Matteo Trentin conquista la decima tappa alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Matteo Trentin conquista la decima tappa alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Trentin non si ferma più: attacca, tira, vince

Vuelta a España, l’azzurro centra la fuga e giunge al traguardo. Nibali ci prova in discesa, Roche guadagna terreno

Sarà stata la presenza del commissario tecnico Davide Cassani, sarà stata la giornata umida o chissà cos’altro; fatto sta che Matteo Trentin ha imbroccato una di quelle giornate in cui appare francamente inarrestabile. Centra la fuga, rientra in discesa, tira in salita, vince in volata. E per la seconda volta in questa Vuelta a España il valsuganotto leva le braccia al cielo, portando a cinque i successi in carriera nei grandi giri e dimostrando ancora una volta di essere l’uomo per tutte le stagioni, per tutti i terreni e per tutti i ruoli.

Pioggia nella zona murciana per una tappa insidiosa
Dopo il primo giorno di riposo, la Vuelta a España inizia la sua seconda settimana con una frazione decisamente interessante. Di fatto solo una salita nella Caravaca-Alhama de Murcia, con l’arrivo posto una discesa particolarmente tortuosa e situato – cosa non si fa per un contributo! – davanti ad un’importante azienda alimentare. E ad aggiungere ulteriore pathos è la pioggia, giunta sin dalle prime ore della mattinata e che non ha abbandonato la zona mediterranea per buona parte della giornata.

Dopo il via dato alle 13.25, già i primi km dei 164.8 in programma, cominciano i tentativi; a muoversi inizialmente Michel Kreder (Aqua Blue Sport) e Rohan Dennis (BMC Racing Team). Il gruppo, però, torna a ricompattarsi, iniziando una lunga fase decisamente combattuta. Innumerevoli infatti i tentativi di avanscoperta, con Alessandro De Marchi (BMC Racing Team) e Bob Jungels (Quick Step Floors) particolarmente attivi.

La fuga parte dopo 90 km: presenti tre italiani
Dopo due ore parte e 90 km percorsi, parte, finalmente la fuga. Sono ben diciotto gli elementi in fuga: Nico Denz e Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale), Luis León Sánchez (Astana Pro Team), Valerio Agnoli e Domen Novak (Bahrain Merida), Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), Rafael Reis e Jaime Rosón (Caja Rural-Seguros RGA), Arnaud Courteille (FDJ), José Joaquín Rojas e Marc Soler (Movistar Team), Niki Terpstra e Matteo Trentin (Quick Step Floors), Jacques Janse van Rensburg (Team Dimension Data), Bertjan Lindeman e Juan José Lobato (Team Lotto NL-Jumbo), Michael Mørkøv (Team Katusha-Alpecin) e Julien Bernard (Trek-Segafredo).

Ben due i corridori murciani nell’azione, le vecchie volpi Rojas e Sánchez che in fuga, e nelle situazioni intricate, sanno il fatto loro. Interessante la presenza di tre italiani, così come degli scalatori Rosón e Soler. E reminiscenze del passato per Mørkøv, che proprio quattro anni fa ha conquistato la più prestigiosa vittoria della carriera su strada in quel di Cáceres (la famosa tappa in cui Tony Martin venne ripreso negli ultimissimi metri).

Trentin allo sprint intermedio, Janse van Rensburg prova l’assolo
Il gruppo lascia immediatamente spazio a questo tentativo, nato per dei momentanei ventagli che avevano spezzato in tre tronconi la carovana; nell’ultimo drappello anche molti UAE Team Emirates come Atapuma e Meintjes, così come Poels, Pozzovivo e la maglia a pois Villella. Il margine dei 18 di testa prende rapidamente margine, toccando i 3′ ai meno 65 km e i 5’30” ai meno 50 km. Nel mentre, il primo transito sul traguardo, dove è posto lo sprint intermedio (km 108.5); non si assiste alla volata, con Trentin che prende i 4 punti in palio e si riporta a 2 lunghezze di distanza da Froome, leader anche di questa classifica.

Poco dopo il cartello dei meno 40 km inizia l’Alto de Morrón de Totana, salita di terza categoria tutt’altro che complicata. E se nel gruppo salgono compatti, con il solo Bernardo Suaza (Manzana Postobón) che si arrischia ad evadere, diverso quanto avviene davanti. A circa 3.7 dallo scollinamento parte Janse van Rensburg; il sudafricano costruisce pian piano un discreto margine, che in vetta (km 130.7), tocca i 30″ Lindeman, Reis e Trentin, che a loro volta hanno lasciato la restante compagnia. Il gruppo passa dopo 5’20”.

Trentin rientra e va in testa, la Bahrain si mette al lavoro
Nella discesa i tre a bagnomaria vengono ripresi e superati prima da Rojas e poi dalla coppia Rosón-Terpstra. Questo trio va quindi a riprendere Janse van Rensburg ai piedi del Collado Bermejo, salita chiave della Vuelta a Murcia. Già nelle prime rampe Rosón si invola, con Terpstra che perde contatto venendo ripreso e staccato da Trentin. L’azzurro pare in una delle sue giornate, quando è difficilmente battibile; e difatti riprende e stacca anche Janse van Rensburg e va, con Rojas, a riacciuffare Rosón ai meno 27 km.

In testa al gruppo inizia a lavorare la Bahrain Merida, andando a riprendere Suaza proprio all’imbocco della salita. Un segnale che Nibali tanto male non sta, evidentemente. Janse van Rensburg riesce a rientrare sulla testa, dove Trentin detta l’andatura; a 3 km dallo scollinamento il gruppetto, tirato da Sánchez, comprende Agnoli, Courteille, De Marchi, Geniez e Soler e dista 25″ dai quattro al comando.

De Marchi prova a rientrare, Nibali prova ad attaccare
Dato che, invece di diminuire, il gap aumenta, De Marchi decide di attaccare ai meno 1.5 km dallo scollinamento; in un primo momento solo Courteille riesce a rimanere con lui, per poi venire riagguantato dagli altri cinque. Trentin, invece, non smette neppure per un metro di prendere il vento in faccia (e sul petto, dato che corre con la zip abbassata, nonostante la giornata non certo afosa). Allo scollinamento (km 143) Rojas scollina davanti; Geniez e Soler passano a 25″, qualcosa in più per gli altri.

Dietro continua l’andatura della squadra del messinese che, prima con Boaro, poi Visconti e quindi con Pellizotti, allunga e sfoltisce il gruppo. Nibali decide di passare all’azione a meno di 1 km dalla vetta, marcato stretto da Moscon e Chaves. Ma la maggior abilità del siciliano non si discute e, con il passare dei tanti tornanti, il gap aumenta sempre più. L’unico che prova in qualche modo a tenerlo è Chaves, mentre Froome perde progressivamente posizioni nel plotone.

Rimangono in due davanti, Geniez da pelle d’oca. Nibali ripreso, Roche allunga
I battistrada diventano tre perché Janse van Rensburg mostra sin da subito la sua poca abilità in questo particolare tecnico. Con il passare dei km anche Rosón non riesce a tenere le ruote dei più capaci Rojas e Trentin, in una discesa fortunatamente non bagnata. Decisamente rivedibile, invece, l’azione di Geniez: il transalpino, ad ogni curva, sgancia il piede dal pedale andando immancabilmente a correggere la traiettoria. Non cade, ma vederlo all’opera fa venire i brividi.

Nibali, dopo essere sfuggito dalla vista del plotone, non guadagna più; e, una volta giunti all’altezza dei meno 10 km, avviene il ricongiungimento con gli altri uomini di classifica, capitanati da Chaves e Roche. Proprio l’irlandese decide di continuare, non venendo badato né dai colleghi né dalle telecamere. Si scoprirà solo all’ultimo km il suo rendimento. Un po’ tutti rientrano, fra cui Froome e Aru, non proprio nelle primissime posizioni. Si riportano a contatto solamente negli ultimi 1500 metri, quando la strada è già in pianura, nomi come David De la Cruz, Steven Kruijswijk e Ilnur Zakarin.

Vittoria facile per Trentin, nei 10 anche De Marchi
I due battistrada arrivano così all’ultimo km in perfetta solitudine e vanno a giocarsi la vittoria allo sprint. Che, per la verità, neppure c’è; Trentin, rimasto a ruota di Rojas nella fase finale, parte e supera senza problemi il padrone di casa, andando a conquistare una meritatissima vittoria e riprendendosi la vetta della classifica a punti. La sua terza in stagione, mentre in conto della Quick Step Floors ammonta a quattro successi alla Vuelta, quattordici nei grandi giri e quarantasei in questo 2017.

Per il trentaduenne spagnolo si tratta dell’ennesimo piazzamento alla Vuelta, dove non riesce ancora ad esultare. Terzo posto a 19″ per Jaime Rosón (Caja Rural-Seguros RGA), che taglia il traguardo palesemente arrabbiato. Quinti Jacques Janse van Rensburg (Team Dimension Data) a 21″, Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale) a 56″ e Marc Soler (Movistar Team) a 59″. Settimo e ottavo a 2’22” Luis León Sánchez (Astana Pro Team) e Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), con quest’ultimo che lascia transitare davanti l’idolo del pubblico. Chiudono la top ten Arnaud Courteille (FDJ) a 2’40” e Rafael Reis (Caja Rural-Seguros RGA) a 3’05”.

L’irlandese guadagna in classifica. Domani le vere montagne
Nicolas Roche giunge dodicesimo a 4’03”; passano 29″ nell’attesa del passaggio dei rimanenti uomini di classifica, tutti presenti con l’eccezione del quindicesimo alla vigilia, lo sloveno Jan Polanc (UAE Team Emirates), che paga 7′. La classifica vede dunque Christopher Froome (Team Sky) guidare con 36″ su Esteban Chaves (Orica-Scott) e Nicolas Roche (BMC Racing Team). Vincenzo Nibali è quarto a 1’17”, quindi Tejay van Garderen è quinto a 1’27”, David De la Cruz è sesto a 1’30” e Fabio Aru è settimo a 1’33”.

Domani la prima, vera e attesa, tappa di salita. Da Lorca si arriva dopo 187.5 km all’Osservatorio di Calar Alto. Due le salite, entrambe di prima categoria e piazzate negli ultimi 45 km; apre le danze l’Alto de Velefique, con una pendenza media dell’8.3% sui 13 km di ascesa, con la parte iniziale decisamente complicata. Quindi gli ultimi 15.5 km che portano la corsa, per la prima volta, sopra i 2000 metri. Non si conoscerà il nome del vincitore della Vuelta, ma si capirà chi non potrà essere della partita fino a Madrid.

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