Netta vittoria per "Bling" a Rodez © Bettiniphoto
Netta vittoria per "Bling" a Rodez © Bettiniphoto

Marginal Gains alla riscossa

La meritata vittoria di Matthews oscurata dalla défaillance di Aru: perde 25″ e restituisce la maglia gialla al più attento Froome

Non ci si può rilassare al Tour de France. È una lezione che oggi impara Fabio Aru, con la dura mazzata, nel distacco e nel morale, inflitta sul traguardo di Rodez da Chris Froome e dagli altri rivali. Il vantaggio ottenuto a Peyragudes, praticamente nullificato su una distanza poco più lunga: con la differenza che Aru paga gli errori fatti nei chilometri precedenti, sottovalutando un arrivo più difficile di quanto dica la sola altimetria. Ieri ci siamo sperticati in lodi per la sua condotta, oggi bisogna tirargli le orecchie: ma a sua parziale discolpa, va sottolineata l’involontaria assenza della squadra, che invece ha lavorato alla grande per Froome come al solito. I Marginal Gains che ritornano sotto a bomba: guai a darli per sepolti.

In questo contesto, passa ingiustamente in secondo piano la sudata vittoria di Michael Matthews, uno dei corridori più generosi in questo Tour de France, ripagato dopo tanto lavoro per contrastare l’inarrivabile (a meno di cotte sulle Alpi) maglia verde Kittel e per la squadra. La Sunweb ha controllato dall’inizio alla fine, assieme alla BMC, una tappa che anche per questo motivo, escluso l’episodio di Aru, è stata più sonnacchiosa del previsto: nel testa a testa tra Matthews e Van Avermaet è apparsa in modo evidente la superiorità dell’australiano, che sta attraversando uno dei momenti più alti della sua carriera.

Una fuga che non decolla
Sembrava la tappa ideale per una di quelle fughe bidone da 15, 20 minuti di vantaggio che da sempre caratterizzano seconda e terza settimana del Tour de France. Ma con l’avvento dei “classicomani” il fenomeno si è parecchio contratto e la dimostrazione è la tappa odierna, adatta come poche altre a corridori da Ardenne che aspettano un’occasione per vincere praticamente dalla terza tappa di Longwy. Si è capito sin dal principio, dal modo nel quale è stata trattata la prima azione di giornata: al pronti? Via! Sono andati via in 4. Come ieri, Thomas Voeckler (Direct Énergie) ha dato il “la” alla prima fuga, assieme a un affiliando come Thomas De Gendt (Lotto Soudal); con loro anche Timo Roosen (Lotto NL) e Maxime Bouet (Fortuneo). Il gruppo lascia subito fare, Reto Hollenstein (Team Katusha-Alpecin) capisce l’antifona e cerca di recuperare tutto solo il minuto e mezzo guadagnato dai primi 4, cosa che farà entro il 30° km di gara.

Sono in 5, ma non hanno spazio: il vantaggio non supererà mai i 3′, Sunweb e BMC (col supporto anche della più limitata Bahrain-Merida, che supporta come può Sonny Colbrelli in una frazione a lui congeniale) tengono a tiro una fuga con poche speranze già dal principio.

Qualche difficoltà di troppo per Kittel
Nelle fasi centrali non c’è molto da segnalare: la parte interessante della tappa, quella che si snoda sul Massiccio Centrale, comincia a 50 km dal traguardo. Prima di tutto ciò, il traguardo volante di Rabastens, con Kittel che si mette dietro Matthews, ed il ritiro di Fabio Felline, l’ombra del bel corridore visto in primavera. Una volta entrati nella fase di saliscendi, emerge che Marcel Kittel non è in una grande giornata (e comunque l’arrivo finale, 570 metri al 9,6%, gli permetteva di declinare qualunque ambizione), staccandosi con altri atleti per un ventaglino accentuato dal falsopiano tra il primo ed il secondo GPM, poi definitivamente fuori dal gruppo sulla Côte de Cèntres. Una difficoltà ininfluente ai fini della tappa odierna, ma che lascia qualche dubbio sulla condizione del velocista tedesco, per il quale la trappola del tempo massimo è l’unico ostacolo rimasto verso la maglia verde.

De Gendt prova da solo, stoppati Lammertink e Perichon
Nella fuga, il secondo GPM delinea la situazione: Roosen, complice un problema meccanico, va in crisi per primo, poi Bouet ed Hollenstein cedono al ritmo dei due più titolati passisti. Dopo lo scollamento, a 31 km dell’arrivo, è De Gendt con un attacco deciso ad andare via tutto solo, cercando di far valere le sue doti da diesel che più di una volta gli sono valsi inaspettati successi: ma a 30 km dall’arrivo, con 1’30” di vantaggio sul gruppo, risulta troppo difficile.

Il belga macina bene per diversi chilometri, ma esaurisce le energie sul non accreditato strappo di Bonnecombe, venendo ripreso a 12 km dall’arrivo. Allo scollinamento, l’unica azione che ha tentato di evitare il finale in volata: Maurits Lammertink (Katusha) attacca, stoppato da Damiano Caruso (BMC) e Nikias Arndt (Sunweb) e raggiunto da Pierre-Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro). Del quartetto, che guadagna non più di 15″, lavorano ovviamente in due, mentre dietro nessuno prende l’iniziativa e la Sky tenta di controllare la corsa: lo stallo dura fino a 4 km dall’arrivo, quando Lammertink decide di rialzarsi.

Gilbert parte presto, Matthews superiore
La preparazione della volata è frenetica, con la strada in discesa e la Quick Step che prende le redini del gioco. Ed appare evidente, a 2km dall’arrivo, che Fabio Aru è tanto indietro, troppo indietro: attorno alla 40esima posizione, con diversi buchi in formazione; anche la Sky allora cerca di tenere alta l’andatura il più possibile. Ma gli occhi sono tutti sugli ultimi 600 metri, col campione belga Oliver Naesen, finora abbastanza invisibile, che prende in testa lo strappo. Lo supera Philippe Gilbert, anch’egli in anticipo esagerato rispetto a chiunque ambisca al successo di tappa: negli ultimi 100 metri partono Matthews e Van Avermaet, e l’australiano è nettamente più veloce.

Battuto Greg, il terzo, Boasson Hagen (Dimension Data) è accreditato con 1″ di distacco. Poi Gilbert, un bravo Jay McCarthy (Bora), Sonny Colbrelli (Bahrain) e quindi Chris Froome, che precedendo Daniel Martin e Rigoberto Urán si evidenzia come miglior uomo di classifica oggi. Buco dalla decima posizione di Tiesj Benoot, a 5″, nel quale cadono Bardet e Simon Yates: distacchi più alti per Landa (15″), Quintana, Contador, Bennett (22″), Meintjes e Aru (25″), con l’ex-maglia gialla che chiude in 30esima posizione.

La nuova generale, con Froome in giallo
Come cambia dunque, la classifica generale? Maglia gialla a parte, le posizioni in top ten restano le stesse, a cambiare sono i distacchi. E dunque Abbiamo Chris Froome di nuovo in giallo con 18″ su Aru, 23″ su Bardet, 29″ su Uran. Landa perde ma mantiene la quinta piazza a 1’17”, poi Daniel Martin a 1’26”, Simon Yates a 2’02” e Nairo Quintana 2’22”. Resta la voragine verso la nona posizione, con Meintjes a 5’09”, Contador a 5’37” e Bennett a 6’39”.

Una situazione che, al di là del pesante distacco cumulato così gratuitamente, potrebbe giovare ad Aru, il quale non sarà più tenuto a controllare la corsa in una tappa-trappola come quella di domani: da Laissac-Sévérac l’Èglise a Le-Puy-en-Velay, una tappa di 189 km sempre all’interno del Massiccio Centrale con 4 GPM, dei quali due di prima categoria. Molto dipenderà dall’interpretazione della tappa, che sicuramente farà gola a tanti atleti vogliosi di successo, ma il Col de Peyra Taillade, 8,3 km al 7,4% con scollinamento a 31 km dall’arrivo, non è una di quelle salite dalla quale la carovana può passar sopra indifferente. Difficile che la Sky muova ancora Landa, ma attenzione a gente vogliosa di riscatto come Contador.

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