Franco Pellizotti e Vincenzo Nibali © Bettiniphoto
Franco Pellizotti e Vincenzo Nibali © Bettiniphoto

Tredici italiani al Tour de France 2018

Crolla il numero dei nostri al via della Grande Boucle: Nibali l’unica stella, ma tanti apprezzati gregari dei big sono italiani

Saranno solo 13 gli italiani al via del prossimo Tour de France, 5 in meno rispetto al 2017. Numeri a dir poco tragici se pensiamo che 15 anni fa, al via della Grande Boucle, schieravamo 35 azzurri e 20 anni fa oltre 50. Numeri, oltretutto, che dovrebbero farci riflettere sul reale stato in cui versa un movimento, il nostro, che si bea del primo posto nella classifica di qualche astruso ranking dell’UCI, ma che, nella realtà, annovera tra le sue fila ben pochi atleti in grado di recitare il ruolo di attori protagonisti nelle corse più importanti del calendario ciclistico internazionale.

Oltre alla scontata Francia anche Belgio e Paesi Bassi, i quali hanno duplicato il numero di rappresentanti rispetto a 15 anni fa, hanno più corridori dell’Italia al via della Grande Boucle. Mentre ci fa compagnia al quarto posto, per quanto concerne la rappresentanza, quella Spagna insieme alla quale, 15 anni fa, infestavamo le strade della corsa più importante al mondo (quasi 80 rappresentanti in due nel 2003, nel 2018 non arriviamo a 30). Oggi, invece, possiamo giusto commiserarci a vicenda, un po’ come due vicini di banco che hanno preso l’insufficienza nello stesso compito.

Ci rendiamo conto benissimo che pensare di avere 50 italiani al via della Grande Boucle nel 2018 sia pura utopia, tantissime cose sono cambiate dal 1998 ad oggi, il ciclismo è diventato globale, ci sono sempre più corridori validi che vengono da nazioni che al grande ciclismo si sono avvicinate da poco. Però il movimento italiano, per un secolo uno dei tre più importanti al mondo, dovrebbe avere stabilmente almeno una ventina di atleti alla partenza del Tour de France, e, invece, sono passati 10 anni dall’ultima volta in cui abbiamo raggiunto un numero simile. Tutto ciò, inoltre, assume contorni ancor più tragici nel momento in cui 10 su 13 dei nostri alfieri hanno già superato i 30 anni.

Nibali è l’unico in grado di puntare in alto
Vincenzo Nibali, a cui, probabilmente, dovremmo erigere una statua simile al Colosso di Rodi per magnificarlo per quanto fatto per il nostro ciclismo in tempi di incredibile siccità, sarà, ovviamente, colui che si caricherà sulle spalle buona parte della responsabilità di far ben figurare il tricolore sulle strade di Francia. Al netto di una stagione entusiasmante a metà, dove le brutte prestazioni nelle corse a tappe fanno da contraltare al numero di Sanremo, lo Squalo parte per bissare il successo del 2014. L’esperienza, il pavé, la stanchezza di un Froome reduce dal Giro e una squadra sicuramente attrezzata sono dalla sua.

Bahrain-Merida e UAE Team Emirates le pattuglie più numerose
A scortarlo ci saranno anche tre italiani: Sonny Colbrelli, il quale avrà licenza di correre per sé nelle tappe più banali, ma che potrebbe tornargli utilissimo nella frazione di Roubaix, Franco Pellizotti, il più anziano del Tour, ancora valido gregario nonché saggio consigliere, e Domenico Pozzovivo, nell’inedito ruolo di scudiero dopo aver corso da capitano per tutta una carriera.

Con 4 azzurri la Bahrein-Merida è la formazione che schiera al via il maggior numero di italiani, segue la UAE Emirates con 3, ovvero, Marco Marcato, Oliviero Troia e Roberto Ferrari. Corridori che, verosimilmente, saranno principalmente vagoni del treno di Kristoff e di rado avranno qualche chance per mettersi in mostra.

Le grandi stelle scelgono gregari italiani
Un discorso simile vale anche per Gianni Moscon, membro di un treno atipico che alle comuni rotaie preferisce le stradine tortuose di Alpi e Pirenei. Moscon è stato fortemente richiesto da niente meno che Chris Froome, il quale, memore del grande supporto ricevuto da Gianni alla scorsa Vuelta, non ha voluto privarsi per nessun motivo al mondo di un corridore polivalente, e di grandissimo talento, in grado di rendersi utile in ogni frangente.

Richiestissimo dai suoi capitani anche Daniele Bennati, che da quando si è reinventato uomo di fatica è diventato il compagno che ogni corridore di spessore vuole al suo fianco. Dovrà stare attento questa volta, però, perché siamo sicuri che Quintana, Valverde e Landa faranno a gara per prendere la sua ruota nelle caotiche tappe della prima settimana, ben consci che rimanere vicino all’aretino è il modo migliore per evitare guai.

Ciò che possiamo intuire, guardando i ruoli degli italiani a questo Tour, è che se c’è una cosa per cui sono veramente apprezzati i nostri è il lavoro di gregariato. Oltre ai sopraccitati Bahrein, UAE, Moscon e Bennati, infatti, al via della Grande Boucle ci saranno anche, per la Bora, Daniel Oss, e, per la FDJ, Jacopo Guarnieri, le ombre, rispettivamente, di Peter Sagan e Arnaud Demare; a cui si aggiunge, inoltre, Damiano Caruso, fiero scudiero di Richie Porte in BMC.

Attenzione ad Andrea Pasqualon
L’unico che avrà modo di correre per sé stesso, oltre a Nibali, è Andrea Pasqualon, uno dei corridori più sottovalutati in circolazione, il quale sarà una delle punte della Wanty-Groupe Gobert. Per il coriaceo vicentino, esplosivo sugli strappi e abile in volata, l’obiettivo è la vittoria di una tappa che sarebbe la ciliegina sulla torta di una stagione da incorniciare.

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