Jacopo Mosca in maglia arancione alla Tirreno-Adriatico © LaPresse/Spada
Jacopo Mosca in maglia arancione alla Tirreno-Adriatico © LaPresse/Spada

Il mondo di Jacopo Mosca: «Andare in fuga e attaccare»

Intervista al corridore della Wilier-Selle Italia, vincitore della maglia arancione alla Tirreno: «E ora ci riprovo alla Sanremo»

In uno sport come il ciclismo si sa che spesso, a rubare l’occhio agli appassionati, sono i grandi campioni o comunque quei corridori in grado di conquistare un buon numero di vittorie. Non di rado però avviene che ad entrare nei cuori della gente siano quei corridori dotati di grande generosità, capaci di dare fondo a tutte le proprie energie per mettersi al servizio della propria squadra o andare ripetutamente in fuga nella speranza di coronare positivamente il proprio tentativo. In parole povere: grinta e capacità di prendere cospicuo vento in faccia sono tra le caratteristiche principali per confezionare una buona “ricetta della simpatia”.

Jacopo Mosca è sicuramente uno di quei ragazzi che si sta avviando sulla retta via da questo punto vista, mettendo in mostra una generosità fuori dal comune che ben si coniuga con eccellenti doti da passista. Nato il 29 agosto del 1993 e residente ad Osasco, piccolo comune del circondario pinerolese, che, purtroppo, ne fa pertanto uno dei pochi professionisti piemontesi al giorno d’oggi, ha già avuto modo di mettersi in buona evidenza lo scorso anno, in quella che è stata la sua stagione d’esordio nel professionismo, corredata anche da due successi (una tappa e la classifica finale del Tour of Hainan) ottenuti nello scorso mese di novembre.

Sono state però proprio le recenti giornate a metterlo in splendida evidenza sulle strade della Tirreno-Adriatico, in cui assieme a Nicola Bagioli, altro giovane di belle speranze, è stato senza dubbio tra le note più liete per quel che concerne il nostro movimento. Fughe, fughe e ancora fughe, fino a che per lui è arrivato il giusto premio della vittoria nella classifica a punti, contrassegnata in questo 2018 dalla maglia arancione. Un risultato fortemente voluto con tanta caparbietà, anche se «con uno come Sagan non si sa mai» ci dice subito nell’esordio della nostra chiacchierata alla conclusione della Corsa dei Due Mari, che come ogni anno ha avuto il suo epilogo con la tradizionale tappa a cronometro di San Benedetto del Tronto. Tra lui e il fuoriclasse slovacco infatti ballavano appena 3 punti di differenza per la conquista della classifica a punti e tali sono restati alla fine della prova (del resto le mire di Sagan sono ben altre per l’immediato futuro).

Il bell’exploit realizzato in questi giorni, pertanto, ha fornito lo spunto per un’intervista ad un ragazzo che ha ancora tanta voglia di ben figurare da qui in avanti e che vuol farlo nella maniera più semplice e naturale che conosca: attaccando.

Sei stato uno dei più grandi protagonisti di questa Tirreno-Adriatico, in cui hai conquistato la maglia della classifica a punti. Traccia un bilancio della tua gara.
«Per me è stata una Tirreno-Adriatico assolutamente positiva, in cui sono riuscito a stare per tanti chilometri in fuga. Credo di aver dato il massimo delle mie possibilità, poi strada facendo è arrivata anche la maglia arancione ed è diventata un obiettivo da raggiungere. Sono felice di esserci riuscito, anche se competere con un fuoriclasse come Peter Sagan, che è stato in lizza fino all’ultimo per conquistare la maglia, è stata molto dura».

Tu sei alla seconda stagione tra i professionisti. Finora cosa pensi di aver patito maggiormente nel salto di categoria?
«Innanzitutto credo di poter dire che proprio in occasione di questa Tirreno-Adriatico mi sono accorto di quanto possa essere alto il livello delle gare del World Tour. Già lo scorso anno ho avuto modo di fare alcune gare importanti ma quando si è a questi livelli un conto è vederle, un altro è farle. Vanno tutti veramente forte e quando gli altri aprono il gas occorre allacciare le cinture perché viene davvero molto male alle gambe! (ride)».

Il pubblico degli appassionati ha sicuramente imparato un po’ a conoscerti in questi ultimi giorni, per cui ricordiamo alla gente le tue caratteristiche: sei sicuramente un atleta che va molto forte sul passo ma te la cavi anche sui percorsi mossi.
«Beh come penso di aver dimostrato in questi giorni, io sono fondamentalmente un attaccante. Non ho un grande spunto veloce per cui credo che non sarò mai un corridore molto vincente nella carriera – se mai dovessi averla una lunga carriera in questo mondo! – per cui ho necessità di attaccare, farmi vedere e sperare che in qualche caso il gruppo sbagli i tempi per riuscire a giungere al traguardo. Comunque io provo sempre ad essere un protagonista quando ne ho la possibilità, mentre quando devo lavorare per la squadra non mi tiro mai indietro, anzi lo faccio più che volentieri».

