Simon Yates esulta anche ad Osimo © LaPresse
Simon Yates esulta anche ad Osimo © LaPresse

OSimon, il dominio continua ancora

Giro d’Italia, la maglia rosa vince anche sui muri marchigiani. Dumoulin secondo e in crescita, Formolo buon terzo. Froome sempre in difficoltà

Primo straniero a vincere, in maglia rosa, almeno due tappe in quasi venticinque anni: segue in questa classifica uno decisamente diverso da lui per corporatura, caratteristiche e carriera come Tony Rominger, capace di esultare tre volte (due crono nel conteggio) nel 1995 vestendo il simbolo del primato. Simon Yates prosegue il suo maggio perfetto vincendo anche ad Osimo, staccando tutti i rivali su uno strappetto tanto breve quanto pendente e dando l’impressione che, a Roma, può veramente arrivare con la casacca più prestigiosa sulle spalle. Ma gli avversari, o meglio, alcuni di essi, stanno dando segnali di risveglio.

Da Assisi gran lotta per andare in fuga: De Marchi e Sánchez sono i più bravi
Il giro di boa del Giro d’Italia 2018 giunge dopo una giornata alquanto importante ai fini della classifica. E anche l’odierna Assisi-Osimo di 156 km non sfugge all’imprevedibilità tanto abituale nelle tappe appenniniche: tre gpm e numerosi saliscendi tra i muri marchigiani la corsa somma oltre di 2800 metri di dislivello. Gli ultimi 5 km prevedono l’ingresso nel centro storico, con rampe anche al 16% e diversi tratti in pavé.

Primo km varcato alle 13.18 e solita lotta per centrare la fuga. Ma diversamente dal consueto non si assiste ad un immediato, o comunque rapido, via dell’azione. Tra le strade dell’Umbria si susseguono scatti e controscatti, con corridori di alto livello che cercano vanamente di avvantaggarsi. Bisogna attendere le rampe dello zampellotto verso Nocera Umbra, al km 29, per la formazione di un tentativo di qualità: lo compongono Alessandro De Marchi (BMC Racing Team) e Luis León Sánchez (Astana Pro Team).

Masnada, Maestri e Turrin rientrano in tempi e modi diversi
Al loro inseguimento provano a lanciarsi nella breve discesa seguente prima Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec) e poi Mirco Maestri (Bardiani CSF). Se il bergamasco è capace di rientrare al km 38, il reggiano non imita il collega. Sulle rampe della salita di Passo Cornello il gruppo si allarga sulla carreggiata, lasciando così spazio ai battistrada e ad un ultimo coraggioso: dopo il via libera concesso da uno dei leader del gruppo, vale a dire Giovanni Visconti (Bahrain Merida), anche Alex Turrin (Wilier Triestina-Selle Italia) ha l’occasione di andare in avanscoperta.

Allo scollinamento, però (km 41.7), la situazione è ancora fluida: il trio di testa (Masnada-Sánchez-De Marchi l’ordine al passaggio) vanta 35″ su Maestri, 1’05” su Turrin e 4’25” su un gruppo decisamente tranquillo e controllato da Svein Tuft (Mitchelton-Scott). Nel corso della discesa la moral suasion delle ammiraglie convince i battistrada, che permettono prima il rientro di Maestri (che ringrazia il collega murciano) al km 47 e di Turrin al km 51.

Tre formazioni lavorano in gruppo, si va ad andatura folle
Praticamente in contemporanea nel plotone si mettono a lavorare due squadre, quelle dei favoriti della vigilia per il successo odierno, vale a dire la Lotto FixAll di Tim Wellens e il Team LottoNL-Jumbo di Enrico Battaglin. Il gap cala sensibilmente, scendendo a 3’30” al km 65. E a contribuire all’opera giunge la Trek-Segafredo con un incerottato Mads Pedersen: il campione danese, nello spazio di una quindicina di km a partire dal traguardo volante di Castelraimondo (km 69.6, vinto senza volata da Turrin su Masnada), riesce a far abbassare sino a 2’25”.

La seconda asperità valida come gpm, il Valico di Pietra Rossa (9.6 km al 3.7%), vede una reazione del quintetto di testa, che accelera e riguadagna quasi un minutino, scollinando (al km 97.5, anche stavolta niente sprint con Masnada primo su Maestri) con 3’02”. Ma nella seguente discesa le tre formazioni già all’opera tornano a darci dentro, passando ai meno 50 km con 2’45” e ai meno 40 km con 2’10”, in un gruppo estremamente allungato. A testimoniare la particolarità della tappa odierna la media oraria dopo due ore e mezza è di 45.9 km/h, ben sopra a ogni media oraria prevista.

Passaggio emozionante a Filottrano, Maestri e Turrin non ce la fanno
La discesa verso le pendici di Filottrano vede la foratura di un big di classifica come George Bennett: il neozelandese del Team LottoNL-Jumbo viene portato dentro da Koen Bouwman e Danny van Poppel ma si trova ad approcciare il muro di Filottrano (800 metri all’11.8% nel segmento più complicato) nella parte centrale del plotone. Solo selezione da dietro nel gruppo, con i gregari precedentemente impegnati a lavorare che si staccano, al pari di qualche passista e di qualcuno delle ruote veloci.

Anche davanti si verifica la selezione da dietro: Maestri e Turrin vanno in difficoltà, perdendo definitivamente le ruote degli altri tre che al traguardo volante posto nel centro del comune anconetano, luogo natale del compianto Michele Scarponi: al km 126.7 è logico il passaggio di Sánchez, amico e compagno di squadra dell’Aquila. Proprio il trentaquattrenne di Mula era stato colui che al Giro 2017 era transitato in vetta alla Montagna Scarponi, indicata nella mitica salita del Mortirolo.

Dietro lavorano, speranze in netto calo
Maestri e Turrin si trovano assieme e passano con una ventina di secondi di ritardo, mentre il gruppo è a soli 1’45” dal terzetto. Il distacco scende ulteriormente in discesa: ai 20 km dalla conclusione, infatti, De Marchi-Masnada-Sánchez viaggiano con 55″ sui due ex colleghi di fuga e 1’25” sul plotone tirato dalle due Lotto. La giornata all’arrembaggio per Maestri e Turrin termina a 17 km dal termine, quando il gap dei tre superstiti ammonta a 55″.

Sul difficilissmo muro di Villa Masnada è in difficoltà: il lombardo cede qualche metro ma è bravissimo a rientrare all’inizio del seguente declivio. Dietro, però, si affacciano altre formazioni: Jarlinson Pantano (Trek-Segafredo) spende ogni energia rimastagli, facendo l’elastico in salita per poi rientrare e subito tirare fra pianura e discesa. Gli danno una mano, a momenti alterni, Adam Hansen (Lotto FixAll), Mathieu Ladagnous (Groupama-FDJ), Tony Martin (Team Katusha-Alpecin) e il trionfatore di Gualdo Tadino Matej Mohoric (Bahrain Merida).

Fuga ripresa, sul muto partono Stybar e Wellens. Sfortuna Woods, Froome paga ancora
Il gap rapidamente scende: ai 7 km solo 25″ separano i due tronconi mentre 8″ è il gap ai meno 5 km, con Masnada che ha già alzato bandiera bianca su uno scatto di De Marchi, che prova a prolungare la cavalcata. Il ricongiungimento avviene ai meno 4.8 km, proprio all’imbocco del muro di Via Costa del Borgo (300 metri al 16%). Sul quale attacca uno specialista di tali asperità, ossia Zdenek Stybar: al tentativo del ceco della Quick Step risponde solamente Tim Wellens (Lotto FixAll).

Alle loro spalle il gruppetto dei migliori vede una caduta nei primi metri dello strappo: coinvolti Sergio Luis Henao (Team Sky), Maurits Lammertink (Team Katusha-Alpecin), Davide Villella (Astana Pro Team) e soprattutto Michael Woods. Il leader del Team EF Education First-Drapac non riesce più a rientrare, dovendo così perdere terreno in classifica. Nel drappello maglia rosa rimangono in una ventina di elementi ma a far rumore è forse un’assenza: quella di Chris Froome, staccatosi ancora una volta e costretto ad inseguire con l’aiuto di Elissonde e Poels.

Haig tira, Yates finalizza: lo schema Mitchelton è ancora vincente
Dopo una veloce e filante discesa la coppia al comando giunge ai piedi di Via Olimpia, a 1800 metri dal termine, con una decina di secondi sul gruppo dei migliori tirato dal solito, eccezionale Jack Haig, di gran lunga il miglior gregario sinora all’opera. Il muro finale che porta nella parte alta della cittadina marchigiana è subito esigente, con pendenze che toccano anche il 16%. Non appena inizia tale difficoltà Wellens si sbarazza di Stybar, provando a cogliere il secondo successo della sua Corsa Rosa.

