La volata della prima tappa del Dubai Tour © Bettiniphoto - Roberto Bettini
La volata della prima tappa del Dubai Tour © Bettiniphoto - Roberto Bettini

Groenewegen inizia con il piede giusto

Dubai Tour, lo sprinter del Team LottoNL-Jumbo conquista la tappa d’apertura su Cort Nielsen. Terzo Viviani, nei 10 Colbrelli e Peron

Kittel, Degenkolb, Cavendish, Viviani. Questi, vuoi per palmares e/o per stato attuale di forma, erano i nomi più gettonati per conquistare la prima tappa del Dubai Tour. A riuscirvi, però, è uno che di tale categoria può tranquillamente far parte e che, nonostante sia ancora ventiquattrenne, presenta un bottino di tutto rispetto. Dylan Groenewegen si è elevato dal ruolo di outsider al quale era stato indicato e ha iniziato nel migliore dei modi il 2018, accompagnato da un apripista oggi in versione extralusso.

111 al via, Martens costretto a restare in albergo
La quinta edizione del Dubai Tour ricalca per grandi tratti, come ovvio che sia, il classico disegno visto negli anni passati: volate, volate e ancora volate, con l’intermezzo di Hatta Dam, che torna dopo il forzato stop nel 2017 causato dalla bufera di vento che impedì la disputa della tappa. L’avvio con la Dubai-Palm Jumeirah di 167 km è quanto di più agevole possa esserci, con le enormi autostrade a caratterizzare la gran parte di giornata.

Km 0 varcato alle 11.29 ora locale, le 8.29 dell’Europa centrale. 111 i corridori partenti, con il mancato via di Paul Martens. Il tedesco del Team LottoNL-Jumbo è stato messo ko da febbre e tonsillite che, ovviamente, mal si conciliano con la disputa di tappe in mezzo al polveroso ambiente emiratino.

Cinque in fuga, c’è anche Teklehaymanot
La fuga di giornata parte al km 5 per merito del padrone di casa Mohammed Al Mansoori (Emirati Arabi Uniti) e del belga Nathan Van Hooydonck (BMC Racing Team), raggiunti un paio di km più tardi dal britannico Andrew Fenn (Aqua Blue Sport), dal francese Charles Planet (Team Novo Nordisk) e dall’eritreo Daniel Teklehaymanot (Cofidis, Solutions Crédits). L’ex simbolo della Dimension Data avvia dunque nel migliore dei modi la propria nuova carriera, lui che è stato ufficialmente ingaggiato solamente la scorsa settimana.

Il plotone lascia spazio, con il vantaggio massimo di 4’15” toccato già al km 20. Tutto scorre tranquillo per tutta la prima metà di gara, nella quale i battistrada hanno battagliato per i traguardi intermedi. Quello di Al Qadra Cycletrack (km 46.9) è andato a Al Mansoori, quello di Bin Rashid Sport Complex (km 75.2) è stato conquistato in maniera imperiosa da Teklehaymanot. Il gruppo, senza pressione, si porta a metà gara sotto i 2′ di distacco.

Dietro ricuciono, davanti in due contrattaccano
A lavorare sono principalmente la Quick Step Floors con Tim Declercq e Maximilian Schachmann, la Trek-Segafredo con Matthias Brändle e soprattutto il Team Katusha-Alpecin con Viacheslav Kuznetsov e Marco Mathis, i quali capiscono subito quale sarà il loro menu da qui fino ad ottobre. Il loro impegno fa sì che ai meno 60 km il gap sia di 1’50” per poi scendere a 1’20” ai meno 50 km, 1′ ai meno 45 km e a soli 45″ ai meno 40. Consci di avere accelerato con eccessivo anticipo, dietro decidono di diminuire l’andatura, permettendo al quintetto di ripossedere oltre 1′ ai meno 30 km.

Con il gap ridotto a 30″ ai meno 25 km, c’è qualcuno che prova a prolungare l’avventura. È Andrew Fenn, che ai meno 24 km scatta all’improvviso. L’unico che va al suo inseguimento è Charles Planet, che lo raggiunge quasi immediatamente. Gli altri tre, invece, preferiscono concludere la propria sfida in avanscoperta, preferendo attendere il gruppo ai meno 21 km. Con l’accelerazione, la neonata coppia entra negli ultimi 20 km con 45″ sul plotone sempre trainato da Quick Step Floors e Team Katusha-Alpecin.

