Jay McCarthy a braccia alzate a Valdegovía © Photo Gomez Sport
Jay McCarthy a braccia alzate a Valdegovía © Photo Gomez Sport

McCarthy, il più veloce dei non velocisti

L’australiano della Bora la 3a tappa della Itzulia Basque Country su Riabushenko e Kwiatkowski. Classifica invariata in vista della crono

Nella terza tappa del Giro dei Paesi Baschi, o Itzulia Basque Country come è stata rinominata quest’anno la corsa, cambia un po’ lo scenario di gara e così dopo due giornate che hanno scavato bei distacchi in classifica generale ecco arrivare un’occasione per le ruote veloci del gruppo. La tappa è risultata molto combattuta e anche abbastanza divertente, alla fine sul traguardo di Valdegovía a spuntarla è stato l’australiano Jay McCarthy, 25enne della Bora-Hansgrohe al secondo successo personale nel 2018: vittoria meritata ottenuta grazie ad una volata molto lunga ed in contesto abbastanza particolare visto che in zona non c’erano velocisti puri.

Fuga da lontano con otto corridori
La tappa si era aperta con due delle tipiche salitelle basche nei primi 35 chilometri, trampolino ideale per lanciare all’attacco una fuga di corridori di valore: il primo ad accendere la miccia è stato, neanche a dirlo, il belga Thomas De Gendt (Lotto Soudal) già al chilometro 5, su di lui poi è riuscito a rientrare il danese Chris Juul Jensen (Mitchelton-Scott) al chilometro 15 mentre ce ne sono voluti almeno altri venti per vedere in testa anche Jon Irisarri (Caja Rural), Pavel Sivakov (Sky), Benjamin King (Dimension Data), Brenadan Canty (EF Education First), Willie Smit (Katusha-Alpecin) e Aritz Bagüés (Euskadi-Murias) che avevano inseguito a lungo la coppia al comando.

Tra gli otto battistrada nessuno era una minaccia per quanto riguarda che posizioni che contano della classifica generale, e così il plotone ha potuto lasciare loro fino a sei minuti e mezzo di vantaggio senza quindi impensierirsi più di tanto: la Quick-Step Floors ha fatto capire di avere intenzione ad impegnarsi a fondo per andare a riprendere la fuga, e così la gestione del ritmo è passata alle squadre più interessate alla vittoria di tappa, in prima battuta il Team Sunweb di Michael Matthews, ma un bel lavoro lo ha fatto anche l’Astana.

Il Team Sky prova un contrattacco
La situazione di corse è rimasta a lungo abbastanza cristallizzata, per poi tornare ad animarsi negli ultimi cinquanta chilometri quando il plotone si era già riavvicinato a circa due minuti e mezzo dagli otto in fuga. A 47 chilometri dal traguardo il drappello dei battistrada si è dimezzato e sono rimasti davanti Thomas De Gendt, Chris Juul Jensen, Benjamin King e Pavel Sivakov: in questa fase il ritmo si è alzato sensibilmente e poco dopo sono stati ancora De Gendt e Juul Jensen ad allungare tenendo il loro vantaggio attorno ai due minuti.

A questo punto, oltre a Sunweb ed Astana, anche il Team Sky ha iniziato a lavorare in testa al gruppo ed a 25 chilometri dall’arrivo, sull’ascesa sopra ad Anuncita non valida come gran premio della montagna, si è capito il perché: l’Astana ha lanciato all’attacco Omar Fraile, ma l’azione del basco si è esaurita molto rapidamente e ha lasciato spazio a Michal Kwiatkowski e David De La Cruz, entrambi della Sky, che lo avevano sfruttato come punto d’appoggio per aprire un piccolo buco nei confronti del gruppo.

Finale movimentato, ma il gruppo si ricompatta
De La Cruz e Kwiatkowski, due ottimi passisti, hanno guadagnato più di 30″ sul gruppo principale: lo spagnolo in classifica si trovava a 1’47” da Alaphilippe, ma per non correre rischi in vista della cronometro, la Quick-Step Floors ha comunque alzato in ritmo per andare a prendere i due attaccanti. A poco più di 16 chilometri dall’arrivo, però, sono stati i due contrattaccanti a rientrare per primi sui fuggitivi superstiti De Gendt e Juul Jensen mentre il gruppo maglia gialla si trovava più indietro di 25″. De Gendt è stato il primo ad alzare bandiera bianca, poi ai meno 12 chilometri su un altro strappetto in salita anche Kwiatkowski si è arreso dopo un bel lavoro per il compagno di squadra: David De La Cruz si è ritrovato a dover fare tutto da solo perché Chris Juul Jensen era stremato dalla lunga fuga.

Di salite vere nel finale di tappa non ce n’era, ma il terreno non era comunque favorevole a chi inseguiva tra curve, controcurve e lievi dislivelli: nel gruppo principale è venuta meno un po’ di organizzazione e si sono visti diversi contrattacchi. Il primo a muoversi a caccia di De La Cruz e Juul Jensen è stato il belga Dylan Teuns (BMC), poi è stata la volta anche di José Rojas (Movistar) ed altri: alla fine è stato proprio il gruppo a mettere tutti d’accordo e a ricompattarsi a 2800 metri dalla conclusione: un ultimo tentativo interessante lo ha fatto ancora lo spagnolo Alex Aranburu della Caja Rural che ha preso in testa l’ultimo chilometro per poi essere riassorbito ai 600 metri.

La volata premia McCarthy, classifica invariata
La fase precedente abbastanza caotica non ha permesso ad una squadra di organizzare un treno per il proprio uomo veloce e anche la tappa abbastanza tirata si è fatta sentire nelle gambe dei corridori: in volata lineare il grande favorito sarebbe stato Michael Matthews, ma l’australiano si è fatto trovare troppo indietro e senza la necessaria brillantezza per quello che sarebbe stato un recupero quasi clamoroso. Ad esultato è stato quindi un altro aussie, JayMcCarthy della Bora-Hansgrohe che più volte nel corso della sua carriera ha mostrato di avere un ottimo spunto veloce quando gli sprinter puri non c’erano: quest’anno era già riuscito a vincere la Cadel Evans Great Ocean Road Race e aveva trovato discreti piazzamenti sia al Tour Down Under che alla Volta a Catalunya.

Volata molto lunga quella di Jay McCarthy che però non è stato insidiato quasi da nessuno: il giovane bielorusso Alexandr Riabushenko (UAE Team Emirates) gli è incollato a ruota e tenendo la posizione è riuscito a tagliare il traguardo in seconda posizione conquistando il primo podio da professionista. Un posto sul podio lo ha trovato anche Michal Kwiatkowski, terzo dopo le energie spese in precedenza con De La Cruz, mentre Michael Albasini ed Enrique Sanz hanno chiuso rispettivamente quarto e quinto. Nella volata si è lanciato anche Julian Alaphilippe che aveva annusato la possibilità di prendere qualche abbuono utile della generale, ma alla fine si è piazzato sesto: la classifica è rimasta quindi invariata in vista dell’attesissima cronometro di domani a Lodosa che proverà a ribaltare i valori visti in salita nei primi due giorni.

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