Kevin Inkelaar raggiunge Matteo Bellia: sono loro a giocarsi il successo nella prima tappa del Giro della Valle d'Aosta © Polartec-Kometa
Kevin Inkelaar raggiunge Matteo Bellia: sono loro a giocarsi il successo nella prima tappa del Giro della Valle d'Aosta © Polartec-Kometa

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Giro della Valle d’Aosta, prima in carriera per Kevin Inkelaar. Matteo Bellia splendido secondo e nuovo leader in una tappa pazza: caduta e ritiro per Bagioli, abbandona il leader Vingegaard, Donovan va in crisi

Dal nostro inviato

Non si può stare tranquilli un attimo al Giro della Valle d’Aosta. La corsa più esigente per i giovani talenti del ciclismo under 23 regala una tappa da cardiopalma, con momenti prima brutti e poi belli, mettendo in mostra diverse promesse che brillano. Da chi attacca da lontano a chi contrattacca con coraggio, da chi fa la differenza tra pendenze da garage a chi va su di conserva.

Partenza col botto da Rhêmes Saint Georges, nel vero senso della parola
La tappa forse più difficile del Giro della Valle d’Aosta è la prima fra quelle in linea, disputata sulla distanza di 158.8 km tra Rhêmes Saint Georges e Rhêmes Notre Dame. Tra le due località dell’omonima valle vi sono solamente 10 km ma gli organizzatori hanno, ovviamente, optato per un viaggio lungo la parte occidentale della Valle, con cinque gpm nella seconda parte di tracciato e altri strappetti di discreta difficoltà non contabilizzati nella lista.

La partenza viene data poco prima di mezzogiorno, con il km 0 attraversato alle 11.58. E subito la corsa ha vissuto un momento chiave: la discesa verso il fondovalle di Villeneuve, che alterna tratti veloci ad alcune curve alquanto pericolose, è teatro del primo colpo di scena dell’edizione 55 della corsa. In una svolta a sinistra, dopo che una dozzina di elementi aveva guadagnato una manciata di secondi, nell’avanguardia del gruppo vengono coinvolti in una caduta quasi un terzo dei componenti.

Giù in tantissimi: cade anche la maglia gialla, si ritira Bagioli
Sono una quarantina, infatti, gli atleti che o mettono piede a terra o finiscono sull’asfalto al km 5.6. In quest’ultima categoria tantissimi nomi di spicco, a cominciare dal capoclassifica Jonas Vingegaard (Danimarca). Lo seguono, fra gli altri, il connazionale Mikkel Honoré Frølich, Andrea Bagioli (Team Colpack) e Mark Donovan (Team Wiggins): il lombardo, ieri quattordicesimo e che avevamo sentito prima del via, è costretto ad abbandonare la corsa su cui aveva riposto speranze. Fortunatamente, per lui nessuna conseguenza al di là di botte e tagli superficiali.

Sono costretti, per le conseguenze di tale incidenti, a staccare il numero dalla schiena anche il colombiano Wilson Peña (Polartec-Kometa), l’italiano Samuele Piccolo (Namedsport-Rocket), il neozelandese Alex West (Cycling Team Friuli) e l’azzurro Giovanni Pedretti: il quarto anno della Biesse Carrera Gavardo viene trasportato in ambulanza in ospedale, fortunatamente non riportando alcuna frattura.

Corsa neutralizzata per mezzora, poi c’è Cacciotti in gran spolvero
Dopo qualche minuto di conciliabolo, direzione di corsa e collegio di giuria decidono di neutralizzare la corsa, permettendo a tutti gli attardati di rientrare dopo l’assistenza delle proprie ammiraglie. In questo momento lo sparpaglio generale aveva prodotto tre drappelli principali, con svariati ragazzi costretti ad inseguire tutti da soli. La corsa viene quindi completamente stoppata attorno al km 10, per uno stop completo di 29’46” e che provoca anche la cancellazione dell’imminente traguardo volante di Gressan, inizialmente previsto al km 18.7.

La gara riprende regolarmente alle 12.41 e vede subito un pimpante Andrea Cacciotti: il laziale della Petroli Firenze Hopplà Maserati attacca attorno al km 24, venendo prima riagguantato da una quarantina di unità e poi, verso il km 30, dal resto del gruppone. Ma l’intraprendenza dell’ex GM Europa Ovini e Unieuro vede un nuovo sviluppo già al km 32, appena partita la salitella, non valida come gpm, di Breyan.

