Sam Bennett sprinta a Imola © LaPresse - Fabio Ferrari
Sam Bennett sprinta a Imola © LaPresse - Fabio Ferrari

Circuito bagnato, Bennett scatenato

Giro d’Italia, l’irlandese domina lo sprint sotto la pioggia di Imola. Terzo posto per Bonifazio. Ventagli, ma i big attardati rientrano

È un irlandese strano, Sam Bennett. Non è nato nell’isola ma in Belgio, a Wervik, dove il padre Michael giocava a calcio nella locale formazione, militante nella non certo irresistibile terza serie. Non gradisce, Sam Bennett, la pioggia: in una terra famosa per le intemperie, dove una giornata completamente soleggiata rappresenta l’eccezione e non la regola, tale caratteristica risulta bizzarra. Colui che vanta il primato di più giovane vincitore di tappa nella lunga storia della corsa nazionale (la Rás, che quest’anno scatterà proprio domenica 20) ha oggi vinto proprio con condizioni meteorologiche poco amate, in un finale corso da grande protagonista. Una bella crescita per questo ventisettenne, che fino a poco tempo fa era considerato come uno sprinter puro.

Da Osimo parte una fuga monopolizzata dalle Professional italiane
Dopo una due giorni appenninica alquanto esigente per i 169 atleti ancora in corsa, arrivano le cosiddette tappe di trasferimento verso il finesettimana con le grandi salite. Ma sia l’appuntamento odierno che quello di domani non sono le classiche passerelle sin sul traguardo: certo, la Osimo-Imola di 214 km è un lungo piattone, ma nel finale il giro di 15.2 km sul circuito iridato dei Tre Monti con lo zampellotto di 4.4 km al 4.1% che potrebbe ispirare qualche coraggioso.

Km 0 oltrepassato alle 12.18 e subito via agli attacchi: diversamente dalle frazioni precedenti non si deve attendere al lungo per l’azione buona, che nasce dopo un paio di km. In cinque a comporla, tutti di rappresentanti delle Professional italiane. Folta la rappresentanza emiliano-romagnola, in una delle due tappe che toccano la regione: si muovono il reggiano Mirco Maestri (Bardiani CSF), il cesenate Manuel Senni (Bardiani CSF) e l’albanese di passaporto ma modenese di adozione Eugert Zhupa (Wilier Triestina-Selle Italia). Con loro due “stranieri”, vale a dire il bresciano Marco Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec) e il torinese Jacopo Mosca (Wilier Triestina-Selle Italia).

Pathos allo sprint di Pesaro, piove fra Rimini e Cesena
Il margine massimo di 4’30” viene toccato attorno al km 30; da qui in poi Bora Hansgrohe, Quick Step Floors e Team EF Education First-Drapac iniziano a darsi una mano, controllando il gruppo e mantenendo dal km 50 al km 110 il distacco sempre fra i 3′ e i 3’30”. L’unico sussulto si registra al traguardo volante di Pesaro (km 75.8), dove si assiste ad un tirato sprint per i punti in palio: si rende quasi necessario il fotofinish per determinare Frapporti come vincitore ai danni di un rimontante Zhupa. Nel plotone Elia Viviani sfrutta l’occasione per transitare come sesto complessivo e incamerare ulteriori punti validi per cementare la maglia ciclamino.

Qualcosa cambia poco dopo aver terminato il passaggio a Rimini: dal cielo cade la pioggia, che provoca un’improvvisa accelerazione del gruppo. Se ai meno 90 km il gap è di 2’40”, ai meno 70 km in quel di Cesena il distacco è sceso a 2’15”. Terminate le intemperie, parimenti si placa l’incedere del gruppone, che alza il piede dall’acceleratore e ai meno 60 km torna a pagare 3’10” dai cinque battistrada, che proseguono nella loro azione e nella loro collaborazione.

Piove e vento contrario, spazio ai ventagli: alcuni big nella rete
Nuova sfida al traguardo volante di Forlì (km 162) fra Frapporti e Zhupa e altra vittoria del lombardo, che così allunga nella speciale graduatoria: anche in gruppo si assiste al medesimo copione, con Viviani che passa per sesto. Da qui in poi, però, la corsa cambia radicalmente: colpa della pioggia, anzi, del diluvio che si abbatte sulla carovana. A far da corollario inizia a spirare un forte vento mezzo laterale mezzo contrario.

Terreno fertile, dunque, per i ventagli: su un lungo rettilineo fra Faenza e Castel Bolognese, attorno ai 32 km dal termine, la Bora Hansgrohe e la Lotto FixAll sfilacciano il gruppo, che si spezza. Davanti rimangono in una cinquantina; fra chi manca diversi nomi di peso per la classifica come George Bennett, Richard Carapaz, Alexandre Geniez, Miguel Ángel López, Domenico Pozzovivo, Michael Woods e anche la maglia ciclamino di Elia Viviani.

Tutti rientrano, Wellens dà gas
Il gap dei battistrada, così, crolla: se ai meno 40 km avevano 2’15”, ai meno 30 km vantano 55″. Col gruppo alle calcagna, la fuga ha vita brevissima: ai meno 26 km Frapporti, Senni e Zhupa si rialzano, venendo ripresi 1 km più tardi, mentre l’evasione di Maestri e Mosca termina ai meno 21.2 km. Le formazioni degli attardati lavorano bene e, dopo aver pagato anche una quarantina di secondi, riescono a riavvicinarsi a Yates e soci: con uno scatto su una brevissima pendenza Betancur parte con Carapaz, Mohoric, Pozzovivo, López, Bennett e Brambilla, riuscendo ad effettuare il ricongiungimento già ai meno 20.7 km, con gli altri distanziati capaci di tornare assieme a loro poco dopo.

Questo perché il gruppo, dopo una svolta a destra, rallenta: la Lotto FixAll non lavora più perché, giusto in uscita e ai meno 20.5 km, parte Tim Wellens. Sotto il suo tanto amato meteo avverso il fiammingo inizia a pedalare come visto abbastanza recentemente alla Brabantse Pijl: a testa bassa con l’obiettivo del successo nella mente. Il belga guadagna una ventina di secondi ed entra nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari sempre con una bella andatura: al passaggio sotto il traguardo, ai 15.3 km dal termine, il suo vantaggio sul plotone tirato dal Team EF Education First-Drapac è di 13″. Fra chi manca dal lotto è Elia Viviani, non riuscito a tenere le ruote e che deve salutare una tappa alla quale puntava.

Ripreso Wellens, ci prova Ulissi con Betancur ad inseguire
Citando un estemporaneo tentativo di Alex Dowsett (Team Katusha-Alpecin), la corsa giunge ai piedi della salita dei Tre Monti sempre con i bianco-rosa a lavorare, andando a riprendere Wellens a 11.2 km dalla fine. In contropiede si susseguono un paio di tentativi, con i Katusha pimpanti ma inefficaci: ha maggior durata quello creato da Sergio Luis Henao (Team Sky) che resiste per quasi un km, venendo comunque riassorbito grazie ad un’azione propiziata da Rohan Dennis. Si fanno vedere diversi atleti fra cui Sam Bennett ma, a 8.3 km, a 800 metri dallo scollinamento, scatta Diego Ulissi (UAE Team Emirates).

Alessandro De Marchi (BMC Racing Team) si trova in testa a lavorare, ma non ce la fa più e si sposta. Il toscano guadagna così del terreno, venendo però raggiunto in un battibaleno poco prima della vetta da un volitivo Carlos Betancur (Movistar Team). La coppia approccia la discesa con 8″ sul plotone, dal quale Patrick Konrad (Bora Hansgrohe) e Matej Mohoric (Bahrain Merida) guadagnano qualche metro quasi senza volerlo.

