Rigoberto Urán esulta per la sua vittoria alla Milano-Torino 2017 © Bettiniphoto
Rigoberto Urán esulta per la sua vittoria alla Milano-Torino 2017 © Bettiniphoto

È tornato Ringhioberto!

Gran finale di Urán a Superga, e Milano-Torino messa in bacheca. Adam Yates secondo, un discreto Fabio Aru terzo

Potremmo dire che sia stata una prova generale del Giro di Lombardia in programma sabato, e sarebbe senz’altro vero, anche se non proprio tutti tutti i protagonisti attesi tra due giorni erano in gara oggi (a partire da Vincenzo Nibali). Potremmo dire che sia stata un’ennesima grande giornata di ciclismo in Italia in un periodo dell’anno in cui il nostro clima mite rende questo paese il posto ideale al mondo in cui pedalare, e sarebbe vero pure questo, con malcelato orgoglio di chi da anni predicava l’accorpamento in calendario di diverse semiclassiche. Appena si è trovato il modo di incastrare alcune delle nostre corse più belle in un periodo temporale ristretto, e in un momento dell’anno in cui la concorrenza non è enorme, ecco che queste prove hanno ripreso a volare alto. Certo, c’è qualche controindicazione (ok, forse in agosto una Tre Valli avrebbe avuto più pubblico sulle strade. Forse), ma perché restare fermi e morire se ci si può muovere e sopravvivere bene?

Potremmo infine dire un’altra verità, anzi proprio un’ovvietà: e cioè che quella di oggi a Torino è stata una delle più belle vittorie in carriera per Rigoberto Urán, o forse proprio la più bella. Certo, le tappe nei grandi giri, o i piazzamenti in classifica in quelle corse, sono importanti; ma vuoi mettere l’idea di avere in bacheca una bella classica di quelle storiche? Soprattutto dopo aver ottenuto il miglior risultato dell’anno facendo il contrario di quanto fatto oggi: a luglio, al Tour, sempre sulle ruote altrui; nella MiTo, all’attacco, imponendo agli altri la corsa.

Che poi, mettendo insieme i temi “Urán” e “Lombardia”, abbiamo il quadretto di uno che sabato potrebbe esultare ancora. Con le ultime prove Rigoberto è entrato di prepotenza nella ristretta cerchia di quelli che la Classica delle Foglie Morte potranno conquistarla. Già due volte a podio, il colombiano ha tutte le carte in regola per vincerla finalmente, come ha confermato oggi col suo ottimo finale sulla salita di Superga.

La Milano-Torino 2017 ci ha anche detto che altri nomi sono da tenere a mente per il Lombardia, oltre a quelli ricorrenti di Nibali e Dumoulin, o di Alaphilippe e Pinot. C’è questo Fabio Aru che non molla un metro (terzo oggi), c’è un Nairo Quintana insospettabilmente quasi-brillante a questo punto della stagione, c’è uno Yates che pare addirittura in crescita e un Latour che forse è quello da seguire con maggiore interesse, sabato, insieme ovviamente allo straripante Alaphilippe già citato.

 

Subito la fuga, e l’attesa per Superga
Milano-Torino numero 98, 186 km di gara con partenza da San Giuliano Milanese e arrivo a Superga, giornata di sole, clima ideale per sgambare in bicicletta, e poi ci chiediamo se non ci starebbe bene qualche altra gara italiana in questo periodo dell’anno. Tutto molto bello, la cornice, il prestigio della corsa, il novero dei pretendenti, veramente di livello. Grande rinascita, se pensiamo che dal 2008 al 2011 questa classica (la più antica del mondo, prima edizione nel 1876) neanche si è disputata.

Fuga presto in viaggio, al km 7 si sono mossi Patrick Lauk (20enne stagista estone dell’Astana), Guillaume Bonnafond (Cofidis) e Grégory Rast (Trek-Segafredo), quindi poco dopo è rinvenuto pure Simone Andreetta (Bardiani-CSF), sicché l’accordo è stato trovato rapidamente, e al km 35 già si respirava aria di vantaggio massimo, con 6’05” sul gruppo.

Dietro però si è andati per le spicce, prima la Movistar, poi anche altre squadre di favoriti di giornata (tra cui la FDJ, molto attiva da un certo punto in avanti) hanno tirato e rimesso nel mirino gli attaccanti. I quali comunque sono arrivati fino alla Collina di Superga, perlomeno alla prima delle due scalate. Era il km 163, 23 dalla fine, e lì prima Lauk e Rast, poi Andreetta hanno mollato, strada salendo; quindi anche Bonnafond, ultimo a essere ripreso ai -21.

 

La prima Superga e l’assalto di Alaphilippe
Prima scalata a Superga, abbiamo appena scritto. La Movistar ha forzato ulteriormente il ritmo, lei e l’Astana con Pello Bilbao, poi ha trenato un po’ anche Diego Rosa (Sky), che in altri tempi qui vinceva (due anni fa), quindi ai -21 Winner Anacona (Movistar) ha tentato l’evasione; Bilbao, Rosa, David Gaudu (FDJ) e Roger Latour (AG2R La Mondiale) hanno chiuso sul colombiano, ma ancor più forte è uscito dal gruppo Julian Alaphilippe, che ai -20 (500 dalla vetta) ha passato a velocità doppia il citato drappello, involandosi a scollinare da solo.

L’azione del francese della Quick-Step Floors è stata mirabile, anche se probabilmente più calibrata sul Lombardia di sabato (del quale questa potrebbe essere stata una sorta di prova generale), che non sul successo di giornata. Infatti le possibilità di andare da Superga a… Superga, con 15 km in mezzo, e pensando di salvare abbastanza gamba da resistere al ritorno degli avversari sugli ultimi 5 km di salita, erano labili, scarse, praticamente nulle. Anche perché dietro c’erano fior di corridori (e di squadre) a inseguire.

Così, dopo aver resistito comunque 12 km solo al comando con un margine oscillante tra i 10 e i 20″, e dopo aver dato saggi in discesa, ai -8 il transalpino si è rialzato, ed è stato riassorbito dal gruppo tirato dall’Astana, fatto quest’ultimo che tradiva una predisposizione molto speranzosa di Fabio Aru.

 

Sulla salita finale Urán mette tutti a posto
La seconda scalata a Superga è iniziata con un attacco di Rudy Molard (FDJ) ai -4.5, e l’azione del francese ha subito fatto esplodere l’adrenalina nelle gambe di Aru: è stato infatti proprio il sardo ad andare a chiudere, con uno scatto importante ai 4 km a cui hanno risposto solo Rigoberto Urán (Cannondale-Drapac), Egan Bernal (Androni-Sidermec), Mikael Cherel (AG2R La Mondiale) e, con qualche affanno in più, David Gaudu (FDJ).

Preso Molard, in contropiede è partito Cherel, ai 3.8 km, ma la sua azione è finita nel momento in cui, ai 3.2, Urán ha forzato il ritmo dietro, ed è piombato – in compagnia di Gaudu – sul battistrada. Cherel ha finito presto gli argomenti e si è pure staccato da Urán e Gaudu, venendo via via recuperato da molti altri (avrebbe poi chiuso 14esimo).

Intorno ai 3 km Aru ha staccato Bernal (pure il giovanissimo colombiano è saltato nell’occasione, per lui in cima sarebbe stata 16esima posizione) e ha messo nel mirino la coppia al comando, ma quando Urán si è reso conto di questa situazione, ha piazzato una seconda rasoiata che gli ha permesso di prendere il largo.

Aru non ha mollato, si è riportato su Gaudu, poi ai 2.1 km sui due è piombato anche Adam Yates, che veniva dal gruppo avendo mancato in precedenza il momento di accodarsi ai migliori di giornata. Non solo lui mostrava vivacità in gruppo, anche Thibaut Pinot (FDJ) e Nairo Quintana (Movistar) a più riprese hanno cercato di staccare gli altri.

 

Il bel finale di Yates, il podio di Aru, il risveglio di Quintana
Yates ha da subito mostrato una gamba più tonica rispetto ad Aru e Gaudu, e alla lunga è riuscito a staccare i due. Eravamo all’altezza dei 1600 metri alla conclusione, e il corridore della Orica-Scott ha provato a ricucire su Urán: impresa abbastanza ardua, a quel punto il colombiano vantava 30″ di vantaggio, e la sua azione non pareva prossima a sfiorire.

Sintomatico come la corsa, con soli due passaggi in salita, si sia trasformata nel finale in un uno contro uno magistrale, coi corridori destinati ad arrivare uno per volta al traguardo. Tanto per dire, ai 1300 metri Aru ha staccato Gaudu; ai 1000 metri, dopo un breve tentativo di Wout Poels (Sky), Quintana è partito secco e ha risucchiato lo stesso Gaudu, ponendosi all’inseguimento di Aru (e quindi di un posto sul podio).

Nell’ultimo chilometro Urán ha pagato un leggero appannamento che, contestualmente all’impetuosa risalita di Yates, ha regalato tanta incertezza al finale. Ai 300 metri Adam si era tanto avvicinato al battistrada da dare l’impressione di poterlo raggiungere proprio in dirittura; ma Rigoberto ha reagito di nuovo in maniera efficacissima, aumentando la cadenza e proiettandosi verso la sospirata linea d’arrivo.

Per un palmarès pieno di piazzamenti ma povero di vittorie come quello di Urán, una bella affermazione nella decana delle classiche italiane non è assolutamente disprezzabile; tra l’altro, nel 2012 a non molti chilometri dall’arrivo odierno (a Biella), aveva conquistato il Gran Piemonte; l’altra classica che si può ascrivere è il GP di Quèbec 2015. Tutto qui.

Yates si è preso il secondo posto a 10″, Aru ha difeso bene il terzo (a 20″) dal ritorno di Quintana, quarto a 28″. Gaudu ha chiuso in quinta posizione a 31″, stesso distacco di Poels; settimo a 33″ è giunto Daniel Martínez (Wilier-Selle Italia), autore di un ottimo finale di stagione, quindi a 35″ troviamo Pinot, a 43″ Roger Latour (AG2R) e a 53″ Peter Stetina (Trek-Segafredo). Appena fuori dai 10 Daniel Martin (Quick-Step), 11esimo.

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