Fenn prova da solo ma viene ripreso. Una caduta dimezza l’Astana
Il duo di tesa, tuttavia, non dura molto: ai meno 18 km Fenn, resosi conto delle poche energie rimaste al rivale, lo attacca, con uno sfinito Planet che alza immediatamente bandiera bianca. Il ventisettenne britannico, invece, continua a tutta, tornando addirittura a possedere sopra i 60″ di margine ai meno 15 km. Tuttavia, come normale che sia, la pedalata dell’ex Omega Pharma e Sky si fa pesante e, ai meno 10 km, gli sono rimasti solamente 15″.

Il ricongiungimento avviene ai meno 9.4 km, quando la lotta fra le formazioni dei velocisti è già iniziata, con le “piccole” Rally e Wilier Triestina che non hanno paura di sgomitare con Quick Step Floors e Team LottoNL-Jumbo. E la lotta si trasforma in caduta ai meno 8.2 km quando, nelle posizioni di avanguardia, entrano in contatto Tom Bohli (BMC Racing Team) e Jesse Anthony (Rally Cycling). Vanno giù in una decina, con l’Astana Pro Team particolarmente sfortunata dato che finiscono a terra Zhandos Bizhigitov, Laurens De Vreese, Daniil Fomynikh e Truls Engen Korsaeth. Vanno a gambe all’aria anche, fra gli altri, l’idolo di casa Yousif Mirza (UAE Team Emirates) e la coppia Bahrain Merida Grega Bole (in settimana diventato papà per la quarta volta) e Iván García Cortina. Tutti sono ripartiti ad eccezione di Anthony, infortunatosi a spalla e polso destro.

Quick Step Floors al lavoro ma la LottoNL-Jumbo si muove alla perfezione
Inizia a far capolino anche il Team Dimension Data, con Jay Robert Thomson a mettere in fila indiana quel che resta del gruppo. A prendere ancora una volta in mano le redini della situazione è la Quick Step Floors che, con il solito Tim Declercq, va in testa ai meno 4 km prendendo il lato meno esposto al vento, rimanendovi fino all’ultimo km dove entra con tre elementi a proteggere Viviani. Provano a dar loro battaglia la Cofidis (con Bouhanni che rischia di essere tirato giù dal compagno di squadra Bert Van Lerberghe in un restringimento causato da un marciapiede) e soprattutto la Katusha-Alpecin, mentre la Trek presenta Giacomo Nizzolo in versione pesce pilota per Degenkolb.

A spuntare fuori è però il Team LottoNL-Jumbo grazie a un eccellente Amund Grøndahl Jansen che, con una portentosa accelerazione, prende la testa ai meno 500 trainando con sé Dylan Groenewegen. Il norvegese prende il centro della carreggiata e lascia il capitano in posizione di sparo attorno ai meno 200 metri. L’olandese parte sulla destra, provando a sfruttare il lato riparato dalla brezza marina. Alla sua ruota c’è Elia Viviani, ma il veronese non trova spazio per partire, chiuso in maniera scaltra ma assolutamente legittima dall’avversario, che di fatto lo costringe a una volata senza possibilità di affermazione.

Groenewegen supera Cort Nielsen, terzo Viviani. Domani stesso scenario
La principale minaccia per Groenewegen non è però Kittel, tagliato fuori ai meno 250 metri da un problema meccanico, né Cavendish o Degenkolb, rimasti intruppati inesorabilmente. Sulla sinistra della carreggiata sprinta tutto solo Magnus Cort Nielsen che insidia sulla stessa linea il neerlandese fin sul traguardo dove, per un’incollatura, a spuntarla è il nativo di Amsterdam. Seconda affermazione stagionale per il Team LottoNL-Jumbo dopo la gioia nell’apertura della Vuelta Valenciana con Danny van Poppel.

Piazza d’onore dunque per un ottimo Magnus Cort Nielsen (Astana Pro Team), che sarà particolarmente pericoloso a Hatta Dam, mentre Elia Viviani (Quick Step Floors), per come si sono messe le cose, più del terzo posto non poteva conquistare. Seguono il norvegese Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), il francese Nacer Bouhanni (Cofidis, Solutions Crédits), il giovanissimo e interessantissimo britannico Jacob Hennessy (Mitchelton-BikeExchange), lo statunitense Eric Young (Rally Cycling), il bresciano Sonny Colbrelli (Bahrain Merida), il padovano Andrea Peron (Team Novo Nordisk) e il belga Loïc Vliegen (BMC Racing Team).

Groenewegen indossa la maglia blu con 4″ su Cort Nielsen, 6″ su Viviani e 7″ su Van Hooydonck. Domani la rivincita nella seconda tappa, piatta esattamente quanto quella odierna: se la partenza è sempre a Dubai, in questo caso il traguardo è posto a Ras Al Khaimah per 190 km che non lasciano presupporre nulla di diverso dal solito.

Visita lo store di Cicloweb!

Dal nostro Store

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile