Marta Bastianelli trionfa alla Gent-Wevelgem © Anton Vos
Marta Bastianelli trionfa alla Gent-Wevelgem © Anton Vos

Fiammata fiamminga per una fiammante Marta

Bastianelli trionfa alla Gent-Wevelgem davanti a Jolien D’Hoore. Nelle 10 anche Guarischi e la giovanissima Paternoster

Mai nel corso della sua carriera Marta Bastianelli era riuscita a vincere una grande classica di Coppa del Mondo prima o del Women’s World Tour poi: la campionessa del mondo di Stoccarda 2007 ci è riuscita oggi, circa 11 anni dopo il suo trionfo più prestigioso, a quasi 31 anni di età e da mamma di una bambina che da quando è nata sembra averle dato nuove motivazioni per rilanciarsi e tornare a lottare ai vertici. Da un paio di stagioni la laziale della Alé Cipollini ha ritrovato confidenza con i piani alti degli ordini d’arrivo ed in questi primi mesi del 2018 aveva già vinto una tappa alla Setmana Valenciana e il Trofeo Oro in Euro di Montignoso, oltre a mostrare una notevole resistenza sulle salite brevi: oggi alla Gent-Wevelgem la Bastianelli ha però vinto da grande velocista prendendosi addirittura in lusso di farsi tirare la volata da una fantastica Chloe Hosking.

Piccole schermaglie nella fase iniziale
Per la sua settimana edizione, la Gent-Wevelgem femminile ha proposto un tracciato di 143 chilometri con la sequenza di muri composta da Baneberg, Kemmelberg e Monteberg da ripetere due volte e con in mezzo tre settori di strada sterrata. La prima fase di gara è stata caratterizzata da alcuni tentativi di fuga infruttuosi, poi a ritagliarsi un po’ di visibilità è stata l’ex iridata di ciclocross Thalita De Jong (Experza-Footlogix) con un breve attacco di qualche chilometro prima dell’inizio della fase più calda della corsa.

In realtà la prima sequenza di muri di giornata è passata via senza grossi sussulti: il gruppo si è spezzato, come del resto era ampiamente prevedibile, ma la grande distanza dal traguardo ha scoraggiato tutte le squadre dal prendere l’iniziativa e tenere alto il ritmo. Il plotone è riuscito quindi a ricompattarsi e lo stesso copione è stato recitato anche sui tre tratti di sterrato: un po’ di selezione c’è stata, ma tornati sull’asfalto nessuna squadra si è messa con decisione in testa e quindi da dietro sono tornate tutte sotto.

La selezione decisiva avviene in pianura
Il secondo passaggio dei muri, invece, ha fatto molto più male alle atlete anche perché proprio all’inizio del Baneberg c’è stato un forcing deciso che ha spezzato il plotone in tre o quattro parti e fatto distacchi assai più importanti che in precedenza: addirittura in cima al secondo Kemmelberg erano rimaste davanti non più di una ventina di atlete con un notevole sparpaglio alle loro spalle. Il primo drappello inseguitore è rientrato già sul Monteberg ed a quel punto è venuto meno un po’ di interesse a continuare a spingere a tutta con più di 30 chilometri ancora da percorrere: un assist importante per alcune atlete che erano attardate e che quindi hanno potuto tornare in scia.

Ma come spesso accade nelle classiche del nord, se i muri non riescono a fare la differenza ci possono pensare la pianura ed il vento. La situazione di gruppo compatto era estremamente sfavorevole a due squadroni come Boels-Dolmans e Team Sunweb che non avevano ruote veloci in grado di dare garanzie di risultato, e così a poco più di venti chilometri dall’arrivo è arrivata una violenta accelerazione che per l’ennesima volta ha rotto il gruppo: questa volta davanti sono rimaste poco più di trenta ed è risultata l’azione buona perché le inseguitrici, seppur organizzate, non sono mai riuscire ad avvicinarsi finendo poi con l’arrivare al traguardo con quasi due minuti di ritardo.

La mossa vincente: Hosking tira la volata a Bastianelli
Negli ultimi dieci chilometri sono state ancora la Boels-Dolmans ed il Team Sunweb le squadre più attive nel provare ad evitare l’arrivo in volata, ma il resto del gruppo di testa non si è mai fatto sorprendere. Una mossa che invece ha spiazzato un po’ è stata quella della Alé Cipollini che all’ultimo chilometro ha mandato a tirare in testa al gruppo Chloe Hosking in versione apripista per Marta Bastianelli in uno scambio di ruoli rispetto a quanto ci si poteva aspettare: l’australiana era reduce dal secondo posto alle spalle di Jolien D’Hoore a La Panne e per provare a ribaltare il pronostico la squadra veronese ha scelto di puntare con decisione su Marta Bastianelli che comunque era stata molto brillante nella fase centrale di corsa.

La Hosking ha fatto un lavoro fantastico per tirare la volata a Marta Bastianelli che ha dimostrato come la scelta tattica della Alé Cipollini sia stava vincente: la campionessa belga Jolien D’Hoore (Mitchelton) si è dovuta inchinare alla velocista laziale conquistando un altro secondo posto a Wevelgem dopo quello del 2017, ma trovando consolazione nella conquista della maglia ciclamino di leader della classifica del Women’s World Tour. Terza è arrivata la tedesca Lisa Klein (Canyon) che in extremis è riuscita ad agguantare il podio ai danni della cubana Arlenis Sierra (Astana), leggermente ostacolata dal duello tra Bastianelli e D’Hoore.

Per quanto riguarda le altre italiane si registra il nono posto di Barbara Guarischi al miglior risultato stagionale, ma soprattutto vanno evidenziate ancora una volta le belle prove delle giovani dell’Astana: da applausi è stata la trentina Letizia Paternoster, non ancora diciannovenne, che alla sua seconda gara in carriera nel Women’s World Tour ha svolto un grande lavoro per le compagne riuscendo addirittura a tagliare il traguardo in decima posizione, Sofia Bertizzolo invece torna ad essere la leader solitaria della classifica delle giovani della challenge UCI staccando Elisa Balsamo in un duello che potrebbe durare per tutta la stagione.

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