Ben O'Connor si impone al Tour of the Alps © Pentaphoto
Ben O'Connor si impone al Tour of the Alps © Pentaphoto

Chi Ben comincia una carriera è a metà dell’opera

Tour of the Alps, il baby O’Connor vince una gran tappa a Merano. Pinot attacca da lontano, fa secondo e diventa leader

Il ciclismo australiano è solito produrre molti talenti e seguirli con l’eccellente programma federale che ha la base europea a Gavirate. Ewan, Haig, Power, Storer, Hindley, Hamilton sono solo gli ultimi nomi noti usciti dalle cure di James Victor e compagnia. Uno che quelle zone le ha frequentate marginalmente è Ben O’Connor: con la maglia della nazionale questo ventiduenne di Subiaco (no, non il paese di Ciccio Graziani e Gina Lollobrigida, ma la località australiana nei pressi di Perth) ha preso parte principalmente a prove poco adatte a lui come lo ZLM Tour, la Gand e la Ronde under 23. Ha brillato invece al Tour de Savoie, giungendo terzo alle spalle di Mas e Geoghegan Hart, e nelle gare affrontate con la Avanti IsoWhey nel biennio 2015-2016. Dalla scorsa stagione milita per il Team Dimension Data e le sue prestazioni, dopo l’ovvio adattamento alla categoria, stanno lievitando sempre più, trovando nella tre giorni italiana la conferma.

Non parte Roy, diversi ritiri in corso d’opera
Il giro di boa del Tour of the Alps viene effettuato quasi interamente in territorio altoatesino con la Ora-Merano: 138.3 i km da percorrere, con l’accoppiata Passo della Mendola e Passo Palade nella seconda parte ad infiammare il percorso e a renderlo aperto sia ai fuggitivi sia agli uomini di classifica sia a corridori resistenti e dotati di un buono spunto veloce.

Un solo non partente dal comune della Bassa Atesina, vale a dire Jérémy Roy: l’ingegnere della Groupama-FDJ si è fermato per non meglio specificati motivi personali. Nel prosieguo della tappa la squadra di Thibaut Pinot perde inoltre l’altro veterano della compagnia, vale a dire William Bonnet: assieme a lui si ritirano il veneto Matteo Busato (Wilier Triestina-Selle Italia), gli austriaci Benjamin BrkicDanel Knapp (Tirol Cycling Team), il laziale Simone Sterbini (Bardiani CSF) e il lettone Aleksejs Saramotins, con la Bora Hansgrohe così ridotta a soli quattro elementi.

Quattro in fuga, si rivede un buon Senni
Via poco prima delle 10.45 e subito tentativi di centrare la fuga buona. Ma, come avvenuto ieri, bisogna attendere a lungo affinché l’azione si formi. E solo poco prima dell’ingresso a Bolzano, ossia attorno al km 30, parte un quartetto di alta qualità: attaccano Matteo Montaguti (AG2R La Mondiale), l’austriaco Stephan Rabitsch (Team Felbermayr-Simplon Wels), Manuel Senni (Bardiani CSF) e Giovanni Visconti (Bahrain Merida).

Buona notizia il ritorno a buon livello di Senni: il romagnolo, che ha faticato nei primi mesi in maglia Bardiani, sta ritrovando il colpo di pedale in vista del Giro, dove sarà uno dei leader della compagine emiliana. L’ex BMC, che perde momentaneamente terreno per una foratura, transita per primo al traguardo volante di Laives (km 44.3), con il gruppo che transita a 2’50”. Il margine massimo di 3’35” viene toccato al km 73, giusto alle pendici del Passo della Mendola (salita di 15.2 km al 6.4%).

Azioni sul Passo della Mendola, Pinot e Pozzovivo guadagnano
Sulla più impegnativa salita di giornata si scatenano i fuochi d’artificio: David De la Cruz prova ad avvantaggiarsi, ma il catalano del Team Sky viene marcato da Fabio Aru (UAE Team Emirates), Mikel Bizkarra (Euskadi Basque Country-Murias), e la coppia Groupama-FDJ composta Thibaut Pinot e Georg Preidler. L’ex Quick Step ci riprova, ma il destino è medesimo: stavolta sono gli Astana Pello Bilbao e Davide Villella, Giulio Ciccone (Bardiani CSF) e ancora Preidler ad annullarne l’azione.

A metà salita in quattro riescono ad evadere dal gruppo: l’iniziatore è Thibaut Pinot al quale si aggiungono l’interessante australiano Ben O’Connor (Team Dimension Data) e la coppia Bahrain Merida composta dal talentino Mark Padun e Domenico Pozzovivo. Nessuno prende in mano l’azione, permettendo così ai quattro di guadagnare un discreto gruzzoletto: a cercare, 3 km più tardi, di porre rimedio a tale pericolosa situazione sono due pesi massimi come Chris Froome (Team Sky) e Miguel Ángel López (Astana Pro Team), ma vanamente, dato che quel che resta del gruppo rientra su di loro.

L’Astana lavora, Montaguti alle prese con i crampi
Il drappello Pinot rientra sulla fuga di giornata ai meno 49.3 km, con Padun e Rabitsch che però subito si staccano poi imitati da Montaguti, il quale rientra in discesa. Allo scollinamento (km 90.6) Pozzovivo transita in testa mentre il gruppo, tirato da Nikita Stalnov (Astana Pro Team), viaggia con 55″ di disavanzo, gap che non cambia neppure alle pendici del regolare Passo Palade (13 km attorno al 5%).

