L'arrivo trionfale di Chantal Blaak © SWPix
L'arrivo trionfale di Chantal Blaak © SWPix

Blaak is the new orange

Solita superiorità olandese al Mondiale su strada, ne approfitta Chantal si prende la maglia iridata. Garfoot e Dideriksen a podio, decima Cecchini

Il pronostico per questa prova in linea donne élite dei Campionati del Mondo di Bergen diceva Olanda ed è stata proprio la nazionale oranje a tornare a casa con la medaglia d’oro: la grande sorpresa, però, è che il nome della vincitrice di oggi non è uscito dal terzetto delle quotatissime Anna Van der Breggen, Annemiek Van Vleuten e Marianne Vos. La nuova campionessa del mondo è infatti la 27enne Chantal Blaak, campionessa nazionale in carica ma di certo non una delle principali favorite: stiamo comunque parlando di un’atleta di grandi qualità, una grande specialista delle classiche spesso oscurata da capitane più blasonate ma comunque capace quest’anno si chiudere seconda all’Omloop Het Nieuwsblad, terza al Giro delle Fiandre e quarta al Trofeo Binda.

Con questo successo l’Olanda riesce a risollevarsi dopo che le prime tre prove in linea di questa rassegna iridata avevano riservato solo grosse delusioni. L’ennesimo titolo conquistato dalla generazione d’oro del ciclismo femminile olandese porta con sé una dato impressionante: in questo momento l’Olanda ha contemporaneamente le campionesse del mondo in carica su strada e a cronometro, Blaak e Van Vleuten, le campionesse europee in carica su strada e a cronometro, Vos e Van Dijk, e la campionessa olimpica in carica su strada, Van der Breggen; cinque titoli, cinque atlete diverse a testimoniare ancora di più la profondità di un movimento ricchissimo che non è trainato solamente da un paio di atlete di qualità.

Penton e Lowther le prime attaccanti
Come già accaduto per gli Under23, anche le donne hanno affrontato un Mondiale dalla distanza record per la categoria: in programma c’erano infatti otto giri del circuito di 19.1 chilometri per un totale di 152.8 chilometri. Poche centinaia di metri dopo il via c’è stata subito una caduta che ha coinvolto atlete delle nazionali minori, poi sul finire del primo giro è arrivato anche il primo scatto: la protagonista è stata la svedese Sara Penton, 28enne della VéloConcept che in paio di chilometri ha subito guadagnato più di 35″ di vantaggio. La Penton ha affrontato in testa tutto il secondo giro arrivando ad un margine massimo di 55″ mentre dal gruppo è uscita la britannica Melissa Lowther.

All’inizio del terzo giro la Lowther ha ripreso la Penton creando così una coppia al comando della corsa con 1’15” di vantaggio sul plotone, ma la situazione è durata poco: sulla salita di Salmon Hill la 21enne britannica ha staccato la compagna di fuga lanciandosi in un’azione solitaria destinata a non avere vita lunga. Sullo strappetto in pavé a cinque chilometri dal passaggio l’Olanda ha iniziato ad aumentare il ritmo del gruppo: Lucinda Brand è stata la prima atleta a riportarsi su Melissa Lowther, ma a chiudere questo piccolo gap è stata una veemente trenata di Sofia Bertizzolo che così ha ricompattato il gruppo al termine del giro numero 3.

Longo Borghini malata, Balsamo e Cecchini a terra
Fino a metà percorso, la gara resta sostanzialmente tranquilla con il gruppo che si assottiglia leggermente solo per le difficoltà delle atlete non abituate a correre a questi livelli. È il quinto giro quello in cui si inizia a fare veramente sul serio: dopo un tentativo della giovane norvegese Susanne Andersen, davanti si è formata una fuga a tre con Amy Pieters (Olanda), Rachel Neylan (Australia) e Hannah Barnes (Gran Bretagna). Sulla salita di Salmon Hill i primi colpi di scena: vanno in grande difficoltà due velociste pericolose come Lotta Lepistö e Jolien D’Hoore, ma anche la nostra Elisa Longo Borghini, malata già da alcuni giorni. Un colpo durissimo per l’Italia che per il secondo anno consecutivo si trova con una della leader menomata da un malanno: l’anno scorso a Doha era toccato a Giorgia Bronzini, oggi alla piemontese della Wiggle High5.

Ma per le azzurre la situazione riesce addirittura a peggiorare lungo la discesa: una caduta nelle prime posizioni del gruppo vede coinvolte infatti Elisa Balsamo ed Elena Cecchini che, una volta ripartite hanno fortunatamente trovato Elisa Longo Borghini a dar loro una mano sfruttando le ultime energie rimaste. Oltre alle due azzurre sono finite a terra anche atlete importanti con la statunitense Megan Guarnier e anche l’olandese Chantal Blaak. In gruppo ovviamente si è spezzato, ma nessuna nazionale si è messa a forzare l’andatura per far fuori chi era caduta o chi era rimasta indietro: Barnes, Neylan e Pieters hanno potuto quindi guadagnare fino a 40″ sulle prime inseguitrici.

Le olandesi ci provano a ripetizione
Nel sesto giro la situazione si è ricomposta con Elena Cecchini che è riuscita a rientrare in gruppo, le piemontesi Elisa Longo Borghini ed Elisa Balsamo sono state costrette invece ad alzare bandiera bianca. L’Italia si è quindi affidata ad una Rossella Ratto molto brillante e impegnata a coprire tutti i tentativi di attacco o contrattacco: due erano fuori gioco, Bertizzolo aveva già lavorato in precedenza mentre giustamente Bronzini, Cecchini e Guderzo andavano preservate per il finale. Tra la salita e la discesa di Salmon Hill c’è stato un po’ di turn-over nel drappello di testa: Barnes e Pieters sono riuscite a restare davanti, ma da dietro sono rientrate l’australiana Gracie Elvin e l’altra olandese Lucinda Brand; ma anche questo, nonostante la situazione di superiorità numerica dell’Olanda, non poteva essere l’attacco buono e così il primo gruppo si è ricompattato al passaggio sotto al traguardo.

Al settimo passaggio sullo strappo di Sohleimsvikem sono ripartiti gli attacchi: la prima a muoversi è stata la britannica Dani King a cui sono riuscire ad accordarsi anche Janneke Ensing (Olanda), Elise Delzenne (Francia) e Amanda Spratt (Australia). Proprio in questa fase brutte notizie per una delle possibili protagoniste nel finale: una caduta ha tirato giù tra le altre Neylan e Simmonds, ma soprattutto la sudafricana Ashleigh Moolman che è stata costretta al ritiro. Nel frattempo le battistrada sono diventate cinque perché su King, Ensing, Delzenne e Spratt è rientrata anche la svedese Hanna Nilsson: ai piedi della salita di Salmon Hill il loro vantaggio era di 35″.

Al penultimo giro si muovono le favorite
Sulla penultima scalata dell’ascesa simbolo di questo circuito iridato di Bergen sono finalmente entrate in azione le big: ancora una volta è stata l’Olanda a prendere l’iniziativa con un’accelerazione di Anna Van der Breggen. In scia alla campionessa olimpica sono rimaste Van Vleuten, Niewiadoma, Ferrand-Prévot, Deignan, Garfoot, Ludwig e la nostra Tatiana Guderzo, un’autentica sicurezza nei grandi appuntamenti internazionali: ci ha provato, ma per poco non è riuscita ad accordarsi anche la friulana Elena Cecchini. Le otto atlete citate sono andate a riprendere le cinque che erano in testa fino a quel momento e l’Olanda si è così trovata con ben tre atlete nel gruppo di testa di 13: situazione in apparenza favorevole, ma con più di 25 chilometri ancora da percorrere davanti nessuna ha voluto premere sull’acceleratore.

Il gruppo si è quindi ricompattato sul finire del settimo giro e proprio in contropiede è partita una fuga in apperanza interlocutoria ma che poi si sarebbe rivelata decisiva: a prendere vantaggio sono state infatti la francese Audrey Cordon, la generosissima britannica Hannah Barnes che era all’attacco già in precedenza e l’olandese Chantal Blaak che ha superato bene la caduta nel corso della quinta tornata. All’inizio dell’ultimo giro il terzetto aveva 32″ di vantaggio su un plotone ormai sempre più ridotto in termini numerici: all’inseguimento di Barnes, Blaak e Cordon si è portata subito l’australiana Sarah Roy che però non si è mai avvicinata a meno di 10″, poi ci ha provato ancora un’encomiabile Rossella Ratto, se non altro per provare ad anticipare la salita.

Niewiadoma accelera sull’ultima salita
Ed è proprio su Salmon Hill che si è accesa di nuovo la bagarre nel gruppo principale che intanto aveva toccato anche i 50″ di ritardo. Appena imboccata l’ascesa si è portata davanti Annemiek Van Vleuten, ma poi è stata la polacca Katarzyna Niewiadoma a rilanciare ed a mettere in croce le gambe di molte atlete: la quasi 23enne della WM3, che l’anno prossimo passerà alla Canyon, ha affrontato i 1400 metri di Salmon Hill come se l’arrivo fosse messo in cima e le uniche a tenerla a fatica sono state Annemiek Van Vleuten, Anna Van der Breggen e Katrin Garfoot, ossia le tre atlete che sono salite sul podio della prova a cronometro. Il ricongiungimento con le battistrada è avvenuto proprio al culmine della salita: un’ottima notizia quindi per l’Olanda che si è trovata a disposizione una terza atleta, la Blaak; dall’altra parte, però, c’era anche da fare i conti con un’atleta come Hannah Barnes, velocissima in caso di arrivo in volata seppur molto affaticata.

Ma con tre atlete della stessa squadra in un gruppo di testa di sette, l’ipotesi di un epilogo allo sprint era decisamente quella meno probabile. Le battistrada hanno fatto subito il vuoto nei confronti delle più immediate inseguitrici e così, fin dal termine della discesa, l’Olanda ha iniziato le operazioni per far valere la propria superiorità numerica: la prima a muoversi, come spesso avviene in questi casi, è stata la meno forte del terzetto, ossia Chantal Blaak che è scattata da sola all’ingresso della seconda galleria del tracciato quando mancavano esattamente 8 chilometri all’arrivo. L’allungo della Blaak è stato subito molto convincente, quasi un riproposizione in piccolo di quello famosissimo di Alessandro Ballan a Varese: le rivali sono state sorprese e una volta presi 50 metri di vantaggio per tutte le altre la corsa è diventata paurosamente in salita.

Blaak, coperta dalle compagne, va a vincere
A quattro chilometri dall’arrivo Katarzyna Niewiadoma ha tentato il tutto per tutto con un altro scatto al termine dello strappetto in pavé, ma Van der Breggen e Van Vleuten hanno fatto buona guardia, e Garfoot sembrava più pensare già alla lotta per argento e bronzo che non a quella per la medaglia d’oro. L’Olanda ha corso benissimo e, a differenza di quanto accaduto altre volte in passato, non si è fatta condizionare dalle varie rivalità legate ai club: Van der Breggen e Blaak sono infatti compagne di squadra alla Boels-Dolmans, ma lo sono anche Van Vleuten e Garfoot alla Orica-Scott e sarebbe stato facile lasciarsi cedere in tentazione quando in palio c’era una maglia iridata.

Ed invece tutte si sono guardate tra loro ed i 10″ di vantaggio di Chantal Blaak sono diventati 28″ al traguardo: per lei c’è stato quindi tutto il tempo per festeggiare e rendersi conto di essere diventata la nuova campionessa del mondo. La maglia iridata resta quindi in casa Boels-Dolmans: una squadra sempre più corazzata che per ora ha sempre dimostrato di saper gestire al meglio le ambizioni di tutti i suoi grandi talenti.

Podio con Garfoot e Dideriksen, Cecchini decima
Alle spalle della Blaak il gruppo si è ricompattato proprio all’ultima curva ma la volata per la seconda posizione ha premiato Katrin Garfoot che è riuscita a restare davanti salvandosi dalla rimonta straordinaria della danesina Amalie Dideriksen che dopo il successo a sorpresa di Doha è riuscita a confermarsi incredibilmente sul podio con un terzo posto di grandissimo valore. L’Olanda manca la doppietta sul podio con Annemiek Van Vleuten e Anna Van der Breggen che chiudono “solo” quarta ed ottava; per la condizione fisica dimostrata avrebbe meritato di più la polacca Katarzyna Niewiadoma, quinta, mentre la migliore delle italiane alla fine è stata Elena Cecchini che ha tentato una volata lunga spegnendosi però nel finale e chiudendo poi decima.

Nella top10 si sono piazzate anche la lussemburghese Christine Majerus sesta, e sono quindi quattro le atlete della Boels-Dolmans nelle prime otto posizioni dell’ordine d’arrivo, poi la giovanissima norvegese Susanne Andersen settima e la svedese Emilia Fahlin nona. Un applauso va fatto alla britannica Elizabeth Deignan che dopo aver subito un intervento di appendicectomia appena tre settimane fa è stata comunque nel vivo della corsa fino all’ultimo giro, malissimo invece la Germania e tra le velociste ha deluso anche Coryn Rivera che nel finale non ha avuto le gambe per far meglio della 18esima posizione.

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La vignetta di Pellegrini

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