L'ultima impresa di Alberto Contador sull'Angliru © Bettiniphoto
L'ultima impresa di Alberto Contador sull'Angliru © Bettiniphoto

Contador non smette mai di volare

Alberto immenso sull’Angliru, Froome terzo di tappa e va a vincere la Vuelta. Nibali salva il secondo posto, Zakarin a podio, Aru naufragato

Quanti ne dobbiamo celebrare oggi? Tanti, eh. Partire da Alberto Contador sarebbe obbligatorio, perché è lui quello che domani chiuderà col ciclismo pedalato, ed è lui quello che oggi ha vinto alla grande la tappa dell’Angliru, la più dura e attesa della Vuelta a España 2017, ed è lui, ancora, che quasi ha centrato il podio finale, sfuggitogli per pochi secondi. Sarebbe stato un coronamento ancora migliore, l’avremmo visto domani sul palco delle premiazioni, ma recriminare è un po’ spaccare il capello in quattro. Terzo o quarto, alla fine, cambia poco (anzi, in un certo senso è significativo che non restino podi di Contador nei GT, all’infuori delle 7 – o 9 – vittorie).

Quello che resta non è tanto il piazzamento finale, ma il carico di emozioni che il Pistolero ha elargito in queste tre settimane, al netto del passaggio a vuoto di Andorra, e al lordo delle attese su di lui, montate via via, e al lordo pure delle speranze – che qualcuno legittimamente covava – che il grande campione di Pinto oggi ribaltasse la Vuelta.

Non l’ha ribaltata perché era fisicamente non ribaltabile, visto il vincitore. È lui il secondo celebrato della giornata, ma onestamente dovrebbe essere il primo, se dovessimo limitarci a parlare del risultato sulla strada. Jacques Anquetil e Bernard Hinault, due dei grangiristi più forti di sempre, riuscirono – nel 1963 e nel 1978 – a vincere nella stessa stagione Vuelta e Tour. Nessuno aveva più fatto questa doppietta dopo lo spostamento della corsa iberica a fine estate. Ci riesce oggi (domani, per i notai) Chris Froome. Che dire di lui? Niente, siamo disarmati, ha chiuso per sempre la querelle sul suo essere fondamentalmente un “tourista”, e invece no, non solo non è un corridore in grado di vincere solo la Grande Boucle (hai detto niente), ma è uno che due GT te li mette in carniere nel giro di due mesi. Ovazioni per lui.

L’ultimo a riuscire a vincere due grandi giri in un anno solare era stato – tanto per non parlare di corsi e ricorsi – proprio Contador, nel 2008 (Giro e Vuelta); sempre lui l’ultimo a vincere due GT di fila (Vuelta 2014, Giro 2015). E l’ultimo a mettere insieme 10 podi in carriera, tra i vincitori di Giro, Tour e Vuelta? Beh, quello – e passiamo al terzo nome da celebrare – è Vincenzo Nibali, e prima di lui era stato Hinault a riuscirci (12 per le Blaireau). Bernard, Felice, Eddy a 12; più avanti il solo Jacques a 13; Vincenzo quinto di questa stratosferica classifica, a 10.

Il siciliano conta 4 vittorie (2 al Giro, 1 al Tour, 1 alla Vuelta), 3 secondi posti (1 al Giro, 2 alla Vuelta), 3 terzi (2 al Giro, 1 al Tour). Dati dedicati a chi non ha ancora capito che razza di fenomeno sia lo Squalo. Che oggi ha chiuso in maniera dimessa, non da lui, rassegnata. Non ha avuto la forza di attaccare, almeno così sembrava. Ma poi si è saputo che era caduto, che aveva picchiato le costole, forse incrinandosele, sulla discesa prima dell’Angliru. Non è una giustificazione, ma una spiegazione sì. Salva comunque il secondo posto, e domani nessuno gli vieterà, comunque, di festeggiare: due podi tra Giro e Vuelta, il suo 2017 è più che positivo.

Infine, celebrando celebrando, due righe per Ilnur Zakarin, che coglie in questa Vuelta il primo podio in un GT, ed era anche ora, possiamo dire, visto che è da un paio d’anni che il russo gravita lì in zona, ma senza – finora – riuscire a centrare il bersaglio. Nell’interregno che ci sarà tra l’epoca dei Froome, dei Contador, dei Nibali, e quella dei successivi dominatori (tra i quali spingono potentemente già Nairo Quintana e Tom Dumoulin), c’è da scommettere che anche Zakarin saprà ritagliarsi i suoi bravi e meritati spicchi di gloria.

 

Trek-Segafredo al lavoro per tenere a bada la fuga
Nei giorni scorsi un po’ tutti ci siamo chiesti: ma se Alberto Contador è così forte in salita, e spesso è il primo tra i big nell’ordine d’arrivo, perché diamine la sua Trek-Segafredo non lavora per tenere cucita la corsa, e permettergli così di vincere almeno una tappa? Quanto accaduto mercoledì a Los Machucos era stato paradigmatico, col madrileno che non era riuscito ad acciuffare l’ultimo dei fuggitivi, Stefan Denifl, e si era dovuto così accontentare del secondo posto di giornata. Se la sua squadra avesse contribuito a contenere la fuga, magari già in quell’occasione il Pistolero avrebbe alzato le braccia al traguardo.

Ebbene, oggi finalmente (per Alberto) la Trek ha cambiato registro, e ha effettivamente impedito la riuscita della fuga del giorno. La tappa era la più importante della Vuelta a España 2017, la 20esima, da Corvera de Asturias all’Alto de l’Angliru, per appena 117.5 km. Gli ultimi 50 dei quali, senza un attimo di respiro, con le scalate alla Cobertoria e al Cordal prima del Mostro delle Asturie.

Chiaro che un traguardo del genere fosse da tempo cerchiato di rosso da parte di Contador. Ecco allora la Trek tirare sin dall’inizio per impedire alla fuga di prendere margine (e in effetti non è stato concesso più di un minuto e mezzo agli attaccanti). E dire che nell’azione a 18 partita dopo una ventina di chilometri c’era davvero tanta tanta qualità, a giudicare dai nomi dei corridori impegnati: Julian Alaphilippe ed Enric Mas (Quick-Step Floors), Nicolas Roche (BMC), Adam e Simon Yates (Orica-Scott), Nelson Oliveira e Marc Soler (Movistar), Søren Kragh Andersen (Team Sunweb), Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), Romain Bardet (AG2R-La Mondiale), Rui Costa e Jan Polanc (UAE Team Emirates), Tomasz Marczynski (Lotto Soudal), Tobias Ludvigsson (FDJ), Igor Antón (Dimension Data), Lluis Mas e Jaime Rosón (Caja Rural-Seguros RGA) e Stefan Denifl (Aqua Blue Sport).

I 18 hanno provato in tutti i modi ad aumentare il proprio margine, ma il controllo esercitato dalla Trek è stato ferreo; sicché i battistrada sono arrivati alle prime rampe dell’Alto de la Cobertoria con poco più di un minuto sul gruppo (nel quale facevano capolino nelle prime posizioni l’Astana, la Katusha-Alpecin, la Bora). La battaglia tra i big poteva iniziare a svilupparsi.

 

Pioggia in discesa, pagano López e soprattutto Aru
L’elemento caratterizzante della tappa era il maltempo. Pioggia alla partenza da Corvera, poi schiarite qua e là strada facendo, ma asfalto spesso umido se non proprio bagnato. E soprattutto condizioni difficili attese in cima all’Angliru, battuto da un vento fortissimo (e con una temperatura di 6-7°C), ma non troppo migliori sugli altri due Gpm. Condizioni climatiche che sulla carta avrebbero dovuto sfavorire la maglia rossa Froome. Sulla carta.

La pioggia ha accolto i corridori anche sulla Cobertoria. Appena iniziata la salita, a 45 km dal traguardo, davanti c’è stata subito selezione, in seguito all’azione di Enric Mas con Polanc, su cui poi sono rientrati altri uomini. In vetta sono transitati in 11 (Marczynski, Bardet, Andersen, Soler, Rosón, Polanc, Denifl, Mas, Konrad e i due Yates), quindi in discesa c’è stato un allungo di Andersen, Marczynski e Soler, ma all’inizio del successivo Cordal gli 11 si sono ricompattati.

Il gruppo, invece: tirato dalla Bora nella prima parte della Cobertoria, stava lasciando un po’ troppo spago alla fuga (volata a 1’40” a un certo punto della scalata), sicché la Bahrain Merida ha rilevato i tedeschi al comando del plotone. Manuele Boaro e Giovanni Visconti hanno impresso un aumento di ritmo, e il forcing della squadra di Nibali è proseguito poi sulla successiva – bagnatissima – discesa.

Tale azione ha fatto sì che perdessero le ruote dei migliori Fabio Aru e Miguel Ángel López (Astana), ma anche Ilnur Zakarin (Katusha). Il russo è riuscito subito a riportarsi sui migliori all’inizio del Cordal. I due rappresentanti del team kazako invece li abbiamo definitivamente persi dai radar: il colombiano avrebbe per quanto possibile limitato i danni sull’Angliru, chiudendo a quasi 4′ da Contador; Aru sarebbe invece naufragato, oltre un quarto d’ora di ritardo e annessa perdita della top ten (era ottavo della generale), un film che ricorda tanto quello di Morzine al Tour 2016, e curiosamente il piazzamento finale va a essere il medesimo: 13esimo.

 

Cade Nibali giù dal Cordal, invece Contador attacca
Sulla penultima salita di giornata alcuni uomini di classifica (o quasi) hanno sofferto il ritmo di Jarlinson Pantano (Trek), nella fattispecie abbiamo visto a lungo a fondo gruppo Michael Woods (Cannondale-Drapac), mentre David De La Cruz (Quick-Step) ha prima perso metri, ma poi, dopo essere rientrato, ha pure tentato un velleitario contropiede.

Torniamo ai fuggitivi: a inizio Cordal, Marc Soler ha tentato di nuovo di andarsene da solo, ma è stato poi ripreso a 2 km dalla vetta. Al Gpm (21 km dal traguardo) sono transitati in sei: con lo spagnolo della Movistar c’erano Bardet, Marczynski, Andersen e i due Yates. Il gruppo seguiva a 40″, ma le cose migliori – o peggiori, per certi versi – le avremmo viste sulla discesa, veramente pericolosa col bagnato.

Tra i battistrada è caduto Soler, senza grosse conseguenze, mentre Marczynski ha allungato; De La Cruz pure è caduto e ci ha rimesso una clavicola, ritiro per lui. E poi Vincenzo Nibali: come già altre volte in passato, lo Squalo è andato giù sulla discesa viscida. Ha picchiato il costato, è ripartito senza fare drammi e ha proseguito fino a valle col freno a mano tirato e col fido Franco Pellizotti a fargli le traiettorie davanti, qualche metro alle spalle del gruppo dei big (ridotto a meno di 20 unità). Non certo il miglior viatico per affrontare l’Angliru, ma le cadute fanno parte del gioco: vale per Froome e Contador, e vale certamente anche per Nibali.

A metà discesa, a circa 15 km dalla fine, Alberto Contador ha deciso che era arrivato il momento di attaccare. Il madrileno ha allungato con Pantano e ha trovato strada facendo pure l’aiuto di Enric Mas, che è di un’altra squadra ma è molto legato al Pistolero (è cresciuto nel suo team di sviluppo, e lo stesso Alberto già da anni lo considera il suo erede, al punto da averlo portato in più di un ritiro quando era in maglia Tinkoff).

Con Marczynski al comando della corsa, diversi ex fuggitivi sparpagliati alle sue spalle, e Contador-Pantano-Mas a circa un minuto di ritardo e con più di mezzo minuto sul gruppo, è iniziato l’Alto de Angliru, a 12 km dalla conclusione (della tappa ma anche della Vuelta, se vogliamo).

 

Il volo di Contador verso la vittoria
Contador aveva diverse decine di secondi di vantaggio, e questo alla Sunweb di Wilco Kelderman non andava bene: per difendere il podio del suo capitano, la squadra bianconera ha fatto un importante turno in testa al gruppo maglia rossa, a inizio salita. In questa fase però Contador continuava a guadagnare, con Pantano che gli faceva un ottimo ritmo e pure Mas, come anticipato più su.

I due hanno raggiunto i vari corridori che erano stati staccati da Marczynski, e a 8 km dalla vetta, laddove iniziava la parte più dura, al comando si era formato un gruppetto con Contador, Marczynski, Mas, Bardet e Soler. Il gruppo maglia rossa era formato da 12 uomini, e con Froome c’erano addirittura quattro gregari (Wout Poels, Mikel Nieve, Gianni Moscon e Diego Rosa. Poi c’erano Nibali e Pellizotti; Kelderman e Zakarin; Woods, Steven Kruijswijk e Richard Carapaz (Movistar), ottimo nome nuovo di questa Vuelta.

Il distacco del gruppetto maglia rossa oscillava tra i 30 e i 40″ quando Pellizotti è andato a tirare, a 6 km dalla vetta. L’azione dell’italiano ha in effetti quasi dissolto la Sky, se è vero che il solo Poels restava a coprire le spalle di Froome, ma l’attesa finalizzazione di Nibali non è arrivata. Si è continuato con quel ritmo finché, ai -5, non è partito Kruijswijk. Sull’azione dell’olandese, Zakarin e Kelderman hanno accennato una reazione, sulla quale proprio Nibali non è parso avere la gamba dei giorni migliori, ma poi la situazione si è ricomposta, su un calo di ritmo che ha permesso a Woods (che faceva l’elastico) di respirare, e a Nieve di rientrare e di andare a trenare un altro po’ in testa.

Intanto Contador era rimasto solo, dopo essersi disfatto, ai 5.5 km, della compagnia dell’ultimo che resisteva con lui, Marc Soler. La danza del Pistolero è proseguita nel tripudio della folla dell’Angliru, e se sulle rampe più dure Alberto doveva stringere i denti più che mai, trovava poi sempre il modo di rilanciare la propria andatura, trovava sempre quella goccia d’energia in più che gli permetteva di riallungare sul gruppo, di tenerlo sempre a distanza di sicurezza.

Addirittura, dopo aver mollato Soler, e approfittando del concomitante rallentamento del gruppo, Contador ha riportato a oltre un minuto il vantaggio, e con questo margine si è accinto a pedalare gli ultimi tre chilometri della tappa.

 

E tutti i salmi finirono in gloria
Proprio ai 3 km Zakarin ha dato vita al proprio affondo, quello che poteva valere il podio. Nibali è stato il primo a cedere metri, mentre Poels e Froome, con Kelderman a ruota ma ormai quasi al gancio, si mettevano in scia al russo.

Ai 2500 metri, quando Nibali ha definitivamente perso contatto, Froome ha fatto il suo scatto e stavolta solo Poels è stato in grado di resistere. Di più, l’olandese si è messo in testa a fare l’andatura, mentre Zakarin provava invano a rifarsi sotto, e Kelderman a propria volta affondava, aprendo al russo la scala per il podio.

Tale è stato il ritmo imposto da Poels, che addirittura Froome faticava a seguirlo, e dall’altro lato Contador di colpo si faceva meno irraggiungibile. Il recupero della coppia Sky è stato quasi prodigioso, ai 1500 metri rimanevano 35″ al battistrada, all’ultimo chilometro altri 10″ erano andati via, e qui Contador ha dovuto fare affidamento su tutta la propria sapienza ciclistica per non andare nel pallone, e per trovare l’ultimo guizzo che gli permettesse di evitare il rientro degli inseguitori.

A suo favore, il madrileno ha trovato infine la discesina dei 500 metri finali, e lì ha potuto finalmente scaricare tutta la tensione del momento, abbandonandosi a gesti di esultanza già prima di tagliare la linea d’arrivo, e riservandosi per il traguardo l’ultimo “colpo di pistola” di una carriera straordinaria.

All’arrivo Alberto Contador ha preceduto di 17″ Poels e Froome; a 35″ è arrivato Zakarin, a 50″ Nibali col prezioso Pellizotti e con Kruijswijk; a 1’11” è arrivato Kelderman, poi a 1’25” Bardet e a 1’36” Woods; Moscon ha chiuso 13esimo a 3’16”. La classifica finale vedrà Chris Froome vincere la Vuelta con 2’15” su Nibali, 2’51” su Zakarin, 3’11” su Contador, 3’15” su Kelderman, 6’45” su Poels, 8’16” su Woods, 8’59” su López, 11’04” su Kruijswijk e 15’36” su Tejay Van Garderen (BMC). Domani la Vuelta si concluderà a Madrid, con la 21esima tappa (partenza da Arroyomolinos, 117 km come oggi, ma facilissimi) che chiamerà all’opera i velocisti prima delle premiazioni di Plaza de Cibeles.

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