Parlando proprio di questo: negli scorsi anni non hai vinto moltissimo tra i dilettanti ma hai sempre avuto una grande regolarità di piazzamenti e, come hai già detto, sei spesso stato un grande attaccante. È proprio questa la dimostrazione che, a volte, può anche non essere necessario il vincere molto tra i dilettanti per farsi notare nella massima categoria e passare professionisti?
«Purtroppo c’è da dire che in questi ultimi tempi o sei uno che vince molto oppure fai molta fatica a passare. Io ho impiegato alcune stagioni per fare il salto e nelle prime due annate tra i dilettanti ho avuto anche degli infortuni che hanno rallentato il mio percorso. Nei tre anni in cui ho militato nella Viris Maserati sono poi riuscito a fare tanti risultati pur non avendo vinto molte corse, dato che le uniche vittorie le ho ottenute all’ultimo anno, ovvero quando ero alla prima stagione da Élite. Sono comunque riuscito a farmi vedere spesso con le mie azioni da lontano e sono riuscito a disputare anche tre gare con la maglia della nazionale italiana quando ero tra gli Under 23. Praticamente ho sempre fatto ciò che ho fatto anche in questa Tirreno-Adriatico: andare in fuga e attaccare».

Ricordiamo a questo punto anche i tuoi inizi di carriera: quando e perché hai iniziato ad andare in bicicletta?
«Ho cominciato per mia passione, la mia prima categoria è stata la G5, nella società ciclistica di Bricherasio, un paese del torinese vicino a quello in cui vivo. Successivamente, da Esordiente ho militato nell’Esperia Piasco mentre da Allievo e Juniores nell’UCAB Biella. Quindi sono approdato al dilettantismo col GS Podenzano, con cui ho disputato le prime due stagioni da Under 23 mentre nei restanti tre anni ho corso con la Viris Maserati».

Prima di approdare alla Wilier-Selle Italia, hai avuto anche la fortuna di poter sostenere uno stage con la Trek-Segafredo. Immaginiamo che uno dei tuoi sogni sia quello di arrivare a militare in una formazione World Tour.
«Quell’esperienza è stata sicuramente molto positiva per me, poiché mi ha fatto assaggiare il mondo del professionismo e ho avuto la fortuna di farlo in una grande squadra. Poi è arrivata la possibilità del passaggio con la Wilier, che devo veramente ringraziare per la fiducia. Spero di riuscire a ripagarli ancora di questa sia nel resto di questa stagione che nelle prossime».

In questa Tirreno-Adriatico abbiamo visto che il vostro velocista di punta Jakub Mareczko non è stato particolarmente fortunato. Tu come valuti il vostro lavoro quando hai la possibilità di prendere parte ai meccanismi del treno per la volata? In Wilier avete senz’altro dei passisti molto forti per permettere a Jakub di ben figurare.
«La squadra quest’anno è stata senz’altro centrata tutta su “Kuba”. Il treno, a mio parere, è un gran treno ma serve necessariamente del tempo per rodarsi. Sono però sicuro che negli appuntamenti importanti sapremo farci trovare pronti, Jakub ha comunque dimostrato nella prima volata di questa Tirreno-Adriatico di potersela giocare con tutti i velocisti più forti, nonostante ci siano stati dei problemi nel finale. Sono sicuro che durante l’anno riuscirà a dimostrare ancora una volta il suo valore».

Invece cosa ti ha insegnato finora un corridore come Filippo Pozzato che ha raccolto grandi risultati in carriera?
«Si può sicuramente imparare molto da uno come lui, che ha una grande esperienza. Col modo di approcciare le gare che ha lui, sa sempre insegnare qualcosa a tutti. Magari da fuori non si ha questa sensazione ma lui ha davvero un consiglio giusto per tutti».

Quali saranno ora i programmi per i prossimi mesi? Hai in programma di partecipare anche al Giro d’Italia?
«Nell’immediato prenderò parte alla Milano-Sanremo sabato prossimo mentre poi sarò al via della Settimana Coppi&Bartali. Per quanto riguarda la partecipazione al Giro, valuteremo il tutto successivamente con la squadra ma sicuramente io spero di poter essere al via a Gerusalemme».

A proposito della Milano-Sanremo, immaginiamo che tu voglia farti vedere anche lì con una bella fuga a lunga gittata. Chi sono i grandi favoriti per te?
«Sicuramente proverò anche lì ad andare in fuga, anche se occorrerà vedere se le gambe mi sosterranno in questo proposito. Per il resto io credo che corridori come Sagan, Kwiatkowski e tutti coloro che hanno dimostrato di andare forte durante questa settimana saranno sicuramente lì davanti a giocarsi la vittoria».

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