Caleb Ewan vince a sorpresa a Stirling e vola al comando del Tour Down Under 2018 © Santos Tour Down Under
Caleb Ewan vince a sorpresa a Stirling e vola al comando del Tour Down Under 2018 © Santos Tour Down Under

Sagan trombato dal folletto Ewan

Tour Down Under, Caleb brucia Peter (poi quarto) sul traguardo di Stirling ed è il nuovo leader della corsa. Viviani buon sesto, Pozzovivo ottavo

Non era certamente il più atteso né il più pronosticato, Caleb Ewan, oggi sul traguardo di Stirling al Tour Down Under. E invece ha vinto, togliendosi lo sfizio altamente erotico di trombare nientemeno che Peter Sagan, su un arrivo alla Peter Sagan. Cose che capitano agli albori di una stagione, quando il Campione del Mondo è ancora lontano dalla condizione ottimale, e quando magari i corridori di casa hanno quel di più che permette loro di fare cose molto egregie al cospetto di rivali più affermati. Non c’è dubbio che il momento in cui è uscito dalla ruota dello slovacco e l’ha superato senza pietà negli ultimi 50 metri rimarrà a lungo stampato nella memoria di Ewan.

Ma queste cose succedono anche quando un ciclista cresce, e il risultato di Caleb a Stirling non è ovviamente solo questione di condizione del momento. C’è un aumento generale del livello prestazionale del 23enne di Sydney, il quale peraltro non ha in assoluto demeritato, in passato, sui traguardi che tirano all’insù. Certo vincere lasciandosi alle spalle tale concorrenza ha un sapore nuovo per lui.

Per il resto, meno Italia rispetto a ieri, ma va segnalata la bella volata di Elia Viviani, che dà continuità agli ultimi risultati e conferma di essere un serio candidato a conquistare almeno una tappa nei prossimi giorni. Che la forza sia con lui.

 

La stessa (o quasi) fuga del giorno prima
No, non era una differita della prima frazione, quella che avete visto nei primi chilometri della seconda tappa del Tour Down Under 2018, Unley-Stirling di 148.6 km. Semplicemente accadeva che gli stessi uomini andati in fuga ieri, partissero sin da subito all’attacco pure oggi. E allora di nuovo mister combattività Will Clarke (EF Education First-Drapac), mister Gpm Nicholas Dlamini (Dimension Data) e mister mountain bike Scott Bowden (UniSA). Con loro stavolta c’era però un quarto uomo, nella persona di Jaime Castrillo della Movistar.

Gli obiettivi di tutti sono presto stati chiari. Ad esempio Dlamini aveva l’unico scopo di transitare in testa al Gpm di Tea Tree Gully, al km 12.8, e ci è riuscito senza tanti complimenti, precedendo Clarke e Castrillo (Bowden era più indietro per una foratura). Fatto quello che aveva in animo, il sudafricano si è cortesemente fatto da parte, rialzandosi, ed è stato poi raggiunto dal gruppo. Bowden invece rientrava sui primi.

Il vantaggio della fuga aveva preso a dilatarsi in maniera sostanziale sin dalle prime battute, e il margine massimo è stato fissato in 6’30”, limite toccato al km 34 (114 dalla fine). Riguardo ai citati obiettivi, Clarke aveva invece quello di vincere i traguardi volanti, e così ha fatto: il primo sprint intermedio (km 46) l’ha incamerato senza difficoltà su Castrillo e Bowden. Il secondo (km 77) pure, su Bowden e Castrillo; cambiando l’ordine dei battuti, il vincente non cambia. E con i 6″ di abbuono totalizzati, Clarke ha pure scavalcato Greipel in testa alla classifica virtuale, a metà corsa.

Tra i due sprint intermedi qualcosa è successo: il gruppo, finché era stato guidato dalla Lotto Soudal del leader André Greipel (che per di più poco credeva nelle proprie possibilità sull’arrivo odierno), aveva lasciato fare abbondantemente, tra l’altro il caldo (fino a 41°C) non invitava troppo a tirarsi il collo prima che fosse strettamente necessario (e da qui è derivata una media molto bassa). È stato l’intervento della Barhain-Merida a innescare un cambio di ritmo dietro, con il ritardo dai battistrada che è stato brutalmente dimezzatro proprio tra i due traguardi volanti.

La situazione che è venuta così a determinarsi, con appena 3′ di margine dei battistrada sul plotone a 70 km dalla fine, ha indotto Clarke e Bowden a imitare Dlamini, e a rialzarsi dopo il secondo sprint. Il povero Castrillo, dopo un attimo di smarrimento (“ma che, mi lasciate solo???”) ha proseguito con fare malmostoso e al contempo rassegnato. Ma che vuoi farci Jaime (22 anni a marzo, spagnolo d’Aragona), la vita del professionista è fatta anche di queste piccole non-soddisfazioni. Comunque, superato un momento di assestamento sulla salita che portava all’arrivo (tre passaggi previsti prima di quello finale), il ragazzo – che è buon cronoman, campione nazionale di specialità l’anno scorso tra gli under 23 – ha trovato un suo onesto ritmo che l’ha portato per un po’ anche a riallargare il margine col gruppo.

 

Si esaurisce l’azione di Jaime Castrillo
Nell’afa della piena estate sudaustraliana, ci piace tornare alla Pasta San Remo, che tanto successo ha avuto ieri… come sospettavamo, l’azienda che sponsorizza l’area di rifornimento del TDU non ha nulla a che fare con l’Italia, a parte il nome, l’oggetto della sua produzione e il fatto di essere stata fondata, oltre 80 anni fa, da un italiano (Luigi Crotti). Tale approfondita indagine l’abbiamo condotta coi moderni mezzi messi a nostra disposizione da Google. Non escludiamo di tornare domani sul tema, dato che il sito dell’ormai mitica pasta presenta delle ricette che meritano senz’altro di essere descritte e commentate. E si sa che l’enogastronomia tira sempre.

Tirava sempre, oggi, pure il team Bahrain-Merida (e con questo ritorniamo alla gara), sebbene non avesse nelle sue fila – almeno sulla carta – qualcuno dei principali favoriti di giornata. Il resto del lavoro l’ha fatto la naturale entropia delle cose, il volenteroso Castrillo si è via via dissipato nella canicola, avrebbe magari potuto goliardicamente esultare per rispondere all’ovazione che l’ha accolto all’ultimo passaggio dal traguardo, ai -21, quando gli rimanevano poche decine di secondi di vantaggio, ma non l’ha fatto e ha atteso compostamente che il ricongiungimento si consumasse, cosa puntualmente avvenuta a 13.5 km dalla fine.

Una riga per dire della caduta di Steve Morabito ai -27, lo svizzero della FDJ si è praticamente slogato la spalla destra ma l’hanno rimesso in sesto e in sella ed è potuto ripartire (avrebbe poi chiuso a un quarto d’ora, ma non ultimo), al contrario di quanto fatto dal suo compagno Daniel Hoelgaard, che oggi non ha proprio preso il via dopo la caduta nel finale di ieri. Giorni non fortunatissimi per la squadra francese.

 

Nessuno fa la differenza fino alla volata
Una giornata tanto calda su un percorso tanto accidentato lasciava presupporre che potesse prodursi almeno un po’ di selezione, e invece così non è stato. Tale effetto è stato perseguito in particolare da alcune squadre: prima la Education First di Simon Clarke ha alzato il ritmo dai -13 ai -7, poi con maggior convinzione la Katusha-Alpecin di Nathan Haas ha strappato per altri 3 km, laddove la strada si era messa a salire leggermente, ma il gruppo è rimasto sostanzialmente compatto.

Ai 3500 metri è avanzata la Bora-Hansgrohe che aveva non una ma ben due punte, Peter Sagan e il giovanotto di casa Jay McCarthy (a segno a Stirling nel 2016), quindi ai 2500 è stato Rui Costa a proporre una trenatina per favorire il compagno Diego Ulissi, anche lui un aficionado di questo traguardo (primo nel 2014, secondo nel 2016), e invece poi a conti fatti il toscano della UAE Emirates non è stato brillantissimo.

Le polveri bagnate dal caldo hanno forse giocato un ruolo, fatto sta che neanche un tentativo di Robert Gesink (LottoNL-Jumbo) nell’ultimo chilometro ha sparigliato più di tanto, e si è arrivati a una volata all’insù con diversi velocisti a giocarsela coi classicomani presenti.

La Mitchelton-Scott ha sganciato ai 300 metri Daryl Impey, ma l’uomo forte del team era un altro, e l’avremmo scoperto nel giro di pochi secondi. Peter Sagan ha per un attimo messo la ruota davanti, tenendo bene sulla traiettoria più breve (l’arrivo tirava verso destra, Impey era al centro), ma dalla sua scia è uscito come una scheggia l’uomo forte in questione, Caleb Ewan.

 

L’inatteso capolavoro di Caleb Ewan
Il piccolo sprinter della Mitchelton ha clamorosamente messo tutti nel sacco, evidenziando i miglioramenti che in fondo da lui ci si attendeva: due anni fa nella medesima tappa pagò oltre 6′, stavolta vince. Impey, capace comunque di difendersi bene, ha chiuso al secondo posto completando la grande festa della squadra australiana. Sagan invece, in calando, è stato superato in dirittura d’arrivo dal compagno McCarthy, che quindi si è almeno assicurato il minore degli abbuoni.

Alle spalle dell’iridato troviamo al quinto posto Haas, al sesto un Elia Viviani (Quick-Step Floors) molto positivo, al settimo e all’ottavo la coppia Bahrain Gorka Izagirre-Domenico Pozzovivo, al nono Luis León Sánchez (Astana) e al decimo Carlos Barbero (Movistar). Con lo stesso tempo sono arrivati nei 20 anche Ulissi (13esimo) e il suo compagno Simone Consonni (17esimo), e a parte Greipel (arrivato lontanissimo, ma era in preventivo) gli uomini di classifica hanno chiuso tutti insieme.

La generale che viene fuori dalla seconda tappa del TDU vede Caleb Ewan in maglia ocra con 10″ su Impey, 12″ su Sagan e McCarthy, 15″ su Haas e l’altro Katusha Jhonatan Restrepo; il gruppone dei corridori classificati a 16″ è aperto da Viviani e Consonni, con Barbero al nono posto, Anthony Roux (FDJ) al decimo e Ulissi all’undicesimo.

Domani la terza tappa avrà un andamento più regolare, la Glenelg-Victor Harbor (146.5 km) sarà nuovamente roba da velocisti puri, anche se inevitabilmente i favori del pronostico cadranno ancora su Ewan. Vedremo se Greipel o altri sapranno mettere il sale sulla coda al peperino australiano.

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