Un'immagine del Campionato del Mondo Ciclocross 2018 © UCI
Un'immagine del Campionato del Mondo Ciclocross 2018 © UCI

Belgio pigliatutto, Italia che non dispiace

Il bilancio del Mondiale di ciclocross: i padroni di casa olandesi sotto le aspettative, britannici bene con i giovani

Si sono conclusi da appena un giorno i Campionati del Mondo di ciclocross 2018, che si sono svolti in quel di Valkenburg, cittadina dell’Olanda meridionale ormai famosa in ambito ciclistico, su un tracciato che, a causa del maltempo dei giorni precedenti, si è trasformato in una durissima e spettacolare distesa di fango, con larghi tratti da percorrere a piedi. Ed è giunto dunque il momento di tracciare un bilancio dell’edizione numero 69 della rassegna iridata.

Belgio sugli scudi, con i tre allori principali in cascina
A farla da padrone è stato il Belgio, che ha conquistato ben tre ori e un argento. Tra tutti i titoli ottenuti il più inaspettato probabilmente è stato quello di Wout Van Aert tra gli uomini élite: il campione uscente, che quest’anno spesso e volentieri era stato costretto al ruolo di perdente di lusso contro l’urgano Mathieu van Der Poel, ha saputo stravolgere i pronostici, riuscendo a percorrere in bicicletta tratti in cui gli avversari erano costretti a smontare, annichilendo la concorrenza con le doti podistiche laddove era d’obbligo scendere dal mezzo e caricarselo in spalla. Stupefacente, nella stessa prova, anche l’argento di Michael Vanthourenhout: il nativo di Bruges aveva fatto vedere di avere una gamba eccellente la scorsa settimana a Hoogereide ma nessuno avrebbe mai immaginato di vederlo arrivare davanti a sua maestà Van der Poel.

Chi invece ha rispettato i pronostici è stata Sanne Cant, da due anni a questa parte assoluta regina del ciclocross. Non senza qualche difficoltà, tuttavia, dato che la veterana Katie Compton è riuscita addirittura a staccarla ad un certo punto del percorso: grazie alle incredibili doti di fondo la fiamminga è stata in grado di rimettere su binari a lei favorevoli la gara delle donne élite. Tutto facile tra gli under 23 per Eli Iserbyt: con un Thomas Pidcock oltremodo spento al portacolori della Marlux-Napoleon Games è bastato liquidare ripidamente il campione uscente Joris Nieuwenhuis per aggiudicarsi la sua seconda maglia iridata della categoria.

Gran Bretagna bene con i giovani. Paesi Bassi a testa… bassa
Il sopraccitato Thomas Pidcock è comunque l’unica vera nota negativa per quanto concerne la Gran Bretagna ai Mondiali di Valkenburg. I sudditi di Sua Maestà hanno conquistato gli unici due ori sfuggiti al Belgio grazie a Evie Richards, assoluta fuori quota nella prova riservata alle donne under 23 e che ha schiacciato la concorrenza con irrisoria facilità, e a Ben Tulett, classe 2001 della Corendon-Circus, anch’egli in grado di conquistare la maglia iridata tra gli juniores seminando tutti i suoi rivali.

A medaglia in tutte le categorie, ma mai sul gradino più alto del podio i padroni di casa dei Paesi Bassi, che sono stati costretti così ad accontentarsi degli argenti di Joris Nieuwenhuis e Ceylin del Carmen Alvarado rispettivamente tra gli uomini e le donne under 23. A essi si sommano i bronzi di Lucinda Brand (donne élite), Ryan Kamp (juniores) e Mathieu van Der Poel (uomini élite). Quest’ultimo rappresenta la delusione più cocente: il nipote di Raymond Poulidor, infatti, quest’anno era stato irresistibile in quasi tutte le occasioni in cui era montato in sella, dominando gare dal primo all’ultimo giro con una semplicità a dir poco notevole. L’enorme pressione sulle sue spalle e un Wout Van Aert forte come non mai hanno finito per mandare in cortocircuito il giovane cannibale olandese.

Tra gli azzurri brillano Bertolini, Casasola e Dorigoni
E l’Italia? Mondiale dal sapore agrodolce per gli azzurri. Tra le donne élite Eva Lechner era la principale speranza: dopo un inizio folgorante, una caduta ha rallentato bruscamente la bolzanina che alla fine non è riuscita ad andare oltre un comunque discreto settimo posto. Nulla da fare per Alice Maria Arzuffi, partita troppo dietro e costretta ad accontentarsi di un sedicesimo posto. Molto al di sotto delle aspettative anche la campionessa europea (ma tra le under 23) Chiara Teocchi, che dopo un’ottima partenza si è presto inabissata finendo addirittura diciannovesima a cinque minuti dalla prima.

Le note positive invece arrivano dalla categoria under 23 da Sara Casasola e Jakob Dorigoni che hanno saputo concludere rispettivamente sesta tra le donne e ottavo tra gli uomini. Buona prestazione anche per Francesca Baroni, che tra le under 23 è giunta undicesima. A brillare è stato, soprattutto, da Giole Bertolini che negli uomini élite ha agguantato il miglior piazzamento italiano nella categoria negli ultimi 10 anni (Marco Aurelio Fontana fu sesto a Treviso 2008). Il dodicesimo posto ottenuto qualche mese addietro ai campionati europei già aveva fatto capire il livello del ventiduenne lombardo; in pochissimi, però, si aspettavano di vederlo arrivare sesto al suo esordio nella gara più prestigiosa. Per giunta su un percorso durissimo e davanti a crossisti di assoluto livello come Tim Merlier, Laurens Sweeck e Daan Soete. L’esperienza maturata in Belgio sta già pagando i dividendi e per Bertolini, che in quel di Valkenburg ha messo in mostra tutte le sue qualità, questa sesta piazza assomiglia molto di più a un punto di partenza piuttosto che a un punto d’arrivo.

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