Julian Alaphilippe vince a Xorret de Catí © Bettiniphoto
Julian Alaphilippe vince a Xorret de Catí © Bettiniphoto

Alaphilippe non fa flop, Froome sempre top

Xorret de Catí, altro capitolo garagistico alla Vuelta: vince Julian in fuga, Chris con Contador stacca tutti i rivali ed è sempre più rosso

Avanti, un altro muro. Avanti, un’altra fuga. Avanti, un altro Quick-Step che vince. Avanti, un altro mattoncino che Chris Froome mette nell’edificio della sua Vuelta a España 2017. Tanto sta costruendo, il britannico della Sky, che viene spontaneo chiedersi se poi, alla fin fine, gli convenga lasciare andare via tutti i giorni una fuga, nel momento in cui ha dimostrato di saper staccare tutti gli avversari, a turno magari, ma con costanza.

Oggi per esempio con lui c’era il solo Alberto Contador. Lo spagnolo è ancora lontano dal deporre l’ascia di guerra, anche sull’Alto de Xorret de Catí ha attaccato, come a voler allontanare al contempo il passato più prossimo (quello del rovescio di Andorra, e, qualche settimana prima, di quelli del Tour) e il futuro più imminente, quello del “fine carriera”, già annunciato e confermato.

Contador ha ragione di attaccare perché ha bisogno di guadagnare tutto quello che può per riavvicinare il podio; ma Froome, che tra oggi e Alcossebre avrebbe potuto avere 10-15″ in più (proprio per gli abbuoni), e invece ha deciso di non tener chiusa la corsa, lasciando andare le fughe. Probabilmente non avrà bisogno di quei secondi: al momento non pare straripante, ma sembra comunque quello che unisce meglio di tutti forza e continuità. Nel prosieguo calerà? I suoi avversari se lo augurano, ma intanto i rispettivi distacchi in classifica si fanno ogni giorno più evidenti, e non sarà facile far saltare il solidissimo Froome versione 2017.

Tra i citati avversari ci sono ovviamente Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Il primo continua a mostrare una condizione medio-alta, che gli permette di essere sempre tra gli ultimi a staccarsi da Froome; il problema è che, comunque, si stacca. La speranza (sua e dei suoi tifosi) è che abbia ragione il suo preparatore Paolo Slongo, che scommette su un’importante crescita già nella seconda settimana. Fabio Aru invece non ha la sparata di La Planche des Belles Filles, per ora cerca di salvare il salvabile, intanto la sua attitudine gli permette di risalire in classifica. Se ne avrà per lottare coi migliori nella seconda metà di Vuelta, non è dato al momento saperlo. Bardet (o meglio, la corsa di Bardet, fuori da tutti i giochi) dice di no; Froome dice di sì.

Infine, due righe per tributare i giusti onori al vincitore di Xorret de Catí le dobbiamo e vogliamo spendere. Julian Alaphilippe lo conosciamo tutti come grande promessa (quasi certezza) per le classiche, ma anche nei grandi giri è un ragazzo in grado di offrire spettacolo. Oggi ha tenuto ottimamente uno scalatore come Rafal Majka su una rampa durissima, dove non erano pochi i tratti in cui si zigzagava più che procedere dritti; e poi ha vinto agevolmente uno sprint ristretto per il quale era il favorito naturale. Grande vittoria per il francese, grande vittoria per una Quick-Step Floors che continua a essere incontenibile.

 

Barguil cacciato, la tappa parte forte
Stamattina si è partiti da Hellín con la clamorosa notizia della defenestrazione di Warren Barguil dalla Sunweb: il bretone è stato rispedito a casa dal team in seguito ad aspri dissapori con Wilco Kelderman, il quale in questi giorni si sarebbe aspettato dal compagno di squadra un aiuto che invece non sarebbe arrivato. Stando al vociare proveniente dall’ambiente della squadra, parrebbe che i due siano quasi venuti alle mani ieri sera, e da qui la decisione del management di operare la clamorosa espulsione. Barguil, già protagonista al Tour de France, era 13esimo in classifica a 1’43” da Froome. L’anno prossimo andrà in una squadra tutta per lui (la Fortuneo), quindi si presume che non dovrà più affrontare problemi del genere, certo essere buttato fuori in questo modo dalla Vuelta rappresenta uno smacco per la sua carriera.

L’ottava tappa, arrivo previsto a Xorret de Catí dopo 200 km di sgroppata attraverso la Comunidad Valenciana, è partita (senza neanche Sven Erik Bystrøm della Katusha-Alpecin, rimasto ai box in seguito alla frattura alla scapola rimediata ieri) a velocità sostenuta, del resto la fuga faceva gola a molti. Tra gli altri, ad Alessandro De Marchi, che ha provato a evadere un paio di volte (una delle quali in solitaria) senza successo. Solo al km 35 hanno trovato spazio 21 uomini (sempre fughe ben nutrite qui alla Vuelta), e li elenchiamo: Rafal Majka, Emmanuel Buchmann e Christoph Pfingsten (Bora-Hansgrohe), Brendan Canty (Cannondale-Drapac), Nelson Oliveira (Movistar), Jan Polanc e Przemyslaw Niemiec (UAE), Bart De Clercq e Maxime Monfort (Lotto Soudal), Clément Chevrier (AG2R La Mondiale), Alberto Losada (Katusha), Daan Olivier (LottoNL-Jumbo), Guillaume Bonnafond (Cofidis), Sergey Chernetskiy e Laurens De Vreese (Astana), Serge Pauwels (Dimension Data), Julian Alaphilippe (Quick-Step Floors), Michel Kreder (Aqua Blue Sport), Loïc Vliegen (BMC), Jesús Hernández (Trek-Segafredo) e Domen Novak (Bahrain Merida).

Il drappellone ha toccato il suo vantaggio massimo a 95 km dal traguardo, 5’10”; dal gruppo in questa fase giusto un paio di segnalazioni, a parte l’ovvia notizia che la Sky di Froome l’ha tirato tutto il tempo: una caduta di Rubén Fernández (Movistar) e Giovanni Visconti (Bahrain) ai -80, per fortuna senza conseguenze; e un frazionamento sulla discesa del Puerto de Onil, con Ilnur Zakarin (Katusha) – tra gli altri – rimasto per un po’ attardato di un paio di decine di secondi. Ai -60 il gruppetto del russo è rientrato sul plotone. In quel momento il margine dei battistrada era sceso a 4’20”.

 

La fuga e un inseguimento destinato a fallire
Se la tendenza fosse proseguita su quelle direttrici, la fuga sarebbe stata probabilmente annullata. Ma a questo punto lì davanti c’è stata una notevole reazione, del resto c’erano squadre ben rappresentate, ad esempio la Bora che ha ben lavorato per Majka, rilanciando le azioni dell’attacco; anche altri (la UAE con Niemiec in favore di Polanc) hanno ben collaborato, sicché i 21 si sono riportati a +4’40”-4’50” sul plotone, e tardiva è stata la definitiva reazione di quest’ultimo (con la Cannondale arrivata a dar man forte alla Sky ai -15), visto che i battistrada hanno raggiunto le pendici dell’Alto de Xorret de Catí con 3’30” di margine.

Poco prima della salita hanno provato ad avvantaggiarsi De Vreese e Buchmann, ma non appena la strada ha iniziato a inerpicarsi verso le pendenze impossibili (prossime al 20%) che caratterizzano la parte centrale di questa ormai celebre scalata, la selezione è stata naturale, e si sono avvantaggiati Majka, Pauwels e Alaphilippe, con Buchmann rimasto a dare un’ultima trenata per il suo capitano. Poco dietro c’era Polanc, che per tutta la salita ha fatto l’elastico: non appena si riavvicinava, Majka riallungava.

Pauwels non ha resistito a lungo a queste strappate, e a 6.1 km dalla fine è saltato; poco dopo si è arreso Buchmann, lasciando Majka in compagnia del solo Alaphilippe. Il francese ha mostrato tutt’altra gamba rispetto a solo pochi giorni fa, il polacco dal canto suo è uno scalatore, per cui è divenuto più che chiaro che quella coppia non sarebbe più stata raggiunta dai migliori della classifica.

 

Alaphilippe resiste a Majka e poi vince a Xorret
Restiamo sui battistrada: a 5.5 km dal traguardo (2.5 dalla vetta quindi) Pauwels e Polanc si sono riavvicinati, chiamando uno dei già citati contrattacchi di Majka; il capitano della Bora sapeva bene che Alaphilippe l’avrebbe facilmente uccellato in uno sprint a due, per cui ha provato a più riprese a scrollarselo di dosso. Non c’è stato verso.

Ai 4.8 km Polanc è rientrato per la seconda volta, e per la seconda volta è stato ricacciato indietro dalla reazione di Majka; ai 4.1 km (mentre più indietro Oliveira rinveniva su Pauwels) abbiamo visto per la terza volta lo stesso film: Polanc rientra, Majka riparte.

Rafal si è lasciato una riserva di gas per dare un’ultima accelerata in vista del Gpm, nei 500 metri finali della salita, laddove le pendenze un po’ si addolcivano permettendo di aumentare la frequenza di pedalata. Ma ancora una volta Alaphilippe ha risposto alla grane. Dopodiché, sulla breve picchiata (un chilometro appena) verso Xorret, Polanc – indomito – si è riportato un’altra volta sulla coppia a comando, e ha pure provato a sorprendere gli altri due, senza però riuscirci.

Sarebbe stato sprint a tre. L’esito era di fatto già scritto nelle caratteristiche basiche dei contendenti: velocissimo il francese, piantati i due est-europei. E infatti Alaphilippe ha conquistato la vittoria, regalando il 13esimo successo stagionale nei GT alla sua Quick-Step Floors: 4 affermazioni per Fernando Gaviria e una per Bob Jungels al Giro; 5 sberle di Marcel Kittel ai velocisti del Tour; e scorribande da cani sciolti per Yves Lampaert, Matteo Trentin e appunto lui, Julian, alla corrente Vuelta. Il conto minaccia peraltro di essere lungi dall’essere chiuso; peraltro, 6 corridori di uno stesso team a segno nei GT di una stagione non li vedevamo dal 2009 (quando ci riuscitono sia gli uomini della Cervélo che quelli della Columbia).

Alaphilippe su Polanc e Majka, quindi, cronometrati a 2″ gli sconfitti (per dire del fatto che proprio non c’è stata storia in quello sprint); e proseguendo nell’ordine d’arrivo, a 26″ Pauwels, a 28″ Oliveria, poi ancora a 32″ Kreder e Monfort, a 34″ De Clercq, a 37″ Losada, a 1’04” Buchmann, a 1’06” Olivier, a 1’17” Vliegen, in dodicesima posizione: l’ultimo dei fuggitivi ad aver preceduto gli uomini di classifica, piazzatisi dal 13esimo (Contador) in giù, come vedremo nel successivo paragrafo.

 

Contador e Froome ancora all’attacco
Passo indietro e focus sui pesi massimi della Vuelta, allora. Dopo l’Alto de Comella ad Andorra, l’arrivo di Alcossebre e il Puerto de Garbí nella tappa di Sagunto, Chris Froome aveva un’altra occasione per riscaldare le altrui terga a suon di sculaccioni, su una salita adatta alle sue caratteristiche più che a quelle dei principali rivali: la già citata ascesa all’Alto de Xorret de Catí.

Ma non è stata una delle consuete trenate Sky a iniziare a demolire il gruppo, bensì uno scatto di Simon Yates (Orica-Scott) seguito da David De La Cruz (Quick-Step) e Michael Woods (Cannondale); il britannico è restato anche da solo, per un attimo, prima che Alberto Contador (Trek) allungasse sul gruppo in compagnia di Marc Soler (Movistar), rientrando con poche pedalate sul gemello (riportando sotto pure Woods).

A quel punto, a 2.5 dal Gpm, il Pistolero ha cambiato ritmo, e intorno a lui si è coagulato un drappellino con solo i più forti: Chris Froome ovviamente, e Woods, Esteban Chaves per la Orica (mentre Yates rimbalzava), Ilnur Zakarin (Katusha) e un incoraggiante Vincenzo Nibali (Bahrain); non è riuscito a tenere il ritmo, nell’occasione, Fabio Aru (Astana), staccatosi insieme agli altri uomini di classifica.

Le trenate di Contador hanno fatto male allo Squalo: il messinese si è staccato a 1400 metri dalla vetta, insieme a Zakarin; poi è passato a tirare Froome, evidentemente il ritmo è calato un tantino, se è vero che Nibali è riuscito a rientrare.

Ma a un chilometro dallo scollinamento Vincenzo è stato nuovamente messo in croce da un forcing stavolta di Froome. Alla ruota della maglia rossa ha resistito il solo Contador, che appare sempre più rinfrancato dopo il rovescio di Andorra. Per qualche centinaio di metri i due hanno proceduto lisci lisci, poi a mezzo chilometro dalla vetta Froome è riuscito a scavare un minimo margine sull’avversario, il quale però si è rifatto sotto proprio al Gpm.

 

Nibali e Aru, altri secondi lasciati per strada
Nella breve discesa Froome e Contador non hanno dovuto fare spericolatezze eccessive per mantenere la quindicina di secondi di margine sui primi inseguitori; nel finale Alberto ha pure trovato Hernández ma non ha avuto bisogno di “usarlo”, perché è partito direttamente per sprintare davanti a Froome. 13esimo uno, 14esimo l’altro, a 1’27” da Alaphilippe.

17″ più tardi sono arrivati nell’ordine Nibali, Aru, Zakarin, Poels e Chaves: da notare che il sardo era riuscito a chiudere sul connazionale proprio allo scollinamento; a 28″ da Froome e a 11″ da Nibali sono poi transitati – con l’ex fuggitivo Chevrier – Adam Yates (Orica), Woods, Kelderman, Nicolas Roche (BMC), De La Cruz, Sam Oomen (Sunweb), Tejay Van Garderen (BMC), Louis Meintjes (UAE) e Miguel Ángel López (Astana). Ancor più lontani (1’08” da Froome) Steven Kruijswijk (LottoNL) e l’altro Yates, rinculato pesantemente dopo il proprio attacco.

Il tutto diventa una classifica ancor più sorridente per Chris Froome (al netto dei dubbi esposti in apertura), visto che il secondo – sempre Chaves – segue ora a 28″, il terzo – Roche – a 41″, e il quarto… e il quarto è Nibali, che abbozza ma intanto scende ancora un po’, e domani non è che lo attendano le trombe del riscatto. 53″ il ritardo di Vincenzo nella generale; se non altro ha scavalcato Van Garderen (quinto a 1’08”), guadagnando una posizione.

Fuori dai cinque troviamo un Aru in risalita (era ottavo, è sesto), ma a 1’06”, quindi De La Cruz a 1’08”, Adam Yates a 1’18”, Woods a 1’41”, Zakarin a 1’57”. Contador è 17esimo a 3’10”, e promette che la rimonta (oggi partiva dalla 24esima piazza) non finisce qui.

Infatti domani – e torniamo alle trombe di Nibali – la tappa offrirà un finale in tutto simile a quello di oggi: la nona tappa, la Orihuela-Cumbre del Sol di 174 km, prevede un doppio passaggio (compreso quello dell’arrivo) sul durissimo Alto de Puig Llorença, pendenza media del 9% sui 4 km di scalata, punte che ovviamente volano molto più su, fino al 21%. Altra occasione per Froome di guadagnare; altra giornata da cerchio alla testa per chi – a partire dai nostri – dovrà difendersi una volta di più.

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