Wout Van Aert esulta dopo l'impresa di Namur © Véranda's Willems-Crelan - Kramon
Wout Van Aert esulta dopo l'impresa di Namur © Véranda's Willems-Crelan - Kramon

Wout, tanta fame da spazzolare via tutto

Coppa del Mondo, fragoroso Van Aert a Namur. Tra le donne buon terzo posto per Eva Lechner, Dorigoni quinto tra gli Under

Namur è spesso sede di gare memorabili, un circuito esigente come pochi, un teatro di battaglia (sportiva) che infiamma tanto chi corre quanto chi assiste, e anche stavolta possiamo dire che le attese non sono andate deluse. Le certezze, quelle sì: ribaltate. Se fino a qui avevamo visto, in stagione, un solo e unico dominatore, ad onta di qualche passaggio a vuoto, oggi Wout Van Aert ha ricordato a tutti, appassionati, tifosi e avversari (e tra gli avversari il già dominatore della situazione, ovvero Mathieu Van der Poel), che lui non è da meno rispetto a nessuno.

Una cavalcata impressionante, quella del Rollingstone di Herentals, partito sin dal primo giro, su un costone che gli piace tanto, scosceso al punto da far cadere qualcuno a ogni giro, da percorrere con una gamba dentro e una fuori, longitudinalmente, in equilibrio su un filo immaginario, un tratto di circuito su cui fare la differenza, a patto di avere più guida degli altri. Wout ce l’ha avuta; ma non solo quello: ha avuto più gambe, più fame, più urgenza.

Dal canto suo, Mathieu ha avuto più raffreddore. E se dal suo entourage spiegano con questo intoppo fisico la giornata più o meno negativa del Fenomeno, a un’analisi più approfondita non si può negare che, a 24 ore dal bel successo di Anversa, forse non basta una leggera costipazione a giustificare la batosta presa oggi a Namur. Non sarà che, come già più volte in passato sospettammo, l’olandese patisce il vedere il suo principale avversario in stato di grazia?

 

Wout superiore dall’inizio alla fine
Cronaca di gara: la sesta tappa di Coppa del Mondo è cominciata con una cadutona innescata da Gioele Bertolini, primo ad andar giù nemmeno 100 metri dopo il via. Tra i tanti coinvolti, quello messo peggio è stato Klaas Vantornout, ritiratosi con una clavicola dolorante ma per fortuna non fratturata.

Il suo quasi omonimo Michael Vanthourenhout è stato invece quello che ha esibito lo spunto migliore in partenza, ha tentato un primigenio break ma sul citato costone Wout Van Aert ha innestato un’altra marcia, è risalito rapidamente, e prima della fine del settore aveva già superato e staccato Vanthourenhout. Van der Poel, più indietro, aveva già mostrato un’incertezza, quasi cadendo su una rampetta.

La corsa, possiamo dire, è praticamente finita qui. Van Aert non l’hanno proprio più visto, a fine primo giro aveva già 20″ di vantaggio, e da lì in poi è stato un continuo crescendo, con un margine che a metà gara ha sfondato il minuto, per poi attestarsi sul minuto e mezzo abbondante, prima di una preventivabile flessione finale, nel momento in cui, negli ultimi due giri, Wout ha pensato bene di poter gestire quell’enorme vantaggio che si era costruito con una condotta rabbiosa ed efficace.

Quel margine ce l’aveva su una coppia: sbarellato abbastanza presto Vanthourenhout, mai entrato in competizione Lars Van der Haar, troppo ondivaghi Kevin Pauwels e Laurens Sweeck, i due antagonisti – per così dire, viste le distanze – restavano Van der Poel e Toon Aerts. Il secondo dei due ha preso sempre più coraggio, constatando che Mathieu oggi ne faceva una più di Bertoldo: una scivolatina qua, un mezzo capitombolo là, un errore di guida su, un fuoripista giù…

Ancora all’ultimo giro l’olandese ha sbagliato in discesa e si è accoccolato all’ombra di un albero (fortunatamente senza picchiarci contro), dando così il via libera a Toon per la piazza d’onore. A dire il vero, MVDP si è pure rifatto sotto, proprio in dirittura d’arrivo, ma a quel punto non ha più avuto gambe per sprintare, per cui il meritato secondo posto per Aerts, a 1’04” da Van Aert, non è stato più messo in discussione.

Van der Poel è stato cronometrato a 1’06”, quindi a seguire si sono piazzati Pauwels a 1’58”, Vanthourenhout a 2’08”, Corné Van Kessel a 2’24”, Marcel Meisen a 2’37”, Sweeck a 2’59”, Daan Soete a 3’12” e Quinten Hermans a 3’21”. Marco Aurelio Fontana ha condotto una prova guardinga chiudendo al 31esimo posto; Bertolini, che dopo la caduta era più o meno 60esimo, è riuscito a rimontare fino alla 33esima posizione finale. Corsa parallela per i fratelli Samparisi, che hanno poi chiuso al 38esimo (Lorenzo) e 40esimo (Nicolas) posto.

In classifica Van der Poel resta inattaccabile, raggiunge quota 455 punti ed è inseguito a distanza da Van Aert (380) e Aerts (334). A tre gare dalla fine della Coppa del Mondo (la prossima a Zolder il 26 dicembre) il margine resta quantomai rassicurante per Mathieu, anche se Wout, vincendo le ultime due prove (Zeven prima di oggi) qualche campanellino d’allarme lo sta facendo suonare nella testa del rivale.

 

Le altre gare: Lechner gran terza, Dorigoni quinto
Tra le donne abbiamo assistito a una bellissima gara di Eva Lechner, che è stata la più rapida in partenza, brava a prendere il comando delle operazioni e poi ad agire da faro della situazione anche quando su di lei sono rientrate prima Nikki Brammeier e poi Katie Compton.

Fino al terzo giro (sui quattro complessivi) l’altoatesina ha dato l’impressione di potersi giocare la vittoria; poi però una foratura l’ha spinta indietro, mentre intanto cresceva a vista d’occhio la prestazione della giovanissima (20 anni) Evie Richards. La piccola britannica si è avvantaggiata proprio mentre Eva era alle prese con le sue noie meccaniche, ma sia la precedente rimonta, sia la gestione dell’ultimo giro, rendono il successo di Evie parecchio luminoso. Se tanto ci dà tanto, ben presto avremo modo di titolare un bell’Eva contro Evie… Non dite che non ve l’avevamo detto!

Dopo la foratura, la Lechner è comunque rientrata ottimamente in corsa, ormai anche la Brammeier era andata troppo via, ma ci si poteva giocare il bronzo con la Compton, e così è stato: la campionessa italiana ha avuto ragione dell’americana, e nell’ordine d’arrivo ha iscritto il proprio nome al terzo posto, a 24″ da Richards (Brammeier in mezzo a 15″); Compton ha chiuso a 34″, poi più indietro la rientrante Pauline Ferrand-Prévot, quinta a 1’062, Kaitlin Keough sesta a 1’108″, Katerina Nash (neopresidentessa della Commissione Atleti in sede UCI, complimenti!) settima a 1’14”, Jolanda Neff ottava a 1’20”, Lucinda Brand nona a 1’29” e la seconda azzurra, Alice Maria Arzuffi, decima a 1’34”. In gara c’erano anche Francesca Baroni (40esima all’arrivo) e Giovanna Michieletto (56esima).

In classifica Eva Lechner risale al quarto posto con 293 punti, prima e ancora irraggiungibile è Sanne Cant (oggi appena 12esima, mai in partita) con 409 punti, poi ci sono Keough a 341 e Sophie De Boer (13esima a Namur) a 323.

Tra gli Under 23 nuovo successo per il britannico Thomas Pidcock che ha preceduto di 16″ il belga Eli Iserbyt, di 50″ il francese Lucas Dubau e di 50″ l’olandese Sieben Wouters. Buon quinto posto per Jakob Dorigoni a 57″. Iserbyt guida la classifica con 205 punti, seguito da Pidcock a 180; terzo il belga Thijs Aerts a 138. Dorigoni è 20esimo a 44.

Tra gli Juniores ha vinto lo svizzero Loris Rouiller sull’olandese Ryan Kamp (a 21″) e sul britannico Ben Tulett (a 30″); nono Filippo Fontana a 1’46”, gli altri azzurri hanno chiuso al 17esimo posto (Leonardo Cover), al 20esimo (Davide Toneatti), al 25esimo (Federico Ceolin), al 41esimo (Tommaso Della Valle) e al 48esimo (Loris Conca). Classifica guidata dall’olandese Pim Ronhaar con 191 punti davanti al ceco Tomas Kopecky con 183 e a Rouiller con 158; coi 24 punti presi oggi Fontana si inserisce al 23esimo posto.

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