Chris Froome taglia il traguardo della Venaria Reale-Jafferau al Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Fabio Ferrari
Chris Froome taglia il traguardo della Venaria Reale-Jafferau al Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Fabio Ferrari

Leggendario Froome

Giro d’Italia, il britannico attacca sul Colle delle Finestre a 80 km dall’arrivo e compie un’impresa formidabile indossando la rosa. Yates sprofonda, Dumoulin è l’unico rivale: domani la sfida decisiva a Cervinia

Serviva un’impresa a Chris Froome per provare a ribaltare la sorti di un Giro d’Italia che l’aveva visto costretto ad inseguire fin da prima della partenza da Gerusalemme, ed impresa è stata: in una tappa incredibile ed in cui è successo di tutto fin dai primi chilometri, il campione del Team Sky ha rotto tutti gli schemi e in un attimo ha messo a tacere tutte le voci sulla scarsissima propensione ad azioni dalla lunga distanza sua e della sua squadra. Froome ha attaccato quando al traguardo mancavano esattamente 80.3 chilometri, un pezzo del Colle delle Finestre e le salite del Sestriere e dello Jafferau: tutto solo è partito e tutto solo è arrivato infliggendo ai rivali distacchi d’altri tempi che gli hanno però consegnato la prima maglia rosa in carriera.

Ma in questa giornata è successo assolutamente di tutto, perché il fantastico numero di Froome non può eclissare il crollo verticale di Simon Yates, il ritiro di Fabio Aru, le difficoltà di Domenico Pozzovivo, l’asfissiante marcatura tra sudamericani nella lotta per la maglia bianca ma soprattutto la strenua difesa di Tom Dumoulin che che domani affronterà l’ultimo tappone di Cervinia ancora con qualche speranza di realizzare la doppietta anche se lui per primo sa che la cosa sarà incredibilmente difficile.

Partenza velocissima e Aru torna a casa
Per questo Giro d’Italia numero 101, il direttore Mauro Vegni aveva deciso di concentrare nel finale i due tapponi più impegnativi: non che fino ad oggi non siano state affrontate salite molto dure, ma nessuna delle 18 tappe precedenti poteva essere paragonata per caratteristiche a questa odierna. Da Venaria Reale allo Jafferau erano 185 i chilometri in programma con la Cima Coppi al Colle delle Finestre posta a 75 chilometri: un rischio enorme che avrebbe anche potuto anestetizzare la corsa fino ai piedi della salita sopra a Bardonecchia, ma che invece è stato il trampolino per una fuga che diventerà leggendaria. Ma attenzione, prima del Finestre si doveva salire anche al Colle del Lys, senza dimenticare il passatto da Sestrière.

Nonostante un menù per certi versi spaventoso, almeno per chi doveva pedalare, il gruppo è partito a razzo fin dai primi chilometri: tutti volevano cercare di andare in fuga, chi per cercare la vittoria di tappa, chi invece per puntare alla maglia dei gran premi della montagna mentre altri ancora volevano avvantaggiarsi per poi essere utili più avanti ai loro capitani. Tutti questi scatti e controscatti hanno fatto sì che per almeno 35 chilometri il gruppo restasse compatto poi nel tratto di salita più duro salendo verso il Colle del Lys è andata via di forza un gruppetto molto interessante: i primi a muoversi sono stati Carlos Betancur (Movistar) e Davide Formolo (Bora), rispettivamente 14° a 9’28” e 17° a 10’03” in classifica, con Matteo Montaguti (AG2R La Mondiale), Sergio Luis Henao (Sky), Valerio Conti (UAE) e Luis León Sánchez (Astana).

Nel frattempo, proprio del tratto con le pendenze più selettive, è arrivata anche la notizia del ritiro dal Giro d’Italia di Fabio Aru che nel giorno della crisi aveva tenuto duro sperando di potersi ritrovare nelle giornate finali, magari per puntare ad una tappa o alla maglia azzurra: la cronometro di Rovereto sembrava aver acceso una speranza di rinascita del sardo della UAE Team Emirates che invece oggi è stato costretto subito ad arrendersi e, probabilmente giustamente visto che per lui non restava più nulla per cui lottare, ha scelto di fermarsi e prendersi un paio di giorni in più per fare le proprie valutazioni e per provare a capire cosa è andato storto nell’avvicinamento alla corsa rosa.

La Mitchelton-Scott non lascia andare la fuga
Prima del gran premio della montagna sono rientrati davanti anche Laurens Ten Dam (Sunweb), Krists Neilands (Israel), Antonio Pedrero (Movistar), José Gonçalves (Katusha), Darwin Atapuma (UAE), David De La Cruz (Sky), Giovanni Visconti (Bahrain-Merida) e Gianluca Brambilla (Trek) ed in discesa il drappello di testa è salito fino a 22 unità visto che si sono rifatti sotto anche Fausto Masnada (Androni), Davide Villella (Astana), Zdenek Stybar (Quick-Step Floors), Joe Dombrowski (EF), Nathan Brown (EF), Jarlinson Pantano (Trek) e Giulio Ciccone (Bardiani). I migliori in classifica generale erano Betancur e Formolo, non lontanissimi in classica ma neanche grandi pericolosi per la maglia rosa Simon Yates che però in quella fuga vedeva ben altre minacce.

Salendo per la Val di Susa la Mitchelton-Scott ha messo i suoi uomini a tirare a fondo per ricucire su questo gruppo di 22 corridori che infatti ha avuto un vantaggio massimo di circa 55″: il team australiano ha infatti reputato troppo pericoloso lasciare lì davanti due punti di appoggio a Chris Froome come potevano essere De La Cruz e Henao, ma anche Dumoulin e Pozzovivo avevano un loro aiutante rispettivamente in Ten Dam e Visconti. La scelta della Mitchelton-Scott è stata abbastanza discutibile perché ad essa è stato associato anche un certo dispendio di energie che magari sarebbero state più utili in salita, ma volgere di una dozzina di chilometri l’obiettivo era stato raggiunto ed chi faceva più paura ha desistito. Con il senno di poi, quest’azione della Mitchelton ha contribuito a rendere ancora più grande l’impresa che poi ha realizzato Chris Froome.

In vista del Colle delle Finestre, però, si è formato in testa un nuovo gruppetto con Krists Neilands, Darwin Atapuma, Matteo Montaguti, Valerio Conti, Nathan Brown, Luis León Sánchez che hanno insistito dal drappello precedente trovando anche la compagnia di Rodolfo Torres dell’Androni e di due uomini del Team LottoNL-Jumbo, Koen Bouwan e Danny Van Poppel. Alla svolta a sinistra che segna l’inizio di una salita relativamente giovane, ma che già è entrata nel cuore degli appassionati di ciclismo, i nove uomini al comando avevano solo 1’10” di vantaggio sul gruppo maglia rosa che già aveva perso per strada non pochi elementi. A quel punto le speranze di buona riuscita di una fuga erano praticamente nulle, anche perché da dietro sono apparse in testa al gruppo le maglie bianche del Team Sky.

Simon Yates crolla a 86 chilometri dall’arrivo
Sulle prime rampe di salite Chris Froome ha messo davanti i suoi: Salvatore Puccio è stato il primo ad entrare in azione, poi alle sue spalle c’erano nell’ordine David De La Cruz, Sergio Luis Henao, Kenny Elissonde, Wout Poels e quindi proprio il capitano, Chris Froome. Il ritmo è stato subito molto alto e, mentre poco più avanti Luis León Sánchez restava da solo, ha subito fatto male a tanti: Domenico Pozzovivo si è ritrovato da solo, Tom Dumoulin aveva accanto solo Sam Oomen e pure la Mitchelton-Scott si è disgregata sebbene Mikel Nieve abbia avuto la forza di restare accanto a Simon Yates.

Il primo grande colpo di scena è arrivato a 86.5 chilometri ed è forse quello che più d’uno temeva potesse succedere dopo le avvisaglie di ieri: improvvisamente la maglia rosa ha iniziato a perdere posizioni in gruppo e poi subito si è staccato con Mikel Nieve ad aspettarlo. Non si era ancora arrivato al tratto di sterrato e da quel momento è iniziato un vero e proprio incubo per Simon Yates che non riusciva più ad andare avanti: molti suoi compagni di squadra che si erano già staccati lo hanno ripreso e hanno provato a scortarlo per vedere di limitare i danni, ma ormai la luce si era spenta e Yates non ne aveva proprio più per fare il minimo sforzo. Al gran premio della montagna del Colle delle Finestre è transitato con più di un quarto d’ora di ritardo, un distacco che poi al traguardo è diventato di 38’51”: fine dei giochi, addio maglia rosa, addio classifica, addio maglia azzurra e probabilmente addio anche alla prospettiva di firma un mega contratto per il 2019.

