Renato Longo in gara, con tifosi intenti in ogni modo ad assistere alle sue gesta © Wikimedia
Renato Longo in gara, con tifosi intenti in ogni modo ad assistere alle sue gesta © Wikimedia

Longo-Wolfshohl, il duello del secolo

Prima di Van der Poel-Van Aert il ciclocross ha avuto grandi rivalità compresa quella tra l’italiano ed il tedesco

Le rivalità sono da sempre il sale dello sport e il ciclocross non fa eccezione: sin dalla nascita di questa magnifica disciplina, infatti, i dualismi tra atleti hanno catalizzano la gran parte delle attenzioni di tifosi e stampa. Partendo dagli scontri tra Roger Rondeaux e André Dufraisse nei primi anni ’50 per arrivare ai giorni nostri, dove le lotte all’ultimo sangue tra Wout Van Aert e Mathieu van Der Poel sono il punto focale di ogni manifestazione.

C’è una rivalità però che spicca tra tutte: quella tra l’italiano Renato Longo e il tedesco Rolf Wolfshohl.

Il ciclocross oggi è sport per belgi e olandesi, ma non è sempre stato così: negli anni ’50 a farla da padrone sono i francesi, disciplina da loro inventata, e nelle prime nove edizioni dei neonati campionati del mondo, inaugurati nel 1950, nessuno riesce a batterli. Testa di vetro Jean Robic è il primo nella storia a vestire l’iride, seguono la tripletta di Roger Rondeaux e addirittura cinque successi in fila del campionissimo André Dufraisse. Nel 1958 si nota però che le cose stanno per cambiare, Dufraisse vince sì il suo quinto titolo, ma è l’unico transalpino nelle prime quattro posizioni (prima volta che succede): dietro di lui arrivano, in quest’ordine, Americo Severini, già terzo nel ’55 e fino a quel momento punta di diamante del movimento italiano, e poi il ventenne Rolf Wolfsholhl e il ventunenne Renato Longo. La geografia del cross sta cambiando, quella è l’ultima vittoria francese nella storia, da là inizia un digiuno che rischia di compiere sessant’anni tra pochi giorni.

Renato Longo è un trevigiano di Vittorio Veneto, trasferitosi a Milano come fornaio. La mattina consegna il pane nelle case del quartiere in cui lavora ed è così che un giorno capita nell’abitazione di colui che diventerà il suo mentore, il grande Tano Belloni, leggenda del ciclismo italiano degli anni ’20. È un ciclocrossista duro e puro: su strada si cimenta solo di tanto in tanto per tenersi allenato durante l’estate, ama i percorsi impegnativi ed eccelle soprattutto nella corsa a piedi. Adriano De Zan, suo grande amico e compagno di allenamenti, dirà di lui che se avesse voluto sarebbe potuto essere competitivo anche nei 3000 siepi e nel fondo.

Rolf Wolfsholhl, tedesco di Colonia, all’epoca Germania Ovest, è principalmente uno stradista e diventerà uno dei migliori corridori degli anni ’60. Nel 1965 vinse la Vuelta a España, dando una severa lezione al compagno di squadra e campione uscente Raymond Poulidor, mentre un paio di anni prima fu secondo alla Milano-Sanremo dopo una tirata volata con il francese Joseph Groussard che lo vide battuto per pochissimi millimetri. In inverno potrebbe benissimo partecipare come molti altri colleghi alle Sei Giorni su pista, ma spesso e volentieri rifiuta a favore del ciclocross, nonostante le paghe per i crossisti siano di gran lunga inferiori a quelle dei pistard. Su percorsi facili è semplicemente imbattibile.

Il mondiale del 1959 a Ginevra è quello della svolta: Longo, Severini e Wolfshohl rimangono soli all’ultimo giro. Il tedesco è in inferiorità numerica, ma riesce a rispondere a tutti gli scatti degli italiani in maniera brillante. Agli azzurri, all’ultimo passaggio sulla salita presente nel percorso, non resta altro da fare che provare a sfruttare la strettissima sede stradale per mettere il teutonico nel sacco: all’imbocco dell’erta finale, allora, Severini passa in seconda posizione, dietro a Longo, e appena si inizia a salire gradualmente rallenta. Wolfshohl non trova spazio per superare il rivale e, nel mentre, Longo attacca e comincia a guadagnare metri su metri. Il distacco diventa incolmabile, l’egemonia francese è spezzata: Renato Longo, e l’Italia con lui, è campione del mondo per la prima volta nella storia.

Un anno dopo però Wolfshohl pareggia i conti in quel di Tolosa, sfruttando una caduta di Longo nel corso dell’ottavo giro: il trevigiano, alla fine di una discesa, colpisce con la ruota posteriore un’asse posta a fil di terra a causa della quale scivola e batte violentemente la testa contro il terreno, fortunatamente senza conseguenze. Nel 1961 poi ecco il bis del tedesco, sul percorso sfacciatamente favorevole all’eroe di casa di Hannover: l’UCI, nella persona dell’allora presidente Adriano Rondoni, contrariata dal tracciato fin troppo facile, costringe all’ultimo l’organizzazione a inserire degli ostacoli. Ma nel bel mezzo della notte antecedente alla prova iridata questi ultimi vengono rimossi con un imponente bulldozer. Longo, appoggiato dalla nazionale italiana, protesta prima della partenza, ma invano.

Completamente diverso, e particolarmente duro, è il percorso del Mondiale lussemburghese del 1963, perché? Semplice, vi partecipava anche un certo Charly Gaul, fresco di vittoria al campionato nazionale della specialità. Per l’Angelo della Montagna, tuttavia, non ci fu nulla da fare: Longo, con gli occhi pieni di rabbia per quanto accaduto l’anno prima, attacca già nel primo giro, staccando tutti in salita e involandosi verso il traguardo, annientando la concorrenza. I francesi Grandolfo e Dufraisse completano il podio ma distanti oltre due minuti e mezzo dal vincitore. Gaul ne prese quattro, Wolfshohl ancora di più.

Nella stagione successiva i Mondiali si sono tenuti a Calais su un tracciato che si misto fra il centro cittadino e la spiaggia del Mare del Nord. I francesi disegnano un percorso particolarmente semplice, condannato dalla Gazzetta dello Sport che li accusa di snaturare il ciclocross al fine di invogliare i loro stradisti a essere della contesa. Non solo falliscono nell’intento, ma a beneficiarne è l’odiato tedesco Rolf Wolfshohl, che domina la prova vincendo il suo terzo titolo mondiale davanti a Longo e all’intramontabile Dufraisse.

Primo Mondiale belga nel 1964 a Overboelare: il percorso è equilibrato e presenta come punto focale nientemeno che il leggendario Kapelmuur, la salita simbolo del Giro delle Fiandre. Wolfshohl è tagliato fuori dalla rassegna iridata a causa di una frattura alla clavicola rimediata in una Sei Giorni e Longo ha così gioco facile dei suo avversari. I due hanno quindi tre titoli ciascuno e la rassegna iridata di Cavaria in programma per il 1965 appare sempre più come il redde rationem tra i due re del ciclocross.

Il tracciato varesino, ovviamente, è favorevole a Longo, presentando molti ostacoli artificiali per permettere al fornaio di far valere le sue doti podistiche. Il 13 febbraio 1965, alle tre di pomeriggio, prende il via la rassegna iridata con oltre 20000 persone sul percorso venute ad assistere a quello che era considerato il “Duello del secolo”. All’ultimo giro i due sono soli in testa: sulla salita finale il pupillo di Tano Belloni impone un ritmo infernale aumentando gradualmente l’andatura: il teutonico stringe i denti e resiste fino agli ultimi metri dell’ascesa quando, suscitando il boato della folla, perde leggermente contatto dal rivale. Si arriva così al tratto con buche e ostacoli: Longo prende la bici in spalla e dà fondo a tutte le sue energie, aumentando il margine sul rivale. Nell’ultimo chilometro e mezzo su asfalto l’italiano contiene il ritorno del tedesco, conquistando il quarto titolo iridato davanti a un pubblico semplicemente in delirio.

Nel 1966 il dominio dei due viene spezzato in Spagna, a Besain, da Eric De Vlaeminck, probabilmente il più grande crossista di tutti i tempi e primo belga a vincere il titolo iridato. Tuttavia per Longo c’è ancora tempo per un’ultima impresa, in quel di Zurigo nel 1967. Il percorso elvetico non si addice a Longo, peraltro ormai considerato un atleta sul viale del tramonto dalla stampa e dai suoi stessi rivali, tra cui lo stesso Wolfshohl che indica nel detentore del titolo l’unico in grado di impensierirlo. La notte antecedente alla gara, però, un diluvio trasforma il tracciato scorrevole in una distesa di fango. L’ideale per il fornaio di Vittorio Veneto. Longo, galvanizzato dal colpo di fortuna, dà vita a una prestazione magnifica che lo vide annichilire totalmente gli avversari: al traguardo rifila 4′ a Wolfshohl e addirittura 12′ a De Vlaeminck.

L’italiano continuò a correre fino al 1972, non ripetendo più i risultati di un tempo: nel suo palmares figurano 12 campionati italiani (record) e 5 Campionati del mondo che gli valgono il secondo posto nella classifica dei plurivincitori di sempre, a pari merito con il francese André Dufraisse e lo svizzero Albert Zweifel, alle spalle del solo Eric De Vlaeminck.

Il tedesco invece si ritirò l’anno successivo. Per lui 140 vittorie tra strada e cross, 3 titoli mondiali e 12 medaglie (record) nelle rassegne iridate di ciclocross, una Vuelta a España oltre alle piazze d’onore alla Liège-Bastogne-Liègi 1962 e alla Milano-Sanremo 1963, entrambe perse in volata per pochi centimetri.

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