Miguel Ángel López trionfa per distacco a Calar Alto © Photo Gomez Sport
Miguel Ángel López trionfa per distacco a Calar Alto © Photo Gomez Sport

Miguel Ángel López torna Superman

Vuelta a España: grande vittoria del colombiano a Calar Alto; Froome regge, Nibali attacca e ora è secondo in classifica

Era molto attesa questa undicesima tappa della Vuelta a España per vedere come si sarebbero comportati gli uomini di classifica ed i favoriti per la vittoria finale in una frazione di vera montagna con salite lunghe e ad alta quota invece delle solite rampette durissime ma lunghe non più di quattro chilometri. All’Observatorio Astronómico de Calar Alto lo scenario di corsa è stato ben diverso da quello visto nelle giornate precedenti: c’è stata infatti la spettacolare rinascita del colombiano Miguel Ángel López che si è andato a prendere la vittoria di tappa senza gentili concessioni da parte di nessuno, Esteban Chaves e Nicolas Roche che erano rispettivamente secondo e terzo in classifica hanno patito distacchi molto pesanti mentre Vincenzo Nibali è apparso molto più brillante e determinato che sui vari muri.

L’unica vera conferma di questa giornata è la straordinaria solidità di Chris Froome: ormai da diverso tempo in salita il britannico non sembra più capace di realizzare prestazioni monstre come La Pierre-Saint-Martin 2015 o Ax-Trois-Domains e Mont Ventoux 2013, ma il capitano del Team Sky arriva sempre davanti e se anche non riesce a togliersi tutti di ruota nella singola giornata, di volta in volta sono gli altri a staccarsi a turno e lui si trova quindi ad incrementare il proprio vantaggio in classifica generale.

Partenza veloce, Antón entra nella fuga
Come già accaduto ieri, anche oggi l’avvio di tappa è stato velocissimo tanto che la media della prima ora è stata di 50.9 km/h tra un tratto iniziale in leggera salita, poi un falsopiano in discesa e quindi tanta pianura. Proprio allo scadere dei primi 60 minuti di corsa è nata la fuga di giornata: ad avvantaggiarsi sul plotone sono stati Igor Antón (Dimension Data), Sander Armée (Lotto Soudal), David Arroyo (Caja Rural), Romain Bardet (AG2R), Simon Clarke (Cannondale), Alessandro De Marchi (BMC), Conor Dunne (Aqua Blue), Lennard Hofstede (Sunweb), Bob Jungels (Quick Step), Matej Mohoric (UAE), Antonio Pedrero (Movistar), Aldemar Reyes (Manzana), Antwan Tolhoek (LottoNL-Jumbo) e Giovanni Visconti (Bahrain).

Ha stupito forse un po’ l’assenza di un uomo della Trek-Segafredo nel gruppo di testa perché oggi ci si sarebbe potuto aspettere un Alberto Contador molto battagliero nel tentativo di vincere la tappa e recuperare tempo in classifica generale per avvicinarsi al podio. Tuttavia fin dall’inizio si era capito che quella di oggi sarebbe stata una fuga con non molte chance di arrivare fino al traguardo: infatti davanti c’era il basco Igor Antón, vincitore proprio a Calar Alto l’ultima volta che la Vuelta fece arrivo qui nel 2006 e che questa mattina alla partenza occupava il 18° posto in classifica a “solo” 5’54” da Chris Froome; lo scalatore del Team Dimension Data non avrebbe comunque rappresentato una grande minaccia nel caso in cui gli fosse stato concesso spazio, ma il Team Sky non ha fatto regali nella prima settimana di questa Vuelta e anche oggi ha proseguito con il suo atteggiamento lasciando un vantaggio massimo di quattro minuti e mezzo. Da segnalare, purtroppo, il ritiro di Domenico Pozzovivo (AG2R) poco oltre metà percorso.

Orica-Scott battagliera sul Velefique
Il solito trenino del Team Sky ha potuto imporre indisturbato il proprio ritmo al plotone fino a 55 chilometri dall’arrivo: a quel punto la situazione è cambiata all’improvviso con la Orica-Scott che ha messo due uomini davanti a dare una serie accelerata in vista dell’imbocco dell’Alto de Velefique, prima salita di giornata che iniziava esattamente 11 chilometri più avanti. Nella prima settimana della Vuelta la squadra australiana non aveva quasi mai messo il naso davanti, una strategia molto conservativa ma che comunque aveva portato Esteban Chaves in seconda posizione e Adam Yates in nona, Jack Haig e Simon Yates avevano anche loro dimostrato di avere una buona gamba salvo poi accusare parecchio uno la tappa di Xorret de Catí, l’altro quella di Cumbre del Sol.

Grazie all’azione della Orica-Scott, il gruppo maglia rossa ha recuperato quasi tre minuti ai 14 battistrada: all’inizio della salita dell’Alto de Velefique il distacco si era ridotto ad appena 1’35”. Le pendenze più impegnative erano concentrate nei primi 5 chilometri di salita, ma complessivamente erano 13.2 i chilometri all’insù con una notevole pendenza media del 8.6%: la Orica ha continuato a spingere, poi a 41 chilometri dall’arrivo ha lanciato all’attacco Simon Yates. Il più lontano in classifica dei due gemelli britannici non spaventava il gruppo che quindi lo ha lasciato fare: Yates è quindi riuscito a riportarsi sulla testa della corsa dove nel frattempo erano rimasti solo Romain Bardet, Aldemar Reyes, Sander Armée, Giovanni Visconti e Igor Antón.

Sulla prima salita i big non si muovono
Dopo l’allungo di Yates è stato di nuovo il Team Sky a mettersi in testa ad un gruppetto maglia rossa ristretto a circa 35 unità: i neroazzurri hanno impostato un ritmo regolare e non particolarmente elevato, ma come spesso accade hanno puntato molto anche sull’effetto psicologico schierando in fila Salvato Puccio, David López, Mikel Nieve, Gianni Moscon e Wout Poels come a voler intimidire chi avesse avuto intenzioni battagliere. E da lì fino al gran premio della montagna l’unico che ha portato uno scatto è stato il colombiano Darwin Atapuma, un altro corridore ormai fuori classifica: Chaves e Adam Yates invece sono rimasti coperti in scia nonostante la presenza di Simon Yates che sulla carta poteva rappresentare un interessante punto d’appoggio per fare qualcosa da lontano.

Arrivati in vetta a 30 chilometri dall’arrivo la situazione vedeva in testa Simon Yates, Romain Bardet, Darwin Atapuma, Giovanni Visconti e Sander Armée con 1’35” di vantaggio sul gruppo maglia rossa che ha perso quasi un minuto da quanto era tornato a lavorare il Team Sky. Nella successiva discesa Bardet ha fatto valere la sua grande abilità di guida della bicicletta, Yates lo ha seguito incollato a ruota, Atapuma ha sofferto ma è comunque rimasto agganciato mentre invece Armée prima e Visconti poi hanno perso contatto dal gruppetto di testa: ma a perdere è stato anche il gruppo principale che l’imbocco dell’ultima e decisiva salita di giornata si è ritrovato con ben 2’50” da recuperare ai tre battistrada.

Un super Pellizotti lancia gli scatti di Nibali
L’ascesa verso l’osservatorio di Calar Alto iniziava a 15.5 chilometri dal traguardo, praticamente senza respiro dal termine della discesa precedente, ed è stato Vincenzo Nibali ad ordinare ai suoi di mettersi davanti ad aumentare un’andatura che altrimenti, lasciando il pallino al Team Sky, avrebbe continuato ad essere relativamente tranquilla. Oggi Vincenzo Nibali ha potuto contare sul fratello in grande spolvero: è stato lui il primo ad accelerare iniziando a scremare un po’ il plotone, poi è toccato a Giovanni Visconti che dalla fuga si era risparmiato per dare tutto a favore del suo capitano. Infine è toccato a Franco Pellizotti che a 39 anni si sta confermando come già visto al Giro d’Italia il miglior uomo della Bahrain-Merida in supporto a Vincenzo Nibali.

Il lavoro di Pellizotti ha quindi lanciato gli attacchi veri e propri. A 11 chilometri dal traguardo, nel tratto più duro della salite, Vincenzo Nibali e Alberto Contador hanno cambiato ritmo praticamente in contemporanea: poco dopo è stato il messinese a rilanciare con lo spagnolo in scia ed il gruppo della maglia rossa è esploso. Tra gli uomini di classifica i primi ad andare in difficoltà sono stati Nicolas Roche e Adam Yates, poi tra gli altri hanno iniziato a perdere terreno anche Fabio Aru ed Esteban Chaves. Con Nibali e Contador si è quindi formato un gruppetto che comprendeva anche Gianni Moscon (brevemente), Mikel Nieve, Chris Froome, Ilnur Zakarin, Wilco Kelderman, Miguel Ángel López ed un monumentale Franco Pellizotti che, quando la salita si è fatta più agevole, ha fatto dilatare i distacchi di coloro che erano rimasti attardati nel tratto più duro.

Il falsopiano aumenta le differenze
Intanto in testa alla corsa erano rimasti Romain Bardet e Darwin Atapuma che però sono stati raggiunti dal gruppo di Froome e Nibali ai 7.5 chilometri all’arrivo: a quel punto un gruppo con Fabio Aru, David De La Cruz e altri aveva un ritardo di 33″, Esteban Chaves invece era a 46″; in quel tratto la salita era poco più di un falsopiano e come sempre accade in questi casi chi non aveva avuto le forze per restare agganciato ai migliori non le ha avute neanche per pareggiarne il ritmo e limitare così i danni.

La strada è tornata ad impennarsi più seriamente agli ultimi tre chilometri ed è stato Mikel Nieve ad alzare la velocità, forse creando qualche problema al suo capitano Chris Froome che sulle prime è sembrato non digerire al meglio il cambio di passo: ai meno due infatti è stato Vincenzo Nibali ad attaccare e la maglia rossa ci ha messo un po’ per superare Kelderman, Bardet, López e ricucire quindi il buco che si era creato. A circa 1400 metri dall’arrivo Nibali, Froome, López e Kelderman erano tutti assieme davanti, Contador invece era stato costretto a seguire del proprio passo per evitare guai peggiori: a questo tutti sembravano abbastanza stremati, l’unico invece ad avere ancora la forza di attaccato è stato Miguel Ángel López che ha salutato la compagnia, approfittando forse di una piccola marcatura tra Froome e Nibali sebbene entrambi fossero abbastanza al gancio.

Miguel Ángel López torna a brillare
L’ultimo chilometro è stato un bellissimo assolo di Miguel Ángel López che, in un giorno difficile per Fabio Aru, è andato a prendersi la prima vittoria in carriera in un Grande Giro: il giovane talento dell’Astana aveva debuttato l’anno scorso proprio alla Vuelta ma si era dovuto ritirare dopo pochi giorni per colpa di un paio di cadute, poi la sua stagione è stata pesantemente condizionata dal brutto infortunio invernale e poi ancora dalla caduta al Giro di Svizzera che lo ha obbligato ancora una volta a rivedere i piani e cambiare la preparazione in corso d’opera. Il colombiano aveva iniziato male la corsa spagnola soffrendo sia nella tappa di Andorra, sia nei vari muri del percorso, ma oggi abbiamo ritrovato il corridore capace di vincere un Tour de Suisse a soli 22 anni: adesso López è decimo in classifica e, per quanto visto oggi, la sua rimonta non si arresterà qui.

A 14″ dal corridore dell’Astana sono arrivati Chris Froome, Vincenzo Nibali e Wilco Kelderman in quest’anno: la maglia rossa si è presa quindi i 6″ di abbuono per il secondo posto, lasciando a Nibali i 4″ del terzo; se in un paio di tappe Nibali aveva guadagnato qualche sul rivale pur sembrando meno in palla, l’impressione è che oggi sia accaduto l’esatto contrario anche se 2″ sono una differenza abbastanza insignificante. Alberto Contador e Ilnur Zakarin, assieme a Bardet e Nieve, hanno tagliato il traguardo a 31″ dal vincitore e più indietro i distacchi sono stati ancora più pesanti: David De La Cruz, che maledice una foratura poco prima degli scatti di Contador e Nibali, ha chiuso a 1’14”, Michael Woods e Wout Poels a 1’17”, Fabio Aru e Steven Kruijswijk a 1’32”, Esteban Chaves a 2’05”, Tejay Van Garderen a 3’26”, Nicolas Roche a 4’17” e Adam Yates addirittura a 9’13”.

Nibali adesso è secondo
La nuova classifica generale vede quindi Vincenzo Nibali salire in seconda posizione, ma il ritardo del messinese nei confronti di Chris Froome è di 1’19” ed in più c’è da considerare la cronometro che va certamente a favore del britannico: il capitano della Bahrain-Merida comunque è in crescita ed il percorsi delle prossime tappe sono senza dubbio più adatti a lui rispetto a quelli della prima settimana. Per il terzo gradino del podio la lotta è apertissima: Esteban Chaves ha un ritardo di 2’33” rispetto alla vetta ma alle sue spalle c’è David De La Cruz staccato di 3″, Wilco Kelderman di 4″, Ilnur Zakarin di 5″, Fabio Aru di 24″ e Michael Woods di 28″.

Pur con qualche difficoltà nel finale di tappa continua la rimonta di Alberto Contador che dopo la débâcle era 30° in classifica generale mentre al termine della giornata di oggi è entrato per la prima volta in top10, nono a 3’55” da Chris Froome: per il podio c’è anche il corridore della Trek-Segafredo che andrà tenuto d’occhio non solo nei tapponi di montagna, ma anche in quelle frazioni intermedie che ancora restano ed in cui lui è capace di inventarsi azioni a sorpresa. Come detto, risale anche Miguel Ángel López che però ha 4’11” di distacco mentre la BMC dovrà cercare di dimenticare al più presto la giornata di oggi: Nicolas Roche e Tejay Van Garderen questa mattina erano terzo e quinto, adesso sono undicesimo e dodicesimo a 4’45” dalla maglia rossa ed a 2’12” dal podio.

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La vignetta di Pellegrini

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