Elissonde spiana la strada alla frullata di Froome
Chi si aspettava una corsa meno battagliata dopo la crisi di Yates, non ha dovuto aspettare molto per ricredersi. Luis León Sánchez si è fermato e si è fatto riprendere dal gruppo dove il compagno di squadra Miguel Ángel López era fisso in ultima posizione, sembrando spesso sul punto di staccarsi ma poi sempre pronto a chiudere i buchi degli altri che invece perdevano terreno, uno su tutti l’australiano Rohan Dennis che poi concluderà la tappa con un quarto d’ora di ritardo. Dopo Puccio, la Sky ha fatto lavorare De La Cruz mentre Henao ha deluso ancora una volta perdendo contatto quanto ancora tirava lo spagnolo: ma oggi anche Wout Poels non era brillantissimo, e così è stato il francesino Kenny Elissonde a dare un’accelerata secca sullo sterrato.

Il lavoro di Elissonde ha fatto esplodere il primo gruppo, poi a 80.3 chilometri dall’arrivo è arrivata la “frullata” di Chris Froome che ha lasciato tutti sul podio: Tom Dumoulin ha scelto di salire del proprio passo con Thibaut Pinot e Richard Carapaz a ruota, poco più indietro c’era in rimonta Miguel Ángel López con lo svizzero Sebastien Reichenbach, compagno di squadra di Pinot, poco distante. Nel primo gruppetto di inseguitori non c’era invece Domenico Pozzovivo, terzo in classifica generale, che era andato in difficoltà già prima dell’attacco di Froome: il lucalo della Bahrain-Merida aveva iniziato a perdere terreno già sulla fiammata di Elissonde e si è ritrovato quindi ad inseguire con George Bennett, Pello Bilbao, Ben O’Connor, Wout Poels e Sam Oomen, non proprio gli uomini migliori per sperare di recuperare terreno nei chilometri successivi.

Froome tira dritto senza voltarsi
Froome è scattato quando mancavano circa cinque chilometri alla Cima Coppi è stato praticamente un “one man show”: il britannico del Team Sky non si è mai voltato indietro e ha continuato incessantemente a guadagnare su tutti i rivali. Un piccolo momento di esitazione, Froome sembra averlo avuto solo ad un chilometro dallo scollinamento quando il vantaggio nei confronti del gruppetto di Tom Dumoulin era nell’ordine dei trenta secondi: la pedalata di Chris sembrava un po’ meno convinta e più volte lo si è visto parlare alla radio, probabilmente per chiedere aggiornamenti sulla situazione e se tirare dritto o aspettare, visto che comunque con Yates e Pozzovivo fuori dai giochi la situazione era comunque favorevole in previsione della tappa di domani.

Ma se di indecisione si è trattato, è stato proprio un attimo perché poi Froome ha ripreso a far girare i pedali con la sua solita cadenza ed ha messo altro terreno tra sé e tutti gli altri: al gran premio della montagna, complice anche un problema meccanico di Thibaut Pinot che ha cambiato bici ed è stato aspettato dagli altri, la differenza nei confronti di Dumoulin, Carapaz, López e del francese era di 41″, poco più lontano c’era Sébastien Reichenbach mentre il gruppo di Domenico Pozzovivo era sprofondato già a 2’15”, un’enormità.

Il vantaggio di Chris aumenta verso Sestrière
Per fare una differenza simile sul Colle delle Finestre bisogna avere delle gambe superiori a quelle della concorrenza ed infatti nelle altre occasioni in cui è stata affrontata questa salita, spesso e volentieri chi si è trovato in testa al gran premio della montagna ha poi continuato a guadagnare anche nel fondovalle e sulle successive pedalabili rampe verso Sestrière: e sebbene stavolta l’arrivo fosse posto molto più avanti, Chris Froome non ha mai perso un solo secondo rispetto ai suoi più immediati inseguitori. Al termine della discesa Froome aveva addirittura 1’20” di vantaggio perché Dumoulin, Pinot, Carapaz e López avevano scelto di aspettare Reichenbach, molto timoroso nella parte più tecnica, sperando che potesse dare una mano: la Groupama-FDJ, con due uomini nel gruppetto, ha effettivamente dato una mano a Dumoulin, i due sudamericani invece sono sempre rimasti passivi perché in lotta tra di loro per la maglia bianca ma anche per il fatto che con il nuovo scenario la loro distanza dal podio virtuale si era ridotta clamorosamente.

Ad un certo punto il gruppo di Domenico Pozzovivo si è ritrovato ad un minuto da quello di Tom Dumoulin che, forse, se avesse aspettato anche loro avrebbe potuto trovare molti qualche aiutante in più, uno su tutti il compagno di squadra Sam Oomen, ma questa è una riflessione che si può fare solo conoscendo il risultato finale. Invece salendo verso il Sestrière tutti hanno inseguito tutti ed i distacchi si sono dilatati: a 50 chilometri dall’arrivo il gruppo di Dumoulin aveva già 2’15” di ritardo da Chris Froome, quello di Domenico Pozzovivo era invece a 3’30”, poi al gran premio della montagna di terza categoria si è passati a 2’35” e 4’07”.

In discesa Tom Dumoulin ha provato ad aprire il gas, ma l’unico risultato che è riuscito ad ottenere è stato di far staccare ancora una volta Sébastien Reichenbach che poi è stato di nuovo aspettato regalando a Chris Froome ulteriore vantaggio: a 30 chilometri dal traguardo il britannico aveva 2’55” di vantaggio sui più immediati inseguitori e questo voleva dire finalmente maglia rosa virtuale sulle spalle. Il disorganizzatissimo gruppo di Domenico Pozzovivo era finito invece ancora più indietro a 5’40” ed aveva perso il giovane australiano Ben O’Connor, ritiratosi per colpa di una caduta in discesa.

Chris Froome perde solo pochi secondi sullo Jafferau
Tuttavia, anche una volta superata la soglia della leadership virtuale, lo scenario di gara non è minimamente cambiato: Froome ha continuato a guadagnare secondo dopo secondo, ha superato con grande tranquillità tutti i falsopiani e anche il tratto di autostrada che si era reso necessario per colpa di una frana. Quando il fuoriclasse della Sky è transitato ai meno 10 chilometri, il suo vantaggio era di 3’32” su Tom Dumoulin, Thibaut Pinot, Sébastien Reichenbach e sui soliti due sudamericani incollati alle loro ruote senza mai dare un minimo cambio; ma in fondo anche senza lavorare López e Carapaz qualcosa lo stavano ottenendo visto che il gruppo di Pozzovivo era segnalato a 7’30” e loro due erano quindi quarto e quinto nella classifica virtuale.

Al termine di una cavalcata così dispendiosa ma spettacolare, la dura salita finale dello Jafferau (7.2 chilometri al 9.1% di pendenza) è servita solo a ritoccare leggermente i distacchi, Chris Froome inevitabilmente ha perso qualcosina, ma neanche tanto visto che chi era dietro non ha fatto poi meno fatica nel cercare di riprenderlo. Negli ultimi chilometri Pinot, López e Carapaz si sono scannati con attacchi sono sempre stati annullati da Tom Dumoulin che è salito regolare del proprio passo lasciando sfogare i rivali, poi solo nella volata nelle ultime centinaia di metri il corridore del Team Sunweb ha pagato effettivamente qualcosa: Richard Carapaz si è preso la seconda posizione a 3’00”, Thibaut Pinot ha chiuso terzo a 3’07” conquistando l’ultimo abbuono di 4″ ancora disposizione, quarto posto a 3’12” per Miguel Ángel López mentre Tom Dumoulin alla fine ha chiuso quinto a 3’23”.

Per tutti gli altri la mazzata è stata pesantissima: uno stremato Sébastien Reichenbach è arrivato sesto a 6’13”, poi Davide Formolo a 8’22”, Sam Oomen, Patrick Konrad e Pello Bilbao a 8’23”, Domenico Pozzovivo a 8’29”, George Bennett a 8’38”, Alexandre Geniez a 9’45”.

La nuova generale: 40″ tra Froome e Dumoulin
Adesso la nuova classifica generale del Giro d’Italia vede Chris Froome in maglia rosa per la prima volta, ma il suo vantaggio non gli permette certo di dormire sonni tranquilli: Tom Dumoulin infatti è distante solo 40″ e domani c’è un tappa durissima verso Cervinia che può tenere tutto aperto; in fondo dopo la vittoria sullo Zoncolan, Froome ha vissuto una giornata molto difficile a Sappada e sicuramente la tappa di oggi si farà sentire nelle gambe dei protagonisti. Tutto dipenderà da chi riuscirà a recuperare al meglio in queste poche ore a disposizione.

Se la lotta per la vittoria finale sembra ristretta a quelli che erano anche i due principali favoriti della vigilia, per il podio tutto è molto più aperto: Thibaut Pinot è a 4’17” ma oggi è andato bene dopo qualche giorno di appannamento, Miguel Ángel López è a 4’57” e Richard Carapaz a 5’44”, distacchi relativamente limitati e che non tagliano fuori nessuno. E gli italiani? Domenico Pozzovivo è scivolano in sesta posizione a 8’03”, distante da quelli davanti e con un margine di tre minuti su quelli dietro, Davide Formolo invece ha guadagnato ben sei posizioni e adesso è undicesimo a 58″ dal decimo posto che al momento appartiere a Sam Oomen.

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