Dylan Groenewegen esulta per la vittoria a Parigi © Cor Vos
Dylan Groenewegen esulta per la vittoria a Parigi © Cor Vos

Tutti Dylaniati da Groenewegen

Tour de France, l’olandese domina lo sprint sugli Champs Élysées. 7° Cimolai, 10° Bennati. Froome vince la classifica

Come al Giro d’Italia, è il Team LottoNL-Jumbo che si aggiudica la frazione conclusiva del Tour de France. Se a Milano la cronometro aveva sorriso a Jos van Emden, oggi lo sprint di Parigi ha visto uscire come vincitore Dylan Groenewegen. Un successo di lusso per il giovane olandese, protagonista di una Boucle in continua crescita. Dove ha colto, oggi, la prima affermazione in una grande corsa a tappe.

Si parte da Montgeron, località storica per il Tour
La carovana si è, come d’abitudine, indirizzata con calma verso il km 0 di Montgeron, approcciato alle 16.52. In questa località partì, il 1 luglio 1903, la prima edizione del Tour de France. Se allora furono 59 coraggiosi a partire in quell’avventura eroica, oggi sono stati in 167 ad affrontare la giornata conclusiva della 104ª Grande Boucle. Un Tour che, come di consueto, si conclude con l’arrivo in linea sugli Champs Élysées.

Solito “teatrino” nella fase iniziale, con le foto fra i portatori delle maglie (Christopher Froome maglia gialla, Michael Matthews maglia verde, Warren Barguil maglia a pois, Simon Yates maglia bianca) e i successivi cin cin, non con lo champagne ma prima con un vino rosato e poi con una birra, fra i corridori del Team Sky. I quali hanno oggi gareggiato una nuova divisa, caratterizzata da risvolti gialli sui pantaloni e da una striscia del medesimo colore sulla schiena.

La solita, noiosa passerella. Fra chi scherza e chi pone domande impegnative
C’è da dire che, effettivamente, la passerella così lunga (consuetudine al Tour) sia alquanto inutile. Meglio piuttosto per il futuro ridurre ai minimi termini il trasferimento prima del circuito parigino, aumentando le tornate sul tracciato finale; o, ancora meglio, mantenere alto il pathos come correttamente scelto quest’anno dal Giro d’Italia, con una cronometro decisiva per l’esito della maglia rosa. Anche perché in solo cinque occasioni gli attaccanti sono riusciti ad evitare la volata: Alain Meslet nel 1977, Bernard Hinault nel 1979, Jeff Pierce nel 1987, Eddy Seigneur nel 1995 e Alexandr Vinokourov nel 2005.

Il kazako guadagnò in quell’occasione quei secondi che gli permisero di scavalcare Leipheimer in quinta posizione. Anche oggi vi è un piazzamento, ancor più prestigioso, ancora in ballo; il terzo, dove Mikel Landa insegue per solo 1″ Romain Bardet. E anche il basco scherza su questo fatto, fingendo di attaccare nella fase iniziale, col sorriso stampato sul volto. Ben più teso è invece Cyril Gautier; l’ottimo gregario della AG2R La Mondiale sfrutta la mondovisione per fini personali mostrando, su una pagina strappata del libro della corsa (inciso: non serviva la carta intestata, ma accidenti, un minimo di decoro!), la fatidica frase «Caroline, vuoi sposarmi? Ti amo». Tutto il mondo del pedale, compreso un Pierre Rolland che urla alle spalle dell’ex compagno alla Europcar, spera in una risposta positiva.

La corsa si vivacizza a Parigi: in 9 all’attacco
Tra gli elementi da segnalare prima dell’ingresso a Parigi, la visita parenti di Yoann Offredo (Wanty-Groupe Gobert), la caduta, fortunatamente senza conseguenze, dell’etiope Tsgabu Grmay (Bahrain Merida), e un cambio di bicicletta per la maglia gialla, che sostituisce il mezzo in cui aveva trovato posto una GoPro, con filmati che verranno certamente utilizzati nei filmati pubblicitari del Team Sky. Molto scenografico il passaggio all’interno del Grand Palais, prima dell’inizio della corsa vera, mentre sopra passa la pattuglia tricolore.

Iniziano subito gli scatti, nel primo degli otto giri di 6.8 km: cercano di avvantaggiarsi ai meno 58 km Gianluca Brambilla (Quick Step Floors), Marcus Burghardt (Bora-Hansgrohe), Andriy Grivko (Astana Pro Team), Romain Hardy (Fortuneo-Oscaro), Daryl Impey (Orica-Scott), Guillaume Van Keirsbulck (Wanty-Groupe Gobert) e il già citato Offredo. Il sudafricano è il più attivo, e porta via un gruppetto con Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Alexey Lutsenko (Astana Pro Team), Nils Politt (Team Katusha-Alpecin) e Julien Vermote (Quick Step Floors). Su di loro rientrano dopo qualche centinaio di metri Burghardt, Imanol Erviti (Movistar Team), Michael Schär (BMC Racing Team) e Dion Smith (Wanty-Groupe Gobert).

Dietro controllano De Gendt e Roglic. Fora Barguil
Il gruppo lavora con Cofidis, Lotto Soudal, Team Dimension Data e Team Sunweb, interessate ovviamente a portare i rispettivi velocisti in posizione di sparo. Ai meno 45 km il margine dei nove di testa, mentre iniziano a scendere le prime gocce di pioggia, è di 20″. Al traguardo volante al km 63.5 Schär transita per primo senza che ci sia uno sprint; nel gruppo, invece, c’è un corridore che fora. Si tratta di Warren Barguil, che sostituisce la ruota posteriore. Il supercombattivo del Tour perde molto tempo nell’assistenza meccanica e, per rientrare, sfrutta a dismisura la scia dell’ammiraglia, rischiando addirittura l’incidente con la Mini del proprio team.

Ai meno 35 km gli otto di testa passano sempre con una ventina di secondi di vantaggio, sul gruppo su cui inizia a lavorare anche il Team Lotto NL-Jumbo con Primoz Roglic. Uno dei protagonisti positivi della corsa si dà da fare con Thomas De Gendt a tenere sotto controllo gli avversari, che entrano negli ultimi 30 km con 20″ dalla loro. La situazione non cambia neppure ai meno 20 km, con il gap che ondeggia fra i 15″ e i 20″.

Fuga ripresa, Gruzdev e Stybar ci provano. Ultimi km per Voeckler
Quando iniziano gli ultimi due giri il distacco è sceso a 12″, con anche il Team Sky che entra nelle rotazioni del plotone. Il neozelandese Smith si rialza ai meno 12.5 km, proprio quando dal gruppo ci prova Tony Martin (Team Katusha-Alpecin), che rientra sui rimanenti otto attaccanti ai meno 11.7 km con Stefan Küng (BMC Racing Team) e il sopracitato Brambilla. Ma il ricongiungimento generale è dietro l’angolo, e giunge esattamente ai meno 10 km. Fora anche la ruota posteriore Pierre Latour (AG2R La Mondiale), caduto ieri e tutto bardato; per lui una sostituzione molto lenta, con tanto di perdita del 26° posto in classifica.

È Dmitriy Gruzdev (Astana Pro Team) che inizia per primo l’ultimo giro, seguito dal Team Sky; il kazako guadagna qualche metro, con Jasha Sütterlin (Movistar Team) che si riporta su di lui dopo meno di mezzo km. Ma nel mentre aveva preso e saltato l’asiatico il campione ceco Zdenek Stybar (Quick Step Floors). che riesce a guadagnare un centinaio di metri. Dietro lavorano soprattutto Bahrain Merida e Team Katusha-Alpecin; in coda, si rialza Thomas Voeckler. T-Blanc affronta gli ultimi 5 km di un’onorata carriera in tranquillità, godendosi i meritatissimi applausi per una carriera lunga e di alto livello.

Ripreso Stybar, Groenewegen domina lo sprint. Greipel resta a secco
Stybar viene ripreso ai meno 2.5 km, con le formazioni non ben organizzate all’ingresso dei 2 km conclusivi. Il gruppo è allungatissimo all’ingresso del km finale, con un uomo del Team Katusha-Alpecin ad aprire le danze. Dietro di lui si fidano Kristoff e Groenewegen; nel rettilineo finale è Rick Zabel che dà il lancio allo sprint, con Dylan Groenewegen che parte lunghissimo ai meno 320 metri. Nessuno riesce a superare l’olandesino, che vince così la sua prima tappa in un grande giro. Seconda vittoria per il Team Lotto NL-Jumbo, dopo l’ottima vittoria di Serre Chevalier ottenuta da Primoz Roglic.

Secondo posto per André Greipel che, dopo la bellezza di dodici grandi giri sempre trionfali, non riesce a far suo neppure un traguardo parziale. Oggi il Gorilla tedesco della Lotto Soudal è partito da troppo lontano e, nonostante una rimonta di livello, non ha potuto nulla. Terza posizione per uno dei protagonisti della corsa, il norvegese Edvald Boasson Hagen (Team Dimension Data).

Nei 10 Cimolai e Bennati. Froome vince il quarto Tour
Quarto e quinto due dei maggiori delusi di questo Tour, ossia Nacer Bouhanni (Cofidis, Solutions Crédits) e Alexander Kristoff (Team Katusha-Alpecin). Sesto posto, a sorpresa, per Borut Bozic (Bahrain Merida), che fa da sé la volata (Sonny Colbrelli giunge dodicesimo). Settimo Davide Cimolai (FDJ), ottavo Pierre Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro), nono Rüdiger Selig (Bora-Hansgrohe) e decimo Daniele Bennati (Movistar Team). Undicesimo Michael Matthews (Team Sunweb), mentre non ha fatto lo sprint, probabilmente per un intoppo meccanico, John Degenkolb (Trek-Segafredo), giunto a 2’15”.

Tutto tranquillo per gli uomini di classifica. Christopher Froome vince il suo quarto Tour con 54″ su Rigoberto Urán, 2’20” su Romain Bardet, 2’21” su Mikel Landa, 3’05” su Fabio Aru, 4’42” su Daniel Martin, 6’14” su Simon Yates, 8’20” su Louis Meintjes, 8’49” su Alberto Contador e 9’25” su Warren Barguil. Sipario.

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La vignetta di Pellegrini

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