La giusta felicità di Daryl Impey, vincitore del Tour Down Under 2018 © Santos Tour Down Under
La giusta felicità di Daryl Impey, vincitore del Tour Down Under 2018 © Santos Tour Down Under

Impey porta a termine la missione Down Under

Il sudafricano conquista la corsa australiana su Richie Porte. Ulissi chiude quarto. Nell’ultima tappa 18esimo successo per André Greipel

Forse una delle ragioni per cui il Tour Down Under è tanto rassicurante è la sua ricorsività: ritroviamo ogni anno gli stessi scenari a cui siamo abituati, le sedi di tappa si ripetono spesso edizione dopo edizione, la salita simbolo della corsa è una e una sola (Willunga Hill) e ormai la conosciamo a menadito, e anche molti dei protagonisti tendono a ripetersi, da Richie Porte che conquista per cinque anni consecutivi detta salita, ad André Greipel che qui conquistò una vita fa la prima maglia bianca da leader dell’allora Pro Tour: correva l’anno 2008 e il TDU, in occasione del suo decennale, si concesse l’esordio nella massima categoria del ciclismo.

Oggi che di anni la corsa australiana ne ha compiuti 20, troviamo sempre André Greipel a recitare un ruolo di primo piano. Non al livello dello scorso decennio, quando, aiutato anche da un percorso molto più facile di quello odierno, conquistò anche la classifica generale; ma sempre a quote altissime, se è vero che a 35 anni si toglie lo sfizio di vincere non una ma due tappe, in apertura e chiusura di corsa, come a voler incorniciare, con la propria figura simbolica per tale gara, un’edizione che gli ha permesso di rimpinguare il bottino da plurivittorioso: ben 18 tappe conquistate, con quella che oggi ad Adelaide ha chiuso il Tour Down Under 2018.

La classifica si chiude con Daryl Impey che a 33 anni suonati si sa meritare un gran bel premio per una carriera in cui si è sempre speso per gli altri. È giusto e bello che festeggi anche lui, con questa che è di certo la vittoria più importante che abbia conseguito. Ha preceduto di un nulla (una manciata di piazzamenti, zero secondi) Richie Porte, il quale però pure esce rinfrancato nonostante la sconfitta: perché a Willunga Hill si è imposto ancora una volta, e ancora una volta potrà rinnovare, dopo la caduta del 2017, il tentativo sempre sognato di giocarsi un Tour de France.

L’Italia si gode un bilancio piuttosto favorevole, con un esponente in top ten (Diego Ulissi, quarto), un vincitore di tappa (Elia Viviani) nonché ben piazzato nelle altre, e con la crescita di Simone Consonni, che è andato alla ricerca di gloria negli sprint, non ne ha trovata tanta ma ha messo in cascina tre top ten in sei giorni, non male come viatico per un 2018 di crescita.

 

La fuga impossibile di Logan Owen
Sesta tappa del Tour Down Under 2018, tutta ad Adelaide, 90 km suddivisi in 20 giri da 4.5 km ciascuno, e questo è il classico criterium di fine gara, praticamente un’istituzione nell’Australia del Sud. Una tappa con un unico epilogo contemplato, la volata di gruppo. In giornate come questa bisognerebbe conferire un premio speciale a chi va in fuga, e nel nostro caso tale premio sarebbe andato di diritto a Logan Owen.

Dopo vari tentativi finiti male nei primi giri (in un’occasione s’è visto all’attacco anche Valerio Agnoli della Bahrain-Merida), proprio Owen è partito nel corso della sesta tornata, a 63 km dalla fine, insieme a Truls Korsaeth (Astana). Il giovane americano, 23 anni a marzo, è al primo anno da professionista, difende i colori della Education First-Drapac e nelle scorse stagioni si è fatto molto apprezzare nelle fila della Axeon Hagens Berman.

Su Owen e Korsaeth è rientrato Laurent Didier (Trek-Segafredo), ma in vista del primo dei due sprint intermedi (a fine ottavo giro) l’accordo fra i tre è saltato, e Logan ha pensato bene di allungare andandosene via tutto solo. Dal gruppo è emerso invece un suo ex compagno di squadra nella Axeon, Ruben Guerreiro (Trek), il quale ha accompagnato Luis León Sánchez nella genialata della giornata: lo spagnolo dell’Astana è andato infatti a prendersi di forza il secondo posto al traguardo volante, conquistando 2″ di abbuono che gli hanno permesso, in una classifica cortissima, di saltare dalla 17esima all’ottava posizione.

Nella seconda metà della tappa Ben O’Connor (Dimension Data), altro giovanotto 22enne (è stato il TDU dei 22enni) australiano, è andato a portarsi sul battistrada, che era sempre Owen, dotato di un vantaggio variabile sul gruppo: un margine che dipendeva non tanto dal ritmo che poteva tenere o non tenere Logan, ma dalle strappate che il plotone dava qua e là. La nuova coppia ha funzionato bene per poco più di 20 km, ha impedito che rientrasse Antoine Duchesne (FDJ), che pure è rimasto a lungo a mezza strada, e ha portato il vantaggio sul gruppo al suo massimo: 2’30”, toccati all’inizio del 13esimo giro, ai -36.

 

Il finale e la 18esima vittoria di André Greipel
Naturalmente quel gap era illusorio e non appena le squadre dei velocisti avessero aumentato l’andatura non ci sarebbe stata più alcuna fuga in atto. Owen ha però proseguito con serietà nell’incarico di giornata, evidentemente aveva voglia di starsene per i fatti propri, tanto che ha staccato pure O’Connor ai -22, all’inizio del 16esimo giro, e si è fatto altre due tornate solo soletto, fino al momento in cui, ai -12, è stato raggiunto dal gruppo.

Quindi le grandi manovre: abbiamo visto accennar treni la Education First, poi la Bahrain-Merida, poi la Sunweb, quindi, all’ultimo passaggio – ai 4.5 km – la Quick-Step Floors. La squadra belga si è presentata in prima linea con una certa benevola arroganza, pensavamo che non avrebbe più mollato la testa del gruppo e invece, nel continuo turbinare di maglie e vagoncini, anche Elia Viviani e i suoi sono stati risucchiati.

Una caduta – senza conseguenze – in curva (Daan Olivier della LottoNL-Jumbo e un paio di colleghi non meglio identificati), e abbiamo poi apprezzato i posizionamenti di Astana, Bora-Hansgrohe, di nuovo Bahrain, quindi UAE Emirates, e Mitchelton, e infine, sull’ultima curva, ancora la Quick-Step. Tutto pronto per l’assalto di Viviani, quindi? Sì, pure troppo pronto. Tanto che abbiamo avuto l’impressione di rivivere la volata di Lyndoch, al primo giorno: Elia che si muove con un attimo di eccessivo anticipo, a sinistra; Caleb Ewan che dall’altro lato emerge furioso dando l’idea di voler direttamente azzannare il traguardo.

Ma ecco che dalla ruota del piccolo australiano della Mitchelton, nei 50 metri finali, sbuca verso il centro André Greipel, e proprio come nella frazione d’esordio va a vincere. Come dire che conosce talmente bene questa corsa, il capitano della Lotto Soudal, da poter riprodurre fedelmente anche le modalità del successo, da una volta all’altra.

Come a Lyndoch, al terzo posto ha chiuso Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), che era nella scia di Greipel, anche Phil Bauhaus (Sunweb) ha sopravanzato Viviani che chiude così al quinto posto. Alle sue spalle si sono piazzati Steele Von Hoff (UniSA), Simone Consonni (UAE), Mads Pedersen (Trek), Carlos Barbero (Movistar) e Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin).

La corsa si chiude con la vittoria di Daryl Impey (Mitchelton), stesso tempo di Richie Porte (BMC) secondo; terzo Tom-Jelte Slagter (Dimension Data) a 16″, quarto Diego Ulissi (UAE) a 20″, stesso distacco di Dries Devenyns (Quick-Step), Egan Bernal (Sky) e Gorka Izagirre (Bahrain), piazzati nell’ordine alle spalle del toscano; a 23″ di ritardo troviamo Luisle Sánchez e Ruben Guerreiro, e a 24″ la top ten è chiusa da Robert Gesink (LottoNL-Jumbo). 14esimo posto finale per Domenico Pozzovivo (Bahrain), anche lui a 24″ da Impey e Porte.

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