Ma il gruppo alle loro spalle è famelico e ai 1600 metri dalla linea bianca si registra un attacco secco: lo lancia nientemeno che la maglia rosa Simon Yates. Prova subito a rispondere Domenico Pozzovivo, ma il lucano non vive una gran giornata  non vi riesce. Il britannico riprende e salta un osso duro come Wellens in facilità, a 1400 metri dalla conclusione. Alle sue spalle si muove Tom Dumoulin, che prova ad andare in caccia: ai 1200 metri dalla fine, giunti nel breve falsopiano prima dell’ingresso nel centro storico, i due rivali sono distanziati da una trentina di metri.

Dumoulin secondo e in crescita, Formolo terza (quanto fa male l’Etna!)
Dumoulin si sforza, prova a chiudere quel buco. Ma il divario rimane pressoché inalterato tra le strette strade in porfido di Osimo. Simon Yates prosegue nel il suo incedere, controllando ogni tanto dove si trovi l’avversario numero uno in generale: le pedalate del talento di Bury e del collega di Maastricht caratterizzeranno il prosieguo, Ma oggi, come accaduto domenica a Campo Imperatore, ad esultare è l’alfiere, anzi (ormai si può dirlo) leader unico, della Mitchelton-Scott.

Seconda posizione a 2″ per un battuto ma non certo vinto Tom Dumoulin: oggi, forse, a sorridere di più è proprio lui. Salito di forma dopo Etna e Gran Sasso poco convincenti e smaltite le botte per la leggera caduta di ieri, il capitano del Team Sunweb conferma di essere ancora in piena lizza per il bis. Ottima terza posizione a 5″ per un Davide Formolo sempre costante ad alto livello: rimane una disdetta la giornataccia siciliana che lo ha tolto di classifica. Fosse arrivato con gli altri big ora il veronese della Bora Hansgrohe, invece di essere 21° a oltre 6′ da Yates, sarebbe 5° a 1’20”.

Pozzovivo quinto, Aru decimo: fra di loro un super Schachmann. López ancora abulico
Ritardo di 8″ per Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale), Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida), Patrick Konrad (Bora Hansgrohe) e Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), apparso un po’ imballato. Prosegue nel suo Giro sorprendente il giovane Maximilian Schachmann (Quick Step Floors), ottavo a 11″. Si difende bene Rohan Dennis (BMC Racing Team) giunto a 18″ mentre strappa la sufficienza Fabio Aru: il sardo della UAE Team Emirates è decimo a 21″.

Alle sue spalle diversi uomini di classifica come Richard Carapaz (Movistar Team) e George Bennett (Team LottoNL-Jumbo) a 23″, Carlos Betancur (Movistar Team) e Miguel Ángel López (Astana Pro Team) a 30″, Ben O’Connor (Team Dimension Data) a 36″ mentre Chris Froome (Team Sky) paga ben 40″. Va peggio, come detto, a Michael Woods, che lascia sul piatto 1’05”.

Aru entra in top ten, Froome oltre i 3′. Domani probabile volata in autodromo a Imola
In classifica Simon Yates continua a vestire la maglia rosa. Tom Dumoulin lo insegue 47″, Thibaut Pinot scende a 1’04”, Domenico Pozzovivo staziona a 1’18”. Richard Carapaz, che veste sempre la maglia bianca, è a 1’56”, George Bennett a 2’09”, Rohan Dennis a 2’36”, Pello Bilbao a 2’54”. Fanno il loro ingresso in top ten Patrick Konrad a 2’55” e Fabio Aru a 3’10”. Ritardo di 3’17” per Miguel Ángel López mentre Chris Froome dista 3’20”.

Domani si dovrebbe, finalmente per i 169 rimasti in gara, vivere una giornata tranquilla e adatta ai velocisti. La Osimo-Imola di 214 km è quasi interamente piatta, fatta eccezione per la salitella del circuito dei Tre Monti, inserita per celebrare la ricorrenza dei 50 anni dalla rassegna iridata che incoronò Vittorio Adorni. A meno di 10 km dal traguardo nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari tale zampellotto non dovrebbe impedire agli sprinter di darsi battaglia per la quarta volta in questa affascinante Corsa Rosa.

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