Chris Froome e Tom Dumoulin © Christophe Ena - AP
Chris Froome e Tom Dumoulin © Christophe Ena - AP

Giro, facciamo la conta: chi c’è e chi forse ci sarà

Manca meno di un mese dal via di Gerusalemme: Froome e Dumoulin favoriti per il titolo, Aru pronto a dar filo da torcere. Il cast della Corsa Rosa si sta definendo

Le classiche delle pietre fanno ormai (e purtroppo) già parte del passato, quelle delle Ardenne sono da ieri iniziate e termineranno fra dieci giorni. L’orizzonte del ciclismo internazionale è quindi indirizzato a quanto accadrà, dal 4 al 27 maggio, sulle strade del Giro d’Italia. La macchina organizzativa del primo grande giro della stagione è ormai in moto e la rinnovata tensione internazionale nell’area mediorientale non scalfisce RCS Sport. Discorso che si estende ai corridori i quali, principalmente fra Tour of the Alps, Tour of Croatia e Tour de Romandie, sono pronti a rifinire al meglio la condizione in vista della crono di Gerusalemme.

Un guardingo Froome punta a scrivere la storia, con una grande squadra dalla sua
L’uomo più atteso è, senza dubbio, Christopher Froome. Con la spada di Damocle (per quanto ancora?) della decisione su quanto accaduto all’ultima Vuelta, il britannico si presenta al via desideroso di completare uno storico tris (tralasciando per un attimo gli eventuali asterischi negli albi d’oro), impresa riuscita solo a Eddy Merckx fra il 1972 e il 1973 e a Bernard Hinault dieci anni più tardi. E per sfatare quella maledizione che vede il Team Sky fallire il titolo nella Corsa Rosa, con Wiggins, Porte, Thomas, Landa tutti costretti ad abbandonare i giochi per la vittoria ben prima del momento clou.

L’avvicinamento del keniano bianco è stato decisamente sottotraccia: prestazioni mediocri nelle due gare a cui ha preso parte, ossia Andalucía e Tirreno-Adriatico, con un livello anche inferiore rispetto a quello mostrato nello stesso periodo del 2017. Ma proprio quell’esperienza deve servire da lezione: Froome ha infatti impostato la stagione nel tentativo di doppietta Giro-Tour, sacrificando così tutto il contorno che, fino al 2015, lo vedeva protagonista.

Per cercare di vestire la maglia rosa a Roma il trentaduenne ha dalla sua una grande differenza, sulla carta, rispetto a tutti gli avversari: la forza della squadra. Tre sono i pretoriani chiamati a supportarlo in salita, tre corridori che, altrove, agirebbero da capitani unici. Si tratta dello spagnolo David De la Cruz, del colombiano Sergio Luis Henao e soprattutto del neerlandese Wout Poels, uno che, pur da gregario, è giunto sesto all’ultima Vuelta. Con un gruppo simile è logico considerarlo come il grande favorito sulla carta e l’ultima sgambata al Tour of the Alps sarà un test interessante per capire l’attuale stato del britannico.

Dumoulin a caccia della conferma, ma non sarà semplice
Chi, invece, non potrà fare affidamento sul medesimo “parco uomini” è Tom Dumoulin. Vincitore a sorpresa dell’edizione 100, il nativo di Maastricht ha ancora una volta deciso di impostare l’anno sulla Corsa Rosa che ama (e viene da dire, pure ricambiato). Il ventisettenne ha ripetuto il medesimo cammino di avvicinamento del 2017 (Abu Dhabi-Strade Bianche-Tirreno-Sanremo-Liège) ma il rendimento, complice anche la sfortuna sottoforma di forature negli Emirati e di caduta nella Corsa dei due Mari, risulta peggiore rispetto alla passata stagione.

Se nell’edizione scorsa l’apporto di Kelderman fu inesistente causa ritiro nella tappa abruzzese, il miglior elemento che TomDumo avrà con sé in salita è il talentuoso Sam Oomen, promessa del ciclismo neerlandese e che, a soli 22 anni, ha già messo in mostra le sue doti. Con la probabile presenza dell’esperto Laurens Ten Dam, a completare il pacchetto degli scalatori del Team Sunweb sarà il belga Louis Vervaeke, chiamato a tornare ai livelli mostrati tra gli under 23 ma poi quasi mai confermati tra i grandi, anche a causa di problemi fisici. Per bissare il titolo il ventisettenne dovrà esprimersi a livelli financo superiori a quelli mostrati nel maggio 2017.

L’Italia si aggrappa ad un Aru ancora senza acuti in stagione
Non è stato finora un avvio di stagione da ricordare neppure per Fabio Aru. La principale speranza italiana di conquistare il Trofeo Senza Fine torna al Giro dopo due assenza, con quella del 2017 particolarmente dolorosa, non era dispiaciuto fra Abu Dhabi e Tirreno. Ma poi, al Catalunya, una botta al ginocchio lo ha costretto a rallentare il cammino di avvicinamento, dovendo ancora una volta modificare i piani iniziali.

Lo si rivede a breve al Tour of the Alps, dove il sardo stesso vuole trovare quella pedalata giusta che gli possa permettere di sognare in grande fra Appennino, Dolomiti e Alpi. La UAE Team Emirates, nonostante l’importante campagna di rafforzamento, non è però ancora al medesimo livello di altre formazioni: l’unico sicuro di accompagnare il sardo è Darwin Atapuma, impegnato con lui in ritiro al Teide e chiamato ad essere la spalla nei momenti chiave. Dovrebbero aggiungersi anche nomi quali Valerio Conti, Vegard Stake Laengen e Jan Polanc, nomi validi ma non che, almeno a bocce ferme, non paiono della medesima caratura di casa Sky. Ma il ciclismo è bello perché le sorprese esistono, basti vedere il Giro di un anno fa.

Chaves e Simon Yates, la Mitchelton vuole fare sul serio
Una squadra che ha sempre un occhio di riguardo per il Giro è la Mitchelton Scott. Gli australiani sono gli unici che si presentano con due capitani per la classifica generale (doveva essercene anche un altro, Matteo Trentin, per le volate, ma il ko della Roubaix lo toglie dai giochi), due che possono equamente giocarsi le opportunità. Esteban Chaves, giunto a tanto così dal titolo nel 2016, torna dopo la parentesi sfortunata del 2017. Il colombiano, partito forte all’Herald Sun, ha faticato oltremodo sia alla Paris Nice che al Catalunya e si schiererà a Gerusalemme senza altre corse nelle gambe (attualmente si sta allenando in patria in compagnia del fido Sam Bewley).

Anche Simon Yates dovrebbe tornare ad attaccarsi un numero sulla schiena solo nella crono in Israele. Ma l’avvicinamento del venticinquenne britannico è stato ben più convincente, con il secondo posto per soli 4″ alla Paris Nice e il quarto, a parimerito col terzo, al Catalunya, con tanto di ultima tappa vinta. Nei grandi giri il gemello è sempre parso vivere qualche giornata no che potrebbe, almeno per il momento, impedirgli di ambire al podio. Dovrebbe essere al via come gregario extralusso Mikel Nieve: usiamo il condizionale perché il basco non ha mai gareggiato nel 2018 a causa di un problema all’anca. Fra avere sia lui che il forte australiano Jack Haig e non averli entrambi (o peggio ancora, nessuno), le prospettive cambierebbero e l’assalto alla prima vittoria in un grande giro partirebbe con un grosso punto di domanda.

Pinot e López a caccia del podio con squadre di qualità
Punta a far propria la corsa preferita Thibaut Pinot. Il transalpino, che per il secondo anno di fila ha convinto Marc Madiot di schierarlo al Giro, ha dalla sua una Groupama-FDJ niente male (Sébastien Reichenbach sicuro, Steve Morabito quasi) e spera di salire su quel gradino del podio mancato di poco nel 2017. Anche per il ventisettenne di Mélisey il banco di prova sarà il Tour of the Alps, lui che ha già visionato gran parte delle tappe in salita. Le potenzialità per riuscirvi ci sono, nonostante un inizio di 2018 volutamente a ritmi blandi.

Un outsider interessante per chiudere tra i primi tre è Miguel Ángel López. Secondo all’Oman e terzo ad Abu Dhabi, il colombiano è poi rimasto nell’ombra alla Tirreno, perdendo contatto nei tre arrivi all’insù. Il Tour of the Alps farà vedere la condizione di questo ventiquattrenne che, almeno sulla carta, parte in sordina ma che, sfruttando eventuali debolezze altrui e la bontà dell’Astana Pro Team (fra gli altri Pello Bilbao, Tanel Kangert e Luis León Sánchez saranno pronti ad aiutarlo), potrà conquistare traguardi prestigiosi.

Formolo, Pozzovivo e gli altri all’assalto della top 10
Vi è poi una schiera di elementi in lotta per la top 10 e, come “best case scenario”, può aspirare a un posto tra i migliori 5. Si va dagli azzurri Davide Formolo (Bora Hansgrohe) e Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida) al sudafricano Louis Meintjes (Team Dimension Data), dall’irlandese Nicolas Roche (BMC Racing Team – squadra che porta anche Rohan Dennis) al canadese Michael Woods (Team EF Education First-Drapac) senza dimenticare il francese Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale).

È meno conosciuto al grande pubblico ma non è affatto da scartare il neozelandese George Bennett (Team LottoNL-Jumbo). Se si vuole puntare su una sorpresa, attenzione all’ecuadoriano Richard Carapaz, leader del Movistar Team assieme a Carlos Betancur (in dubbio invece la presenza dell’abituale Andrey Amador). La coppia della Trek-Segafredo composta da Gianluca Brambilla e Jarlinson Pantano potrebbe invece trovare maggior gloria nei singoli traguardi, ma non è da escludere che almeno uno curi la classifica.

Pochi stranieri, gli sprinter italiani ringraziano di cuore
Il campo partenti tra i velocisti, invece, è di minor qualità media rispetto al passato. Niente Cavendish, Démare, Ewan, Gaviria, Groenewegen, Kittel, Kristoff, Matthews, ovviamente Sagan e in attesa di sapere se Greipel sarà della contesa dopo l’infortunio della Sanremo, i principali stranieri per gli sprint rispondono ai nomi dell’irlandese Sam Bennett (Bora Hansgrohe), del lussemburghese Jempy Drucker (BMC Racing Team) e del neerlandese Dylan van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), a cui magari si aggiungeranno nomi quali Ryan Gibbons (Team Dimension Data) e Clément Venturini (AG2R La Mondiale).

Insomma, non certo un parterre de roi. Ad approfittarne potranno (e dovranno, vien da dire) essere le ruote veloci nostrane. Il nome da tenere d’occhio data l’eccellente prima parte di stagione avuta è Elia Viviani, che si schiera al via come leader della Quick Step Floors. Il veronese si troverà a battagliare con il trevigiano Sacha Modolo (Team EF Education First-Drapac) e con il brianzolo Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo), con l’auspicio che l’ex campione italiano possa trovare tranquillità a livello fisico.

A sfruttare la minor densità in tale categoria saranno sicuramente le formazioni Professional italiane. Più che la Androni, meglio fornita per i terreni accidentati, sono Bardiani CSF e Wilier Triestina-Selle Italia le più indicate per tornare a esultare nella Corsa Rosa. Sia Andrea Guardini che Jakub Mareczko hanno avuto l’occasione di togliersi delle soddisfazioni in questo scorcio di 2018: le croniche difficoltà in salita sia del veronese che del bresciano possono togliersi delle belle soddisfazioni già dal primo weekend mediorientale.

Wellens, Stybar e anche Tony Martin a caccia dei successi. E come dimenticare Hansen?
Rispetto al 2017 cresce il campo dei corridori intermedi, ossia quegli uomini da classiche o da tracciati ondulati che andranno a caccia di vittorie parziali. Il calibro principale è quel Tim Wellens (Lotto Soudal) che sta facendo fuoco e fiamme da gennaio, avendo colto già quattro vittorie, ultima delle quali la Brabantse Pijl di ieri. Altro corridore da Ardenne è quel Ben Hermans che sarà il leader della Israel Cycling Academy: il belga potrebbe però provare a far classifica, ma nel suo caso una top 10 appare non così semplice da ottenere. Cerca di lasciarsi alle spalle la sfortuna che ne ha caratterizzato la carriera Robert Gesink (Team LottoNL-Jumbo) che sarà alla bisogna aiutante di Bennett ma potrà giocarsi le proprie opportunità.

Debutteranno al giro un pavearo di rango quale Zdenek Stybar (Quick Step Floors), che dopo aver vinto sia al Tour che alla Vuelta punta a chiudere il cerchio, e il talentuoso Alexey Lutsenko (Astana Pro Team). Reduce da una strepitosa campagna del Nord, dovrebbe essere al Giro il danese Mads Pedersen (Trek-Segafredo), che l’anno scorso piacque nell’ultima settimana. Per quanto riguarda gli italiani, Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), Diego Ulissi (UAE Team Emirates) e Giovanni Visconti (Bahrain Merida) sono annunciati al via e assieme ai vari Francesco Gavazzi e Mattia Cattaneo della Androni Giocattoli-Sidermec, Giulio Ciccone della Bardiani CSF e, perché no, Filippo Pozzato della Wilier Triestina-Selle Italia, potranno ben figurare.

Chiusura dedicata ai cronoman: tornerà sul luogo del delitto Victor Campenaerts (Lotto Soudal) e chissà che stavolta Carlien, o la nuova fiamma, sia maggiormente propensa alle avance del belga. Con il già citato Dennis, occhio anche all’irlandese Ryan Mullen (Trek-Segafredo) e alla coppia del Team Katusha-Alpecin. Se il britannico Alex Dowsett ha già esultato in passato, per il tedesco Tony Martin si tratta del ritorno sulle strade italiane dopo l’unica esperienza nel lontano 2008 quando colse il secondo posto nella prova di Milano. Last but not least l’highlander Adam Hansen: l’australiano della Lotto Soudal chiuderà qui l’incredibile striscia di grandi giri consecutivi portati a termine. Se giungerà a Roma saranno venti.

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