Betancur e Mohoric, coppia pericolosissima
Lo sloveno, sul terreno più amato, dopo un attimo di titubanza prende e va a riprendere e saltare Ulissi (che, come di consueto, fatica nelle discese bagnate), riportandosi su Betancur ai meno 4.5 km. Con Ulissi riassorbito dal gruppo ai 3300 metri dalla linea bianca, il gruppo tirato da AG2R La Mondiale, Bora Hansgrohe e Team EF Education First prova ad annullare la pericolosa azione dei due, che entrano negli ultimi 2 km con 5″ di margine.

La coppia approccia col medesimo margine gli ultimi 1000 metri, con le trenate di Mohoric che permettono di mantenere il vantaggio. Betancur, dopo qualche cambio, decide di giocarsela marcando l’avversario e lasciando al vincitore di Gualdo Tadino tutta la responsabilità. Lo sloveno si comporta di conseguenza, rallentando l’andatura e favorendo il continuo riavvicinamento del gruppo, che si fa sempre più famelico.

Bennett parte lungo e vince con merito, l’Irlanda cresce sempre più
A 350 metri, quasi come una saetta, parte dal gruppo Sam Benentt. L’irlandese della Bora opta per una volata lunghissima: oltre venti secondi di sprint, con l’acido lattico che stritola ogni muscolo. Difficile per tutti, ma non per lui: il gruppo reagisce con un filo di ritardo, permettendo al ventisettenne della Bora Hansgrohe di cogliere, in maniera netta e prepotente, la seconda gioia di suo questo eccellente Giro d’Italia.

Si tratta della sesta vittoria della storia del paese del trifoglio alla Corsa Rosa: aprì il conteggio l’autentico pioniere del ciclismo irlandese, quel Seamus Elliott che fece sua nel 1960 la Trieste-Belluno. Bisogna poi attendere il 1986 con il biker Martin Earley nella Savona-Sauze d’Oulx. Nel 1987, poi, la storica festa di Stephen Roche, con le crono di Sanremo e di Saint Vincent a suggellare il trionfo finale. L’ultimo irlandese a vincere per due volte nella stessa corsa a tappe fu Sean Kelly, padrino ciclistico di Bennett, capace nel 1988 di tale traguardo in quella Vuelta a España poi conquistata.

Bonifazio terzo con rammarico. Domani probabile sprint a Nervesa della Battaglia
Seconda piazza per Danny van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), mentre terzo è Niccolò Bonifazio (Bahrain Merida), che, come avvenuto a Praia a Mare, rimonta di gran carriera, ma non abbastanza per il bersaglio grosso. Seguono Baptiste Planckaert (Team Katusha-Alpecin), Jurgen Roelandts (BMC Racing Team), Michael Mørkøv (Quick Step Floors), il quasi padrone di casa Manuel Belletti (Androni Giocattoli-Sidermec), Clément Venturini (AG2R La Mondiale), Florian Sénéchal (Quick Step Floors) e Enrico Battaglin (Team LottoNL-Jumbo).

Tutti i grossi calibri giungono assieme per cui la classifica rimane immutata: Simon Yates (Mitchelton-Scott) continua a vestire la maglia rosa con 47″ su Tom Dumoulin (Team Sunweb), 1’04” su Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), 1’18” su Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida) e poi via a seguire. Domani altra giornata per velocisti, con un profilo simile a quello odierno: lunghissimo piattone prima di una salitella che potrebbe rimescolare le carte, anche se la difficoltà della salita del Montello (non dal lato affrontato nel Mondiale 1985) è alquanto blanda. In attesa del meteo, che anche in questo caso non promette nulla di buono, la Ferrara-Nervesa della Battaglia di 180 km è comunque una tappa da guardare. Come tutte, in questo, sinora bellissimo, Giro d’Italia.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile