Esultanza doppia per i bianconeri © UCI
Esultanza doppia per i bianconeri © UCI

Sunweb over the Rainbow

Giornata memorabile per la compagine tedesco-olandese: vittoria nella cronosquadre mondiale maschile e femminile

Una giornata memorabile per lo staff del team tedesco-olandese Sunweb, che da oggi può vantare un primato unico finora nella storia del ciclismo: la vittoria della Cronosquadre Mondiale sia a livello maschile che femminile. Il progetto di Iwan Spekenbrink, nato nel 2005, giunge al suo culmine a 12 anni di distanza, in una stagione memorabile per entrambe le compagini, tra la vittoria del Giro d’Italia di Tom Dumoulin ed il successi al femminile di Coryn Rivera a Cittiglio e al Fiandre.

Quella Sunweb, che fu prima Skil-Shimano, poi Argos, infine Giant-Alpecin, per tanti anni è stata una cenerentola, ma adesso fa vedere i muscoli a tutti gli altri, spezzando quel predominio BMC-Quick Step che nelle 5 edizioni precedenti aveva caratterizzato la prova maschile. Un risultato favorito da una prova resa anomala dalle difficoltà planimetriche e altimetriche, che ha spezzato le reni a tutti gli altri team favoriti, chi prima (la Sky e la Quick Step), chi dopo (BMC e Boels Dolmans al femminile), tenendo tutti col fiato sospeso fino agli ultimi chilometri.

Un leader attorno a giovani promettenti
La particolarità del successo Sunweb al maschile sta nell’età media, di soli 24,3 anni: un blocco che si può dividere in due, da una parte corridori ormai affermati, come Tom Dumoulin, Wilco Kelderman e Michael Matthews, tutti e 3 in stato di grazia, dall’altra tre giovani molto promettenti: il veloce Søren Kragh Andersen, il potenziale corridore da GT Sam Oomen ed il passista Lennard Kämna, oro tra i juniores a Ponferrada e bronzo invece a Richmond tra gli under 23, da matricola. Magari un giorno tra 10 anni guarderemo a questa squadra e penseremo a quale grande gruppo di fenomeni era riuscito a formare la Sunweb nel 2017. Ora è presto per dirlo, fatto sta che oggi da fenomeni hanno corso: nessuno di loro ha perso le ruote di Tom Dumoulin sulla salita di Birkelundsbakken (1400 metri al 7,2%, con un finale a punte del 9%), sono riusciti ad arrivare tutti insieme praticamente fino all’arrivo, e questo ha permesso loro di costruire un ottimo finale, chiudendo alla media di 53,310 km/h, mai cosi bassa dalla prima edizione recente a Valkenburg.

BMC scoppiata nel finale, tra gli Sky delude Thomas
Cosa che non è successa ad esempio alla BMC, che è stata davanti alla Sunweb, seppur per una manciata di secondi, in tutti i precedenti intermedi: Silvan Dillier ha ceduto in salita, Miles Scotson nei chilometri successivi. Ma più che gli uomini è mancata la compattezza nei km finali, con Tejay Van Garderen che annaspava nelle retrovie, mentre Küng, Oss e Dennis spingevano per tenere testa alla rimonta degli olandesi. Il risultato sono i 12″ persi negli ultimi cinque chilometri, risultati fatali: 8″29 il ritardo al traguardo.

La Sky, che molti indicavano come favorita numero 1 per la prova odierna, si è inceppata ancora prima: insufficiente Owain Doull, che ha ceduto troppo presto, ma la vera delusione è Geraint Thomas, del quale si avevano avvisaglie di pessima condizione, vista l’assenza nella crono individuale di mercoledì, che si è impietosamente staccato sul  Birkelundsbakken. La Sky, che era transitata davanti a tutti dopo 10,5 km, da allora non ha potuto fare altro che difendere la terza posizione con Chris Froome, Michal Kwiatkowski, Vasil Kiryenka e un Gianni Moscon anche abbastanza sofferente, inevitabilmente l’anello debole al cospetto di tali campioni: 22″35 il ritardo in arrivo.

Il terzo posto non è risultato mai in discussione, anche perchè la Quick Step campione uscente ha avuto un andamento abbastanza simile alla Sky: seconda per 1″35 al primo intermedio, ha poi ceduto come da previsioni; troppo lieve il peso specifico in salita per il team guidato da Bob Jungels e Philippe Gilbert, che è giunto sul traguardo con 35″ di ritardo.

14° posto per la Sangemini – Mg.Kvis
Le altre formazioni non sono mai state in lotta per la medaglia: prova molto regolare per gli australiani della Orica-Scott, al 5° posto a tutti gli intermedi, giunti però lontani, a 1’03”. Bene la Movistar di Amador e Castroviejo, arrivata sesta, appaiata con la LottoNL-Jumbo ad 1’19”, con gli olandesi di Boom, Campenaerts, Roglic e Van Emden più forti in partenza ma anch’essi sfavoriti dalle difficoltà altimetriche. Ha fatto un’ottima figura l’unica professional al via, la CCC-Sprandi trainata da Marcin Bialoblocki, ottava ad 1’44” davanti a 4 delle formazioni World Tour. Nona infatti la Katusha di Tony Martin e Kristoff, ad 1’46”, decima la Bora Hansgrohe orfana di Sagan ad 1’55”, undicesima l’Astana con Cataldo e Gatto a 2’16” e dodicesima, lontanissima dalle altre, la Trek-Segafredo con Marco Coledan, a 2’50”. Talmente lenta da essere avvicinata dalla più forte Continental in gara, la navigata Joker-Icopal che conta in organico tra gli altri il campione mondiale in carica under 23 Kristoffer Halvorsen, staccata di 3’08”.

Decisamente troppo alto il livello per le altre continental in gara, tutte squadre norvegesi con l’eccezione della marchigiana Sangemini-Mg.Kvis: una partecipazione più a scopo pubblicitario che altro per la compagine organizzata da Angelo Baldini, con ambizioni di salto di categoria (più 2019 che 2018). La Sangemini ha portato i suoi uomini migliori, ossia Simone Bernardini, Nicola Gaffurini, Michele Gazzara, Paolo Totò, Niccolò Salvietti e Michele Scartezzini, realizzando il tempo di 52’52”, a 5’02” dai Sunweb, cosa che permette loro di giungere 14esimi su 17: non ultimi insomma, bene così.

Al femminile inattesa sconfitta della Boels-Dolmans
Quello della prova femminile è forse un risultato ancor più sorprendente di quello maschile: il team Sunweb è riuscito a sorprendere le grandi favorite della Boels-Dolmans. Il sestetto composto da Lucinda Brand, Leah Kirchmann, Floortje Mackaij, Coryn Rivera, Sabrina Stultiens ed Ellen Van Dijk era senza dubbio tra i più competitivi in gara e sicuramente in lotta per una medaglia, ma onestamente era molto difficile pensare che qualcuno potesse battere la Boels-Dolmans che durante la stagione aveva vinto tutte e tre le cronosquadre a cui aveva preso parte, comprese quella del Giro Rosa e la “prova generale” in Svezia a Vargarda.
Ed invece il Team Sunweb ha realizzato oggi un vero e proprio capolavoro gestendo perfettamente le proprie energie lungo i 42.5 chilometri di un percorso che per le donne si è rivelato ancor più impegnativo e stressante.

Dopo i primi 10.5 chilometri la Sunweb aveva solo il quarto tempo a 16″ dalla Cervèlo-Bigla, a 12″ dalla Boels-Dolmans e a 10″ dalla Canyon-SRAM: un ritardo che non ha spaventato la squadra olandese che è andata in progressione visto che prevedeva uno sforzo complessivo di poco inferiore all’ora. Anche qui lo spartiacque della prova si è rivelato la salitella di Birkenlundsbakken: qui la formazione bianconera ha aperto il gas, ma ha comunque cercato di non dare tutto per potersi scatenare poi nel terzo e quarto settore dove, infatti, ha fatto la grande differenza nei confronti delle avversarie. Notevole il dato statistico che riguarda Ellen Van Dijk: l’olandese è al quarto titolo mondiale nella cronosquadre, ma il dato più impressionante è che ci è riuscita con tre squadre diverse; quando si dice “essere decisivi”.

Derby olandese deciso nel finale
Al secondo intermedio, quello posto al chilometro 31 in cima alla salita di Birkelundsbakken si poteva pensare ad una gara ormai chiusa: la Boels-Dolmans era infatti passata in testa alla classifica parziale, il vantaggio era di 13″ sulla Cervèlo-Bigla e 15″ sulla Sunweb ma soprattutto la formazione era ancora al completo con tutte le sei atlete a far parte del trenino arancione. Quando c’è stato la spingere a tutta, però, la Boels-Dolmans non ha più avuto le forze per farlo, forse anche per via di un ritmo troppo alto in salita che può avere un po’ imballato le gambe delle atlete: tra il chilometro 31 ed il chilometro 38.1 la squadra campione uscente ha perso tutto il suo vantaggio scivolando alle spalle della Sunweb per appena 22 centesimi, poi un problema meccanico ha fatto fuori Amy Pieters, la Majerus ha ceduto e negli ultimi quattro chilometri e mezzo Chantal Blaak, Anna Van Der Breggen, Megan Guarnier e Karol-Ann Canuel hanno perso i 12″ che l’hanno costretta al secondo posto.

I progressi Cervèlo premiati col bronzo
Il podio è stato quindi completato dalla Cervèlo-Bigla, sul terzo gradino del podio mondiale per il secondo anno consecutivo. Partite fortissimo, Ashleigh Moolman, Stephanie Pohl, Lotta Lepistö, Lisa Klein, Clara Koppenburg e Cecile Uttrup Ludewig si sono un po’ disunite sulla salita e da lì fino al traguardo non sono più riuscite a recuperare terreno: alla fine sono stati 28 i secondi di differenza rispetto alla Sunweb, l’anno scorso la differenza dalla squadra vincitrice fu di quasi due minuti e si confermano quindi i grandissimi progressi che sta facendo la squadra svizzero-tedesca, ma in fondo non sorprende visto che in questo tipo di esercizio la regia di Thomas Campana sia praticamente una sicurezza. La delusione del giorno è quindi la Canyon-SRAM che resta fuori dal podio per la prima volta da quando questa prova è stata introdotta nel 2012: un problema meccanico ad un’atleta nel tratto in pavè che portava al terzo intermedio ha contribuito a rendere ancora più pesante il passivo (1’04” all’arrivo), ma il risultato non arriva del tutto a sorpresa visto che la squadra è molto diversa da quella di qualche anno fa ed il numero di specialiste in organico è calato.

Ottavo posto per la BePink-Cogeas
L’assenza di diverse squadre di primo piano, come ad esempio la Wiggle High5, la Orica-Scott o la WM3 Pro Cycling ha creato sostanzialmente una prova spezzata in due: salvo incidenti vari e non prevedibili, si sapeva che Boels-Dolmans, Sunweb, Canyon-SRAM e Cervèlo-Bigla avrebbero occupato le prime quattro posizioni, troppo grande la differenza di qualità e organizzazione nei confronti di tutte le altre cinque formazioni al via che quindi potevano lottare al più per la quinta posizione. Ad uscire vincitrice da questa gara nella gara è stato il Team Virtu Cycling, formazione che poteva contare su due grandi specialiste delle prove contro il tempo come Linda Villumsen e Amber Neben: il team danese è stato anche sfortunato perdendo quasi subito Christina Siggaard e poi anche Amber Neben, vittima di un problema meccanico, che ha obbligato le compagne a proseguire in quattro per quasi metà gara. In salita la Virtu ha quindi perso tanto per restare compatta, ma alla fine il ritardo dalla Sunweb è stato di 2’52”.
L’unica squadra italiana al via era la BePink-Cogeas, formazione che storicamente cura molto bene questo tipo di esercizio e che quest’anno aveva vinto la cronosquadre disputata in Spagna alla Semana Valenciana. Il team diretto da Walter Zini ha sofferto soprattutto la salitella di Birkelundsbakken con la squadra che ha perso per strada Sanguineti e Pattaro e ha lasciato anche diversi secondi per evitarsi di disunirsi del tutto: per le squadre meno attrezzate questa prova si è rivelata davvero massacrante anche perchè pochi erano i tratti in cui si poter stare “tranquilli” in posizione, per la BePink-Cogeas alla fine è arrivato un ottavo posto dietro anche a FDJ e BTC City (ma davanti alle padrone di casa della Hitec Products) che comunque porta punti importanti per le classiche UCI.

Con la collaborazione di Sebastiano Cipriani (prova femminile)

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