Tim Wellens conquista la tappa di Caltagirone al Giro d'Italia © LaPresse - Fabio Ferrari
Tim Wellens conquista la tappa di Caltagirone al Giro d'Italia © LaPresse - Fabio Ferrari

Spagna, Belgio, Italia: Wellens mai si squaglia

Giro d’Italia, a Caltagirone il belga della Lotto FixAll fa la voce grossa. Bene Formolo, Froome perde terreno: ora è a quasi 1′ dalla vetta

In molti avevano segnalato questa prima tappa italiana del Giro d’Italia 2018 con una di quelle giornate in cui stare molto attenti a possibili trabochetti con i suo tracciato quasi privo di pianura, una planimetria abbastanza ingarbugliata e un duro finale sullo strappo in salita di Caltagirone che poteva ricordare un po’ il più celebre Muro di Huy. Alla fine a trionfare è stato proprio un corridore che all’ultima Freccia Vallone è stato tra i protagonisti, il belga Tim Wellens che è venuto al Giro puntando chiaramente ai successi di tappa e che non ci ha messo molto a centrare il suo obiettivo: per il corridore della Lotto Fix All si tratta della seconda vittoria in carriera nella corsa rosa, un bel modo per festeggiare con due giorni di anticipo il suo ventisettesimo compleanno.

Terza fuga per Enrico Barbin
Nonostante un tracciato molto vallonato questa quarta tappa del Giro d’Italia prevedeva solo due gran premi della montagna di quarta categoria, ma questo fatto non ha bloccato Enrico Barbin che per la terza volta è andato in fuga da lontano per marcare più punti possibili per la maglia blu: in tutte e tre le tappe in linea disputate fino a questo momento, il corridore della Bardiani-CSF ci ha provato. Stavolta la fuga ha impiegato un po’ di più per avvantaggiarsi: nelle fasi iniziati, infatti, il gruppo è sempre rimasto compatto anche perché c’era da controllare che non andassero via dei gruppi troppo numerosi e difficili da tenere sotto controllo sulle insidiose strade siciliane, l’attacco buono è partito quindi al chilometro 24: oltre ad Enrico Barbin, si sono sganciati anche Marco Frapporti (Androni-Sidermec), già in avanscoperta nella tappa di Eilat, il sempre generoso Jacopo Mosca (Wilier-Selle Italia), il russo Maxim Belkov (Katusha) ed il francese Quentin Jauregui (AG2R).

Il più vicino a Rohan Dennis in classifica generale tra i cinque battistrada era Quentin Jauregui che questa mattina partiva con un distacco di 1’52”: il francese è stato a lungo maglia rosa virtuale, ma il plotone tirato dagli uomini della BMC non ha mai lasciato più di tre minuti e mezzo di vantaggio agli uomini di testa e per la maggior parte della tappa il gap è rimasto abbastanza stabile tra i due minuti ed i due minuti e mezzo; insomma, se i fuggitivi oggi volevano anche solo provare a sognare, nessuno ha dato loro questa possibilità.

A 100 chilometri dall’arrivo una fiammata della UAE
Se si esclude la dura rampa dell’arrivo, oggi di pendenze su cui provare a fare la differenza non ce n’erano: anche sui due gran premi della montagna la strada saliva in maniera abbastanza regolare attorno al 4%. Nonostante ciò a 105 chilometri dal traguardo la UAE Team Emirates ha improvvisamente fatto suonare la sveglia a tutti: all’inizio della salita di Monte Pavone i compagni di Fabio Aru e Diego Ulissi si sono portati in testa al plotone e hanno cambiato ritmo in maniera repentina: la violenta accelerazione che si è creata, ha fatto sì che il gruppo si spezzasse addirittura in tre tronconi e che il vantaggio di Barbin, Belkov, Frapporti, Jauregui e Mosca crollasse al di sotto dei 30″. Questa situazione è durata meno di cinque chilometri, neanche il tempo di vedere se qualche pesce grossi era fatto sorprendere nelle retrovie: davanti gli UAE si sono spostati, il ritmo è calato, i tre gruppi si sono riuniti e la fuga è riuscita a riprendere margine.

A parte questo, c’è stato poco altro da segnalare. Enrico Barbin è transitato per primo sia al gran premio della montagna di Pietre Calde che a quello di Vizzini rafforzando il proprio primato nella classifica della maglia azzurra, ma per la Bardiani-CSF è arrivata la brutta notizia del ritiro di Andrea Guardini, malato già da alcuni giorni anche con un po’ di febbre. Restando in tema di velocisti, invece, ha sofferto molto oggi Jakub Mareczko che si è staccato dal gruppo sull’accelerazione della UAE e che da quel momento ha fatto un po’ di elastico nelle ultime posizioni sempre circondato dai compagni di squadra senza i quali quasi sicuramente non sarebbe riuscito ad arrivare entro il tempo massimo.

La fuga termina a 13 chilometri dall’arrivo
Dopo la breve sfuriata della UAE Team Emirates in cui la fuga ha rischiato di essere ripresa, Barbin, Belkov, Frapporti, Jauregui e Mosca sono riusciti a riguadagnare fino a 2’40” a 68 chilometri dall’arrivo ma da quel momento hanno solo perso terreno nei confronti del gruppo dove la BMC ha trovato a rotazione la collaborazione di Lotto Fix All, UAE Team Emirates e Bora-Hansgrohe. Barbin e Jauregui si sono rialzati a 33 chilometri dall’arrivo mentre Belkov, Frapporti e Mosca hanno provato ad insistere per prolungare il più possibile la loro azione: per un po’ ci sono riusciti, ma ai meno 13 chilometri anche loro si sono dovuti arrendere all’inevitabile ritorno del gruppo.

Nei chilometri precedenti al ricongiungimento, nel gruppo principale ci sono state diverse forature di uomini importanti: la prima vittima è stata Gianluca Brambilla che ha dovuto faticare un po’ per rientrare perché proprio in quel momento la giuria stava facendo il barrage delle ammiraglie per le ennesime difficoltà di Jakub Mareczko, poi è toccato anche al campione colombiano Sergio Luis Henao ed infine è stato sfortunatissimo il portoghese José Gonçalves, terzo in classifica generale, che ha dovuto cambiare bici per ben due volte e poi ancora richiedere assistenza meccanica alla propria ammiraglia per problemi al manubrio.

Valerio Conti ci prova, in gruppo si cade
A 11 chilometri dal traguardo, con la prima parte del gruppo ormai compatta e sul tratto di salita verso San Bartolomeo, c’è stato lo scatto di Edoardo Zardini della Wilier-Selle Italia con Valerio Conti che gli è subito balzato a ruota: il laziale della UAE Team Emirates si è reso conto di averne di più e quindi ha prontamente lasciato sul podio Zardini provato una bella sortita solitaria. Spesso in passato Conti ha fatto bene in finali come quello di oggi e sfruttando la mancata reazione del gruppo è arrivato ad avere 25″ di vantaggio sugli inseguitori: purtroppo per lui, una volta terminata la salita restavano ancora otto chilometri di falsopiano in cui il vantaggio era tutto per il plotone che ha potuto organizzarsi e fare grande velocità. L’azione di Conti si è esaurita a 3200 metri dall’arrivo: oggi non è andata, ma la gamba non sembra per niente male.

In questo finale, però, ci sono state anche due cadute nel gruppo. La prima è avvenuta in un restringimento a sette chilometri dall’arrivo con il kazako Andrey Zeits (Astana) che si è agganciato ad una transenna e ha fatto da tappo ad alcuni corridori che arrivavano da dietro: il gruppo si è quindi spezzettato con Stybar e Visconti che sono rimasti nella seconda parte. Un’altra caduta è avvenuta a tre chilometri dal traguardo nell’attraversamente di Caltagirone tra due ali di folla: per le caratteristiche del finale, in salita, oggi non c’era neutralizzazione di eventuali distacchi ma se anche nessuno è rimasto irrimediabilmente indietro, molto corridori hanno perso posizioni importanti nella fase di avvicinamento al muro finale.

Wellens vince di forza davanti a Woods
Negli ultimi chilometri un lavoro fantastico in testa al gruppo lo ha fatto il belga Tosh Van der Sande per lanciare il proprio compagno di squadra Tim Wellens: la Lotto Fix All ha studiato benissimo in finale con Van der Sande che ha sfruttato un tratto tortuoso poco prima dell’ultimo chilometro per mettere tutti in fila indiata. Addirittura la trenata di Van der Sande ha provocato una piccola frattura tra i primi cinque ed in resto del gruppo, un fattore che è forse stato decisivo per la vittoria di Tim Wellens che si trovava proprio lì davanti: sulla spinta di Battaglin e Yates, il buco è stato chiuso in salita, ma quelle poche energie risparmiate possono aver fatto la differenza.

Enrico Battaglin una volta ripresi i primi ha addirittura provato una volata lunghissima che quasi ricordava quella della sua vittoria a Serra San Bruno nel 2013, ma stavolta le pendenze erano più accentuate e negli ultimi metri è stato superato da Tim Wellens che è partito di forza ed è riuscito a tenere dietro anche il canadese Michael Woods che ha provato a risalire da dietro fermando la sua rimonda al secondo posto. Battaglin è riuscito comunque a chiudere terzo togliendo l’abbuono a Simon Yates, quarto, mentre con lo stesso tempo dei primi è stato classificato anche Davide Formolo, quinto al traguardo.

Dennis e Dumoulin assieme, Aru e Froome
Sul traguardo si sono formati dei buchi con distacchi tra i vari uomini di classifica. In un certo senso a Caltagirone si sono confermate grossomodo le stesse impressioni avute venerdì scorso nella cronometro di Gerusalemme: Rohan Dennis, Tom Dumoulin, Domenico Pozzivivo, Thibaut Pinot ed Esteban Chaves hanno chiuso tutti assieme a 4″ dai primi cinque, Fabio Aru ha perso invece qualcosa in più del previsto finendo a 10″ mentre peggio hanno fatto Chris Froome e Miguel Ángel López che hanno preso lo strappo troppo indietro e che sono stati cronometrati a 21″.

La maglia rosa resta quindi sulle spalle di Rohan Dennis con 1″ di vantaggio su Tom Dumoulin, sale invece Simon Yates che adesso è terzo a 17″ davanti a Tim Wellens a 19″ e Pello Bilbao a 25″. Il primo degli italiani è sempre Domenico Pozzovivo che ha guadagnato due posizioni e adesso è settimo a 28″ al pari della maglia bianca Maximilian Schachmann, Chris Froome invece ha già un ritardo di 55″ mentre Fabio Aru si trova a 57″, Miguel Ángel López a 1’14”. E domani si replica con una tappa quasi in fotocopia da Agrigento a Santa Ninfa: saranno 153 chilometri con molti dislivelli, attenzione anche al finale con uno strappo di 1300 metri al 6% che terminerà dentro l’ultimo chilometro.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile