Rohan Dennis impegnato nella cronometro di Rovereto © Fabio Ferrari/LaPresse
Rohan Dennis impegnato nella cronometro di Rovereto © Fabio Ferrari/LaPresse

Dennis vince, Yates convince

Giro d’Italia, l’australiano vince la cronometro di Rovereto su Martin e Dumoulin, ma la maglia rosa si difende benissimo. Aru rinato e penalizzato

Negli ultimi due giorni si era parlato tantissimo di questa cronometro tra Trento e Rovereto, in particolar modo per quanto riguarda il duello tra la maglia rosa Simon Yates ed il suo più immediato rivale, il campione uscente Tom Dumoulin, per la vittoria finale di questo centounesimo Giro d’Italia: gli appassionati si dividevano in due fazioni, chi pronosticava il britannico della Mitchelton-Scott ancora leader della classifica generale al termine della prova e chi vedeva invece il campione del mondo in carica della specialità riuscire a ribaltare tutto lungo questi 34.2 chilometri. Alla fine hanno avuto ragione i primi anche se in pochi avrebbero potuto immaginare che stasera la differenza in classifica tra Yates e Dumoulin sarebbe di 56″ a vantaggio di Simon: ma la grandissima condizione fisica che sorregge il corridore britannico in questo periodo ha decisamente fatto la differenza rispetto alla maggior propensione di Dumoulin a questo tipo di esercizio.

Come già accaduto l’anno scorso a Milano, l’olandese del Team Sunweb non ha vinto la seconda cronometro del Giro d’Italia, ma la mancata conquista della maglia rosa non è sicuramente dovuta ad una sua controprestazione: il tracciato completamente pianeggiante forse non gli si addiceva al 100%, ma Tom ha comunque fatto segnare il terzo miglior tempo. Chi invece è andato benissimo è Simon Yates che ha chiuso 22°, partendo molto forte, cedendo qualcosa di più solo nell’ultimo tratto e finendo con 1’15” di ritardo nel confronto diretto con Dumoulin: 75″ che quindi significa poco più di 2″ al chilometro, praticamente la stessa differenza che c’era stata tra i due nella cronometro inaugurale di Gerusalemme. Le tre tappe di montagna che restano, tengono questo Giro d’Italia apertissimo, ma non c’è dubbio sul fatto che a questo punto Simon Yates sia il grandissimo favorito per la vittoria finale.

Rohan Dennis vince la tappa davanti a Tony Martin
Parallelamente alla lotta per la maglia rosa, in questa cronometro abbiamo assistito ad altre sfide molto interessanti. Una era ovviamente quella per la vittoria di tappa con il campione australiano di specialità Rohan Dennis che è riuscito a rifarsi della beffa subita a Gerusalemme quando per soli 2″, ed una giornata passata quasi interamente sulla poltrona del leader, dovette accontentarsi della seconda posizione: il corridore della BMC Racing Team era poi riuscito a vestire per alcuni giorni la maglia rosa, ma questa vittoria contribuisce a rendere ancora più positivo il bilancio di questo Giro d’Italia. E attenzione, perché questa corsa rosa per Rohan Dennis doveva essere un test in vista di un futuro da uomo di classifica: dopo 16 tappe l’australiano è sesto in classifica a cinque minuti dal leader, e soprattutto oggi è andato forte nonostante tutti gli sforzi precedenti per perdere meno tempo possibile in classifica.

Il tempo finale di Rohan Dennis è stato di 40’00” a 51.3 km/h di media con il vento e la temuta pioggia che fortunatamente non hanno giocato un ruolo decisivo in questa cronometro. Chi più di tutti si è avvicinato al forte corridore australiano è stato Tony Martin, unico altro ciclista capace di superare i 51 km/h di media: al primo intermedio ai 12.7 chilometri la differenza tra i due era di 15″, poi il tedesco della Katusha-Alpecin ha recuperato fino a 6″ di ritardo dopo 25.6 chilometri, ma nel finale ha perso di nuovo finendo staccato di 14″. Per Tony Martin comunque una buona prestazione soprattutto in considerazione del fatto che era reduce da prove contro il tempo tutt’altro che esaltanti, o comunque non all’altezza di uno che in carriera è stato campione del mondo per ben quattro volte. Tom Dumoulin ha chiuso terzo a 22″, mentre l’altro olandese Jos Van Emden ha fatto segnare il secondo parziale al primo intermedio per poi scivolare in quarta posizione al traguardo a 27″ da Dennis; tra gli altri specialisti ha deluso invece il campione europeo Victor Campenaerts, terzo a Gerusalemme ma solo tredicesimo oggi con 1’07” di ritardo.

Pozzovivo ok, sale Froome, crolla Pinot
Questa sedicesima tappa inoltre ha reso ancora più interessante anche la lotta per il podio dove, al momento, troviamo tre corridori alle spalle di Yates e Dumoulin che possono puntare a conquistare il terzo gradino. Nell’ordine d’arrivo di giornata il migliore è stato Chris Froome che ha fatto segnare il quinto tempo a 35″ da Dennis: negli ultimi Tour de France il capitano della Sky aveva costruito i suoi successi grazie soprattutto alla regolarità delle prestazione, qui in Italia invece sembra molto altalenante tra ottime giornate e altre di grande sofferenza, ma oggi ha recuperato ben tre posizioni nella generale ed ora c’è anche lui per il podio. Froome si trova adesso a 3’50” da Simon Yates, distacco che sembra impossibile da recuperare senza imprevisti contro il connazionale: ma, grazie alla presenza di un Poels in buon forma, la situazione potrebbe prestarsi a farci scoprire un nuovo Chris che accende la corsa anche da lontano.

A 3’11” dalla maglia rosa c’è invece Domenico Pozzovivo, lui sì ottimo esempio di regolarità fino ad oggi. Il lucano della Bahrain-Merida si era superato nella cronometro di Gerusalemme, oggi non si è ripetuto ma si è comunque difeso bene per le sue caratteristiche: 2’20” è stato il distacco patito da Rohan Dennis, 1’45” quello da Chris Froome, 43″ invece è stato il ritardo nei confronti di Simon Yates. Chi invece è andato decisamente male è il francese Thibaut Pinot che è sprofondato addirittura a 3’19”, 59″ peggio di Pozzovivo: il capitano della Groupama-FDJ non era apparso particolarmente brillante nelle ultime due tappe di montagna, la prestazione di oggi può essere un segnale ulteriore di una condizione che sta calando; non una bella notizia per Pinot quando al termine del Giro d’Italia mancano ancora tre arrivi in salita.

Per quanto riguarda gli altri uomini di classifica, dal sesto al decimo posto la differenza è inferiore ai due minuti: Rohan Dennis è a 5’04”, Miguel Ángel López è a 5’37” ed è sempre in maglia bianca, poi c’è Pello Bilbao in risalita a 6’02”, quindi Richard Carapaz a 6’07” ed uno sfortunato George Bennett, oggi rallentato da problemi meccanici dovuti ad una buca nell’asfalto, che chiude la top10 provvisoria a 7’01”; attenzione perché anche Patrick Konrad e Ben O’Connor non sono distanti, a 7’13” e 7’33” rispettivamente. Una situazione di classifica così corta, anche se non per le primissime posizioni, potrebbe addirittura favorire Simon Yates e la Mitchelton-Scott che potrebbero trovare alleati preziosi in caso di attacchi da lontano.

Fabio Aru sorprende piazzandosi nei primi 10
Al termine della tappa di oggi non si può non parlare della prestazione di Fabio Aru. Per il sardo della UAE Team Emirates il giorno di riposo è stato utile a lasciarsi alle spalle la crisi nera di Sappada in cui per alcuni minuti era sembrato anche sull’urlo del ritiro dalla corsa, poi invece c’è stata la decisione prima di concludere la tappa e poi si proseguire in questo Giro d’Italia. E oggi Aru ha sfoderato a cronometro una prestazione assolutamente magnifica, quasi senza precedenti se si guarda alla sua carriera passata: al traguardo il cronometro segnava 40’37”, sesta posizione, appena 2″ peggio di Chris Froome e davanti a specialisti come Alex Dowsett, Vasil Kiryienka e Victor Campenaerts; poi dalla giuria è arrivata una penalizzazione di 20″ per scia (nella UAE Team Emirates colpiti duramente anche Conti e Ulissi, due minuti a testa, con il toscano che ha perso il suo ottavo posto) che ha trasformato il sesto posto in ottavo, ma che può far cambiare il giudizio complessivo su questa cronometro di Aru.

Ma cosa può essere cambiato in soli due giorni per assistere a questa rinascita incredibile di Fabio Aru? L’impressione è che il capitano della UAE Team Emirates sia arrivato al Giro d’Italia non in perfette condizioni e che poi si sia ritrovato schiacciato dalle pressioni che venivano da più parti, tra chi lo indicava come primo sfidante di Froome e Dumoulin e salvatore del ciclismo italiano, chi invece criticava la preparazione e l’avvicinamento alla corsa, chi parlava di prestazioni inaccettabili in relazione allo stipendio percepito e via dicendo. Tutte queste pressioni sono svanite con il crollo di Sappada e adesso, finalmente libero di testa, Fabio Aru ha fatto vedere che in fondo le gambe non sono poi così male: e la decisione di continuare il Giro d’Italia potrebbe rivelarsi quindi molto positiva.

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