Edvald Boasson Hagen vince la tappa di Salon de Provence al Tour de France 2017 © ASO - Alex Broadway
Edvald Boasson Hagen vince la tappa di Salon de Provence al Tour de France 2017 © ASO - Alex Broadway

Boasson Hagen mette la freccia e strapazza tutti

Tour de France, il norvegese distanzia i compagni di fuga con un’accelerazione nel finale e si invola. Quarto Bennati, il gruppo riposa pensando alla crono di domani

Ogni volta che parliamo di lui tiriamo fuori la solita storia. «Poteva essere il nuovo Merckx», «fra lui e Sagan il talento è alla pari» e così via. Ma Edvald Boasson Hagen non è stato, a pieno, quel dominatore che si prospettava da giovane. Vuoi per poca fame, per scelte sbagliate (la testardaggine nel restare con la Sky, soprattutto) o per scarsa convinzione. Ma a 30 anni da poco compiuti il norvegese ha in palmares esattamente 90 vittorie in carriera, compresi 2 Eneco Tour, 2 Tour of Britain, 1 Gent-Wevelgem, 1 Vattenfall Cyclassics, 1 GP de Plouay, 1 tappa al Giro e, da oggi, 3 tappe al Tour. Non male, per uno ingiustamente tacciato di essere un eterno incompiuto.

La tappa più lunga cade nella festa nazionale del Belgio, ancora a secco di vittorie
Partenza (in ritardo di quasi 15′) dopo mezzogiorno e mezzo nella Embrun-Salon de Provence, lunga la bellezza di 222.5 km. Inusuale piazzare la frazione più lunga come ultima giornata in linea, prima della passerella finale. Se poi si tratta non di un attesissimo tappone alpino o pirenaico quanto piuttosto una frazione di trasferimento, ecco che lo stupore aumenta ancor più.

Moltissima attività immediatamente dopo il km 0, con diversi corridori belgi che cercano l’avanscoperta. Motivazione particolare per loro oggi, dato che si celebra la festa nazionale, in cui Re Leopoldo I divenne (nel lontano 1831) primo sovrano del paese. E anche, in una giornata in cui è presente nella carovana Eddy Merckx, fiamminghi e valloni sono alla ricerca del primo successo in questa edizione della Grande Boucle. I belgi sono ancora a secco di successi e, considerando difficile vederli trionfare a crono o nel piattone parigino, ecco che di possibilità ne resta solo una.

Tanti attacchi, ma la fuga tarda a partire
Si susseguono i tentativi. Nei primi 10 km ci provano, in vari momenti, Van Keirsbulck, De Gendt, Simon e Sütterlin; quindi un tentativo di undici con dentro Bono, Pasqualon e anche Van Avermaet, stoppato dal Team Sky data la presenza di un elemento dell’AG2R La Mondiale. Questo per motivi di classifica a squadre, dato che i savoiardi inseguono, seppure a oltre 15′, i britannici. Graduatorie che agli spettatori interessano poco, ma ai corridori e ai team manager cambia: la formazione vincitrice prenderà 50 mila €, la seconda 30 mila €.

Un nuovo drappello di otto unità nasce su iniziativa di Van Keirsbulck ma, nel corso del primo gpm di giornata, il Col Lebraut, il gruppo rientra grazie alle tirate di Alessandro De Marchi. Allo scollinamento (km 26) transita per primo Sicard, ma la situazione non è ancora definita. È nel corso della discesa che si forma, finalmente, l’azione giusta, che caratterizza la giornata e che mette d’accordo molte delle formazioni.

Venti davanti, ci sono anche Bennati e Brambilla
Sono ben venti i corridori in avanscoperta. Si tratta dei francesi Lilian Calmejane (Direct Énergie), Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Tony Gallopin (Lotto Soudal), Elie Gesbert (Fortuneo-Oscaro), Romain Hardy (Fortuneo-Oscaro), Rudy Molard (FDJ), Pierre Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro), Romain Sicard (Direct Énergie) e Julien Simon (Cofidis, Solutions Crédits), dei belgi Jan Bakelants (AG2R La Mondiale), Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Jens Keukeleire (Orica-Scott), degli italiani Daniele Bennati (Movistar Team) e Gianluca Brambilla (Quick Step Floors), dello svizzero Michael Albasini (Orica-Scott), del tedesco Nikias Arndt (Team Sunweb), del norvegese Edvald Boasson Hagen (Team Dimension Data), del croato Robert Kiserlovski (Team Katusha-Alpecin), dell’olandese Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e del britannico Ben Swift (UAE Team Emirates).

Ritiri per Cink e Roosen, il gruppo si riposa
Il plotone lascia via libera, e il margine si fa subito importante: al km 40 è di 4’30”, al km 50 è di 5’30, al km 60 è di 6′. Da segnalare due ritiri: prima è la volta del neopro’ ceco Onderj Cink (Bahrain Merida), alle prese con problemi al ginocchio da qualche giorno, poi dell’olandese Timo Roosen (Team Lotto NL-Jumbo), completamente svuotato di energie dopo diciotto giorni di gara. Nel frattempo, alla Côte de Bréziers (km 43), è Hardy il primo a scollinare.

Tutto procede tranquillo, con il margine che cresce sempre più e con il gruppo sempre tirato blandamente dal Team Sky. Da segnalare però l’identità dei lavoratori: al solito Christian Knees si affiancano gli scalatori Sergio Henao e Mikel Nieve. Il motivo? Domani ci sarà la cronometro individuale, ragione per cui viene concesso sia a Vasil Kiryienka che a Michal Kwiatkowski una giornata di riposo in vista della sfida contro le lancette.

Iniziano le scaramucce. De Gendt solito stakanovista
Al traguardo volante di Banon (km 136.5) De Gendt anticipa gli avversari con una volata lunga, mostrandosi per l’ennesima volta in questo Tour, cercando di convincere i giurati preposti a farsi assegnare il premio di supercombattivo. Se lo meriterebbe, il belga, dall’alto delle sei fughe di fila per complessive undici giornate su diciotto frazioni in linea passate davanti al gruppo. Quest’ultimo transita allo sprint intermedio in ritardo di quasi 9′, gap che verrà poi sostanzialmente mantenuto anche nella lunga fase successiva.

A circa 60 km dal termine Keukeleire guadagna qualche metro in un tratto di lievissima discesa, quasi senza volerlo; il fiammingo si rialza circa 2000 metri più tardi, quando manca poco all’ultimo strappetto di giornata, il Col du Pointou. Ma la miccia è accesa, e da qui iniziano gli scatti e i controscatti che animeranno l’ultima ora e mezza. Diversi sono i tentativi sul gpm, con Gesbert, Kiserlovski e Sicard che guadagnano qualche metro (l’iridato under 23 di Mendrisio transita per primo), mentre colui che più fatica è Gallopin. Tuttavia il ricongiungimento avviene poche centinaia di metri dopo lo scollinamento.

Keukeleire porta via un gruppetto: è quello buono
Nuovi scatti e controscatti portano la corsa negli ultimi 20 km. Dove ci prova, di nuovo, Jens Keukeleire. E questa è la volta buona, perché appresso al ventottenne vanno solamente Albasini, Arndt, Bakelants, Bennati, Boasson Hagen, Chavanel, De Gendt e Gesbert. Gli altri, nonostante provino a rientrare, non vi riusciranno più, perdendo sempre più e alzando bandiera bianca attorno ai meno 5 km.

I nove prescelti iniziano a punzecchiarsi con scattini e chiusure; Boasson Hagen ci prova ai meno 8 km, ma i due Orica lo stoppano. Succede lo stesso con Chavanel, che evade ai meno 5.5 km, con Albasini un km più tardi e De Gendt subito dopo; tutti, però, non guadagnano. Si entra così ai meno 3 km con l’ipotesi volata sempre più pressante. Ma questa viene spazzata via per merito della morfologia della strada: ai meno 2.9 km i primi scelgono di passare sulla sinistra di una rotonda, gli ultimi due, invece, per il senso opposto.

Boasson Hagen si sbarazza di Arndt e va a vincere tutto solo
È la mossa decisiva, che permette ai migliori velocisti del drappello, ossia Arndt e Boasson Hagen, di uscire con una decina di metri. I due se ne avvedono, con il tedesco che chiede il cambio al norvegese: non l’avesse mai fatto! Lo scandinavo aumenta l’andatura (aiutato un pochino dalla scia della motoripresa, parecchio vicina a lui) e stacca di forza il rivale, continuando nella sua cavalcata. Già dopo pochi secondi si capisce che è fatta, e nessuno può togliere la meritata gioia a EBH.

E così giunge la nona vittoria stagionale per il trentenne, la prima fuori dal suolo natio. È anche la terza in carriera al Tour, dopo la doppietta 2011 fra Lisieux e Pinerolo. Tagliando il traguardo, rivolge un pensiero a Werner Lenk, meccanico tedesco del Team Dimension Data deceduto ieri, e suo meccanico anche nei primi anni alla HighRoad. Dopo la beffa degli ormai 6 millimetri patita da Kittel, la sua Boucle arriva a compimento con un trionfo cercato, inseguito e più che guadagnato.

Arndt secondo, Bennati quarto. Il gruppo pensa già alla crono
Il comunque bravo Nikias Arndt (Team Sunweb) giunge staccato di 5″ mentre i restanti attaccanti della fase finale arrivano dopo 17″. Terzo posto per Jens Keukeleire (Orica-Scott), premiato come combattivo del giorno. Alle sue spalle un Daniele Bennati (Movistar Team) su cui si può sempre fare affidamento. Completano la top 10 Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Sylvain Chavanel (Lotto Soudal), Elie Gesbert (Fortuneo-Oscaro), Jan Bakelants (AG2R La Mondiale) e Michael Albasini (Orica-Scott). Decimo posto a 1’32 per Pierre Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro), che anticipa di pochi secondi il resto degli attaccanti. Tredicesimo posto per l’altro avventuriero azzurro del giorno Gianluca Brambilla.

Il gruppo se la prende comodissima e taglia il traguardo dopo 12’27”, con il Team Sky in blocco in testa. Domani, per loro come per tutti, il giorno della verità con la cronometro di Marsiglia di 22.5 km, con lo zampellotto di Notre Dame de la Garde come ultima asperità della corsa. Chris Froome si presenta al via con 23″ su Romain Bardet, 29″ su Rigoberto Urán, 1’36” su Landa, 1’55” su Aru e le mani sul trofeo.

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La vignetta di Pellegrini

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