In sei in testa, dietro si cade ancora con altri ritiri in serie
All’inseguimento del quarto anno di Colleferro si lancia prima Davide Baldaccini (Team Colpack), seguito a ruota dal francese Ewen Henrio (VC Pays de Loudéac), dal belga Laurens Huys (Lotto Soudal Under 23) e da Ottavio Dotti (Petroli Firenze Hopplà Maserati). La strategia tattica dei toscani guidati da Orlando Maini viene sublimata da un terzo coraggioso, vale a dire Yuri Colonna: se Baldaccini, Dotti, Henrio e Huys rientrano su Cacciotti al km 37, per il toscano, figlio di quel Federico professionista in maglia Mapei a fine anni ’90, si aggiunge al km 40, formando così un drappello composto per metà da uomini del sodalizio biancoblu.

La grande costante di giornata, come intuibile, sono le cadute: sempre nella salitella di Breyan si registra un intoppo a fine gruppo. Deve ritirarsi l’australiano Macgregor Carter (VC Pays de Loudéac) mentre rimangono attardati i suoi compagni Bruno Hattier e Adrien Rimasson, il russo Ladislav Taranenko (Russia), Alessandro Susco (Team Vejus) e il trio del Zappi’s Racing Team composto dal giapponese Kotaro Ono e dai britannici Tim James e Eliot Redfern. Per tutti, dopo un iniziale inseguimento, non rimane che optare per il ritiro: impossibile percorrere 120 km da soli, senza ammiraglie, ammaccati e con gli integri elementi davanti a correre a tutta.

Nuovo colpo di scena: si ritira la maglia gialla
All’unico sprint intermedio rimasto (km 45.2), in quella Arvier che ha dato i natali a Maurice Garin, Dotti anticipa Baldaccini e Colonna. Alle loro spalle si modifica la situazione: in discesa hanno allungato il neerlandese Ben Gerrits (UC Monaco) e il russo Stanislav Konyaev (Russia), transitando davanti al traguardo parziale con 1’10” mentre il plotone, tirato soprattutto dai Trevigiani, costeggia un gap di 2′.

La media della prima ora, ovviamente tralasciando dal conteggio il periodo di interruzione dovuto alla maxi caduta iniziale, è significativa, dato che sfiora i 40 km/h (per la precisione 39.8). Il gruppo lascia fare, permettendo ai sei davanti di guadagnare fino a 2’40” al km 55. E subito dopo, il colpo di scena: radiocorsa annuncia il ritiro nientemeno che Jonas Vingegaard, che deve salutare così la maglia gialla e la corsa dopo un breve approccio, per quanto entusiasmante. La ragione risiede nelle botte prese nella caduta iniziale, che lo hanno costretto ad abbandonare.

Si sfalda la fuga, sul San Carlo Rochas si mette in mostra
Il plotone, di colpo, quasi si ferma: già al km 62 i sei battistrada raggiungono 5’50” di vantaggio: i due inseguitori, dal canto loro, non si discostano di molto dalla barriera del minuto. La situazione di corsa muta nei km che precedono il gpm di Entrèves (km 71.5): Cacciotti, Henrio e Huys, questo l’ordine di passaggio, passano con un minutino sui tre ex compagni di azione. Si allontanano sempre più Gerrits e Konyaev, ormai a 2’30”, mentre il distacco del gruppo è dilatato fino a 6’50”.

A Morgex inizia l’osso più duro di una giornata già insidiosa di suo: il Colle San Carlo, colosso di 10.4 km al 9.9%, praticamente senza un metro per respirare. Il trio di testa approccia l’asperità con 22″ sui primi inseguitori, con 2’30” su Gerrits, 3′ su Konayev e 7’30” sul plotone. Dal quale, già nel corso del km iniziale, si muove un nome nobile: Rémy Rochas, talento del vivaio AG2R ma in gara con la selezione regionale Haute Savoie Auvergne Rhône Alpes, prende e se ne va, iniziando una coraggiosissima cavalcata, lui che giusto un mese fa aveva effettuato la ricognizione dell’ascesa.

Baldaccini, gran prova e gran sfortuna. Cacciotti drago in discesa
Davanti, invece, se il terzetto prosegue di comune accordo e senza farsi la guerra, vi è la rimonta di un superbo Baldaccini: il lombardo saluta Colonna e Dotti, guadagna pedalata dopo pedalata per far capolino sui battistrada poco prima del cartello dell’ultimo km di salita. Discorso simile per Rochas, che salta di netto prima Konayev, poi Gerrits e quindi Colonna e Dotti. Al gpm (km 95) Cacciotti conquista i punti in palio su Baldaccini, Huys e Henrio: Rochas paga 3’11, segno di un ritmo di primo piano sulle infide rampe del colle. Alle sue spalle i quattro precedentemente citati sono tutti stati riassorbiti dal plotone a 6’05”, mentre nel mezzo a 5’18” passa il belga Celestin Leyman (EFC-L&R-Vulsteke), che verrà poi ripreso in discesa.

Giusto poco dopo lo scollinamento la sfortuna si accanisce su Baldaccini: il bergamasco, infatti, deve fermarsi per problemi meccanici, perdendo tempo e irrimediabilmente contatto con la testa. Anche perché Cacciotti prosegue la sua giornata sugli scudi involandosi nella lunga discesa, seminando Henrio e Huys: 35 km più tardi, terminato il declivio dai 1965 metri di altitudine della cima fino ai 749 della frazione di La Crète, il romano si trova in dote un gruzzoletto di 35″ sui primi inseguitori e 3’15” sulla neocostituita coppia Baldaccini-Rochas e oltre 5″ sul plotone.

Sul Col des Combes Huys riprende e stacca Cacciotti, dal gruppo cinque big si muovono
Il menu ora prevede il Col des Combes, 6400 metri particolarmente ripidi. E che ribaltano la situazione: Huys stacca subito Henrio, va a riprendere e staccare Cacciotti a 1.5 km dalla vetta per poi transitare in piena solitudine in vetta (km 134.9), con Cacciotti in difficoltà a 1’12”. Dietro il primo a mollare è Baldaccini, riassorbito dopo 2 km dal gruppo tirato da ben tre uomini dell’Astana City: anche per Rochas il destino, poche centinaia di metri più tardi, è il medesimo. Il plotone passa così al gpm 2’50” dopo il leader della corsa.

Per non essere da meno, anche la discesa verso Introd costringe a cambiare rapidamente tutto: dal gruppo evadono in cinque e si tratta di grossi calibri. Si avvantaggiano Mattia Bais (Cycling Team Friuli), Davide Botta (Team Colpack), Mark Donovan (Team Wiggins), Mikkel Honoré Frølich (Danimarca) e Ignacio Montoya (Trevigiani Phonix-Hemus 1896). Gli organizzatori, per aggiungere ulteriore pepe, hanno optato per l’introduzione di un muro tra le antiche case di Buillet: salitella di 1100 meri divisa in due parti, ma con pendenze che superano il 20%, in un drittone infinito e che fa venire l’acido lattico solo a guardarlo.

Il belga continua imperterrito, Donovan in modalità trattore. Da dietro attaccano Ballestreros e Bellia
Huys riesce a cavarsela molto bene, passando al gpm del km 142.2 ancora in testa: purtroppo per lui, immediatamente dopo, un guaio meccanico lo costringe ad arrestarsi, per poi ripartire comunque dopo pochi secondi. Il quintetto alle sue spalle si rompe per merito di Donovan: l’incredibile primo anno fa il forcing e lascia tutti sul posto, scollinando dopo 2’05” (Cacciotti è sempre inframezzato a 1’53”), mentre Botta è a 2’20” e gli altri tre sono tornati nel gruppo a 2’30”.

Giunge così pressoché immediatamente la salita finale di 15.2 km fino ai 1729 metri di Rhêmes Notre Dame. Huys mostra ancora una pedalata efficace, nonostante la lunghissima fuga di cui si è reso protagonista. Ma alle sue spalle l’ombra di Donovan si fa sempre più prossima: il quarto dell’ultimo Giro d’Italia, dopo aver ripreso e staccato uno stremato Cacciotti, passa al cartello dei meno 10 km con 1’05” di ritardo. Un km prima, dal gruppo, si lanciano all’inseguimento Miguel Ángel Ballestreros (Polartec-Kometa) e Matteo Bellia (IAM Excelsior).

Bellia va via a tutti, per Donovan cotta d’altri tempi
E l’ossolano dimostra ancora la splendida forma intravista ieri con il quarto posto nella crono d’apertura: stacca Ballestreros e, non senza sorpresa, va a riacciuffare Donovan ai meno 8 km. Lo stupore aumenta dopo pochi istanti: Donovan non riesce a tenere l’andatura e alza bandiera bianca. La ragione si conoscerà solo all’arrivo: dopo lo sforzo sul muro precedente il britannico si blocca, con crampi che si uniscono ad una crisi di fame. Il calvario fino al traguardo, dopo il quale rimane per una decina di minuti disteso al suolo tra le mani del massaggiatore, lo pone già fuori di classifica: sarà solo 34° a 9’58” dal vincitore.

Chi non mostra alcun cedimento è Bellia che va a riprendere e distanziare il bravissimo Huys a 5 km dal termine, provando a cogliere un sogno. Proprio in contemporanea, dal gruppo si muove un altro atleta della Polartec-Kometa: stavolta tocca a Kevin Inkelaar gettarsi all’arrembaggio. E il neerlandese mostra quelle doti che i suiveur gli riconoscono: in neppure un paio di km recupera oltre 30″ al battistrada, portandosi a soli 10″ ai meno 3 km.

Inkelaar vince d’esperienza, Bellia secondo e contento
Il bellissimo testa a testa, con il predatore che vede la preda, termina ai meno 1.5 km, con il ricongiungimento. La coppia va a giocarsi così il successo dove a prevalere è chi conosce il percorso: grazie alle ricerche effettuate in rete, Kevin Inkelaar capisce che bisogna approcciare in testa l’ultima curva. E così fa, regalandosi il primo successo della carriera in quella che è la sua corsa d’elezione, lui che si mise in luce l’anno scorso con un dodicesimo posto finale. Per il ragazzo della Polartec-Kometa nato nei dintorni di Rotterdam, che gode del sostegno dei genitori venuti appositamente per tifarlo tra le strade valdostane, una bella prova di forza. E i Paesi Bassi tornano al successo nel VdA dopo quello che seppe fare nel 2015 Koen Bouwman, primo sul Colle del Gran San Bernardo.

Battuto, come detto, un Matteo Bellia (IAM Excelsior) scintillante conclude secondo. La lotta per il terzo posto premia, alla fine, un Jonas Greegard (Danimarca) che si sta scoprendo sempre più scalatore: il suo distacco è comunque importante, dato che paga 1’07”. Quarto un altro scandinavo, ossia il primo anno Andreas Leknessund (Norvegia), giunto a 1’17”. Prosegue il suo 2018 da incorniciare Abderrahim Zahiri: il marocchino della Trevigiani Phonix-Hemus 1896 è quinto a 1’31”.

Completano la top 10 Miguel Ángel Ballestreros a 1’37”, Laurens Huys a 1’38” e, a 1’58”, Davide Botta, Vadim Pronskiy (Astana City) e Alessandro Monaco (Petroli Firenze Hopplà Maserati). Nel medesimo drappello hanno concluso Léo Boileau (Haute Savoie Auvergne Rhône Alpes), Einer Rubio (Team Vejus), Juan Pedro López (Polartec-Kometa), Alberto Giuriato (Cycling Team Friuli) e Mauri Vansevenant (EFC-L&R-Vulsteke).

Tra i nomi di peso attardati, detto di Donovan, 2’10” per Mikkel Frølich Honoré (Danimarca), 2’28” per Lorenzo Fortunato (Petroli Firenze Hopplà), 10’27” per Rény Rochas, 14’10” per Alessandro Fedeli (Trevigiani Phonix-Hemus 1896), ben 23’05” per Stefan De Bod (Dimension Data for Qhubeka), 30’10” per l’idolo di casa Michel Piccot (Biesse Carrera Gavardo). Fra i 17 ritirati e i 7 finiti fuori tempo massimo, la carovana perde quasi il 20% in un colpo solo.

Bellia comanda in classifica, domani si sconfina in Piemonte
La nuova generale vede Matteo Bellia indossare la maglia gialla con 30″ su Kevin Inkelaar. Gregaard è terzo a 1’21”, quindi seguono Andreas Leknessund a 1’35”, Juan Pedro López a 2’02”, Alessandro Monaco a 2’08”, Abderrahim Zahiri a 2’11”, Laurens Huys a 2’15”, Alberto Giuriato a 2’29” e Einer Rubio a 2’30”.

Domani si varca il confine regionale, indirizzandosi in Piemonte con la Tavagnasco-Quassolo di 148.6 km. Frazione apparentemente più agevole di quella odierna, tuttavia lo strappo finale di Sorey ai meno 8 km, con seguente discesa complicata, potranno provocare variazioni in classifica.

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