Alex Turrin in azione al Giro d'Italia © Wilier Triestina
Alex Turrin in azione al Giro d'Italia © Wilier Triestina

Alex Turrin: «Il Giro, che sorpresa!»

Intervista al feltrino della Wilier-Selle Italia al debutto nella corsa rosa tra emozioni personali, tattiche di squadra e pronostici

Riuscire a disputare il Giro d’Italia rappresenta un sogno per qualsiasi corridore professionista italiano. La corsa per riuscire a conquistare un posto in squadra è sempre molto ardua, tanto più che da questa stagione la lotta è stata resa ancora più serrata dalla riduzione da 9 ad 8 corridori per team per quel che concerne le grandi corse a tappe.

Fino a poche settimane fa quello attuale avrebbe dovuto probabilmente rappresentare l’ultimo Giro d’Italia disputato in carriera da Filippo Pozzato, capitano e vero e proprio uomo-immagine della Wilier-Triestina. Quando già si apprestava a prendere il via da Gerusalemme però, il vicentino è stato richiamato in patria dalla notizia del grave stato di salute del proprio padre, con l’epilogo del decesso purtroppo sopraggiunto alcuni giorni dopo. A prendere il posto di Pozzato, dal momento che il forfait è avvenuto a tre giorni dalla partenza di Gerusalemme e quindi in tempo ancora utile per una sostituzione, è stato così Alex Turrin, veneto anch’egli ma di Feltre.

Una chiamata praticamente inaspettata per l’atleta bellunese, classe 1992, che pure in passato aveva dovuto fronteggiare un grave lutto familiare (la perdita della propria madre circa 3 anni fa) e che aveva visto la propria scalata al professionismo messa in pericolo da due seri incidenti che lo tennero fuori dalle gare per parecchi mesi. Ora, alla seconda stagione in maglia Wilier-Triestina e con un successo all’attivo in una tappa del Tour du Maroc, ottenuto nel 2016 quando militava nella Unieuro, è arrivata per lui la grande occasione del debutto nella corsa rosa. Un avvio decisamente complicato, per una condizione che non poteva certamente essere ottimale rispetto a tutti gli altri nelle prime giornate di gara, che però l’ha visto essere comunque utile alla causa di Jakub Mareczko, specialmente per sostenere il velocista italo-polacco nei momenti di maggior difficoltà. Dopo una bella fuga nella tappa con arrivo a Campo Imperatore, la sua prima avventura al Giro prosegue decisamente con ottimismo. L’abbiamo incontrato alla partenza della decima tappa, la più lunga di questa edizione con i 244 chilometri che da Penne avrebbero portato il gruppo a Gualdo Tadino, per ascoltare l’emozione di questo debutto e le sue impressioni sulla gara.

Sei stato chiamato proprio in extremis per disputare questo Giro d’Italia. Raccontaci le tue emozioni.
«Sicuramente è stata una sorpresa per me perché ero già fermo da qualche giorno, in quanto mi ero preso un periodo di pausa dopo l’iniziale comunicazione della non partecipazione. Sono arrivato in Israele un po’ frastornato, quasi non sapevo dove mi trovassi! (ride). Per me è stata una bellissima emozione ed inoltre mi sto anche riprendendo da un piccolo virus che ho contratto nella tappa che si è conclusa sull’Etna. Domenica scorsa nella tappa di Campo Imperatore ne ho approfittato per farmi un po’ vedere andando in fuga mentre da questa settimana in avanti proverò a cogliere anche qualche buon risultato».

La tua chiamata al Giro è giunta per prendere il posto del vostro capitano Filippo Pozzato. Tra l’altro anche tu hai dovuto fronteggiare una situazione analoga, ovvero un grave lutto familiare, negli scorsi anni. Quanto è dura in questi casi dover ripartire?
«La perdita di un genitore è sempre una situazione dura da fronteggiare. Ci sono passato anch’io due anni e mezzo fa e posso assicurare che non è piacevole, specialmente quando ti trovi ad essere via per le gare e non sapere ciò che succede realmente nella propria casa. Riesco a capire Filippo, forse anche meglio di qualsiasi altra persona e secondo me ha fatto bene a prendere la decisione di non partire. Sono molto dispiaciuto per lui».

Tra l’altro prima del tuo approdo tra i professionisti hai dovuto fronteggiare anche degli incidenti importanti, per cui sei stato davvero molto bravo a non mollare per inseguire il tuo sogno.
«Diciamo che il termine “mollare” non rientra nei miei canoni. Ho avuto due gravi incidenti con fratture al femore nel 2013 e nel 2014, sono ripartito sempre a testa bassa e pian piano, attraverso grandi sacrifici, sono riuscito ad approdare al professionismo. Sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione, soprattutto in questa prima parte di 2018, e spero di continuare così anche nel prosieguo del Giro».

Nelle scorse giornate vi abbiamo visto molto compatti per aiutare il vostro capitano Jakub Mareczko. Ora che si è ritirato sarete un po’ più liberi di poter fare la vostra corsa?
«Durante la prima settimana ci siamo sacrificati molto per tenere Kuba il più coperto possibile, l’abbiamo aspettato su tutte le salite ogni qualvolta rimaneva staccato, perché comunque è un ragazzo che ci dava garanzie, se non di vittoria, di poter arrivare nei primi 4 o 5 negli arrivi allo sprint, per cui meritava tutto il nostro sostegno. Purtroppo domenica scorsa ha avuto una brutta giornata che ha posto una fine anticipata al suo Giro, ragion per cui ora toccherà a noi tenere alta la bandiera della Wilier».

In proposito: questa vostra compattezza attorno a Mareczko ha finito col dividere un po’ la critica. Dall’altro lato però avete dimostrato un grande spirito di squadra.
«Siamo venuti a questo Giro consapevoli che il capitano era lui e che quindi andava aspettato in tutte le occasioni. Citracca ha tenuto a dircelo in maniera chiara e tonda e noi abbiamo eseguito gli ordini nella maniera opportuna. Dall’esterno sono liberi di dire ciò che vogliono e criticarci, però alla fine i risultati hanno parlato molto chiaramente: un secondo, un quarto ed un sesto posto non li buttiamo sicuramente via. Nelle prossime tappe vedremo come agire al meglio e se i risultati ci daranno ancora ragione».

Per concludere: che cosa ti ha colpito di più finora del Giro d’Italia e chi è il tuo favorito per la vittoria finale?
«Sicuramente gli arrivi di tappa nel Sud Italia sono stati un qualcosa d’incredibile! Non ho mai visto così tanta gente sulle strade come in quelle giornate. Per il resto sono davvero estasiato da tutto, è un grande show! Per quanto riguarda la vittoria del Giro io punto sempre su Dumoulin, anche se non escludo dal pronostico neppure Froome, perché a mio avviso nell’ultima settimana andrà forte. Yates al momento sta dimostrando di essere di un’altra categoria, per cui sarà senz’altro una bella lotta!».

Visita lo store di Cicloweb!

Dal nostro Store

Ciclismo in Tv

Non ci sono eventi imminenti.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile