La volata tiratissima della prima tappa alla Paris-Nice 2018 © ASO - Alex Broadway
La volata tiratissima della prima tappa alla Paris-Nice 2018 © ASO - Alex Broadway

Démare e quei millimetri di speranza

Paris-Nice, il campione francese supera al fotofinish Gorka Izagirre. Nono Trentin, caduta per Fuglsang e Zakarin

La Paris-Nice, entrata in una fase storica di inferiorità come livello medio di parterre, si sta trasformando in corsa divertente e aperta a tante soluzioni. L’anno scorso furono pioggia e vento a sconquassare le prime giornate di gara; oggi, con l’acqua protagonista ma ininfluente ai fini del risultato, è bastato un interessante arrivo lastricato all’insù per assistere ad una lotta per la vittoria fra un velocista quasi puro e uno scalatore abile nelle prove vallonate. A prevalere è il primo che, manco a farlo apposta, è il medesimo che seppe far sua la frazione inaugurale del 2017-

Tre in fuga, il gruppo lascia fare
L’avvio della Corsa verso il Sole non rende certo onore al nome con cui è conosciuta la Paris-Nice. L’edizione 2018 della corsa transalpina si svolge in una giornata contraddistinta dalla pioggia battente, che bagna i corridori per molti dei 135 km da Chatou a Meudon. Per raggiungere la linea d’arrivo bisogna affrontare uno strappetto, chiamato banalmente Côte de Meudon, lungo 1900 metri e con pendenza media del 5.4%, compreso un rettilineo finale con un insidioso tratto di sampietrini ad aggiungere ulteriori difficoltà.

La fuga si forma poco dopo il via, dato attorno alle 13.50: a comporla tre elementi di qualità come il belga Jurgen Roelandts (BMC Racing Team) e i francesi Pierre-Luc Périchon (Team Fortuneo-Samsic) e Pierre Rolland (Team EF Education First-Drapac). Il plotone lascia loro spazio sin da subito, tanto che al km 25 il gap è di 3’20”, margine che si mantiene anche al traguardo volante di Les Mesnuls (km 33), vinto da Roelandts su Rolland e Périchon.

Périchon fa sua la maglia a pois, mentre il vento inizia a soffiare
Una volta entrati nella seconda ora di gara (43.8 km/h la media dei primi 60′). Quick Step Floors e soprattutto Groupama-FDJ, alla prima esibizione con nuovo sponsor e casacca, si incaricano di tenere la situazione sotto controllo in favore dei rispettivi sprinter Viviani e Démare: a metà corsa solo 1’15” separano le due entità. Distacco che scende ancora sulla Côte de 17 Tournants (km 79), salita tradizionale nell’hinterland parigino; a transitare per primo è Périchon, che ha la meglio su Rolland e Roelandts.

Il vantaggio di poco superiore al minuto rimane pressoché inalterato anche sulla seguente Côte de Meridon (km 85), vinta anche in questo caso dal trentunenne della Fortuneo che così si garantisce di indossare la maglia di miglior scalatore, traguardo sempre ambito dalla compagine bretone. Cessato, almeno momentaneamente, di piovere, tocca al vento sferzare la corsa: e se ne rende conto in particolar modo la Mitchelton-Scott che, poco prima dal cartello dei meno 35 km dal termine, prova a sfruttare Eolo creando dei ventagli.

Doppia caduta e ritiro per Van Garderen; fuga ripresa ai meno 13.5 km
Il loro tentativo dura poche centinaia di metri e non provoca sconquassi, tanto che nessuno perde terreno. Tranne quattro elementi che vengono coinvolti in una caduta, ossia il portoghese Alberto Rui Costa (UAE Team Emirates), i belgi Dylan Teuns (BMC Racing Team) e Stijn Vandenbergh (AG2R La Mondiale) e lo statunitense Tejay van Garderen (BMC Racing Team). Se i primi tre ripartono senza problemi (anche se il lusitano sarà ultimo al traguardo a oltre 17′ dal vincitore, lamentando fastidi al ginocchio), non lo stesso si può dire per lo yankee che ha dovuto abbandonare anzitempo la propria esperienza tra le strade francesi. La sfortuna, spesso compagna di viaggio del ventinovenne del Montana, colpisce ancora: Van Garderen, una volta ripartito, è infatti caduto di nuovo per aver urtato un’ammiraglia ferma a bordostrada per dare assistenza al proprio atleta. Fortunatamente niente di rotto per il nordamericano, che dopo qualche giorno di riposo potrà tornare in sella.

L’azione dei tre battistrada il destino segnato e solo la benevolenza del gruppo fa in modo che non si esaurisca prematuramente: se ai meno 20 km il gap è di soli 15″, il definitivo ricongiungimento avviene ai meno 13.5 km, quando le formazioni hanno già iniziato a battagliare per le posizioni d’avanguardia. La strada bagnata e in costante discesa fa tirare i freni ad alcuni come Sam Bennett e Nacer Bouhanni che, consci di non poter lottare il successo, preferiscono staccarsi per evitare guai.

Nuova caduta, alcuni big a terra. Vuillermoz prova l’assolo
Che puntualmente avvengono ai meno 2.5 km quando, con un contatto fra Paul Martens (Team LottoNL-Jumbo) e Edward Theuns (Team Sunweb), finiscono a terra una dozzina di elementi. Big compresi, dato che cadono anche Lilian Calmejane (Direct Énergie), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits) e Ilnur Zakarin (Team Katusha-Alpecin). Se il francese riesce a rientrare nel gruppo di testa, lo spagnolo pagherà 59″ dal vincitore. Ben più ampio il distacco – essendo arrivo in salita niente neutralizzazione – del danese (1’38”) e del russo (1’19”), che dicono così addio ai sogni di vittoria finale.

La salita finale viene approcciata con la Groupama-FDJ in testa ma, ai meno 1.6 km, si registra l’attacco di Alexis Vuillermoz: l’alfiere dell’AG2R La Mondiale parte in maniera decisa e, sfruttando la marcatura nel gruppo, entra all’ultimo km con un gruzzoletto interessante vicino ai 10″. La confusione del plotone lascia presupporre che il francese possa esultare ma, una volta entrati nel rettilineo in leggera ma rognosa salita, la sua pedalata si fa vieppiù legnosa.

Ma viene ripreso: in quattro per il successo, la spunta Démare
Decide di prendere in mano la situazione la Bahrain Merida con Iván García Cortina che va in testa al gruppo per aumentare l’andatura. Lo spagnolo rimane a tirare fino ai 250 metri quando parte la volata di Arnaud Démare. Il campione nazionale fa un po’ di fatica e viene affiancato da Gorka Izagirre che lo supera attorno ai 200 metri; la cavalcata di un piantatissimo Vuillermoz viene annullata ai meno 140 metri e, ai due litiganti, si aggiungono nei 100 metri anche Christophe Laporte e un Tim Wellens partito da lontanissimo.

I quattro arrivano praticamente appaiati sulla linea bianca, con Démare e Izagirre che entrano in contatto. Per stabilire chi dei quattro abbia vinto serve il fotofinish: non il primo, utile solo a evidenziare il terzo posto di Laporte (Cofidis, Solutions Crédits) e il quarto di un Wellens (Lotto Soudal) che ha da rammaricarsi per la mancata occasione. Dopo un’analisi minuziosa le immagini evidenziano che il più lesto, con un distacco calcolato in 2 millimetri, sia Arnaud Démare, che regala così al nuovo main sponsor Groupama la prima vittoria al primo tentativo.

Trentin nei 10, domani tappa pianeggiante
Detto di terzo e quarto posto, quinto e sesto sono il neerlandese Mike Teunissen (Team Sunweb) e il francese Julian Alaphilippe (Quick Step Floors). Dopo questo sestetto è stato considerato un ritardo di 2″ per il resto dei membri di uno sfilacciato plotone: completano la top 10 l’austriaco Patrick Konrad (Bora Hansgrohe), il belga Dylan Teuns (BMC Racing Team), l’italiano Matteo Trentin (Mitchelton Scott) e lo spagnolo Ion Izagirre (Bahrain Merida). Tutti gli uomini di classifica, ad eccezione di quelli citati in precedenza e di David De la Cruz (Team Sky), che paga 28″, sono giunti con lo stesso ritardo di Konrad.

Domani tappa, almeno sulla carta, decisamente più ordinaria nello sviluppo. Senza alcun gpm, la Orsonville-Vierzon di 187 km sarà verosimilmente terreno di caccia per le ruote veloci, che avranno così modo di rifarsi. Démare permettendo, ovvio.

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