeno per una volta, a cambiare spartito lanciando un attaccante nella fuga iniziale. Ma niente. E Marcello ringrazia.

Subito tre in fuga, c’è anche Marcato
Anche per la EymetPau di 203.5 km scenario ormai abituale, dato che metà delle tappe sinora disputate hanno presentato il medesimo percorso. Pianura totale, con un solo innocuo gpm, che neppure si vede sulla cartina. E, ovviamente, con il solito andamento, con la fuga che nasce già nel primo km e il gruppo che ben volentieri lascia via libera ad una manciata di selezionati attaccanti.

Stavolta è il turno del belga Frederik Backaert (Wanty-Groupe Gobert), del polacco Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe) e dell’italiano Marco Marcato (UAE Team Emirates). Il gruppo, come detto, lascia via libera sin dal km 0, dando così un bonus di 3’25” già dopo 10 km, quando la corsa è entrata nel Lot et Garonne. Sono ben cinque i dipartimenti attraversati: Dordogne, Lot et Garonne, Landes, Gers e Pyrénées Atlantiques.

Backaert stakanovista delle fughe. Caduta in gruppo, giù Degenkolb
Prima avanscoperta per Bodnar, la più fidata spalla del campione del mondo ma, data l’esclusione dell’iridato slovacco, ora decisamente più libero. Prima azione anche per Marcato, uno che non ha certo paura di passare le giornate col vento in faccia. È la terza fuga invece per Backaert, il quale guidava al mattino la classifica delle fughe: 391 i km all’attacco del fiammingo, contro i 373 del compagno di squadra Offredo e i 359 di Van Baarle. Tutti gli altri sotto quota 300.

Mentre a lavorare ci pensa il solito Julien Vermote, con Lars Bak e Tiago Machado a supporto, il gap tocca il suo massimo a 4’50” attorno al km 40. La giornata scorre via liscia, con il plotone che entra nella seconda parte di percorso con 2′ di distacco. Un momento importante lo si registra al rifornimento; nella parte centrale del gruppo si cade, come talvolta capita in questa fase di gara. Fra i coinvolti Alberto Contador (Trek-Segafredo), John Degenkolb (Trek-Segafredo) e Perrig Quéméneur (Direct Énergie) – entrambi senza problemi.

A terra anche Cataldo e Fuglsang. L’italiano costretto al ritiro
Vanno giù anche due corridori dell’Astana Pro Team. Ed entrambi con dolore al polso. Jakob Fuglsang riparte, pur toccandosi lo scafoide sinistro e facendo visita alla vettura del medico, usufruendo del ghiaccio spray. Ancor più pesante il bilancio di Dario Cataldo: l’abruzzese, debuttante al Tour, termina in Aquitania la sua esperienza, dovendo abbandonare la carovana. Una dura perdita per Fabio Aru, che si ritrova così con l’alleato più prezioso acciaccato (nel dopotappa si è diretto verso il centro medico per le radiografie) e senza la garanzia per le salite.

Al traguardo volante di l’Aire sur Adour (km 142.5) non c’è lotta fra i fuggitivi, con Marcato che passa davanti a Backaert e Matthews. Non vi è neppure una battaglia all’ultimo colpo nel plotone, con Kristoff, Matthews, Greipel e Colbrelli che sfilano nell’ordine. Immediatamente dopo vi è anche l’unico gpm di giornata, una côte con il medesimo nome dello sprint; anche in questo caso niente sfida per conquistare l’unico punto in palio, acchiappato da Backaert. Nella pancia del plotone una scivolata fa mettere piede a terra a Sonny Colbrelli (Bahrain Merida) e Arthur Vichot (FDJ), che ripartono senza conseguenze.

Scivola Bardet, ma è tutto ok. Bodnar prova la sparata solitaria
A causa di questo intoppo, il gruppo esce dallo strappetto spezzato in due tronconi; fra chi non c’è davanti vi è Romain Bardet, anch’egli finito a terra ma risalito in sella di una nuova bici senza alcun tipo di problema. La parte anteriore della carovana, in cui stazionavano sia Aru che Froome, li attende, passando ai meno 50 km a 1’45” di distacco dal trio. In questa fase il vento inizia a soffiare lateralmente, ma nessuna formazione prende in mano le redini per tentare un ventaglio.

La fuga pare destinata a morte certa ai meno 30 km, quando solo una trentina di secondi li separano dagli inseguitori. Al ché, ai meno 28 km, il terzetto si rompe. Bodnar decide di attaccare, con Backaert e Marcato che provano vanamente a riprenderlo prima di rialzarsi e attendere il gruppo ai meno 23 km. Il polacco invece inizia quello che meglio gli riesce: una lunga cronometro a quasi 50 km/h.