Montaguti si stacca non appena inizia la salita con i crampi a costringerlo addirittura a fermarsi per provare a massaggiarsi le cosce. Se davanti il trio O’Connor-Pinot-Pozzovivo si dà cambi regolare, dietro a tirare è l’Astana con Stalnov e Andrey Zeits ma con gli altri cinque elementi tutti nella prima parte del plotone, mettendo in mostra ancora una volta la propria profondità di elementi di qualità.

Davanti rimangono in tre, Froome sgasa ma non fa la differenza
A circa 5 km dallo scollinamento Miguel Ángel López prova un’azione senza senso, dato che viene effettuata nel tratto forse più agevole e in considerazione che ancora 5 compagni di squadra erano a sua disposizione. Con Froome comunque messosi alla sua ruota, il colombiano desiste dopo qualche centinaio di meri, forse richiamato all’ordine dall’ammiraglia. Davanti deve alzare bandiera bianca a 4 km dalla vetta Giovanni Visconti, destino che lo accomuna a Manuel Senni, il quale perde terreno poco prima dei 1000 metri dal gpm (km 112), dove Pinot transita per primo.

Nel gruppo Kenny Elissonde (Team Sky) aumenta l’andatura nel plotone degli ultimi 2 km di ascesa, lasciando spazio alla consueta frullata di capitan Froome. Assieme a lui restano senza difficoltà Bennett, López, Sánchez e Sosa, mentre perdono alcuni metri Aru e Geniez. Allo scollinamento il distacco dal terzetto di testa ammonta a 25″, con altri inseguitori poco distanti.

Sosa cade e perde terreno, Froome super in discesa
Nelle prime fasi di discesa un colpo di scena: centra una buca e cade il leader Iván Ramiro Sosa (Androni Giocattoli-Sidermec), che struscia la schiena a bordostrada. Il colombiano riprende ma abbandona i sogni di gloria, giungendo al traguardo tutto solo a oltre 4’09” dal vincitore. Nel trio di testa Pinot fatica a tenere il contatto in una discesa filante e da alta velocità: il transalpino talvolta perde terreno, rientrando nei pochi tornanti presenti.

Dietro, invece, si assiste ad uno show di Froome: il britannico tira a tutta sin dall’inizio, pedalando sempre nella sua caratteristica e pericolosissima posizione e riesce a guadagnare man mano terreno, portando con sé Aru, Bennett, Geniez, López, Sánchez, Schlegel e Senni. Il ricongiungimento con la testa della corsa avviene ai meno 11.8 km, con Froome che cerca di sorprendere tutti con una nuova accelerazione, venendo però subito annullato.

O’Connor contrattacca in pianura e si invola, l’Astana lavora (ma come?)
Terminata la discesa, attacca, sfruttando il suo ritardo in graduatoria, Ben O’Connor: il giovane australiano parte ai meno 7.7 km provando il colpo a sorpresa, sorprendendo gli avversari. Facendo leva sulla superiorità numerica è l’Astana che lavora ma, con un po’ di sorpresa, è López che tira: la formazione kazaka punta così al terzo successo consecutivo con il veloce Sánchez, sacrificando addirittura l’uomo di classifica.

Il margine di O’Connor rimane a lungo nell’ordine del centinaio di metri ma la sua azione si fa ancora più valida con il passare dei km tanto che, all’ultimo km, l’alfiere del Team Dimension Data entra con 11″. Dietro López non ce la fa più e non solo va in coda al drappello ma perde addirittura contatto. Sánchez prima e Senni poi cercano di guadagnare terreno, ma vanamente.

O’Connor vince una gran tappa, Pinot secondo e nuovo leader
Ben O’Connor può così andare a cogliere la seconda vittoria da professionista, in una carriera ancora breve ma già promettente (si era imposto ad Alpendorf all’Österreich Rundfahrt 2017). Per la sua Dimension Data è solamente la seconda gioia dell’anno dopo il successo ottenuto a febbraio da Mark Cavendish al Dubai Tour, in una stagione segnata da problemi fisici per il britannico e per Boasson Hagen.

La volata per il secondo posto a 5″ viene vinta da Thibaut Pinot (Groupama-FDJ). Terzo posto di tappa per Domenico Pozzovivo, quindi George Bennett, Luis León Sánchez, Christopher Froome, Fabio Aru, Manuel Senni, Alexandre Geniez e Michal Schlegel. Undicesimo posto a 14″ per Miguel Ángel López, che non è stato in grado di tenere le ruote nel finale. Ritardo di 1’24” per un drappello che comprende fra gli altri Bilbao, Ciccone, Conci, Cunego, Hermans e Masnada.

In classifica Pinot guida con 15″ su Pozzovivo e López (che spreco quei secondo gettati al vento!), 16″ su Froome e 50″ su Aru. Domani la frazione più corta di quelle in programma, la Chiusa-Lienz di 134.3 km, con il Bannberg a 10 km dal termine a scompaginare le carte e, magari, a provare a creare gattacapi al capoclassifica.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile