Filippo Tagliani impegnato nel prologo, poi vinto, del Gemenc Prand Prix © Vaník Zoltan - Bringasport
Filippo Tagliani impegnato nel prologo, poi vinto, del Gemenc Prand Prix © Vaník Zoltan - Bringasport

Filippo Tagliani: «Il ciclismo, da passione a lavoro»

Intervista al bresciano della Delio Gallina, tra le rivelazioni della stagione under 23

Ventidue anni, bresciano, maglia Delio Gallina Colosio Eurofeed. Questo l’identikit di Filippo Tagliani, una delle rivelazioni del panorama nazionale under 23. Essendo un corridore completo, predilige percorsi misti che ben gli si addicono alle sue caratteristiche fisiche. Nel mese di maggio in Ungheria, dopo diversi piazzamenti ottenuti sia nei primi mesi del 2017 che nelle stagioni passate, è riuscito a conquistare le prime vittorie nella categoria, raccogliendo i frutti del lavoro compiuto in questi anni per arrivare a centrare il bersaglio grosso in una corsa. In questi anni il suo obiettivo è quello di coronare il sogno della sua vita: approdare tra i professionisti per potersi misurare con i grandi campioni delle due ruote. Per conoscere meglio il corridore di Gavardo e capire quali sono le sue aspettative per il futuro lo abbiamo intervistato.

Filippo, quando hai iniziato ad andare in bicicletta?
«Molto presto, all’età di sei anni nella categoria G1»

Perché hai scelto di diventare corridore?
«All’inizio era solo un gioco poi, con il passare del tempo, è diventato un obiettivo di vita. E la mia speranza è che un giorno il ciclismo possa diventare il mio lavoro»

Qual è stato il tuo percorso nelle categorie giovanili?
«Fino alla categoria allievi ho corso nella U.C. Soprazocco, la squadra del mio paese. Poi, quando sono diventato juniores, sono passato all’Aspiratori Otelli»

Questa è stata la tua quarta stagione tra gli under 23
«La prima annata l’ho corsa nella brianzola Named Ferroli, mentre a partire dal secondo anno sono passato alla Delio Gallina, che è ancora la mia attuale squadra»

Come hai vissuto i tuoi primi anni da dilettante nei quali non riuscivi a trovare la via della vittoria?
«Anche quando non vincevo sono sempre stato sereno, perché la squadra non mi ha mai messo pressione. Poi, anno dopo anno, sono cresciuto, con l’obiettivo di andare forte quest’anno, ovvero nel corso della mia quarta stagione da under 23. E ce l’ho fatta»

E infatti in Ungheria al Gemenc Gran Prix hai riassaporato il gusto della vittoria
«A maggio ho vissuto un momento di grande felicità perché finalmente sono riuscito a sbloccarmi dopo alcuni anni senza successi. In ogni modo per me non è stata una sorpresa, perché ero consapevole di aver lavorato molto bene. Ero solo in attesa che arrivasse il mio momento ed ero convinto che prima o poi sarebbe arrivato. E così è stato»

La fiducia riposta in te dalla squadra è stata essenziale
«I miei compagni e tutta la squadra hanno sempre creduto nelle mie potenzialità nonostante spesso i risultati non siano arrivati. Nessuno si è mai tirato indietro quando doveva lavorare per me e sono di ciò contento. Inoltre, in molte occasioni, sono riuscito a far contenti i miei compagni di squadra e di questo ne vado fiero»

Prima di questi successi hai anche vestito la maglia azzurra
«Nel mese di marzo sono stato convocato in nazionale per correre la Gand-Wevelgem, la prima prova della Coppa delle Nazioni under 23. Senza alcun dubbio è stato il momento più bello di questa stagione in quanto quel giorno per me è stato veramente emozionante. Vestire la maglia azzurra per la prima volta è stato indescrivibile, qualcosa che mai dimenticherò per tutta la mia vita. In quell’occasione inoltre mi sono potuto confrontare con gli altri under 23 di livello mondiale e per me è stato un momento importante per imparare ancora di più come si corre»

Chi ti ha maggiormente aiutato nel tuo cammino di crescita?
«Nel mio percorso di crescita è stato fondamentale il mio attuale direttore sportivo della Delio Gallina Cesare Turchetti, il quale mi ha fatto capire che se voglio diventare un corridore devo compiere enormi sacrifici e lavorare sodo per raggiungere il mio obiettivo. Poi sono state essenziali altre due persone, ossia Nicola Gaffurini, attualmente in forza alla Sangemini-MG.Kvis, e Giuseppe Franzoni, il mio direttore sportivo all’Aspiratori Otelli, perché mi sono sempre stati vicini nei miei momenti di difficoltà e mi hanno dato una grande mano nel mio cammino»

La tua crescita è sempre stata costante nelle ultime stagioni
«Ogni anno sono sempre migliorato ed in questo 2017 sono andato molto forte. Anche se il mio rammarico è stato quello di non essere riuscito a trovare un aggancio con il professionismo»

Ci speravi tanto ma alla fine non si è fatto nulla
«Esattamente. A settembre ho provato a cercare una squadra che mi accogliesse tra i professionisti ma ho sempre trovato la porta chiusa, quasi senza nemmeno essere ascoltato. Sicuramente questo è stato il momento più difficile di quest’annata»

Un dato statistico, quanti chilometri hai accumulato in questa stagione tra corse e allenamenti?
«Nel 2017 ho quasi toccato quota trentamila chilometri»

Molti di questi li hai percorsi all’estero
«Una mia fortuna è quella di militare in una squadra che prende parte a molte corse internazionali. E infatti in questa stagione ho corso parecchie corse a tappe fuori dall’Italia. In alcune circostanze ho potuto gareggiare contro corridori di squadre Continental e Professional e sicuramente tutto ciò mi ha aiutato nel mio processo di crescita»

Quali sono le differenze che hai notato rispetto alle corse italiane?
«Quando si corre all’estero la maggior parte delle volte ti confronti con squadre Continental e si corre molto da squadra: in ogni formazione c’è un capitano e quindi ci sono più papabili vincitori. Se si parte in duecento, tutti e duecento corridori possono sognare di trionfare. Un’altra cosa importante è che all’estero le corse sono diverse rispetto a quelle di casa nostra e ci si riesce a muovere di più da squadra. Invece in Italia sono essenzialmente tre o quattro le squadre che comandano il gruppo e vincono quasi sempre loro. Alla partenza tutti gli altri team hanno veramente poche chance di vittoria»

Cosa si dovrebbe migliorare nel nostro paese?
«Secondo me tutte le corse dovrebbero essere aumentate di almeno una ventina di chilometri per correre così gare sui centocinquanta o centosessanta chilometri. Secondo il mio modo di vedere poi si dovrebbero eliminare tutti i brevi circuiti di uno o due chilometri perché spesso sono la causa di diverse cadute. Il ciclismo non è girare su circuiti di un paio di chilometri, che tra l’altro sono pericolosi, ma disputare delle corse vere e proprie»

Qual è il posto più bello che hai visitato andando a correre all’estero?
«Sicuramente il Belgio quando appunto sono andato a correre con la maglia azzurra. I percorsi fiamminghi, tra le altre cose, sono quelli che più si addicono alle mie caratteristiche»

Il tuo obiettivo quindi potrà essere quello di vincere una grande classica del nord
«Il mio sogno è quello di trovare una squadra che mi dia la possibilità di provare a correre tra i professionisti; dopo quello che sarà sarà. Per ora in me c’è il desiderio di trasformare la mia passione, ovvero il ciclismo, nel mestiere della mia vita»

Il programma del tuo 2018
«La prossima stagione spero di poter rifare tutte le corse che ho disputato nel 2017 e sarà possibile desidererei aggiungere qualche altra gara a livello internazionale. Sono sempre stato contento di gareggiare all’estero anche perché non ho mai trovato un posto che non mi è piaciuto in quanto ogni luogo in cui sono andato mi ha trasmesso qualche insegnamento e per questo motivo spero di visitare altre città»

Nelle passate settimane sei stato in vacanza a Parigi
«Finita la stagione sono andato una settimana a Parigi con la mia ragazza. Sono stati sette giorni di assoluto relax e per me ci volevano, visto che era da novembre dello scorso anno che non staccavo»

Viaggiare è nel tuo DNA
«Sì, mi piace un sacco viaggiare. Inoltre penso che ogni posto che visito mi possa dare molto anche come persona»

Il CIO ha aperto ai videogiochi come disciplina olimpica
«Sinceramente penso che i videogiochi sono solo un gioco e non uno disciplina sportiva. Comunque se hanno pensato a questa idea di metterli avranno le loro ragioni. Ma io non sono pienamente d’accordo»

A te piacciono i videogames?
«Sì mi piace sfidare i miei amici a FIFA e a PES alla PlayStation. Il calcio è un altro sport che seguo e sono tifoso del Milan oltre che del Brescia, la squadra della mia città»

Giochi anche con i tuoi compagni di squadra?
«A volte sì. Passando tanto tempo assieme in ritiro abbiamo una PlayStation per trascorrere le giornate quando non andiamo in bicicletta»

In ritiro, quando non vi allenate, cosa fate principalmente?
«Riposiamo oppure andiamo a fare delle passeggiate. Sono convinto che nella vita del ciclista, oltre all’allenamento, sia importante anche il riposo»

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