Contador cade ancora. Bodnar guadagna mentre dietro si danno da fare
All’altezza dei meno 22 km c’è da fare i conti con una nuova caduta in gruppo, con due Trek-Segafredo loro malgrado protagonisti. Si tratta di Michael Gogl e, ancora una volta, di Alberto Contador; per il madrileno, che parte subito e viene aiutato nel rientro da Jarlinson Pantano (e dalle ammiraglie), è la quarta caduta in due tappe (2 oggi e 2 domenica). Uno score preoccupante, e non nuovo nelle ultime stagioni del campione di Pinto. Si rialza con più fatica il giovane austriaco, con la tuta sbrindellata e diverse escoriazioni.

Davanti il loro compagno alla Tinkoff continua a guadagnare sul plotone, passando ai meno 15 km con 48″ di vantaggio. È il segnale che con lui, come previsto, non si può scherzare. E le formazioni reagiscono, coalizzandosi e mettendo più uomini a fare l’andatura: la Lotto Soudal schiera Tim Wellens mentre la Quick Step Floors sacrifica anche Philippe Gilbert. Oltre a loro, e ai compagni di squadra, vi sono anche elementi di Cofidis, Direct Énergie, Team Katusha-Alpecin, Team Lotto NL-Jumbo e Team Sunweb.

Il polacco ripreso negli ultimi metri, quando la volata è alle porte
Ma il vantaggio non accenna a sprofondare, diminuendo dolcemente: ai meno 10 km sono ancora 40″ che lo separano, e 38″ ai meno 8 km. Le accelerate, soprattutto di Jack Bauer e Tony Martin, fanno scendere il gap a 18″ ai meno 4 km, ma la tortuosa fase seguente permette al trentaduenne di continuare a sperare. Entra infatti ai meno 2 km con una decina di secondi, e poco di meno all’arco dell’ultimo km. Un paio di curve gli permettono ancora di guadagnare, e di presentarsi sul rettifilo finale con il sogno ancora vivo.

Ma purtroppo per lui così non è e, a circa 300 metri dal termine, finisce la sua splendida avventura, ovviamente ricompensata con il premio di combattivo. In testa così si trova Fabio Sabatini; quando il toscano si sposta inizia la volata, lanciata da Edvald Boasson Hagen. Alla sua ruota ha Michael Matthews, Marcel Kittel e Dylan Groenewegen; il tedesco della Quick Step Floors inizia a sfoderare la sua potenza attorno ai meno 100 metri, e non ce ne è per nessuno.

Cinque vittorie e maglia verde sempre più salda. Buon secondo Groenewegen
Quinta vittoria al Tour, e il record di 8 successi nella stessa edizione inizia a traballare; sono ancora tre potenzialmente le volate fino agli Champs-Élysées, e con un Kittel simile (ed una concorrenza simile) non si può che pensare nel filotto. Il possessore della maglia verde, nella cui classifica ora vanta 133 lunghezze di vantaggio sul primo rivale Matthews, esulta decisamente prima del traguardo, facendo riavvicinare il primo degli umani.

Per il secondo giorno di fila, Dylan Groenewegen sale sul podio di tappa. L’olandese del Team Lotto NL-Jumbo migliora di una piazza, conquistando, con il secondo posto, il suo miglior risultato al Tour. Terzo è Edvald Boasson Hagen (Team Dimension Data), che si lascia scappare un gesto di disappunto.

Cimolai nei 10, generale invariata. Domani i Pirenei con Balès e Peyresourde
Seguono Michael Matthews (Team Sunweb), Daniel McLay (Fortuneo-Oscaro), un buon Davide Cimolai (FDJ) sesto, André Greipel (Lotto Soudal) anche oggi invisibile, Nacer Bouhanni (Cofidis, Solutions Crédits), Ben Swift (UAE Team Emirates) e Danilo Wyss (BMC Racing Team). Quindicesimo Damiano Caruso (BMC Racing Team), diciassettesimo Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert).

Immutata la classifica generale: Chris Froome (Team Sky) guida con 18″ su Fabio Aru (Astana Pro Team) e 51″ su Romain Bardet (AG2R La Mondiale). Domani si fa sul serio con la Pau-Peyragudes, unico tappone di montagna secondo gli standard classici. C’è la lunghezza (214.5 km) e ci sono le difficoltà.

Dopo le iniziali Côte de Capvern e Col des Ares. nella seconda parte si fa sul serio con il Col de Menté. Discesa, fondovalle e quindi i lungo Port de Balès. Dalla vetta mancano 30.5 km al traguardo, di discesa e salita; due per la precisione. Prima il regolare Peyresourde e quindi, dopo breve discesa, i 2500 metri finali del muro di Peyragudes; per raggiungere la pista aeroportuale dove è posta la linea bianca i corridori dovranno affrontare rampe che toccano anche il 18%. Frazione che si preannuncia chiave per il destino della corsa.

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La vignetta di Pellegrini

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