La gioia di Alejandro Valverde, vincitore della seconda tappa della Volta a la Comunitat Valenciana © Tim de Waele
La gioia di Alejandro Valverde, vincitore della seconda tappa della Volta a la Comunitat Valenciana © Tim de Waele

Valver, l’ennesimo atto di una carriera da Oscar

Volta a la Comunitat Valenciana, Valverde attacca da lontano e torna al successo dopo l’incidente del Tour. Visconti buon quarto

285 giorni. Indicativamente la lunghezza di una gravidanza. E in un certo senso anche in questo caso si tratta di un parto. Tanti sono infatti i giorni che intercorrono tra l’ormai penultima e la neo ultima vittoria ottenute da Alejandro Valverde. Dalla Liège-Bastogne-Liège alla Volta a la Comunitat Valenciana, con in mezzo la bruttissima caduta in apertura di Tour de France a far temere per il prosieguo della carriera ad alti livelli. Ma nemmeno per idea! Già a ottobre era intento a sorbirsi lunghi allenamenti, in modo da farsi trovare già pronto per l’apertura di stagione. Nelle prove maiorchine si è subito visto il classico Balaverde, oggi sostituito dalla altrettanto tradizionale versione El Embatido.

La fuga parte subito: in cinque in avanscoperta
Mattinata con un pallido sole a Bétera, sede di partenza della seconda tappa della Volta a la Comunitat Valenciana. Al via tutti i 174 elementi giunti al traguardo ieri, compreso l’acciaccato Tom Van Asbroeck. L’unico a fermarsi durante la prima giornata è stato Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits), con l’andaluso alle prese con un fastidio al ginocchio rimediato una settimana fa in allenamento.

Prima di giungere, dopo 154 km dall’avvio, in quel di Albuixech, sono cinque i gpm da scalare, l’ultimo dei quali, l’Alto del Garbí, visto nel finale sesta tappa della Vuelta a España 2017. Per veder partire la fuga buona bisogna attendere una decina scarsa di km, con cinque coraggiosi a comporla. Il francese Bryan Nauleau (Direct Énergie) e il belga Matthias Van Gompel (Sport Vlaanderen-Baloise) vengono accompagnati dagli spagnoli Garikoitz Bravo (Euskadi Basque Country-Murias), Jon Ander Insausti (Team Euskadi) e Jesús Alberto Rubio (Inteja Dominican Cycling Team).

Bravo fa incetta di gpm, ma il tentativo viene annullato
Al traguardo volante di Olocau (km 15.3), vinto da Van Gompel, il gap è già di 3’15”, cifra che tocca il picco massimo di 7’10” al km 40. Nel mentre si approcciano le prime salite di giornata: sia il Pico del Águila (km 30.4) che l’Alto de la Nevera (km 60.4) vengono conquistati da Bravo, il quale centra anche il successivo Alto de Alcúdia de Veo (km 67.5). Il basco non riesce invece a scollinare per primo sul prima categoria dell’Alto de Eslida (km 79) in quanto anticipato da Van Gompel.

Giunti a metà della strada, il plotone ha ampiamente ridotto il disavanzo, portandosi sotto ai 3′ di gap. Quando si entra nei 50 km conclusivi solo 110″ dividono il quintetto e l’affamato gruppone, tirato in principal modo dal Team Sky con il solito Vasil Kiryienka. Il ricongiungimento avviene quando la salita del Garbí è già in essere: ai meno 35 km la macchia biancoazzurra ricaccia dentro anche Bravo, ultimo a cedere e a fine giornata premiato con la maglia a pois.

Fuglsang attacca, Valverde va con lui
Una volta finito il turno del bielorusso, a dettare il ritmo ci pensa un altro campione del mondo come Michal Kwiatkowski, giusto per testimoniare ancora una volta la profondità della rosa britannica. Ad aiutarlo Diego Rosa, le cui trenate portando ad una ulteriore riduzione della composizione del drappello. Ma non impediscono a qualche volenteroso di provarci: è il caso di Ben Hermans (Israel Cycling Academy), ma il belga capisce di non poter avvantaggiarsi e quindi torna a più miti consigli.

Non altrettanto vale per Jakob Fuglsang il quale, a circa 3 km dallo scollinamento e in prossimità del tratto più esigente dell’ascesa (pendenza media del km al 13% con punte del 22%), prova ad andarsene. Alla sua ruota scatta come un felino Alejandro Valverde, che non vedeva l’ora di mettere un po’ di pepe alla monotonia del Team Sky. I quali non si scompongono e proseguono con il solito canovaccio. Solo che la coppia al comando va di comune accordo e transita al gpm con una dozzina di secondi di margine sul drappello di 23 unità.

Sánchez rientra in discesa, dietro non guadagnano
Già nelle prime fasi di discesa, però, la coppia diventa trio. Merito di uno dei migliori discesisti del panorama mondiale, vale a dire Luis León Sánchez, che consente così all’Astana Pro Team di godere di un’invidiabile superiorità numerica. Con il prosieguo del declivio il margine aumenta, toccando all’altezza dei meno 20 km l’interessante quota di 25″. Il terzetto collabora con profitto e continua a incrementare anche in pianura su quanti alle loro spalle, dove De la Cruz, Moscon e Rosa sono gli unici a lavorare.

Una volta che il distacco tocca l’apice a 32″ ai meno 15 km iniziano a dare una mano anche il baby Neilson Powless (Team LottoNL-Jumbo) e la coppia BMC Racing Team Brent Bookwalter e Kilian Frankiny, rispettivamente impegnati a supporto di Roglic e Van Avermaert. In casa neerlandese è da segnalare per dovere di cronaca la perdita di terreno del leader Danny van Poppel che, come da previsioni, va in difficoltà sul Garbí: per lui un ritardo finale di poco inferiore ai 6′.

Volata a tre, Valverde ha la meglio su Sánchez
Il terzetto al comando non perde più di tanto grazie alla collaborazione sempre costante fra gli elementi. Si arriva così all’ultimo km con un margine di sicurezza e con l’Astana che decide di sacrificare Fuglsang facendolo tirare a testa bassa, con Sánchez in terza ruota a preparare la volata. La sfida tutta in salsa murciana viene lanciata a circa 200 metri dal traguardo, con Valverde che prende la destra della carreggiata. Sánchez prova a contrastarlo, ma vanamente.

Giunge così la vittoria numero 109 tra i professionisti per l’eterno capitano del Movistar Team. L’esultanza, per lui insolitamente rabbiosa, dice molto sulla sua voglia di lasciarsi definitivamente alle spalle quanto accaduto. Ed è alquanto significativo anche il sorriso che l’amico di sempre Luisle Sánchez ha nel tagliare il traguardo.

Quarto Visconti, molto bene anche Fabbro. Domani la cronosquadre
Terzo, dunque, per uno Jakob Fuglsang già bello pimpante: nelle corse a tappe delle prossime settimane sarà da tenere in grande considerazione. Il gruppo dei restanti migliori taglia il traguardo distanziata di 19″: a regolarla è Giovanni Visconti (Bahrain Merida), anch’egli già in possesso di una condizione di riguardo. Il siciliano ha la meglio sul belga Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), sul talentuoso eritreo Merhawi Kudus (Team Dimension Data), sullo spagnolo Pello Bilbao (Astana Pro Team), sul francese Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), sul già citato belga Ben Hermans (Israel Cycling Academy) e sul britannico Adam Yates (Mitchelton-Scott), il quale completa la top 10.

In tale drappello presenti i sopramenzionati Moscon e Rosa assieme a Matteo Fabbro: il neopro’ friulano del Team Katusha-Alpecin ha subito preso confidenza con il livello più alto, riuscendo a rimanere con i big senza eccessivi problemi. Tra i nomi di un certo rango l’unico a non essere riuscito a rimanere davanti è stato Simon Yates, che ha lasciato sul piatto 2’28”.

La nuova graduatoria vede Alejandro Valverde in testa con 4″ su Sánchez, 6″ su Fuglsang e 29″ sugli altri avversari. Domani la classifica uscirà rivoluzionata considerato il tipo di frazione all’orizzonte: da Poble Nou de Benitatxell gli atleti arriveranno a Calpe, sede abituale dei ritiri prestagionali di molti team. Ma non lo faranno tutti assieme quanto divisi per gruppi: i 23.2 km totalmente pianeggianti rappresentano la cronometro a squadre dell’edizione 2018 della ronda spagnola. Favori del pronostico tutti per il Team Sky, intenzionato a dimenticare il graffio odierno patito da uno che mai cesserà di provarci.

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