Tom Dumoulin, Fabio Aru e Chris Froome in gara al Giro d'Italia © Bettiniphoto
Tom Dumoulin, Fabio Aru e Chris Froome in gara al Giro d'Italia © Bettiniphoto

I big ci provano, ma l’Etna è indigesto

Nel primo arrivo in salita del Giro d’Italia tutti ad inseguire i due Mitchelton: Froome e Aru si difendono bene, Dumoulin, López e Pozzovivo cercano invano di guadagnare

Il primo arrivo in salita di un grande giro difficilmente dà agli appassionati le risposte che vorrebbero avere. In TV, alla vigilia di frazioni come quella odierna, spesso e volentieri ci ripetono il solito, banale, mantra «Oggi non capiremo chi vincerà il Giro, ma capiremo chi non lo vincerà». A dirla tutta, stavolta, non abbiamo capito proprio niente. Sono pochissime le sentenze che l’Etna ci ha dato e per lo più riguardano Simon Yates e la sua Mitchelton-Scott. Ora possiamo dire con certezza che Yates è il corridore con la condizione migliore al momento e che la distribuzione degli attributi tra lui e il gemello Adam non è stata certo equa. La Mitchelton si è confermata come una delle squadre più forti del Giro, capace di muovere ottimamente i suoi uomini sia in fuga che in gruppo, creando, così, una serie di situazioni tattiche favorevoli che si sono tramutate in una doppietta che li pone ora in una posizione decisamente favorevole in classifica generale avendo sia il 1° che il 3° provvisorio.

Dumo ci prova, non fa la differenza
Per il resto, la tappa, non ha detto quasi nulla: colpa di un profilo altimetrico che non prevedeva grosse asperità prima dell’erta finale e di un ritmo infernale fatto sin dai primi km che ha comportato un appiattimento generale dei valori tra i grossi calibri. Alla fine oggi non ci sono molti sconfitti né tanti vincenti, ma ci sono svariati corridori che chiudono la tappa con un po’ di amaro in bocca e chi, invece, può ritenersi soddisfatto del risultato odierno.

Sicuramente, al termine della frazione in programma oggi, chi non ha sorriso è stato Tom Dumoulin. Il campione in carica della Corsa Rosa ha provato più volte ad attaccare per staccare un Froome abbastanza appannato, ma i suoi scatti non hanno mai sortito grossi effetti e il britannico, sulla carta il suo rivale più temibile, è riuscito a non perdere neanche un secondo da tutti gli altri big, tolti Chaves e Yates. Con la tappa odierna sfuma, così, la possibilità di incrementare ancora il vantaggio su corridori che al momento sembrano ancora un po’ distanti dal top della forma, come lo stesso Froome o Aru. E per l’olandese sarebbe importante riuscire a guadagnare qualcosa almeno a Campo Imperatore, dato che dalla seconda settimana per lui inizierà un Giro diverso, da correre più sulla difensiva.

Occasione persa per Pozzovivo, López fa lavorare i suoi ma stecca
Neanche Domenico Pozzovivo può sprizzare gioia dopo oggi. Il lucano, forte di una condizione veramente ottima, era uno dei favoritissimi per la tappa odierna, ma non è stato in grado di fare la differenza in salita, nonostante gli innumerevoli tentativi, e, alla fine, è stato costretto anch’egli ad alzare bandiera bianca davanti a Simon Yates. Il Giro è lungo, ma non sarà facile per Pozzovivo mantenere questo stato di forma fino all’ultima tappa e oggi lo scalatore lucano ha perso una buona occasione per mettere fieno in cascina.

Tappa ignava per Miguel Ángel López. Superman voleva ottenere un grande risultato dopo la caduta con conseguente perdita di 40″ di ieri. Ma il colombiano, poco adatto ad una frazione con una sola salita lunga e ancora sofferente per la caduta rimediata in Israele, non è riuscito a concretizzare il grande lavoro della sua Astana, esibendosi, a malapena, in qualche scattino che ha fatto giusto il solletico ai rivali. Rimandato, comunque. Il Giro è lungo e le tappe adatte a lui non le vedremo prima del week end della seconda settimana. Chiudere la tappa odierna senza lasciare sul piatto nemmeno un secondo agli altri grandi favoriti, tolti i Mitchelton, è già un buon risultato.

Segnali di ripresa per Froome e Aru
Come lo è per Chris Froome, che ha confermato di non essere brillantissimo, come avevamo intravisto nei giorni precedenti. Tuttavia, con grande mestiere, il britannico è riuscito a resistere agli attacchi dei rivali più pericolosi e a chiudere la tappa con loro cogliendo, finalmente, dei segnali positivi dal suo Giro d’Italia. Inoltre, oggi, si è vista finalmente una Sky in grado di spalleggiarlo in modo almeno discreto, con un Poels in lenta ripresa ed Elissonde che sono rimasti insieme a lui fino agli ultimi chilometri.

Lo stesso discorso vale per Fabio Aru, imballato come non era mai capitato di vederlo nei primi giorni di una grande corsa a tappe, ma capace di sfruttare l’irregolarità dell’ascesa odierna per difendersi al meglio dagli attacchi dei rivali. Il Giro è lungo e per il sardo, dopo un inizio balbettante, era importante uscire intatto dal primo vero esame. Ora può guardare al Gran Sasso con rinnovata fiducia e chissà che non sia proprio la vetta più alta degli Appennini il teatro del primo scatto del Cavaliere dei quattro Mori al Giro 101.

Carapaz porta l’Ecuador al centro del ciclismo, Formolo e Meintjes escono già di classifica
Tra le seconde linee fa festa Richard Carapaz: lo scalatore ecuadoriano, che tanti bei segnali ha lanciato nell’ultimo anno mezzo, l’ultimo, in ordine temporale, alla Vuelta a Asturias pochi giorni fa, dove ha dominato la corsa, è riuscito a chiudere nel gruppo giunto immediatamente dietro al duo della Mitchelton e ora si propone non solo come punta di diamante della Movistar (con buona pace del pur bravo Betancur), ma anche come rivale numero 1 di López per la maglia bianca.

Chi invece è costretto ad abbandonare i sogni di gloria è Davide Formolo. Il veronese, caduto all’imbocco dell’Etna, ha faticato sin dai primi chilometri della salita odierna ed ha lasciato sul piatto oltre 5 minuti. La top-10 sembra già irraggiungibile e per lui sarebbe meglio iniziare a puntare alle tappe ora. Nello stesso momento in cui Formolo si è staccato, ha perso le ruote del gruppo dei migliori anche Louis Meintjes. Il sudafricano ha saputo difendersi giusto un po’ meglio, perdendo 3’30” da Yates e Chaves. Ma, soprattutto, si vede costretto a cedere i gradi di capitano all’ottimo Ben O’Connor, che conferma le ottime sensazioni destate al Tour of the Alpes, chiudendo la tappa a 43″ da primi due e solo 17″ dal gruppo di Froome e Dumoulin.

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