La Mitchelton Scott al lavoro al Giro d'Italia © Getty Images
La Mitchelton Scott al lavoro al Giro d'Italia © Getty Images

Mitchelton, un dominio non firmato solo Yates e Chaves

La formazione australiana grande protagonista al Giro d’Italia: i capitani staccano i rivali, i gregari li supportano al meglio

Che la Mitchelton-Scott fosse una delle squadre più attrezzate al via della Corsa Rosa era risaputo, ma in pochi, probabilmente, avrebbero scommesso che il sodalizio australiano potesse monopolizzare le prima tappe dure del Giro con estrema facilità, sovrastando in modo netto tutti i team avversari. Forte di un parco gregari in grado di aiutare i capitani su tutti i terreni e di due punte che stanno palesando un ottima condizione, l’ex Orica è, al momento, l’unica vera vincitrice di questa prima settimana.

Yates e Chaves, percorsi di avvicinamento al Giro diversi
Simon Yates, ora avvolto nella regalità della maglia rosa, ha iniziato a stupire già dal prologo e non sembra avere intenzione di smettere. Il britannico aveva cominciato la stagione nel migliore dei modi conquistando, in solitaria, la tappa regina della Parigi-Nizza e il traguardo di Barcellona alla Volta a Catalunya. Tuttavia, per quanto notevole, ciò che abbiamo vista in primavera sembra sempre più un antipasto di quello che stiamo ammirando al momento. Yates pedala con facilità disarmante e paventa una sicurezza nei suoi mezzi mai avuta prima. Il vero punto interrogativo per lui si chiama terza settimana: se riuscisse a mantenere, per tutto il Giro, questa condizione, il gradino più alto del podio per lui non sarebbe più un sogno.

L’avvicinamento al Giro d’Italia di Esteban Chaves, invece, era stato completamente differente: dopo l’incoraggiante vittoria a inizio febbraio all’Herald Sun Tour il colombiano era sparito dai radar. Apatico e incapace di concludere sia Parigi-Nizza (uscito dal tempo massimo nell’ultima frazione) che Vuelta a Catalunya, il corridore più sorridente del mondo destava più di qualche perplessità alla vigilia della corsa rosa. Ma Chavito è uomo da grandi appuntamenti; già nel 2016 era arrivato sottotraccia al Giro e poi aveva rischiato di vincere, anche se, probabilmente, i rivali nella tappa dell’Etna questo se l’erano scordato. E per fortuna che ha guadagnato solo 20″.

Gregari di affidabilità: Haig, sinora, stellare
Ma la Mitchelton non è solo Yates e Chaves: a supportare i due capitani, infatti, c’è probabilmente la squadra più forte del Giro, al pari dell’Astana. Svein Tuft, Sam Bewley e Chris Juul-Jensen coprono tutti i bisogni del sodalizio australiano in pianura: tirano, quando serve, e proteggono i capitani. Poi ci sono Mikel Nieve e Roman Kreugizer, gregari di qualità ed esperienza, gente che in passato ha scortato campioni come Chris Froome e Alberto Contador. Con due così controllare la corsa in salita diventa decisamente più semplice.

Chiude il reparto gregari, con un paragrafo dedicato interamente a sé, visto il lavoro splendido fatto fin qua, Jack Haig; corazziere australiano, nato e cresciuto come uomo di fatica, pur trovando ogni tanto alcuni spiragli per correre da capitano, come al Tour de l’Avenir 2015 dove fu addirittura 2° alle spalle di Marc Soler. Haig, che tra gli under 23 ha spesso e volentieri recitato il ruolo di angelo custode di Robert Power, al momento sta emergendo come l’uomo migliore al servizio di Yates e Chaves. Neanche una caduta nella ricognizione del prologo di Gerusalemme è riuscita a rallentare questo Sylwester Szmyd dell’emisfero australe, il quale, ogni volta che viene chiamato in causa, non si fa problemi a sobbarcarsi chilometri e chilometri in testa al gruppo per favorire i propri leader. Il ruolo che recita il nativo di Bendingo in questo Giro d’Italia è veramente delicato: è l’equalizzatore del suo team, colui che porta equilibrio. A lui spetta il compito di scortare i compagni fino al punto in cui poi devono prendere in mano la corsa e, qualora la Mitchelton volesse attaccare da lontano con una delle due punte, è probabilmente il candidato principe al ruolo di testa di ponte.

La classifica sorride, ma la strada verso Roma è lunga e piena di insidie
Al momento Chaves e Yates sono 1° e 2° nella classifica generale, con distacchi importanti su svariati tra i rivali più accreditati della vigilia come Chris Froome, Fabio Aru e Miguel Ángel López. I due avversari più vicini e credibili, per il momento almeno, sono Thibaut Pinot a 44″ e Tom Dumoulin a 38″. Tra i due, benché il primo sembri avere qualcosina in più in salita, quello che fa più paura è il secondo, forte delle sue incredibili doti nelle prove contro il tempo. Il vantaggio attuale sull’olandese non può far dormire sonni tranquilli a Yates, né tanto meno a Chaves, e forse nemmeno lo Zoncolan può permettere ai due di costruirsi un tesoretto che permetta loro di resistere al ritorno del campione uscente nella cronometro che da Trento va a Rovereto.

Ma la squadra più passano i giorni e più assomiglia alla chiave in possesso di Yates e Chaves per detronizzare la Farfalla di Mastricht. La Mitchelton, nel complesso, sovrasta la Sunweb, dove Oomen sembra essere l’unico in grado di dare un minimo di supporto al capitano nella fasi calde della corsa, e ha gli uomini necessari per inventarsi, in caso servisse, un attacco da lontano. Già alla Vuelta 2016 Chaves si dimostrò capace di portare a termine un’azione iniziata a 50 km dal traguardo (con la quale riuscì a scalzare dal gradino più basso del podio niente meno che Contador) nell’ultimo arrivo in quota in programma in quell’edizione del grande giro spagnolo (l’Alto de Aitana). Con tutti gli occhi dei rivali puntati sullo sfavillante Simon Yates ammirato fin qui, il Chavito potrebbe anche sorprendere tutti con un’azione simile.

Tuttavia il materiale umano e le tattiche non bastano per vincere il Giro, gestire due capitani non è mai semplice, soprattutto quando vanno così forte; e più passano i giorni e più la situazione si complicherà. Spetta ai tecnici della Mitchelton riuscire a mantenere l’armonia nel gruppo. Fatalità quest’anno si arriva a Sappada dove, nel 1987, si consumò il tradimento più famoso nella storia del ciclismo, quello di Stephen Roche ai danni di Roberto Visentini. Certamente l’alchimia tra Chaves e Yates è maggiore di quella che c’era tra gli allora alfieri della Carrera. I due della Mitchelton già hanno diviso più volte tra loro i gradi di capitano, come alla Vuelta 2016 dove il colombiano fu 3° e il britannico 6°, ma mai si erano trovati entrambi nella posizione di vincere un grande giro e occhio che ogni tanto la storia si ripete.

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