Chris Froome taglia il traguardo dell'Angliru © Tim De Waele
Chris Froome taglia il traguardo dell'Angliru © Tim De Waele

Froome controlla da padrone

Vuelta a España, il pagellino della 20esima tappa: Nibali condizionato dalla caduta, Aru affonda sul più bello

Alberto Contador – 10 e lode
Non si può non dare la lode ad un corridore che lascia le corse in questa maniera. All’imbocco dell’Angliru scatta insieme a Jarlinson Pantano e va a riprendere uno ad uno tutti i fuggitivi prima di involarsi in solitaria verso la vittoria. Una vittoria inseguita a lungo in tutte le tappe della Vuelta e che sicuramente è arrivata proprio nel giorno più emozionante. Nella sua carriera ha vinto tutte e tre le grandi corse a tappe ed ognuna ha avuto un significato particolare per il corridore di Pinto ma questo successo rimarrà sicuramente nella sua memoria per tutta la vita perché l’ha ottenuto con più con il cuore che con le gambe. Come tutte le favole finiscono a lieto fine; così, alla stessa maniera, è terminata la carriera del madrileno. Da apoteosi.

Christopher Froome – 10
Tutti si aspettavano che il britannico sulle durissime rampe dell’Angliru sarebbe andato in crisi; invece è stato lui mandare in crisi i suoi avversarsi. Nel corso della penultima frazione la sua maglia rossa non è mai stata in bilico nemmeno per un chilometro. Nel finale ha addirittura attaccato insieme a Wout Poels e non per fare lo spavaldo ma per dimostrare a tutto il mondo che anche in salita il più forte è lui. Dopo tre secondi posti finalmente vince la sua prima Vuelta a España. Imperioso.

Wout Poels – 9
Arrivare secondi in cima all’Angliru è una cosa da pochi; soprattutto dopo il grande lavoro svolto per Christopher Froome durante tutta la tappa. E non solo in questa frazione. Il suo sesto posto in classifica generale testimonia il fatto che in una qualsiasi squadra sarebbe potuto essere il capitano. Se si dice che l’olandese è stata la fotocopia di Mikel Landa del Tour de France non si sbaglierebbe di una virgola. A pieno servizio del suo capitano con lo sfizio di terminare per la prima volta un grande giro nella top ten. Encomiabile.

Davide Villella – 8
La missione è compiuta. Il bergamasco per dire ufficialmente “ho vinto la maglia a pois” dovrà solo portarla al traguardo nell’ultima tappa di domani. Oggi non riesce ad andare in fuga per impreziosire il suo bottino di punti ma quelli ottenuti nelle scorse tappe gli sono sufficienti per essere il miglior scalatore della settantaduesima edizione della Vuelta a España. Sin dalla terza tappa è salito sul palco delle premiazioni per indossare la maglia di miglior scalatore ma domani a Madrid avrà un significato diverso perché potrà veramente festeggiare questo importante traguardo. Da applausi.

Ilnur Zakarin – 8
Anche il russo ce l’ha fatta a raggiungere il suo obiettivo. Il terzo gradino del podio finale è suo. Uno dei migliori sull’Angliru dopo un’attenta condotta di gara. Non è stato facile resistere all’assalto di uno strepitoso Alberto Contador ma con grande lucidità non è mai andato in panico conservando al terza posizione per soli 20″. Domani sul podio di Madrid insieme a due campioni del calibro di Christopher Froome e Vincenzo Nibali ci sarà anche lui. Missione compiuta.

Franco Pellizotti – 7.5
Vederlo lì a trentanove anni, alla sedicesima stagione tra i professionisti, ad aiutare Vincenzo Nibali sin sulla linea del traguardo è qualcosa di stupendo. Eccezion fatta dei compagni di Christopher Froome, è stato l’unico gregario a rimanere con il proprio capitano lungo tutta la terribile ascesa dell’Angliru. Il Delfino e lo Squalo solo nel ciclismo vanno d’accordo. Ed oggi sono arrivati addirittura a braccetto in cima ad un mostro chiamato Angliru.

Vincenzo Nibali – 6.5
Non tutte le ciambelle escono con il buco. Come quattro anni fa alla vigilia della penultima tappa con l’arrivo in cima all’Angliru partiva in seconda posizione con la speranza di ribaltare la corsa. Come quattro anni fa il “mostro” asturiano ha respinto il siciliano. In cuor suo sperava di compiere l’ennesima impresa della sua già eccezionale carriera; invece si è dovuto ha dovuto stringere i denti per difendere la seconda posizione. La caduta lungo la bagnata discesa ha condizionato sicuramente la sua ascesa della montagna asturiana. Bloccato dalla caduta. Bloccati i suoi sogni.

Wilco Kelderman – 5.5
Ha fatto di tutto con la sua squadra per riacciuffare il podio ma è stato addirittura superato da Alberto Contador scendendo in quinta posizione nella classifica generale. Anche se oggi non è stato super, è stato uno delle sorprese di questa Vuelta e di ciò gli si deve dare merito. In futuro quel podio che oggi non ha conquistato potrà essere suo. Ne sentiremo parlare ancora.

Miguel Ángel López – 5
Doveva essere uno di quelli che avrebbe dovuto regalare spettacolo sull’ultimo gran premio della montagna di questa Vuelta; invece come Fabio Aru è costretto alla resa. Addio sogni di podio. Addio sogni della maglia a pois. Addio sogni di vincere la sua terza tappa nell’ultimo grande giro stagionale. Superman non ha preso il volo. Ma è volato in basso.

Fabio Aru – 4
C’è qualche cosa che non va. Corre tutta la Vuelta rimanendo nella top ten; ma nella penultima frazione crolla inesorabilmente in tredicesima posizione. Il sardo è sembrato lo stesso del Tour de France del 2016 in cui ha lottato come un leone fino alla ventesima tappa ma proprio sul più bello ha avuto un grandissimo calo che lo ha costretto a scendere fino alla tredicesima posizione. Proprio come oggi. In casa Astana Pro Team (o quella che sarà la squadra del futuro) dovranno fare le opportune valutazioni perché è inspiegabile che negli ultimi giorni degli ultimi due anni nei grandi giri vada in crisi nella ultimissime tappe. E pensare che in passato al Giro d’Italia rendeva meglio nell’ultima settimana. Mistero da risolvere.

David de la Cruz – s.v.
Cadere nell’ultima discesa della Vuelta a España ed essere costretti al ritiro è veramente una disdetta enorme. Soprattutto se sei in lotta per conquistare un piazzamento nei primi dieci della classifica generale dopo il buon settimo posto della passata stagione. Sfortunato. Anzi di più.

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